Luciano Bianciardi

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Luciano Bianciardi (1922 – 1971), scrittore, giornalista, traduttore italiano.

Citazioni di Luciano Bianciardi[modifica]

  • Anziché mandarmi via da Milano a calci in culo, come meritavo, mi invitano a casa loro.[1]
  • Ci avevano allevati dunque per questo, per comandare, cinquanta soldati, cinquanta contadini, e portarli a sparare contro altri cinquanta soldati, cinquanta contadini?[2]
  • Fra queste due Italie per diverso motivo depresse, come suol dirsi oggi, la nostra Italia di mezzo non riesce a trovare la mediazione. Star lì è comodo quanto vuoi, ma non serve a nulla. Io credo che noi due siamo venuti quassù proprio per questo, per tentare la mediazione. [...] Quassù noi siamo venuti allo stesso modo che se si fosse preso il treno per Matera. In una zona depressa siamo venuti, credilo pure, e ben più difficile che la Lucania: perché là la depressione salta subito agli occhi, mentre qui si maschera da progresso, da modernità. [...] Sta a noi batterci per il sollevamento, per il risorgimento, diciamolo pure, di questa Italia, anche di questa Italia.[3]
  • Ha piovuto sempre. D'agosto pioveva, poi ha piovuto a settembre. Ha piovuto a ottobre. Non c'è stata stagione. Non ci sono più stagioni, ormai, piove sempre. E fa sempre freddo.[4]
  • La censura è quasi sempre, più che un'imposizione dall'alto, un cedimento supererogatorio dal basso. E più spesso figlia della paura e del conformismo che dell'autorità inquisitoria. Proprio per ciò essa è la negazione della democrazia.[5]
  • [Sull'allunaggio dell'Apollo 11] Questa luna che un tempo posava quieta sopra i tetti, ora è distante trecentocinquantamila chilometri, ora è brutta, immonda, morta, e ci hanno messo il piede sopra due terrestri dai capelli tagliati corti, proprio come i marines che perdono la guerra nel Vietnam.[6]
  • Tu credi, europeo marcio, di amare il deserto, la natura, la campagna, ma poi dici "finalmente" quando ricompaiono i segni dell'odiata civiltà.[7]
  • Vedi, forse tu non sai chi fosse Bruno Tasso. Era un mio amico, faceva lo stesso mio mestiere, il traduttore, e si ammazzò poco tempo dopo l'uscita de La vita agra. [...] Qualcuno dice che si ammazzò perché era alcolizzato o perché non andava d'accordo con la moglie o perché Garzanti l'aveva licenziato, ma non basta questo a spiegare le cose. La ragione vera è che faceva quel mestiere e ne era ossessionato fino al punto di decidere di farla finita. Perché, vedi, non tutti se ne rendono conto, ma tradurre è un mestiere micidiale che ti costringe ore e ore attaccato alla macchina da scrivere a cercare parole che poi tu presti ad altri. E spesso sono parole prestate a persone e a libri inutili e questo a poco a poco logora e uccide.[8]
  • Voglia il cielo ch'io sia cattivo profeta, ma anche in questo i piemontesi prevarranno, lasciando ai napoletani solamente i maccheroni e i mandolini, e pigliandosi il resto.[9]

Il lavoro culturale[modifica]

Incipit[modifica]

Il problema delle origini ha sempre sedotto e affaticato la mente di saggi, sapienti e intellettuali: origini dell'uomo, delle specie, della società; origini del male e della disuguaglianza. Dalle origini di una città o di una religione si son calcolati gli anni, e dire "originale" significa riconoscere un merito. Insomma pare — e chissà poi per quale ragione — che alla gente importi più del passato, del remoto passato, incapace ormai di far male ad alcuno, che dell'avvenire, del prossimo avvenire, sempre, come ben sappiamo, minaccioso e incombente. Stando così le cose non c'è sa stupirsi se anche nella nostra città, piccola città, ma civile e progredita, c'erano sapienti, dotti e intellettuali che ne cercavano alacremente le origini. (p. 5)

Citazioni[modifica]

  • Gli etruschi? Ma gli etruschi non sono mai esistiti. Voi vi chiedete da dove sono venuti, se dal continente, o dall'Asia Minore, o dall'America; avanzate anche l'ipotesi che siano sempre stati qui. Ebbene, avete tutti ragione e tutti torto, cioè vi ponete un problema che non ha senso. Avrebbe senso chiedersi da dove sono venuti i piemontesi, o i toscani, o i milanesi? Non esistono popoli che, tutti d'accordo, un bel giorno prendono il mare (dove trovano tante navi, oltre tutto?) e se ne vanno altrove. (p. 12)

La vita agra[modifica]

Incipit[modifica]

Tutto sommato io darei ragione all'Adelung, perché se partiamo da un alto-tedesco Breite il passaggio a Braida è facile, e anche il resto: il dittongo che si contrae in una e apertissima, e poi la rotacizzazione della dentale intervocalica, che oggi grazie a cielo non è più un mistero per nessuno. La si ritrova, per esempio, nei dialetti del Middle West americano, e infatti quel soldato dell'aviazione che conobbi a Manduria mi diceva «haspero» mostrandomi il ditone della mano destra ingessato, e io non capivo; ma poi non c'è nemmeno bisogno di scomodarsi a traversare l'Oceano, perché non diceva forse «Maronna mia» quell'altro soldato, che era nato appunto a Nocera Inferiore?

