Lolita (film 1997)

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Lolita

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Titolo originale

Lolita

Lingua originale inglese
Paese Francia, Stati Uniti d'America
Anno 1997
Genere drammatico
Regia Adrian Lyne
Soggetto Vladimir Vladimirovič Nabokov
Sceneggiatura Stephen Schiff
Produttore Mario Kassar, Joel B. Michaels
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Lolita, film del 1997 con Jeremy Irons e Melanie Griffith, regia di Adrian Lyne.

Frasi[modifica]

  • Era Lo, nient'altro che Lo al mattino, dritta nel suo metro e mezzo e un calzino solo. Era Lola in pantaloni, era Dolly a scuola, era Dolores sulla linea punteggiata dei documenti ma tra le mie braccia fu sempre… Lolita. Luce della mia vita, fuoco dei miei lombi, mio peccato, mia anima. Lolita. (Humbert)
  • Ma non ci sarebbe stata nessuna Lolita forse, se non avessi un giorno conosciuto Annabel. Avevamo entrambi quattordici anni e quello che succede ad un ragazzo nell’estate dei suoi quattordici anni… lo segnerà per la vita. L’Hotel “Il Mirana” apparteneva alla mia famiglia. Lei voleva fare l’infermiera. Io volevo diventare una spia. Tutto a un tratto ci innamorammo follemente e senza speranza. Quattro mesi dopo, morì di tifo. Lo shock della sua morte gelò qualcosa dentro di me. La ragazzina che amavo era scomparsa. Ma continuai a cercarla ovunque… Anche dopo essermi lasciato alle spalle gli anni della giovinezza. Il veleno era nella ferita ormai, una ferita che non si sarebbe mai più rimarginata. (Humbert)
  • Un uomo normale, davanti alla fotografia di un gruppo di alunne, se dovesse indicare la più bella, probabilmente non sceglierebbe la ninfetta. Bisogna essere artisti, folli, bisogna essere pieni di vergogna, di malinconia, di disperazione, per riconoscere, in mezzo alle altre, il micidiale demonietto. Spicca tra le ignare compagne, inconsapevole anche lei del proprio fantastico potere. (Humbert)
  • Agognavo un terrificante disastro, un terremoto, un’esplosione spettacolare. Sua madre istantaneamente eliminata insieme a ogni altro essere umano nel raggio di molte miglia. Lolita, tra le mie braccia. (Humbert)
  • Lolita [posa sulle ginocchia di Humbert il vassoio della colazione]: La sua colazione, Professor Humbert. Non lo dire alla mamma: ti ho fregato tutto il bacon.
  • Questa è una confessione, io ti amo. Sono una donna passionale e sola, e tu sei l'amore della mia vita. Adesso lo sai. Perciò, per favore, distruggi questa lettera e vattene. Io sarò di ritorno all'ora di cena e tu dovrai essertene già andato. Perché vedi chéri, se mai dovessi trovarti ancora a casa, il fatto stesso che tu sia rimasto, vorrebbe dire una cosa sola, che mi vuoi quanto ti voglio io come compagna di tutta la vita e che sei pronto a legare la tua esistenza alla mia per sempre e a fare da padre alla mia bambina. (Charlotte)
  • Due settimane dopo ci sposammo, con una semplice cerimonia. La grande Haze preferì che la piccola Haze non fosse presente. (Humbert)
  • Durante le nostre sei settimane di matrimonio, riuscii ad evitare ad arte molti dei miei ... doveri coniugali. Per tutto il mese di luglio somministrai a Charlotte svariate pasticche di sonnifero, senza che lei se ne accorgesse. Prendeva pillole di ogni tipo! L'ultima dose che avevo provato l'aveva messa fuori combattimento per quattro ore. Ma non fu sufficiente a garantirmi una notte di sonno indisturbata. (Humbert)
  • Gentilissime signore della giuria, se la mia felicità avesse potuto parlare, avrebbe scosso l’albergo con un boato assordante. Il mio unico rimpianto è di non aver immediatamente restituito la chiave 342 in portineria, lasciando la città e il Paese, il pianeta in quella notte stessa. (Humbert)
  • Gentilissime signore della giuria, non sono stato neanche il primo. (Humbert)
  • Humbert [esprime la sensazione che ha provato osservando Lolita, seduta vicino a lui nell'auto, dopo aver abbandonato l'Hotel dei Cacciatori Incantati] Mi sentivo sempre più a disagio. Era qualcosa di molto particolare quella sensazione: una costrizione oppressiva e ripugnante. Era come stare seduto accanto al piccolo fantasma di qualcuno che aveva appena ucciso.
