Ivan Sergeevič Turgenev

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Ivan Turgenev, foto di Félix Nadar (1820-1910)

Ivan Sergeevič Turgenev (1818 – 1883), scrittore e drammaturgo russo.

Padri e figli[modifica]

  • La maggior parte della gente non capisce come altri possano soffiarsi il naso in un modo diverso dal loro. [Bazarov ironizzando su Pavel Petrovic]
  • Non aderisco all'opinione di nessun uomo: ne ho alcune per conto mio.
  • Sì, prova un po' a negare la morte. È lei che ti nega, e basta! (p. 231)
  • La terra non è tutta in un campo.
  • Povertà non è vizio.
  • La morte è una vecchia storia, ma per ognuno è nuova.

Rudin[modifica]

Incipit[modifica]

Una dolce mattina d'estate. Il sole si trovava alto nel cielo puro, tuttavia i campi erano ancora umidi di rugiada, una freschezza olezzante saliva da la pianura e gli uccelli cinguettavano nella foresta piena di vapori e muta. Su la sommità della collina, dal versante intieramente coltivato a segala appena matura, si scorgeva un piccolo villaggio. Una giovane donna attraversava un sentiero in salita che conduceva al villaggio, vestita di un abito di mussola bianco con un cappello di paglia in testa, e con in mano un ombrellino. Un piccolo servo la seguiva da lungi.

Citazioni[modifica]

  • La filosofia è un punto di vista supremo. Anche la mia morte appartiene al punto di vista supremo. Ma che cosa può imparare, l'uomo, considerando tutte le cose dalle vette?...Quando vorrà comperare un cavallo non lo considererà mica dalla cella campanaria di una chiesa! (p. 36)
  • L'egoismo equivale al suicidio. L'uomo egoista si piega come un albero solitario e sterile... ma l'amore di sé stesso, nel senso più elevato, in quanto è aspirazione reale verso il perfezionamento del proprio essere, è la sorgente di tutte le grandezze. L'uomo deve lasciare in sé questo egoismo ostinato della sua personalità, allora soltanto l'amor proprio avrà diritto di imporre la sua volontà. (p. 56)

Un nido di nobili[modifica]

Incipit[modifica]

La luminosa giornata primaverile volgeva a sera, alte nel cielo c'erano delle nuvolette rosa, e pareva che non si spostassero, ma piuttosto si allontanassero nell'azzurra profondità.
Davanti alla finestra spalancata di una bella casa, in una via periferica della città di O... (si era nel 1842), erano sedute due donne, una di circa cinquant'anni, l'altra già vecchia, di settant'anni.

Citazioni[modifica]

  • Guai al cuore che non ha amato fin da giovane! (cap. XI, p. 51)
  • [...] si riesce a capire davvero una persona che ci è vicina solo dopo esserci staccati da lei. (cap. XVI, p. 73)
  • L'anima degli altri è come un bosco oscuro, specialmente l'anima di una fanciulla. (cap. XVII, p. 79)
  • Succede talora che due persone le quali si conoscono, ma non intimamente, si avvicinino d'improvviso nel breve volgere di qualche attimo; e la coscienza di questo avvicinarsi si esprime allora nei loro sguardi, nei loro sorrisi. (cap. XXIV, p. 102)
  • Voi non potete immaginare ciò che un giovane inesperto, educato alla maniera sbagliata, può scambiare per amore! (cap. XXVIII, p. 123)
  • Che guaio, la vecchiaia! Del resto, la giovinezza non vale molto di più. (cap. XXXIX. p. 176)

Incipit di alcune opere[modifica]

Clara Militch[modifica]

Nella primavera del 1878 viveva a Mosca, in una piccola casa di legno a Shabolovka, un giovane di venticinque anni, di nome Jakov Aratov. Assieme a lui viveva una zia, sorella di suo padre, un'anziana zitella di più di cinquant'anni, Platonida Ivanovna. Ella provvedeva alle faccende domestiche e amministrava il suo denaro, compito per il quale egli si era rivelato totalmente inetto. Oltre a lei, non aveva altri parenti. Alcuni anni prima suo padre, un gentiluomo di campagna di condizioni non troppo agiate, si era trasferito a Mosca con lui e Platonida Ivanovna, che soleva chiamare Platosha.

Fumo[modifica]

Il 10 agosto 1862, alle quattro del pomeriggio, parecchia gente sostava davanti al Conversation, il noto ritrovo di Baden-Baden [...] In piazza, la banda municipale suonava ora un pot-pourri dalla Traviata, ora un valzer di Strauss, ora la romanza russa «Ditele voi», adattata agli strumenti di cui disponevano i suonatori.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Terre vergini[modifica]

Era la primavera dell'anno 1868 e batteva appena il mezzogiorno.
Nella via degli Ufficiali, a Pietroburgo, arrampicavasi su per una buia e sudicia scaletta d'una casa a cinque piani un uomo sui ventisette anni, sciattato e povero in arnese. Con uno strofinìo pesante delle ciabatte, dondolando sfiaccolato il corpo massiccio e goffo, arrivò questo uomo finalmente in cima alla scaletta, si fermò davanti a una porta sgangherata e socchiusa, e senza darsi il fastidio di suonare il campanello, andò oltre, sbuffando come un mantice, e si trovò in una piccola e scura anticamera.

Citazioni su Ivan Turgenev[modifica]

  • Di recente è tornato da Parigi il poeta Turghèniev [...] e sin dal primo giorno mi ha manifestato una tale amicizia, che Bielinskij, per giustificarla, dice che colui è innamorato di me. [...] Egli è un poeta, un grande ingegno, un aristocratico, un uomo bello fisicamente, ricco, intelligente, colto, ha venticinque anni; veramente non saprei che cosa la natura gli abbia negato. (Fëdor Michajlovič Dostoevskij)
  • La particolare abilità di Turgenev consiste nel mostrare, attraverso i rapporti con gli altri, quello che le persone realmente sono. Per questo riesce così bene nella rappresentazione dei vari tipi di società. (Edmund Wilson)

Bibliografia[modifica]

  • Ivan Turgenev, Clara Militch, traduzione di Adria Tissoni, in AA.VV., Il colore del male: i capolavori dei maestri dell'horror, a cura di David G. Hartwell, Armenia Editore, 1989. ISBN 8834404068
  • Ivan Turgenev, Padri e figli, traduzione di Mirco Gallenzi, Edizioni Frassinelli, 1997. ISBN 8876844465
  • Ivan Turgenev, Rudin, Bietti, Torino, 1963.
  • Ivan Turgenev, Terre vergini, traduzione di Federigo Verdinois, Fratelli Treves Editori, Milano, 1918.
  • Ivan Turgenev, Un nido di nobili, traduzione di Licia Brustolin, Alberto Peruzzo Editore, Milano, 1986.

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Opere[modifica]