Citazioni[modifica]

  • Ma per intanto il coito si è ridotto, per la stragrande maggioranza degli utenti, a pura rappresentazione mimica, a ripetizione pedissequa e meccanica di positure, gesti, atti, trabalzamenti, in vista dell'evacuazione seminale, unico fine ormai riconoscibile e legalmente esigibile. Il resto non conta, il resto è puro simbolo che serve a spingerti all'attivismo vacuo. Questo vuole la classe dirigente, questo vogliono sindaco, vescovo e padrone, questurino, sociologo e onorevole, vogliono non già una vita sessuale vissuta, ma il continuo stimolo del simbolo sessuale che induca a muoversi all'infinito. (p. 64)
  • Ora, i tacchi a spillo sono stati inventati per spostare il baricentro della figura femminile, dandole così un portamento sessuato e cattivante. Allo stesso scopo in Cina scorciavano un tempo i piedi alle bambine, così da grandi avrebbero avuto il baricentro spostato, e l'andatura di cui si diceva sopra. Tutto questo vale purché l'incesso della donna sia lento e armonico. Se invece la donna vuole essere, oltre che sessuata, efficiente, e sui tacchi a spillo ci va di premura, di prescia, di fretta insomma, allora lo spostamento di baricentro provoca una scossa sgraziata che si scarica sulle gote e le fa sconciamente vibrare. (p. 106)
  • Nel nostro mestiere invece occorre staccarli bene da terra, i piedi, bisogna muoversi, scarpinare, scattare e fare polvere, una nube di polvere possibilmente, e poi nascondercisi dentro. (p. 108)
  • Come si può valutare un prete, un pubblicitario, un PRM? Come si fa a calcolare la quantità di fede, di desiderio di acquisto, di simpatia che costoro saranno riusciti a far sorgere? No, non abbiamo altro metro se non la capacità di ciascuno di restare a galla, e di salire più su, insomma di diventare vescovo. In altre parole, a chi scelga una professione terziaria o quartaria occorrono doti e attitudini di tipo politico. La politica, come tutti sanno, ha cessato da molto tempo di essere scienza del buon governo, ed è diventata invece arte della conquista e della conservazione del potere. (p. 109)
  • E la lotta politica, cioè la lotta per la conquista e la conservazione del potere, non è ormai più – apparenze a parte – fra stato e stato, tra fazione e fazione, ma interna allo stato, interna alla fazione. (p. 109)
  • Il metodo del successo consiste in larga misura nel sollevamento della polvere. (p. 109)
  • Mentre l'uomo ha sulle spalle millenni di storia faticosa e ingrata, la donna esce appena oggi dalla soggezione, fresca e riposata, carica di energia e di voglia di rifarsi contro l'oppressore maschio. (p. 110)
  • Io, lo giuro, non ho paura della morte, ma l'agonia sì, mi fa paura, specialmente quando dura anni, e ti mozza il lavoro, e tu stai male, avresti bisogno di riposarti e di guarire, e invece continuano a tafanarti i padroni di casa, i letturisti della luce, Mara con la comunione e le palline del bimbo, le tasse, i rappresentanti di commercio, i datori di lavoro, i medici, i farmacisti, le cambiali, gli esattori dell'abbigliamento. L'agonia continua fino a che a tutti costoro sembri che ci sia il modo di levarti di corpo qualcosa ancora, e fino a che tu abbia la forza di continuare. Poi lasciano che tu muoia. (cap. IX, 1971, p. 166)
  • È aumentata la produzione lorda e netta, il reddito nazionale cumulativo e pro capite, l'occupazione assoluta e relativa, il numero dello auto in circolazione e degli elettrodomestici in funzione, la tariffa delle ragazze squillo, la paga oraria, il biglietto del tram e il totale dei circolanti su detto mezzo, il consumo del pollame, il tasso di sconto, l'età media, la statura media, la valetudinarietà media, la produttività media e la media oraria al giro d'Italia.
    Tutto quello che c'è di medio è aumentato, dicono contenti. e quelli che lo negano propongono però anche loro di fare aumentare, e non a chiacchiere, le medie; il prelievo fiscale medio, la scuola media e i ceti medi. Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. Chi non ha l'automobile l'avrà, e poi ne daremo due per famiglia, e poi una a testa, daremo anche un televisore a ciascuno, due televisori, due frigoriferi, due lavatrici automatiche, tre apparecchi radio, il rasoio elettrico, la bilancina da bagno, l'asciugacapelli, il bidet e l'acqua calda.
    A tutti. Purché tutti lavorino, purché siano pronti a scarpinare, a fare polvere, a pestarsi i piedi, a tafanarsi l'un con l'altro dalla mattina alla sera.
    io mi oppongo. (cap. X, p. 176)
  • No Tacconi, ora so che non basta sganasciare la dirigenza politico-economico-social-divertentistica italiana. La rivoluzione deve cominciare in interiore homine.
    Occorre che la gente impari a non muoversi, a non collaborare, a non produrre, a non farsi nascere bisogni nuovi, e anzi a rinunziare a quelli che ha. (cap. X, p. 160)
  • Nell'attesa che ciò avvenga, e mentre vado elaborando le linee teoriche di questo mio neocristianesimo a sfondo disattivistico e copulatorio, io debbo difendermi e sopravvivere. (p. 163)
  • Io lo dico sempre, metteteci una catasta di libri, e accecati come sono comprerebbero anche quelli.[10] (p. 172)
  • E poi mi sono accorto che andando in centro trovi sì qualche conoscenza, ma ti accorgi subito che la tua conoscenza è un fatto puramente ottico. Non trovi le persone, ma soltanto la loro immagine, il loro spettro, trovi i baccelloni, gli ultracorpi, gli ectoplasmi. (p. 194)
  • Insomma se uno è costretto per nascita e malasorte a lavorare, meglio che lavori di continuo finché non muore, e se ne stia fermo sul posto di lavoro. Io non capisco tanta gente che sgobba per farsi la casa bella nella città dove lavora, e quando se l'è fatta sgobba ancora per comprarsi l'automobile e andare via dalla casa bella. Io poi l'automobile non l'avrò mai, e nemmeno la casa bella; debbo contentarmi di lavorare per restare come sono, e lavorare sempre di più, anzi, perché con il continuo aumento dei prezzi, per restare come sono occorre un guadagno ogni anno maggiore. (cap. XI, 1971, p. 215)
  • Il purgatorio moderno è fatto di purghe, di iniezioni, di interventi chirurgici.

