Le vite degli altri

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Le vite degli altri

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Titolo originale

Das Leben der Anderen

Lingua originale tedesco
Paese Germania
Anno 2006
Genere drammatico
Regia Florian Henckel von Donnersmarck
Soggetto Florian Henckel von Donnersmarck
Sceneggiatura Florian Henckel von Donnersmarck
Produttore Florian Henckel von Donnersmarck
Interpreti e personaggi
Note
  • Oscar al miglior film straniero 2007
  • European Film Awards al miglior film, sceneggiatura e attore (Mühe)
  • David di Donatello per il miglior film dell'Unione Europea

Le vite degli altri, film tedesco del 2006 con Ulrich Mühe, regia di Florian Henckel von Donnersmarck.

TaglineSonata per le persone buone.

Incipit[modifica]

1984, Berlino Est. La Glasnost è ancora lontana. La popolazione della DDR è tenuta sotto stretto controllo della Stasi, la polizia segreta della Germania Est.

Con 100.000 uomini e 200.000 informatori la Stasi tutela la sicurezza della Dittatura del Proletariato. Suo dichiarato obiettivo è quello di "sapere tutto".

Frasi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Un innocente diventa tanto più furioso quanto più a lungo prolunghiamo il suo fermo, per l'ingiustizia a cui viene sottoposto, perciò grida e minaccia. Col passare delle ore il colpevole diventa più tranquillo, non parla o piange. Sa che l'arresto è giustificato. Quando si vuole capire se qualcuno è innocente o colpevole il modo migliore è continuare a interrogarlo finché non ne può più. (Gerd Wiesler)
  • [Agli studenti in aula] Quelli che voi interrogherete sono nemici del socialismo, non dimenticatelo mai. (Gerd Wiesler)
  • Non posso perdere l'occasione di proporre un brindisi a un protagonista della nostra vita culturale. Un grande socialista di cui non ricordo il nome ha detto "Lo scrittore è l'ingegnere dell'anima".[1] e Georg Dreyman è uno dei migliori ingegneri del nostro paese. [...] E ovviamente a Christa-Maria Sieland, la più bella perla della Repubblica Democratica Tedesca. E guai a chi dice il contrario. Propongo quindi di brindare a Christa-Maria Sieland, stupenda donna e stupenda attrice. (Ministro Bruno Hempf)
  • La differenza tra Germania Democratica e Cina? Sa qual è? Nessuna. Hanno ambedue la grande muraglia. (Tenente colonnello Anton Grubitz) [barzelletta]
  • Penso a ciò che ha detto Lenin sull'Appassionata di Beethoven[2]: "Non devo ascoltarla o non terminerò la rivoluzione". Ma come fa chi ha ascoltato questa musica, ma veramente ascoltato, a rimanere cattivo? (Georg Dreyman)
  • E un altro se n'è andato. Il Dipartimento Centrale di Statistica della DDR in Hans-Beimler-Straße registra tutto, sa tutto. Quante paia di scarpe compriamo ogni anno (2,3), quanti libri leggiamo ogni anno (3,2) e quanti studenti superano brillantemente ogni anno gli esami di maturità (6347). Ma c'è una cifra che non viene aggiornata, forse perché anche ai burocrati fa impressione: quella del numero di suicidi. A chi telefonasse in Beimler-Straße per