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I poteri delle tenebre (Islanda)

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Copertina dell'edizione originale del 1901

I poteri delle tenebre (islandese: Makt Myrkranna), traduzione islandese da parte di Valdimar Ásmundsson di Dracula di Bram Stoker, pubblicato nel 1901.

Incipit

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Originale

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Bistritz, 3. maí. Hingað er eg þá loksins kominn á þessari fleygiferð með hraðlest yfir Evrópu. Fór frá Munchen 8,30 e. m. 1. maí; kom til Vínar um morguninn; þaðan til Buda-Pest; undarleg borg, en eg gat lítið séð af henni; mér fanst að hér væri eg að kveðja vesturlönd og vestræna menning og nú tæki austurlöndin við.

Traduzione

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BISTRIȚA, 3 maggio
Finalmente sono giunto a destinazione dopo un rapido viaggio attraverso l'Europa con un treno espresso. Ho lasciato Monaco alle 20:30 del primo maggio e sono arrivato a Vienna la mattina successiva. Da lì a Budapest, una strana città, di cui tuttavia devo ammettere di aver visto ben poco. Mentre la lasciavo, ho avuto la sensazione di dire addio all'Occidente e alla civiltà occidentale per inoltrarmi nella cultura orientale.

Citazioni

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  • Sono sempre più curioso: non capita tutti i giorni d'incontrare un nobile ungherese – o meglio, transilvano – che abita in un antico castello tra montagne desolate, al margine estremo del mondo civilizzato, eppure capace di scrivere lettere in un impeccabile inglese con tutta la disinvoltura di una persona colta e istruita, mentre negozia con legali e agenti immobiliari per l'acquisto di una casa nel cuore di Londra. Un uomo simile dev'essere a dir poco formidabile. (Thomas Harker, p. 80)
  • La superstizione ha messo radici profonde in questo Paese e mi rincresce di non poter scoprire di più sul conto, e sul modo di pensare, di coloro che vi abitano. Sarebbe interessante esplorare le ingenue credenze che sono ancora così vive da queste parti, anche se delle persone moderne – come il sottoscritto – le riterrebbero soltanto storie da vecchie comari, dato che sono il retaggio di un pensiero pagano, testimonianza di usanze che appartengono a un'epoca ormai passata. (Thomas Harker, p. 81)
  • Più tardi, ho conosciuto un professore sassone che ha passato buona parte della giornata a mostrarmi la città. Quando gli ho chiesto del Conte Dracula, spiegandogli che lo avrei incontrato e sarei rimasto da lui per due settimane, si è mostrato sorpreso perché, mi ha spiegato, il Conte era noto per condurre una vita ritirata, evitando il contatto con la gente e, per quanto ne sapeva, nessuno era mai stato invitato al castello. "Circoleranno senz'altro molte storie sul suo conto" ho detto allora "poiché, si sa, gli uomini hanno la tendenza a schernire quelli che non legano i loro fagotti come gli altri viaggiatori". Il professore mi ha confermato che, sì, circolavano molte voci a proposito del Conte, ma che nessuna persona ragionevole avrebbe mai dato ascolto a simili chiacchiere. A parte questo, non aveva altro da raccontare su di lui, tranne il fatto che apparteneva a una delle più grandi e antiche famiglie del Paese, di cui gli uomini – in virtù delle innate qualità della stirpe – erano i più coraggiosi e le donne le più belle, a tal punto che per secoli erano stati oggetto di leggende e poesie. Non sapeva se il Conte avesse figli o meno, ma mi ha detto che è stato sposato tre volte, e per tre volte è rimasto vedovo. (Thomas Harker, p. 82)
  • Non sono molto suscettibile al fascino femminile – anzi, vengo considerato alquanto impassibile e riservato, e fin da quando ero solo un ragazzo non ho mai amato nessun'altra, a parte la mia Wilma. Ma osservando la giovane mentre mi parlava, mi sono reso conto che mi era impossibile staccare gli occhi da lei.
    Era in piedi, davanti a me, nella luce della luna, non riuscivo a ricordare di aver mai incontrato una fanciulla di una simile bellezza, capace di togliere il fiato. Non intendo descriverla dettagliatamente poiché le parole non le renderebbero giustizia, ma aveva i capelli biondo dorati raccolti in uno chignon. I suoi occhi: grandi e azzurri. Il suo vestito ricordava quelli indossati dalle donne più incantevoli del volgere del secolo – come la regina Giuseppina – che lasciavano scoperti il collo e la parte superiore del petto. Aveva anche una scintillante collana di diamanti.