Explicit[modifica]

Io resto lì mezzo coricato, coi pensieri sempre più nebbiosi. Mentre si guardavano soffiò la granata del bengala, e tracciò il suo arco iridescente e sbottò nel paracadute. Dev'essere così: quel plopped è uno sbottò. Ma più avanti come la metto? E' lo stesso plopped, no? Dice: the soft blob of light plopped and burst on the open page. E' quando Gragnon sta leggendo Gil Blas, lo ricordo. La morbida bolla di luce gocciò e si ruppe sulla pagina aperta. Come quella che spenge Anna prima di venire nel mio letto. E anch'io, tra poco, sbotto e goccio. Dunque quel plopped va bene così, no? Poi il sonno è già arrivato e per sei ore io non ci sono più.

Incipit di Natale con il miele[modifica]

Un giorno, inquadrati per tre e con le scarpe lucide, come se fosse un normale servizio, una corvée, ci portarono al castello di Oria.[11]

Note[modifica]

  1. Citato in Massimo Raffaeli, Luciano Bianciardi, anarchico e santo impossibile, Rep.repubblica.it, 7 marzo 2018.
  2. Da Il lavoro culturale; citato in Pino Corrias, Vita agra di un anarchico, Feltrinelli, Milano, 2011, p. 38.
  3. Da L'integrazione, cap. II.
  4. Da Aprire il fuoco; citato in Pino Corrias, Vita agra di un anarchico, Feltrinelli, Milano, 2011, p. 230.
  5. Da Censura al tricolore ne Le Ore del 9 gennaio 1964.
  6. Da Il convitato di vetro: Telebianciardi, ExCogita, 2007, p. 172. ISBN 9788889727362
  7. Da Viaggio in Barberia.
  8. Da un'intervista andata in onda nel programma televisivo Blob, Rai 3, 31 agosto 2007; riportata in Luciano Bianciardi su Bruno Tasso: «Tradurre è un mestiere micidiale».
  9. Da La battaglia soda, cap. VIII, ne L'antimeridiano, vol. I.
  10. Proposta per sfruttare la frenesia d'acquisto caratteristica dei primi supermercati, uno dei quali apre sotto la casa del protagonista.
  11. Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

Bibliografia[modifica]

  • Luciano Bianciardi, La vita agra, Bompiani, Tascabili, 1962. ISBN 9788845249112.
  • Luciano Bianciardi, Il lavoro culturale, Feltrinelli, Universale economica, 2007². ISBN 9788807814617.
  • Luciano Bianciardi, L'antimeridiano. Opere complete, a cura di Luciana Bianciardi, Massimo Coppola, Alberto Piccinini, Isbn Edizioni, 2005.
  • Luciano Bianciardi, L'integrazione, Bompiani, 1960.
  • Luciano Bianciardi, Viaggio in Barberia, EDT, 2003.

Voci correlate[modifica]

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