Luigi Ernesto Palletti

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Stemma e motto di mons. Palletti

Luigi Ernesto Palletti (1956 – vivente), vescovo cattolico italiano.

Citazioni di Luigi Ernesto Palletti[modifica]

  • Ciò che viene creduto nel cuore, e rimarrebbe invisibile all'esperienza dei più, diventa visibile nell'opera della carità.[1]
  • La coscienza della pari dignità tra uomo e donna sempre dev'essere alimentata e custodita nel nostro spirito e vissuta nella quotidianità della vita.[2]
  • Dovete essere generosi, tutti noi sacerdoti dobbiamo essere generosi, testimoni di una Chiesa in uscita, missionaria, in annuncio, capace di dire l'essenziale: Gesù Cristo è morto e risorto per noi.[3]
  • Fuori dal "servire" perdiamo il senso di noi stessi: il Vangelo è esplicito, quando ci ricorda che "il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito ma per servire"..
    [...] Ma vuol dire soprattutto permettere allo Spirito di compiere ciò che dice il Signore: «Chi ascolta voi ascolta me».[3]
  • Guardo la mia nuova famiglia. È davvero grande. Ora guidarla tutta sarà un problema. Auspico un dialogo nel rispetto delle proprie competenze e finalizzato sempre al vero bene comune.[4]
  • Itala Mela ci ricorda che, se siamo stati battezzati nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo, dobbiamo vivere immersi in questa presenza della Trinità, che tutto avvolge.[5]
  • Significativamente la Mulieris Dignitatem si apre con la riaffermazione della dignità della donna e, allacciandosi al messaggio finale del Concilio Vaticano II, dichiara che è venuta l'ora in cui la vocazione della donna si svolge con pienezza, l'ora in cui la donna acquista nella società un'influenza, un irradiamento, un potere finora mai raggiunto. E sottolinea che in un momento in cui l'umanità conosce una profonda trasformazione, le donne illuminate dallo spirito evangelico possono tanto operare per aiutare l'umanità a non decadere.[2]
  • Nella Mulieris Dignitatem si rende onore a tutte le manifestazioni del "genio" femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli. E si chiede che le donne siano attentamente riconosciute e valorizzate. [...] Nella Chiesa, da sempre, è stato ritenuto elemento fondamentale l'apostolato femminile al suo interno.[2]
  • Certamente ogni santo ha un suo particolare dono, ma la varietà delle figure di santità che la Chiesa ci propone nel corso dei secoli ci ricorda che non vi è situazione, condizione, tempo, nel quale, con la grazia di Dio, non si possa giungere a questa meta.[5]
  • [...] il rispetto dell'altro, che non vuol dire solo non offenderlo, ma anche volerlo salvo. Se lo induco al peccato, lo uccido. Le nostre parole sono fonte di vita? Di fatto, il peccato è menzogna, perché inganna riguardo alla verità della nostra natura e dipendenza da Dio. Bisogna aver rispetto per se stessi, dobbiamo ricercare l'integrità, anche del corpo. Dobbiamo chiederci quanto la nostra vita sia vera, conforme al Vangelo.[6]
  • Padre Semeria aveva la capacità di entrare nella storia concreta del suo tempo da uomo di fede e di carità.[1]
  • Il presbitero si santifica nella "carità pastorale" e non può farlo se non ama la sua comunità e se non si fa amare dalla sua comunità. Voi [ordinandi] siete dunque chiamati ad essere santi santificando, ad essere presbiteri sempre, in ogni momento della vostra vita.
    Ecco, voi oggi diventate presbiteri non solo "per sempre", ma "ovunque". Questo aspetto dell'"ovunque" non sempre viene sottolineato, ed invece è importante, allo stesso modo del "sempre", è fondamentale.[3]
  • La luce della Pasqua si irradia su ognuno di noi, [...] è una luce di vita e di pace, mistero di rinascita e di rinnovamento. È un dono elargito dalla misericordia di Dio, che nel contempo chiede però a noi una accoglienza generosa.[7]
  • La santità è il frutto più bello della Pasqua del Signore.[7]
  • «Sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo», ha promesso Gesù. E l'incontro, anche se velato, mediato dalla fede, è possibile, anche oggi: nell'ascolto della parola di Dio, nella preghiera, nella liturgia della Chiesa, nella carità operosa. I doni di Dio sono sempre gratuiti e personali, non privati e magici. Ma richiedono il coinvolgimento personale, quel "se vuoi" che Gesù premette.[4]
  • La fede ci dona verità salvifiche che non possono essere disattese. Dobbiamo conoscere, ascoltare Cristo. Solo così conosciamo la verità e la verità ci farà liberi. Bisogna dedicare tempo e attenzione alla Scrittura, nel solco del magistero della Chiesa, come chiede il Concilio Vaticano Secondo.[4]
  • La tentazione di un falso concetto di autonomia rischia di intaccare le radici più profonde dell'umanità: la creatura, senza il creatore, svanisce. Spesso, anche dove non si giunge alla negazione dell'esistenza di Dio, ci si trova vivere come se Lui non esistesse, anche con forme di secolarismo credente, dove Dio è sì creduto, pregato, ma è concepito come una forma di benessere dell'uomo, un più che, ove si ritenga di assumerlo, ottimizza la vita. Per Francesco non è così. Egli non relega Dio nel ruolo di ottimizzatore, bensì, abbracciandolo in Cristo, lo riconosce suo creatore e redentore. Ovvero la radice più intima dell'esistenza del Creato e dell'uomo.[8]
  • La tentazione è di stare in sé stessi. Chi vuole conservare la propria vita, la perde. Siamo connessi. Non esiste vita sganciata da un contesto. Noi per vivere abbiamo bisogno di un pianeta, di un'atmosfera. Attentare alle connessioni significa attentare alla vita. Bisogna riflettere sulla dignità più profonda dell'essere umano. Su questo non si può scendere a patti. Non c'è male minore. E bisogna essere sempre aperti alla speranza, perché noi credenti vediamo sempre nell'ottica della provvidenza.[9]
  • Senza venir meno al rispetto verso tutte le persone, mi corre il dovere di ricordare che Papa Francesco nell'Esortazione Apostolica "Amoris Laetitia" ha riportato che "circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia".[10]