    "Stavate ammirando il panorama" ha detto. "Molti trovano bellissime le nostre montagne. E lo sono davvero. Ma sono così desolate, così desolate. Qui si vive come prigionieri che vorrebbero conoscere il mondo – il grande mondo... e gli uomini. Qui non ci sono uomini. E io nutro una tale passione per gli uomini". (Thomas Harker, p. 100)
  • Ora vivo qui [...] come un vecchio eremita, nella casa dei miei antenati. Vivo tra ricordi ingrigiti, ma osservo anche ciò che accade nel mondo esterno – ne sento solo una tenue eco, in questa remota desolazione. Forse vi sorprenderà scoprire che, benché i miei capelli siano canuti, il mio cuore è giovane e desidera prendere parte alla vita, al di fuori delle mura del castello, dove i destini delle nazioni vengono forgiati e si combattono le guerre di questo mondo. Un tempo, ho preso parte a questo gioco e ho tirato non pochi fili. (Conte Dracula, p. 103)
  • Dominare, mio giovane amico, dominare: è questa la sola cosa per cui valga la pena vivere, che si tratti di dominare la volontà degli altri... o i loro cuori. (Conte Dracula, p. 103)
  • L'Inghilterra è una terra di cultura e pragmatismo. Occhi che hanno potuto ammirare la luce della civiltà moderna non vedono mai fantasmi. (Conte Dracula, p. 107)
  • Noi vecchi ostinati possiamo anche aggrapparci ai nostri dogmi, ma il futuro appartiene alle nuove generazioni. È questa la ragione per cui desidero tanto farmi prendere dal vortice della giovane vita londinese. Chi abita in quella grande città ha ben altre cose a cui pensare e di certo non perde tempo a credere agli spettri. (Conte Dracula, p. 107)
  • Sono certo che in questo castello non tutto è come sembra. Ma noi avvocati abbiamo la tendenza a essere scettici – la diffidenza è il nostro spirito ombra. (Thomas Harker, p. 110)
  • Ero turbato perché chiaramente il Conte non era del tutto sano di mente, e anche se era anziano e canuto, avevo il sospetto che non sarei stato in grado di contrastare la sua forza e la sua agilità, dal momento che si vantava di essere un discendente di Attila, re degli unni. Sembra che in questo Castello ci si debba aspettare di tutto. (Thomas Harker, p. 112)
  • "Già, quei banchi di nebbia" ha esclamato lui, eccitato. "Ne ho letto sui miei libri e penso abbiano solo accresciuto il mio desiderio di visitare Londra. La nebbia che trasforma il giorno in notte e si stende come una spessa coltre su strade e piazze – dovunque, più densa dell'oscurità stessa – sono impaziente di vederla".
    "Temo che ve ne stancherete presto. La nebbia è il maggior inconveniente di Londra. Soffoca la città come un vampiro che succhia il sangue e il midollo ai cittadini, avvelenando il sangue e i polmoni dei bambini e causando un'infinità di malanni. Per non parlare, poi, di tutti i pericolosi crimini che vengono commessi sotto il suo manto – crimini che altrimenti sarebbe impossibile perpetrare".
    "Sì" ha detto il Conte, col respiro affannoso per l'eccitazione, gli occhi che ardevano come fuoco. "Sì, quei crimini, quegli orribili omicidi; quelle donne massacrate, trovate nei sacchi, alla deriva del Tamigi; quel sangue che sgorga – che sgorga e scorre – senza che l'assassino venga scoperto". So di non accusarlo ingiustamente quando affermo di averlo visto leccarsi le labbra con aria lussuriosa nel momento in cui ho menzionato gli omicidi. "Sì, è una tragedia" ha continuato "e questi delitti non verranno mai risolti... mai. Quel vostro autore, Conan Doyle, ha scritto molti ottimi libri su Londra e leggo i vostri giornali. A quanto dicono, viene risolto a malapena il due o il tre percento di tutti i casi di omicidio. Sì, Londra è davvero una città straordinaria". (p. 116)
  • È la legge della natura: le creature più forti e più scaltre si nutrono di quelle più deboli e stupide. (Conte Dracula, p. 117)
  • L'abilità artistica, il coraggio, la saggezza e la bellezza... tutto questo è potere! Viene trasmesso da una generazione all'altra, mio buon amica; la natura è sempre all'opera e cerca costantemente di produrre qualcosa di più raffinato, sbarazzandosi di molto materiale, selezionando e rifiutando. Ciò che è inferiore dà il suo contributo e viene poi eliminato, come immondizia. (Conte Dracula, pp. 120-121)
  • Noi della genia Dracula – diretti discendenti dei siculi – siamo convinti che la nostra stirpe derivi dagli antichi unni, che un tempo si sono propagati per l'Europa come un incendio, distruggendo nazioni e genti. Si narra che fossero i discendenti delle streghe scite, che erano state esiliate nei boschi, dove si erano congiunte ai demoni. Questi naturalmente sono solo racconti, ma è risaputo che non c'è mai stato demone o stregone con un potere più grande di Attila, il nostro antenato. Dunque non deve soprendere che noi, i suoi discendenti, odiamo e amiamo con maggior passione degli altri mortali. (Conte Dracula, pp. 121-122)