chiedere quante persone la disperazione ha indotto a togliersi la vita tra l'Elba e l'Oder, tra il Mar Baltico e la frontiera meridionale, l'oracolo delle statistiche non risponderebbe. Ma probabilmente passerebbe subito il nome dell'incauto che ha chiamato alla Stasi, il Servizio Segreto di Stato che tutela la sicurezza e la felicità dei cittadini della DDR. Nel 1977 il nostro paese ha smesso di conteggiare i suicidi. A che serve sapere quante persone giungono a perdere ogni barlume di speranza in un presente più accettabile, in un domani più accettabile e decidono di farla finita, di darsi la morte, di commettere suicidio? Questa è la formula ufficiale: "commettere suicidio". Quando nove anni fa abbiamo smesso di aggiornare il conteggio in Europa, c'era un solo paese che avesse più suicidi della DDR: l'Ungheria. Subito dopo venivamo noi, seguiti da vicino dalla culla del socialismo reale, l'Unione Sovietica. (Georg Dreyman)
  • Che possiate fare vedere all'intera Germania il vero volto della DDR. Alla nostra. Brindiamo a noi e a un mondo migliore. (Giornalista di Der Spiegel)
  • Lo sapevi, per esempio, che nell'ambiente artistico ci sono solo cinque tipologie caratteriali? Quello che sottoponi a controllo, Dreyman, è del tipo 4 "con isteria da antropocentrismo": non può stare da solo, deve sempre aver qualcuno con cui parlare. Uno così non deve mai arrivare al processo, sguazzerebbe nel suo alimento. Casi che trattiamo con detenzione preventiva e nessun contatto con l'esterno. Si risolvono più in fretta. Cella d'isolamento, non gli si dice per quanto tempo dovranno restarci, sempre soli, senza mai vedere altri esseri umani, nemmeno i secondini. Ma per tutta la detenzione nessuna vessazione, nessun maltrattamento o minaccia, niente di cui possano successivamente scrivere e dopo dieci mesi, all'improvviso, li liberiamo. Non daranno più nessun problema. E sai qual è la cosa più bella? I tipo 4 che vengono sottoposti a questo trattamento poi smettono di scrivere o di dipingere, scolpire, che so...quelle cose che fanno gli artisti. Quasi sempre e senza nostre imposizioni, lo fanno così, da soli, come d'incanto. (Tenente colonnello Anton Grubitz)
  • [Ultime parole] Sono stata troppo debole e non potrò rimediare a quello che gli ho fatto. (Christa-Maria Sieland)
  • Meglio che non ti fai troppe illusioni, Wiesler: ti sei bruciato la carriera. Anche se chiaramente sei troppo furbo per aver lasciato prove. Il tuo futuro sarà in cantina ad aprire buste col vapore finché non andrai in pensione. E ci vorranno ancora vent'anni. E vent'anni sono lunghi. Sono molto lunghi. (Tenente colonnello Anton Grubitz) [a Wiesler, alla fine dell'"Operazione Laszlo"]
  • So che dalla caduta del muro lei non ha più scritto niente. Non lo trovo giusto dato quello che il paese ha investito su di lei. Ma guardi che la capisco, Dreyman. Di cosa scrivere nella Germania Federale? Non c'è più fede politica, più niente contro cui ci si possa ribellare. Com'era bella la nostra DDR. Molti cominciano a capirlo ora. (Ministro Bruno Hempf)

