Gottfried Benn

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Gottfried Benn

Gottfried Benn (1886 – 1956), scrittore e poeta tedesco.

Citazioni di Gottfried Benn[modifica]

  • Guarda l'ultimo soffio azzurro di questa estate | andare alla deriva su mari di astri verso le lontane | sponde brune d'alberi; guarda sorgere quest'ultima | ora ingannevole e felice del Sud che è in noi, | alta come una vôlta.[1]
  • Il portatore d'arte è statisticamente asociale, sa poco o niente di ciò che viene prima e dopo di lui, vive solo per il suo materiale interiore, per esso raccoglie in sé impressioni, se le tira dentro, così profondamente dentro di sé fino a toccare il suo materiale, sommuoverlo e provocare delle scariche. A lui non interessa la diffusione, l'azione in superficie, l'allargamento della ricezione, la cultura. Egli è freddo, il materiale va mantenuto freddo, egli deve dare forma ai sentimenti, alle ebbrezze a cui gli altri possono umanamente abbandonarsi, e ciò significa indurirli, raffreddarli, conferire stabilità a ciò che è molle. Per molti aspetti è cinico e afferma addirittura di non essere nient'altro che questo, mentre gli idealisti siedono tra i portatori di cultura e i ceti che producono reddito.[2]
  • L'essenza della poesia è riserbo infinito.[2]
  • La tecnica c'è sempre stata, solo che i più non hanno studiato abbastanza per saperlo.[3]
  • Non parlo di azzurro a casaccio. È la parola meridionale per eccellenza, l'esponente del «complesso ligure», di enorme «valore emozionale»; lo strumento principale per la «rottura dei nessi», dopo il quale comincia l'autocombustione, il «fanale mortale» verso cui i regni lontani accorrono per introdursi nell'ordine di quella «cadaverica iperemia». Feaci, megalitici, territori lernii – ad ogni modo nomi, persino in parte inventati da me, ma quando si avvicinano si moltiplicano. Astarte, Geta, Eraclito – certo annotazioni dei miei libri, ma quando la loro ora si avvicina, è l'ora degli auleti che vanno per i boschi, depongono le loro ali, le loro barche, le loro corone come anatemi o come elementi della poesia. Parole, parole – sostantivi! Basta che aprano le loro ali e interi secoli precipitano.[4]
  • Paludi Pontine, acquitrini pestilenziali, sepolcri in macerie, colli coperti di rovine – regno di febbri e di morte, sulle colonne greche si sgretola la calce. Fitte, cupe boscaglie, macchia, ginepri fenici dalla via Appia fino al Circeo, bufali intorpiditi, nidi di porfirioni davanti al mare azzurroclematide, qui giungevano i velieri barbareschi, assaltavano Fondi e subito scomparivano! Dall'alto di distese innevate precipita un torrente, scompare in coni di deiezione – è lo Stige.[5]
  • Quadri, statue, sonate, sinfonie sono internazionali – le poesie mai. La poesia la si può definire l'intraducibile per eccellenza.[3]
  • Vivere è gettar ponti | su fiumi che se ne vanno.[6]

Cervelli[modifica]

Cervelli[modifica]

Incipit[modifica]

Chi crede che con le parole si possa mentire potrebbe pensare che qui ciò avvenga.

Rönne, un giovane medico che aveva fatto molta dissezione, attraversava la Germania meridionale diretto al Nord. Aveva passato nell'inerzia gli ultimi mesi; per due anni aveva lavorato in un istituto di patologia, in altre parole gli erano passati tra le mani inavvertitamente circa duemila cadaveri, e questo lo aveva sfinito in maniera strana e inspiegata.

La conquista[modifica]

Incipit[modifica]

Volevo conquistare una città, e ora mi sfiora una palma.

Uscendo dall'impotenza di lunghi mesi e di incessanti ripulse - : Voglio occupare questa terra, pensò Rönne, e i suoi occhi strapparono il velo bianco della strada, lo palparono e lo confrontarono con gli strati più vicini al cielo e con il chiarore dei muri di una casa, e subito si perse di felicità nella sera, nel netto prolungarsi della luce, in questa fresca fine d'un giorno che era stato pieno di primavera.

Il viaggio[modifica]

Incipit[modifica]

Assurdo e la fine ovunque intorno all'orlo.