Note[modifica]

  1. a b Citato in 150° dalla nascita del Servo di Dio Padre Giovanni Semeria, Agensir.it, 26 settembre 2017.
  2. a b c Dall'intervista di Giacomo Galeazzi, Un gesto in contrasto con il magistero della Chiesa, Vaticaninsider.it (La Stampa), 28 dicembre 2012.
  3. a b c Citato in Egidio Banti, L'ordinazione di due nuovi sacerdoti in diocesi, Tele Liguria Sud.it', 15 novembre 2015.
  4. a b c Citato in Le prime parole di monsignor Palletti da vescovo della Spezia, Cittadellaspezia.com, 3 dicembre 2012.
  5. a b Citato in Beatificazione Itala Mela: mons. Palletti: "La santità è la meta alla quale tutti dobbiamo giungere", Agensir.it, 12 giugno 2017.
  6. Citato in Anche alla Spezia 24 ore per il Signore, Sopralanotizia.it, 12 marzo 2015.
  7. a b Citato in Pasqua 2017 - mons. Palletti: "la carità concreta non deve mai mancare nella vita di ognuno di noi", Agensir.it, 20 aprile 2017.
  8. Citato in don Giuseppe Savoca, Omelia di Palletti a Santa Maria degli Angeli: «La centralità di Dio nella storia degli uomini», DiocesiLaSpaezia.it, 10 settembre 2017.
  9. Citato in Mons. Palletti: "La tentazione è di stare in sé stessi. Non esiste vita sganciata da un contesto", Cittadellaspezia.com, 2 febbraio 2019.
  10. Citato in F. Franceschi, Sacerdote diocesano: «Io, Anti-gender? Sostengo l'amore. E condanno l'omofobia». Comunicato di mons. Palletti, La Nazione.it, 19 gennaio 2017.

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