Dialoghi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • [Agli studenti in aula dopo aver fatto ascoltare la registrazione di un interrogatorio]
    Gerd Wiesler: Notate qualcosa nella sua deposizione?
    Studente: Che ripete le stesse cose.
    Gerd Wiesler: Esatto. Che ripete le stesse cose, parola per parola. Chi dice la verità a volte sbaglia parole, è naturale. Un bugiardo ha studiato prima cosa deve dire e anche quando è sfinito dice sempre le stesse parole.
  • Christa-Maria Sieland: Sai, ho il dubbio che non le porti [le cravatte] perché non riesci a fare il nodo.
    Georg Dreyman: E invece ti sbagli. Da ragazzo le portavo sempre. Non immagini lo sforzo titanico che ho dovuto fare per liberarmi dei simboli della borghesia.
  • Sottotenente Axel Stigler: Ne ho una nuova! Allora, Honecker fa ingresso nel suo ufficio, apre la finestra, vede il sole e dice... Be', che avete? [Si gira e si accorge che nel tavolo accanto stanno pranzando dei suoi superiori della Stasi] Oh...mi scusi...era...era solo...non sapevo, i-io...
    Tenente colonnello Anton Grubitz: No, no, no, la prego collega, continui pure. Non è proibito ridere delle massime cariche dello stato. Continui pure. Eheh. Anche se forse la conosco già. Avanti, la racconti.
    Sottotenente Axel Stigler: Allora, Honecker... cioè il compagno segretario generale, vede il sole e dice: "Buongiorno caro sole!".
    Tenente colonnello Anton Grubitz: "Buongiorno caro sole!" e poi? [Ride]
    Sottotenente Axel Stigler: E il sole gli risponde: "Buongiorno caro Erich!". A mezzogiorno Erich torna alla finestra, guarda il sole e dice: "Buongiorno caro sole!", e il sole dice: "Buongiorno caro Erich!". Al tramonto Honecker torna di nuovo alla finestra e dice: "Buonanotte caro sole!", però il sole non risponde. Allora dice di nuovo: "Buonanotte caro sole!", e il sole risponde: "Baciami il culo! Io ormai sono passato a ovest del muro!".
    [Ridono]
    Tenente colonnello Anton Grubitz: Buona! [Si fa serio] Nome? Grado? Sezione?
    Sottotenente Axel Stigler: [Sorpreso e intimorito] N-nome? Stigler. Sottotenente Axel Stigler. Sezione N.
    Tenente colonnello Anton Grubitz: Be', non c'è bisogno che le dica quanto influirà sulla sua carriera un comportamento simile.
    Sottotenente Axel Stigler: La prego compagno tenente colonnello...io...io non avevo intenzione...
    Tenente colonnello Anton Grubitz: Ha appena oltraggiato e deriso il partito. È intollerabile. E questa è solo la punta dell'iceberg. Ne informerò personalmente il ministro. [Si mette a ridere] Guarda che stavo solo scherzando!
  • Bambino: Davvero tu sei della Stasi?
    Gerd Wiesler: Ma lo sai che cos'è, la Stasi?
    Bambino: Sì, papà dice che sono degli uomini tanto cattivi che mettono la gente in prigione.
    Gerd Wiesler: Davvero... E come si chiama?
    Bambino: Come si chiama chi?
    Gerd Wiesler: [breve silenzio] La tua palla. Il nome della tua palla.
    Bambino: Ma che domande... Le palle non ce l'hanno un nome!
  • Georg Dreyman: Christa-Maria, tu sei una grande attrice. Io lo so. E anche il tuo pubblico lo sa. Non hai bisogno di lui. E non hai bisogno di quelle pillole. Resta qui, non andare.
    Christa-Maria Sieland: Davvero?! Non ho bisogno di lui? Non ho bisogno dell'appoggio del sistema? E tu?! Anche tu ne puoi fare a meno, o non puoi in realtà? È come se andassi a letto con loro anche tu. Perché lo fai? Perché sai che possono distruggerti! Malgrado il tuo talento, al minimo dubbio che hanno su di te. Perché loro decidono quale lavoro può andare in scena, chi può recitarci e chi può dirigerlo. Tu non vuoi finire [morto suicida] come Jerska. E nemmeno io, perciò adesso vado.
  • Gerd Wiesler: Molte persone la amano perché lei è come è.
    Christa-Maria Sieland: Un attore non è mai quello che sembra.
    Gerd Wiesler: Lei sì. L'ho vista recitare a teatro e sul palcoscenico lei era...era la stessa che è adesso. Era così come è adesso.
    Christa-Maria Sieland: E lei sa come sono?
    Gerd Wiesler: Io sono il suo pubblico.
    Christa-Maria Sieland: Devo andare.
    Gerd Wiesler: E dove va?
    Christa-Maria Sieland: Devo vedere una vecchia compagna di scuola.
    Gerd Wiesler: Ecco, lei ora non è più se stessa.
    Christa-Maria Sieland: No?
    Gerd Wiesler: No.
    Christa-Maria Sieland: La conosce molto bene questa Christa-Maria Sieland. Secondo lei potrà fare del male a un uomo che ama con tutta l'anima? E arriverà a vendersi per il teatro?
    Gerd Wiesler: Vendersi per il teatro? Ma questo l'ha già fatto ed è stato un pessimo affare. Lei è una grandissima attrice. Possibile che non lo sappia?
    Christa-Maria Sieland: E lei è una persona buona.

Explicit[modifica]

La libreria Karl Marx Buchhandlung di Berlino su Karl-Marx-Allee

[Gerd Wiesler entra nella libreria Karl Marx Buchhandlung di Berlino e sfoglia il nuovo libro di Georg Dreyman Sonata per le persone buone trovando la dedica "Ad HGW XX/7, con riconoscenza". Si reca quindi alla cassa]
Cassiere: Ventinove marchi e ottanta. Confezione regalo?
Gerd Wiesler: No, lo prendo per me.

Note[modifica]

  1. Cfr. Stalin: «Lo scrittore è un ingegnere dell'anima umana».
  2. Cfr. Sonata per pianoforte n. 23 in Fa minore, Op. 57.

Altri progetti[modifica]