  • Ci riconciliammo con grande dolcezza quella notte. Vedete, non c’era altro posto in cui potesse andare. Fu allora che incominciarono in lungo e in largo i nostri viaggi per tutta l’America. (Humbert)
  • Acquisti il 100% quando non ti si vede! (Lolita)
  • Seguimmo un itinerario a dir poco tortuoso. In fondo ala mia mente c’era la nostra destinazione finale: Beardsley, nella cui Università avrei potuto finalmente riprendere il mio lavoro di insegnante ma nel mio bisogno di andare sempre avanti, rimandavo quel momento. Malgrado i nostri bisticci. Malgrado i suoi capricci, le sue smorfie, e il pericolo, e l’insensatezza di tutto quanto. Malgrado tutto, ero in paradiso. Un paradiso illuminato dai bagliori dell’inferno. Comunque, un paradiso. (Humbert)
  • Non ero preparato alla realtà del mio duplice ruolo. Da un lato il consapevole corruttore di un’innocente. E dall’altro, Humbert, la casalinga felice. (Humbert)
  • Mano a mano che iniziò a respingere le mie richieste, mi abituai a comprare i suoi favori. Dove nascondesse il denaro, non l’ho mai scoperto. Ero convinto che lo stesse mettendo da parte per finanziare la sua fuga da me. (Humbert)
  • E volete sapere cosa mi disse? Questa bambina, che mi aveva respinto, preso in giro e che fino a poche ore prima aveva programmato la fuga. Disse che voleva lasciare Beardsley al più presto, che voleva partire subito per un altro viaggio. Solo che questa volta avrebbe scelto lei dove andare. E Humbert proclamò la sua resa. Oh sì, il mio destino era felicemente compiuto. (Humbert)
  • Non so dirvi con precisione quando ebbi per la prima volta l’assoluta certezza che qualcuno ci stava seguendo. Era piuttosto furbo il nostro inseguitore. Cambiava continuamente macchina. Ma la sua presenza era reale per me quanto il mio stesso respiro. All’improvviso scompariva e io mi chiedevo se non fosse uno scherzo della mia immaginazione. (Humbert)
  • Iniziai le mie ricerche dai posti in cui eravamo stati. E per alcuni mesi la traccia rimase tiepida. Il ladro, il rapitore, o in qualunque modo vogliate chiamarlo, era abile. Aveva usato sempre un nome falso. Ma io imparai a riconoscere la sua calligrafia. Aveva una “T”, una “W” e una “L” molto particolari. Dev’essere difficile per voi, che già conoscete il suo nome, capire la mia grande confusione. Forse pensate che stessi immaginando tutto, forse pensate che sia impossibile che esista al mondo qualcun altro come me, un altro folle adoratore di ninfette, che ci aveva seguiti nel nostro girovagare. E avete ragione, naturalmente. Non esiste nessun altro come me. Le tracce si fecero sempre più scarse e alla fine scomparvero. E io tornai alla fredda, morta Beardsley. (Humbert)
  • [dopo tre anni dalla sua fuga, Lolita scrive una lettera al patrigno] ”Caro papà, come vanno le cose? Sono sposata, sto per avere un bambino. Credo che nascerà giusto per Natale. E’ una lettera difficile da scrivere. Sto impazzendo perché non abbiamo abbastanza soldi per pagare i debiti e andarcene da qui. A Dick hanno promesso un bel lavoro in Alaska. Sei ancora arrabbiato con me? Per favore, mandaci un assegno papà, ci basterebbero tre o quattrocento dollari, o anche meno. Qualunque somma sarà gradita. Ho passato un periodo molto triste e molto difficile. Rimango in attesa. Dolly. E Richard F. Shiller.”(Humbert)
  • La guardai. La guardai, ed ebbi la consapevolezza, chiara come quella di dover morire, di amarla più di qualsiasi cosa avessi mai visto o potuto immaginare. Di lei, restava soltanto l’eco di foglie morte, della ninfetta che avevo conosciuto. Ma io l’amavo questa Lolita, pallida e contaminata, gravide del figlio di un altro. Poteva anche sbiadire e avvizzire, non m’importava. Anche così sarei impazzito di tenerezza alla sola vista del suo caro viso. (Humbert)
  • Signori e signore della giuria, devo confessare di essermi pentito da quanto da me compiuto prima di quell’ultimo addio. Ma non mi pento affatto, di quello che avvenne dopo. (Humbert)
  • Quilty [mentre sta morendo, rivolge queste parole ad Humbert]: Lei non dovrebbe proprio comportarsi così. Se ne vada! Vada via di qui!
