Hermann Göring

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Hermann Göring al processo di Norimberga

Hermann Wilhelm Göring (1893 – 1946), politico e militare tedesco.

Citazioni di Hermann Göring[modifica]

  • Io non ho nessuna coscienza! La mia coscienza è Adolf Hitler.[1]
  • La nostra è una lotta all'ultimo sangue, fino a quando il comunismo sarà totalmente estirpato dalla Germania.[2]
  • [Sul rapporto con la Francia] Nulla deve impedire ai nostri due grandi Popoli che tanto si stimano reciprocamente, di vivere in pace.[3]
  • Ogni tentativo di salvare la popolazione dalla morte per inedia importando i viveri in eccedenza dalla zona della terra nera (la parte più fertile dell'Ucraina) andrebbe a spese del rifornimento dell'Europa. Ridurrebbe la capacità della Germania di far fronte ai propri bisogni durante la guerra e pregiudicherebbe la possibilità della Germania e dell'Europa di resistere al blocco. Ciò deve essere inteso in modo chiaro ed inequivocabile.[4]
  • [I cechi] questa miserabile razza pigmea priva di cultura che opprime gente che una cultura ce l'ha e dietro la quale si nascondono Mosca e l'eterna maschera del demone giudeo.[5]
  • Ringrazio il mio Creatore di non sapere che cosa significhi obiettivo... Preferisco sparare un paio di volte troppo vicino o troppo lontano, ma almeno sparo... Ho spiegato chiaramente alla mia polizia: se si spara, sono io che sparo, se uno è per terra morto, sono io che l'ho ammazzato![6]
  • [In risposta a Gheorghi Dimitrov] Vi insegnerò io ciò che sa il popolo tedesco. Il popolo tedesco sa che la vostra condotta qui è inqualificabile, che siete venuto in Germania per incendiare il Reichstag. Non sono venuto in tribunale per subire il vostro interrogatorio, né per sentire le vostre rimostranze, per me siete un criminale che deve essere impiccato.[7]
  • Göring: Ovviamente la gente non vuole la guerra. Perché un qualche poveraccio d'una fattoria dovrebbe voler rischiare la propria vita in una guerra quando quel che può ottenerne nel migliore dei casi è di tornare vivo alla sua fattoria? Naturalmente la gente comune non vuole la guerra; né in Russia né in Inghilterra né in America, né, per quel che conta, in Germania. Questo è chiaro. Ma dopotutto sono i leader di un Paese che ne determinano la politica ed ogni volta è solo questione di portare il popolo dove lo si vuole, ciò è sempre vero, in una democrazia come in una dittatura fascista, in presenza d'un Parlamento o in una dittatura comunista. Gilbert: Una differenza c'è. In una democrazia il popolo ha una voce nelle decisioni politiche attraverso i rappresentanti che ha eletto, e negli Stati Uniti solo il Congresso può dichiarare guerra. Göring: Oh, sì tutto ciò è splendido, ma voce o non voce, il popolo può sempre essere sottomesso al volere dei leader. È facile. Tutto ciò che devi fare è dir loro che sono sotto attacco e denunciare i pacifisti per la loro mancanza di patriottismo che non può che mettere a rischio il Paese. Funziona allo stesso modo in qualunque nazione. In un'intervista con Gilbert nella cella di Göring durante il processo di Norimberga per crimini di guerra (18 Aprile 1946)

Attribuite[modifica]

  • Quando sento qualcuno parlare di cultura, la mano mi corre al revolver. [8]

Citazioni su Hermann Göring[modifica]

  • Forse vi domanderete come sia possibile che una nazione [la Germania] di sessantasei milioni di esseri intelligenti si voglia sottomettere ad uno straniero, un tappezziere austriaco [Adolf Hitler], e nemmeno molto in gamba a quanto mi dicono, e a pochi suoi simili come Göbbels e Göring che dettano ogni singolo gesto della vita del popolo germanico. (George William Mundelein)
  • Il capitano d'aviazione Hermann Göring, ultimo comandante della leggendaria squadriglia da caccia Richthofen, portò nell'entourage di Hitler un accento mondano, che fino a quel momento aveva trovato espressione soltanto in Putzi Hanfstaengl[9] il quale però era rimasto isolato nella sua sprezzante superiorità verso gli altri cortigiani di Hitler. Corpulento, gioviale, fragoroso, Göring era libero da quelle storture psicopatiche che caratterizzavano la media dei seguaci di Hitler; se era entrato a far parte del partito, era perché così poteva realizzare le sue aspirazioni alla mancanza di legami, all'azione e ai rapporti camerateschi, e non già, come egli stesso sottolineava, perché attratto dal «pattume ideologico». (Joachim Fest)
  • «Lasciatelo, è un uomo del Rinascimento!», soleva ribattere Hitler a chi veniva a parlargli del carattere compromettente della condotta di Göring. Ma egli impersonava solo un lato della natura rinascimentale, e cioè la mancanza di scrupoli, l'avidità e l'imperturbabile decisione dell'animale da preda. Ma di tutto il resto, dell'incomparabile sensibilità estetica e del gusto raffinato della vita del Rinascimento, egli non aveva la più pallida idea, nonostante tutto il suo ostentato eudemonismo. (Joachim Fest)
  • Quel bue ciccione di Göring che arraffa quattrini e decorazioni. (Galeazzo Ciano)

Note[modifica]

  1. Citato in Theodor Schieder, Hermann Rauschning «Gespräche mit Hitler» als Geschichtsquelle, Opladen 1972, p. 19, nota 25; citato in Joseph Ratzinger, Euntes Docete, Commentaria Urbaniana, Roma, XLIII/1990/3, p. 431-436; citato in Newman – uno dei grandi maestri della Chiesa, Centro Internazionale degli Amici di Newman.
  2. Citato in AA.VV., Il libro della storia, traduzione di Roberto Sorgo, Gribaudo, 2018, p. 285. ISBN 9788858016572
  3. Da un'intervista alla Agenzia Avas, Un'intervista di Goering, riportato in La Stampa, 30 settembre 1938.
  4. Citato in Ennio Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali. Dal 1918 ai giorni nostri, Editori Laterza, Roma, 2008, pagg. 397-398. ISBN 978-88-420-8734-2
  5. Frase pronunciata con l'inizio di una campagna propagandistica contro i cechi, prodromo dell'invasione dei Sudeti da parte delle truppe di Hitler; citata in Edward Klein, La maledizione dei Kennedy, Milano, Mondadori, 2007, p. 127. ISBN 978-88-04-53311-5
  6. Dinanzi al Tribunale del Reich; citato in Reimund Schnabel, Il disonore dell'uomo, 1966.
  7. Dal processo di Lipsia del 1933; citato in Stella Blagoeva, Gheorghi Dimitrov, Editori Riuniti, 1972.
  8. Pare in effetti che Göring amasse ripetere questa frase, che tuttavia origina da una battuta del dramma Schlageter, in cui un personaggio si rivolge all'omonimo protagonista esclamando "Quando sento parlare di cultura [...] tolgo la sicura alla mia Browning!" La battuta originale in lingua tedesca
  9. Ernst Hanfstaengl, soprannominato "Putzi" (1887–1975), uomo d'affari tedesco-americano e amico intimo di Hitler.

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