  • O voi, freddi, razionali figli dell'Occidente – voi non conoscete questo genere d'amore. Un amore che morde come l'odio più aspro, con baci che bruciano come ferri arroventati e con abbracci... ma non fatemi dire altro! (Conte Dracula, p. 123)
  • Ho letto i vostri libri inglesi che parlano d'amore eterno, ma forse arriverò a comprenderne il significato solo al mio arrivo a Londra perché al momento non lo afferro ancora pienamente – o meglio, non capisco il significato che voi gli attribuite. L'amore ha un ciclo vitale, come il fiore che cresce in un campo: una volta sbocciato, ben presto appassisce. Poi ritorna la primavera, ma non torna lo stesso fiore, né un altro con le stesse radici. È una legge di natura. Una volta che la passione divampando ha raggiunto l'acme, è più probabile che si estingua. (Conte Dracula, p. 123)
  • Possiamo anche ignorare il serpente che striscia sul terreno, ma ciò non significa che non ci morderà. L'ho imparato a mie spese. Ecco perché ora vivo come un recluso, con i gufi e i corvi che nidificano in cima alle torri del castello dei miei antenati. Forse, anche in questo momento, mentre parlo con voi, mio caro amico, c'è gente che tenta d'infangare il mio nome. (Conte Dracula, p. 127)
  • Coloro che sono deboli, sono stati creati solo per soddisfare le necessità dei più potenti. La persona che sa esercitare la forza, otterrà la supremazia, e avrà il dominio su ogni cosa – bellezza, lungimiranza e conoscenza – proprio come un piccolo seme piantato in un cimitero col tempo diverrà un alto albero grazie alla forza vitale di mille generazioni, e ciascuna di queste contribuirà donando il suo vigore, la sua avvenenza e altre magnifiche qualità. (Conte Dracula, p. 129)
  • Se avessi visto qualcosa di simile a Londra – un uomo vestito in modo strano che strisciava furtivamente lungo una grondaia – il mio unico pensiero sarebbe stato rivolgermi all'agente di polizia più vicino, e con il suo aiuto scoprire se si trattasse di uno sventurato sonnambulo o di un ladro dai metodi poco ortodossi, e infine assicurarmi che venisse preso in custodia. Non sono in grado di orientarmi nel castello: a dire il vero, non so nemmeno dove dorma il conte! Inoltre, ho il sospetto che, con l'eccezione di noi due, in questa parte della casa non si trovi anima viva. (Thomas Harker, p. 136)
  • I medici s'interrogano sulla possibile natura contagiosa delle malattie psichiatriche, ma mi chiedo perché non riescano a immaginare infezioni mentali in grado di indebolire il pensiero e la volontà allo stesso modo in cui il colera e la difterite indeboliscono il corpo. E nulla esclude l'eventualità che tali germi possano rimanere dormienti per anni, se non addirittura per secoli. Non sono uno psicologo né un dottore, nondimeno ho raggiunto una mia conclusione al riguardo. Non sono in grado, anche se lo vorrei molto, di spiegarlo a parole, tuttavia lo sento chiaramente: così come una persona può cadere malata per vari fattori esterni, lo stesso è capitato a me. Che queste cause siano mentali o meno, hanno suscitato in me visioni ed emozioni che non avevo mai sperimentato prima d'ora – e che possono essere definite solo come nefaste! (Thomas Harker, p. 159)
  • Mia cara Wilma, mi rivolgo a te, come un uomo cattolico si rivolgerebbe alla Vergine Maria, nell'ora della tentazione. C'è un'altra immagine che continua a occuparmi l'occhio della mente, oscurando il tuo viso al punto che il mio spirito non riesce più a scorgerlo, e quando cerco conforto nel ricordo dei nostri momenti più felici – quando ci capivamo l'un l'altra, anche senza dire una parola, e guardavamo speranzosi al futuro e progettavamo di vivere e lavorare insieme in armonia – ecco emergere un altro ricordo che soffoca ogni altra cosa e mi affligge come una febbre, un veleno, un'ebbrezza. E quando apro le braccia... non sei tu. (Thomas Harker, p. 168)
  • Si discute molto dell'ipnosi. Non ho mai provato a sottopormi a questo trattamento ma, in qualità di avvocato, ho seguito casi in cui veniva usato come giustificazione dei reati commessi. Sono sempre stato convinto che il cosiddetto stato ipnotico non sia altro che una mancanza di fibra morale o di forza di volontà, e non ho mai voluto accettarlo come scusa legittima in un procedimento legale. Se gli uomini di legge lo riconoscessero e lo usassero come argomentazione, si arriverebbe a una grande confusione sulla bussola morale e sulla responsabilità delle persone. Sarebbe fin troppo comodo, per tutti gli uomini deboli, avere a disposizione un tale stratagemma e poter dunque addossare la colpa a qualcun altro, a qualcuno di talmente malvagio che non ci sarebbe stato modo di opporgli resistenza. Se così fosse, la società sprofonderebbe nel caos. (Thomas Harker, pp. 170-171)