  • Ciò che udivo era la melodia dei bambini che giocavano. Soltanto quello. E allora capii che la cosa disperatamente straziante non era l’assenza di Lolita dal mio fianco, ma l’assenza della sua voce, da quel coro. (Humbert)

Dialoghi[modifica]

  • Charlotte [mostra ad Humbert il suo giardino]: Ecco, questa è la mia Versailles. Ci vuole una grande costanza per mantenerla così verde e lussureggiante. Il lavoro di una vita! Quella è la mia Lo. E questi sono i miei gigli. Adoro i gigli. Non trova che abbiano una delicatezza meravigliosa?
    Humbert [guarda Lolita distesa sull’erba del giardino di casa Haze]: Meravigliosa.
  • Charlotte [comunica alla figlia Dolores che la gita al lago è rimandata]: Dolores, era la signora Farlow.
    Lolita: E allora?
    Charlotte: Rose ha la febbre, quindi la gita al lago è rimandata.
    Lolita: Ma va!
    Charlotte: Cerca di non adoperare quel tono con me! Sei pronta per la messa?
    Lolita: Non ci penso per niente a venire in quella chiesa schifosa!
    Charlotte: Signorina?
    Lolita: Niente pic nic, niente chiesa!
    Charlotte: Per me va benissimo, guarda che la coscienza è la tua! Quando torno voglio trovare la tua stanza pulita e ordinata. E lavati i capelli!
    Lolita: Me li sono lavati!
    Charlotte: Quando?
    Lolita: Un paio di mesi fa.
  • Humbert: Si sta bene oggi.
    Lolita: Potrei fare la ballerina. Non è la mia più grande aspirazione, però ho una certa grazia naturale. Una specie di triste bellezza.
    Charlotte: Sul “triste” sono d’accordo.
    Humbert: Sono curioso di vederti ballare.
    Charlotte: Si sogna sempre di diventare ballerine da piccole, volevo farlo anch’io sa? Ma ero, insomma, un po’ troppo … formosa. Non si dice così?
    Lolita: Già.
    Charlotte: Vado a prendere dell’altro vino.
    Lolita: Convincila a fare una gita al lago domani.
    Humbert: Io?
    Lolita: Mh-mh. Farà tutto quello che le chiedi, fa una cotta bestiale per te.
    Charlotte: Bisbigli, bisbigli … Allora? Che cosa state complottando voi due?
    Humbert: Ehm, vi ho mai detto che una volta, che insomma stato … che una volta io … Ehm … Insomma che ho fatto il cuoco al Polo Nord?
    Lolita: Il cuoco, mh?
    Humbert: Beh, in un certo senso. Ho aperto qualche scatoletta. Era una spedizione meteorologica, ho sparato a un orso polare.
    Charlotte: No!
    Humbert: Sì, nemmeno sfiorato però.
    Lolita: Perché l’hai fatto? E’ una vera cattiveria!
    Humbert: Perché l’ho trovato, non immaginereste mai, col muso nel miscelatore del gelato. Non potevo fargliela passare liscia perché toccatemi tutto, ma non il gelato!
    Lolita: Sei davvero suonato, Humphy
    Charlotte: La smetti, di trafficare con questa bambola? E adesso, secondo noi, Lo dovrebbe andare a letto. Lo?
    Lolita: Perché dici “noi”, viso pallido?
    Humbert: Comunque sono rimasto un bel po’ a guardare quell’orso negli occhi. Era enorme e … e …
    Lolita: E’ per me! Pronto?, No, mi dispiace, è occupata.
    Charlotte: Spero che vorrà scusare le sue cattive maniere. E ora che c’è?
    Lolita: Venite a vedere l’ultima mia creazione di danza moderna!
    Charlotte: Dolores Haze, abbassa quella musica all’istante! Oh, è una vera peste! Le dia pure uno schiaffone, se disturbasse le sue meditazioni.