Rönne voleva andare ad Anversa, ma come farlo senza creare scompiglio? Per mezzogiorno non poteva esserci. Doveva precisare che oggi per mezzogiorno non poteva esserci, andava ad Anversa. Ad Anversa? avrebbe pensato l'interlocutore. Contemplazione? Assimilazione? Andare in giro? Questo gli parve escluso. L'obiettivo era arricchimento ed edificazione interiore.

L'isola[modifica]

Incipit[modifica]

Che questa fosse la vita, era una supposizione che Rönne, un medico, era autorizzato a fare sulla base delle sue giornate ben regolate dall'alto, dei suoi compiti approvati, anzi prescritti dallo Stato.

Il compleanno[modifica]

Incipit[modifica]

Talvolta un'ora, e tu esisti; il resto è ciò che accade. Talvolta i due flutti s'innalzano in un solo giorno.

A poco a poco un medico aveva raggiunto i ventinove anni e il suo aspetto non era tale da suscitare sensazioni di un qualche genere in particolare.

Doppia vita[modifica]

  • L'essenza dell'arte è riserbo infinito.[7]
  • La storia non progredisce in base a principi democratici: avanza per mezzo della violenza.
  • Lo stile è superiore alla verità, lo stile porta in sé la prova dell'esistenza.[7]
  • Nella City: là soltanto, s'esaltano e gemono le muse.
  • L'estraneità della natura. La natura è un ambiente strano, e se si abbandona la propria stanza, già l'aria di ogni giorno pare qualcosa d'estraneo. Basta un cespuglio in fiore, oppure, in altra occasione, uno sguardo rivolto al cielo, al cielo grigio contro cui vola un uccello, non un uccello raro, uno storno, e comincia la notte. Noi siamo cittadini delle metropoli, nella city, soltanto in essa, le muse prendono voce.[8]</ref>

Citazioni su Gottfried Benn[modifica]

  • [Sulla poesia di Gottfried Benn] Chi vede in essa dell'estetismo mostra di aver compreso assai poco. In essa, invece, «si combatte col toro a distanza ravvicinata» – come scrive Benn nei Problemi della lirica che è un po' il suo testamento spirituale – . Nelle occulte risonanze di questa poesia «monologica», così estraniata e conchiusa in una gelida sfera di cristallo, molti sono i terremoti silenziosi che si possono percepire. (Ferruccio Masini)
  • Per il poeta Gottfried Benn, l'Espressionismo non è che la versione, la variante tedesca di un movimento d'avanguardia comune a tutta l'Europa e che si è chiamato altrove Cubismo o Futurismo... (François Orsini)
  • Poiché è devoto pur non credendo, ama le case di preghiera, altari sognanti, occhi che vengono da lontano. È un pagano evangelico, un cristiano con la testa di un idolo, il naso d'aquila e il cuore di leopardo. Il suo cuore è di pelliccia pezzata e batte veloce. (Else Lasker-Schüler)

Note[modifica]

  1. Da Cariatide, Trunkene Flut, 1949. Citato in Doppia vita, traduzione e note di Elena Agazzi, Guanda, Modena, 2007, p. 33. ISBN 9788860880093
  2. a b Da Deve la poesia migliorare la vita?, in Lo smalto sul nulla
  3. a b Da Problemi della lirica, in Lo smalto sul nulla.
  4. Da Problemi della lirica, citato in Doppia vita, p. 35.
  5. Da Romanzo del fenotipo, traduzione di Amelia Valtolina, Adelphi, Milano, pp. 61-62. Citato in Amelia Valtolina, Verso la terra lontana. Latitudini italiane nel verbo lirico di Gottfried Benn, in Ah, la terra lontana... Gottfried Benn in Italia, a cura di Amelia Valtolina e Luca Zenobi, Pacini Editore, Pisa, 2018, p. 295. ISBN 978-88-6995-441-2
  6. Da Erba settembrina, in Flutto ebbro.
  7. a b Da Pietra, verso, flauto, a cura di Jurgen P. Wallmann e Gilberto Forti, Adelphi, 1990.
  8. Da Doppia vita, traduzione e note di Elena Agazzi, Guanda, Modena, 2007, p. 136. ISBN 9788860880093

Bibliografia[modifica]

  • Gottfried Benn, Cervelli, a cura di Maria Fancelli, Adelphi, 2009. ISBN 978-88-459-0617-6
  • Gottfried Benn, Flutto ebbro, a cura di Anna Maria Carpi, Guanda, Parma, 2006.
  • Gottfried Benn, Lo smalto sul nulla, a cura di Luciano Zagari, traduzione di Luciano Zagari, Giancarlo Russo e Gilberto Forti, Adelphi, 1992.

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