  • Sotto di me, si apriva un grande ambiente con un basso soffitto a volta sostenuto da due massicce colonne. Le pareti non erano in muratura, ma scavate nella roccia, ed erano completamente annerite dalla fuliggine che si alvava dalle torce accese – l'origine della luce che avevo notato – e dal fumo che si propagava lambendo le scale.
    C'era una folla, uomini e donne in due gruppi separati; dovevano essere in tutto 150 persone.
    Non avevo mai visto volti dai tratti tanto marcatamente animaleschi. Li definisco così perché sono caratteristiche che considereremmo normali in altre creature, ma che riteniamo ripugnanti negli esseri umani. Ho avuto l'impressione di riconoscere in qualche modo quei volti, anche se sul momento non sono riuscito a ricordare dove li avessi già visti. Dopo aver riflettuto, mi sono reso conto che avevo notato lineamenti simili nei ritratti di famiglia del Conte Dracula! Quando cerco di ricordare il loro aspetto, adesso, rammento solo che aveva qualcosa di diabolico più che di belluino.
    Erano tutti nudi fino alla vita ed era orrendo vedere i loro corpi dalla pelle marrone con una sfumatura giallognola, dalla muscolatura più scimmiesca che umana. All'apice dell'armonia, il corpo umano è la più nobile creazione della natura, ma lì, l'unione dei loro volti, delle loro posture e delle loro membra primitive creava qualcosa di più simile alla bestia che all'uomo.
    A quanto pareva, si stava svolgendo un qualche genere di rito religioso. (Thomas Harker, p. 176)
  • L'inferno non è una mera invenzione dei teologi ed è proprio qui, sulla terra. Io stesso ne ho raggiunto i confini e ho visto i diavoli compiere la loro opera. (Thomas Harker, p. 179)
  • Perché un vecchio eremita quale io sono dovrebbe avere a che fare col mondo esterno? Chi potrebbe mai volermi scrivere e a chi mai dovrei scrivere io? (Conte Dracula, p. 181)
  • [Sui tartari] Sono brava gente. Se solo fossero più numerosi, tante cose sarebbero diverse. Per secoli, hanno fedelmente preservato molti tesori delle scienze occulte che altrimenti sarebbero finiti nell'oblio. Quando giungerà il tempo, la loro lealtà verrà ricompensata. (Conte Dracula, p. 187)
  • Il Conte ha grande dimestichezza con la situazione politica attuale, tuttavia fatico a capire in quale ideologia si riconosca. Sotto certi aspetti sembra molto liberale, come un vero rivoluzionario, mentre su altri argomenti, le sue vedute sono talmente superate che sembra più conservatore di tanti reazionari. (Thomas Harker, p. 194)
  • Le masse sono composte da gente comune di scarsa intelligenza e non otterrai mai alcun potere. [...] Non saranno mai niente più di uno strumento nelle mani dei forti, che governano con esse e su di esse. Ma solo pochi comprendono appieno la saggezza di questa verità. Oh, voi inglesi siete così fieri della vostra libertà politica e del vostro progresso – come lo chiamate voi – ma tra voi tutti ci sono solo due o tre uomini che capiscono fino in fondo che cosa sia il progresso e quanto la libertà delle masse sia il suo peggior nemico! (Conte Dracula, p. 194)
  • Dio solo sa se riuscirò mai a uscire vivo di qui. Non so nemmeno mettere per iscritto quale tra i miei sospetti sia il più allarmante, ma credo di aver compreso in queste ultime settimane la portata del pericolo che incombe sull'umanità – un pericolo di cui i più sono del tutto ignari. Ma questa minaccia è di tale natura che tutte le persone di buona volontà devono unirsi per lottare contro di essa, indipendentemente dal credo o la nazionalità a cui appartengo. (Thomas Harker, p. 203)
  • Voi occidentali avete ancora così tanto da imparare; non vi siete spinti molto oltre l'anticamera delle scienze, dove la vita e la morte sono ancora misteri irrisolti. (Conte Dracula, p. 209)
  • Con l'astuzia e il coraggio, un uomo può difendersi dalle minacce che giungono dall'esterno, ma i pericoli che originano dall'interno – dall'uomo stesso – sono molto più difficili da tenere a bada. Una cittadella protetta da una guarnigione in cui si annidano traditori, per quanto inespugnabile possa essere, non è immune al rischio, e io... anch'io sto lottando conro un potere troppo grande per le mie forze. (Thomas Harker, p. 213)