  • Charlotte: Hum! Hum! Da tempo ho un sogno molto ambizioso: Riuscire a trovare una domestica veramente preparata, come la ragazza tedesca dei Talbot, e prenderla a tutto servizio.
    Humbert: Non c’è posto.
    Charlotte: Oh chéri, chéri, non sottovalutiamo le possibilità del nostro umile focolare! Potremmo metterla nella stanza di Lo. Avevo già intenzione di trasformare quel buco in una camera per gli ospiti.
    Humbert: E Lo dove dormirà?
    Charlotte: Temo che la piccola Lo non entri affatto nel quadro. La piccola Lo passerà dritta dritta dalla colonia a un buon collegio, dove le insegneranno un po’ di disciplina e dei sani principi religiosi.
  • Lolita: Io non ci vado!
    Charlotte: Voglio che le tue etichette siano cucite sui tuoi vestiti entro domani.
    Lolita: A me non va di andarci!
    Charlotte: Non credo di aver chiesto il tuo parere Dolores!
    Lolita: Se non voglio andarci, tu non puoi costringermi.
    Charlotte: Senti, è l’unica cosa da fare, secondo noi. Il professor Humbert la trova una cosa giusta, io la trovo una cosa giusta, e tu ci andrai!
    Lolita: Traditore!
    Humbert: Ah!
  • Charlotte [ripete gli aggettivi con i quali ha appena scoperto di essere stata apostrofata nel diario di Humbert]: La grande Haze. La grassa vacca. L’invadente mammina. La vecchia stupida strega finalmente ha aperto gli occhi, sai?
    Humbert: Charlotte.
    Charlotte: Sei un mostro orrendo. Sei uno spregevole, ignobile criminale.
    Humbert: No, aspet…
    Charlotte: Sei fai un passo, apro la finestra e mi metto a gridare!
    Humbert: No, ti prego!
    Charlotte: Stà lontano da me!
    Humbert: D’accordo.
    Charlotte: Parto questa sera stessa. Tieniti pure la casa, non fa niente. Ma non vedrai mai più quella miserabile vile mocciosa in vita tua. E adesso fuori da questa stanza!
  • Humbert: Allora, ti sei divertita al campo?
    Lolita: Mh- mh.
    Humbert: Sai che mi sei mancata? Mi sei mancata tanto.
    Lolita: Tu a me per niente. Anzi, ti sono stata schifosamente infedele. Ma che t’importa? Tanto ormai tu non mi vuoi più bene!
    Humbert: Perché pensi che non ti voglia più bene?
    Lolita: Perché non mi hai dato nemmeno un bacio.
    Humbert: Ah, scusi agente.
    Poliziotto: Avete visto, poco prima dell’incrocio, passare per caso una berlina blu?
    Humbert: Ah, una berlina blu…? No, no, non credo.
    Lolita: Nulla di blu all’orizzonte!
    Humbert: No, non l’abbiamo vista.
    Lolita: È sicuro che fosse blu? Io ne ho vista una un po' lilla! Anzi, no, forse era viola!
    Poliziotto: D’accordo, d’accordo. Fa niente, grazie. Scusate e tante grazie.
    Lolita: Non ci spari, non ci spari!
  • Quilty [nella hall dell’Hotel dei Cacciatori Incantati]: È un bel cane, vero?
    Lolita: Adoro i cani.
    Quilty: Beh, questo è il mio cane. Gli sei simpatica. Non tutti gli vanno a genio.
    Lolita: E chi gli va a genio?
    Quilty: Col fiuto capisce se uno è dolce. Gli piacciono le persone dolci, giovani e carine come te.
  • Lolita: Aspetta un attimo. Dovremmo dormire nella stessa camera? Nello stesso letto?
    Humbert: Ho chiesto di portare un lettino. Posso anche starci io.
    Lolita: Tu sei pazzo.
    Humbert: Perché, mia cara?
    Lolita: Perché mio caro, quando la mia cara mammina lo scoprirà, chiederà il divorzio a te e strangolerà me.
    Humbert: No, stammi bene a sentire. A tutti gli effetti sono tuo padre, il responsabile del tuo benessere. Non siamo ricchi e in viaggio potremmo essere, sì insomma, voglio dire, esseri costretti a una certa vicinanza. Può capitare. Due persone che dividono la stessa camera d’albergo inevitabilmente raggiungono una sorta di… come dire… Non è facile trovare una parola.
    Lolita: Quella giusta è “incesto”.
  • Quilty [nella veranda dell'Hotel dei Cacciatori Incantati]: Dove diavolo l’ha trovata?
    Humbert: Come, prego?
    Quilty: Ho detto: “Che diavolo di serata!”.
    Humbert: Già, infatti.
    Quilty: Chi è la ragazzina?
    Humbert: Ehm… È mia figlia.
    Quilty: Non è vero, lei mente.
    Humbert: Cosa?
    Quilty: Ho detto: “Che tempo inclemente!”. La madre dov’è?
    Humbert: È morta.
    Quilty: Oh, mi dispiace! Perché non pranzate con me domani, quando questo esercito di preti se ne sarà andato?
    Humbert: Ce ne andremo anche noi, grazie. Buonanotte.
    Quilty: Mi scusi, sono ubriaco. Buonanotte. Quella sua bambina ha bisogno di farsi una bella dormita. Il sonno è una rosa, come dicono i persiani. Fuma?
    Humbert: No, adesso no. Grazie. Buonanotte.
    Quilty: Se la goda.
  • Humbert [al mattino, nel letto dell’albergo, dopo che Lolita gli ha bisbigliato qualcosa all’orecchio]: Lo facevi insieme a Charlie? Al campo?
    Lolita: Non dirmi che non hai mai fatto questo gioco da ragazzo?
    Humbert: Io no.
    Lolita: Mi tocca insegnarti proprio tutto.
  • Lolita [in auto, dopo aver lasciato l’albergo]: Accidenti!
    Humbert: Che c’è?(Humbert)
    Lolita: Possiamo fermarci a un distributore?
    Humbert: Possiamo fare quello che vuoi.
    Lolita: Beh, devo fare una sosta. Ho un dolore dentro. Perché, non te l’aspettavi? Ero un tenero e fresco giglio, prima che tu mi rovinassi. Dovrei chiamare la polizia e dire che mi hai violentata, vecchio sporcaccione.
  • Lolita [esce dalla stazione di servizio]: Ho preso questi. Dammi qualche spicciolo, voglio chiamare mamma all’ospedale. Qual è il numero? Mh?
    Humbert: Sali, non puoi chiamare l’ospedale.
    Lolita: Perché no?
    Humbert: Ti ho detto di salire. Chiudi lo sportello.
    Lolita: Ma perché non posso chiamarla, se mi va di farlo?
    Humbert: Perché tua madre è morta.
  • Lolita: Quando conviene comprare un uccello?
    Humbert: Non lo so quando conviene comprare un uccello.
    Lolita: Quando è in ribasso!
  • Lolita: Avrei una parte in una commedia.
    Humbert: Quale commedia?
    Lolita: Non so, fanno una recita. A scuola.
    Humbert: Insieme ai ragazzi della Butler Academy?
    Lolita: Non lo so. Può darsi.
    Humbert: Non la trovo una grande idea.
    Lolita: Vuoi privarmi dei miei diritti civili?
    Humbert: Dove hai sentito dire così?
    Lolita: Sono intelligente. Ho il diritto di prendere parte a ciò che mi va.
    Humbert: No, se io dico no.
    Lolita: Ti piace? Vuoi che continui, vero? Voglio anch’io delle cose.
    Humbert: Quali?
    Lolita: Cose. Lo sai che la mia paga settimanale è di un dollaro?
    Humbert: Certo che lo so.
    Lolita: Credo che dovrebbe essere di due dollari. Ho detto: “Credo che dovrebbe essere di due dollari.”
    Humbert: Un dollaro e cinquanta.
    Lolita: Sono proprio convinta che dovrebbe essere di due. Non ho ragione? Dimmi che ho ragione.
    Humbert: Oddio, sì. Due dollari.
    Lolita: E farò la parte nella commedia.
  • Humbert: Le lezioni di piano, come le trovi?
    Lolita: Belle. Grandiose, eccellenti, divine, perfette.
    Humbert: Specialmente da quando ne hai saltate due. Dove sei stata?
    Lolita: Dove sono stata? Avrei dovuto dirtelo prima. Ero al parco, a fare le prove insieme con Molly.
    Humbert: E’ questa la scusa?
    Lolita: Non è una scusa, è la verità.