Explicit

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Originale

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Húsin standa enn i eyði, en ekki er fyrir að synja, að fyigjarar greifans geti enn dulist einhversstaðar.

Traduzione

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La dimora ancora oggi è deserta; tuttavia, non si può escludere la possibilità che i seguaci del Conte possano ancora nascondersi da qualche parte.

Citazioni su I poteri delle tenebre

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  • Il ricordo di questa serie di crimini non è ancora svanito dalla memoria del pubblico – crimini che appaiono incomprensibili, ma sembrano scaturire dalla stessa fonte e hanno creato a loro tempo tanto orrore tra la cittadinanza quanto i famigerati omicidi di Jack lo Squartatore, che hanno avuto luogo qualche tempo dopo.
  • Per quanto ne sappia, non vi è alcun dubbio sul fatto che gli eventi qui riferiti siano realmente accaduti, benché alla luce dell'esperienza comune possano apparire inconcepibili e incomprensibili.
  • Tutti coloro che, volenti o nolenti, si dice abbiano ricoperto un ruolo in questa storia straordinaria, sono molto conosciuti e grandemente rispettati. Sia Thomas Harker che sua moglie, una donna a dir poco formidabile, e così il Dottor Seward sono miei amici, e lo sono da molti anni, e non ho mai dubitato della veridicità di quanto raccontano; e lo stimato scienziato, che qui appare sotto pseudonimo, potrebbe parimenti essere troppo noto in tutto il mondo della cultura perché il suo vero nome – che preferisco non menzionare – resti nascosto al pubblico; soprattutto alle persone che hanno imparato sulla propria pelle ad apprezzare e a rispettare la sua mente brillante e la sua magistrale abilità, anche se non condividono la sua visione della vita più di quanto faccia io.
  • Alcuni potrebbero trovare sorprendente che l'opera di Bram sia stata tradotta persino in svedese e in islandese, ma a mio parere la passione per i vichinghi e "l'Antico Nord" che animava i circoli letterari dell'epoca è una spiegazione più che sufficiente.
  • È un peccato che, qualunque sia la ragione, Makt Myrkranna risulti un progetto rozzo, incompiuto. Sembra che Bram avesse delineato la Parte I – i dettagli del viaggio di Harker e gli orrori nel Castello Dracula – ma che non abbia mai sviluppato la storia nella Parte II. Quest'ultima offre solo descrizioni molto succinte dei movimenti e delle conversazioni tra i personaggi, lasciati appena abbozzati per giungere in fretta al finale.
  • Il mistero che circonda il thriller gotico di Stoker si infittisce con il passare degli anni, e la resurrezione di Makt Myrkranna è l'ennesimo, fulgido esempio dell'immortalità di Dracula.
  • Mi sento di affermare con una certa sicurezza che il mio avo non solo era consapevole delle differenze tra Dracula e le edizioni svedese e islandese, ma che fu lui stesso a orchestrarle.
  • Viene da chiedersi, a questo punto, se anche tutte le altre edizioni tradotte di Dracula debbano essere esaminate alla ricerca di differenze sostanziali.

Bibliografia

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Altri progetti

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