    Humbert: D’accordo. Il numero di telefono di Molly.
    Lolita: Il suo numero di telefono?
    Humbert: Sì, hai capito benissimo. Dammi quel numero.
    Lolita: Klausen, 5-7-2-4-1.
    Humbert [Humbert chiama la compagna di scuola di Lolita]: C’è Molly per favore?
    Molly: Sono io, chi parla?
    Humbert: Molly, sono il padre di Dolores.
    Molly: Buonasera.
    Humbert: Molly, è vero che tu è Dolores avete provato la commedia al parco, negli ultimi due martedì pomeriggio?
    Molly: Vediamo. Gli ultimi due martedì?
    Humbert: L’ultimo per l’esattezza è stato ieri.
    Molly: Ah, ora ricordo. Sì, è vero. Sono davvero mortificata, la colpa è tutta mia, mi creda. L’idea di andare a fare le prove al parco è stata mia. Ma l’abbiamo fatto soltanto perché non volevamo disturbarla, signor Humbert. ?
    Lolita [si rivolge seria ad Humbert mentre beve un bicchiere di latte]: Allora? Te l’ha confermato?
    Humbert: Sì. Senza dubbio vi eravate già messe d’accordo. Eh, e le avrai raccontato di noi scommetto. Senti, questa storia deve finire! Io non so che cosa complotti, ma qualunque cosa sia, qualunque sia è meglio che finisca subito, altrimenti il tempo di fare la valigia e ti porto via da Beardsley!
    Lolita: Che cosa dovrebbe finire?
    Humbert: Sai benissimo a cosa mi riferisco!
    Lolita: Vacci piano Mister!
    Humbert: Fammi vedere dove nascondi i soldi!
    Lolita: Non mi toccare pervertito, non mi toccare!
    Humbert: Tu stai cercando di scappare, stai cercando di scappare lo so!!
    Lolita: Sì hai ragione, è tutto vero! Chiunque scapperebbe e tu lo sai!
    Humbert: Fammi vedere tutti i soldi che hai nascosto! Tutti!
    Lolita: Quei soldi io me li sono guadagnati!
    Lolita [dopo aver ricevuto un ceffone]: Avanti, uccidimi! Uccidimi come hai ucciso mia madre.
    Humbert: Scusami. Mi dispiace.
    Lolita: Uccidimi come hai ucciso mia madre, bastardo!
    Humbert: Smettila! Smettila!
    Lolita: Coraggio che aspetti? Uccidimi come hai fatto con mia madre, bastardo!
    Humbert: Adesso basta!
    Lolita: Avanti! Uccidimi! Coraggio, uccidimi! Ti sto chiedendo di uccidermi!
    Humbert: Basta, basta!
    Lolita: Uccidimi! Uccidimi! Uccidimi!
    Humbert: Basta! Dolores, basta!
    Lolita: Ti odio!
    Humbert: Stà Zitta!
    Lolita: Ti odio!
    Humbert: Cerca di calmarti! Calmati!
    Lolita: Mamma! Mamma!
    Humbert: Dove stai andando? Torna qui, Lo! Scusami! Scusami! Scusami, scusami, scusami!
  • Humbert [chiede a Lolita dove sia l'uomo con cui è fuggita cinque anni prima, convinto sia lo stesso che ha sposato]: Lui, dov’è?
    Lolita: Senti… Dick non c’entra niente in quella storia. Crede che tu sia mio padre. Non rivanghiamo quel lerciume.
    Humbert: Lo scoprirò da solo.
    Lolita: Ma davvero non l’hai capito? Mio Dio, papà, era Quilty. Era Clare Quilty!
    Humbert: Sì… Ma certo… Quilty.
    Lolita: Sì. E’ stato l’unico uomo che mi ha fatto letteralmente impazzire.
    Humbert: Più di me? … E com’è finita? Dai, dimmelo.
    Lolita: Si sapeva che gli piacevano le ragazzine. Girava dei filmini nella sua villa a Parkington. Pavor Manor. Ma io non ci stavo a fare quelle cose.
    Humbert: Quali cose?
    Lolita: Due ragazze insieme, due ragazzi… Anche con tre, o quattro uomini. Vivian stava lì a filmare tutto quanto. Gli ho detto: “Io non faccio porcherie con i tuoi schifosi ragazzi”. “Io voglio te”. E mi ha sbattuta fuori.
    Humbert: Lolita. Da qui a quella vecchia automobile che conosci così bene, ci sono appena venticinque passi. Fa questi 25 passi. Falli con me, adesso.
    Lolita: Stai dicendo che ci darai i soldi, se vengo in un motel con te?
    Humbert: No, no! Sto dicendo: “lascia questo posto, vieni a vivere con me, e morire con me, e tutto con me.
    Lolita: Tu sei folle!
    Humbert: Se rifiuti, li avrai comunque i soldi.
    Lolita: Davvero?
    Humbert: Certo! Aspetta. Ecco, prendili.
    Lolita: Mio Dio! Vuoi dire che ci dai quattromila dollari? Grazie.
    Humbert: No, non mi toccare! Io muoio se tu mi tocchi. Dimmi, c’è speranza che tu venga con me?
    Lolita: No caro. No vedi, piuttosto preferirei tornare da Quilty.
    Humbert: Me ne vado.
    Lolita: Chiamo Dick, così lo saluti?
    Humbert: No, non voglio vederlo. Me ne vado. Me ne vado. Riuscirai mai a dimenticare quello che ti ho fatto?
    Lolita [rivolgendosi al proprio cane]: Su, Molly, saluta. Dà brava, saluta il mio papà.
  • Quilty: E lei chi è? Non sarà per caso… Browster? Sa? Lei non somiglia a Jack Browster. Insomma, la somiglianza non è particolarmente evidente. Mi hanno parlato di un fratello però nella stessa compagnia telefonica.
    Humbert: Non mi chiamo Browster. Si ricorda di una ragazzina di nome Do- Dolores Haze? Io sono suo padre.
    Quilty: Sciocchezze. Lei è uno straniero, lei è un’agente di chissà quale potenza straniera, un’agente letterario straniero.
    Humbert: Era mia figlia. La mia bambina.
    Quilty: Ah beh, anche a me piacciono i bambini. E i padri. Adoro i padri. Ah, ho le sigarette…
    Humbert: Non si muova!
    Quilty: Eccole qui. Adesso servono dei fiammiferi. Ha da accenderle?
    Humbert: Quilty, voglio che lei si concentri. Tra un momento, morirà.
    Quilty [esclama spaventato, dopo lo sparo di Humbert]: Mh! Ah! Oddio!
    Humbert: Vuole essere giustiziato in piedi o seduto?
    Quilty: Mi faccia pensare un momento, mi faccia pensare. Non è una domanda facile.
    Humbert: Quilty, quello che le sta succedendo lo capisce? Sì? Provi a pensare a Dolores Haze.
    Quilty: Ci provo, ci sto provando. Davvero! D’accordo, senta, ho commesso un errore e sono dispiaciuto, sinceramente. Non ho potuto, non mi sono divertito con la sua bambina. Sono praticamente impotente per dire la malinconica verità, ma le ho regalato una splendida vacanza e ha incontrato delle fantastiche persone. Conosce per caso…
    Humbert: Fermo!
    Quilty: Oddio!
    Humbert: Mi ha defraudato. Mi ha defraudato della mia redenzione. E ora deve morire.
    Quilty : Non so di cosa stia parlando.
    Humbert: Non sa.
    Quilty :La mia memoria e la mia eloquenza non sono al meglio oggi, ma in realtà deve ammettere di non essere mai stato un patrigno ideale. Eh? E io non ho forzato la sua piccola protetta a seguirmi. E’ stata lei a pregarmi di trasferirla in una dimora più felice. Si guardi attorno. La vede questa casa? E’ molto fresca d’estate, è comodissima. Le suggerisco di trasferirsi qui. Secondo me sarebbe felice. Può usare il mio guardaroba. Abbiamo una domestica molto affidabile e corruttibile, una delle pulizie, come diciamo noi. Non ha solo delle figlie, ma anche delle deliziose nipoti… E sono a conoscenza di un paio di cosette sul capo della polizia che me lo rendono schiavo. Schiavo! Metta giù la pistola. E c'è un’altra cosa, metta giù la pistola, questa sì che le piacerà. Pensi che di sopra ho una collezione assolutamente unica di arti erotiche. Metta giù la pistola. Inoltre, in via del tutto eccezionale, posso fare in modo che lei assista alle esecuzioni. Non tutti sanno che la sedia dipinta di giallo… Qualcuno mi aiuti!!

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