Licurgo Cappelletti

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Licurgo Cappelletti (1842 – 1921), insegnante, storico e scrittore italiano.

Della civiltà e della sua storia[modifica]

Incipit[modifica]

L'uomo è un essere morale, vale a dire un essere intelligente e libero. Egli non può conservare la sua esistenza che in riconoscere gli esseri coi quali è in rapporto, e in osservare questi rapporti medesimi. La conoscenza degli esseri forma la sua scienza: l'osservazione dei rapporti costituisce la sua giustizia. La sapienza è all'uomo necessaria per procedere moralmente, quanto il lume per dirigere sicuramente i suoi passi; e perché egli è libero, la vera regola delle azioni gli è necessaria per non fare una falsa elezione.

Citazioni[modifica]

  • La divina Commedia è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. (cap. XIII, p. 31)
  • L'uomo è insaziabile; non potendo misurare l'eternità, egli misura i secoli. (cap. XIV, p. 32)

Letteratura spagnuola[modifica]

  • Fra i più illustri scrittori di questo secolo [XVI] devesi annoverare don Diego Hurtado de Mendoza, il quale appartiene a quella categoria d'uomini insigni che sapevano maneggiare bene la spada come la penna, e di cui la Spagna ci ha dato tanti splendidi esempî. (cap. V, p. 30)
  • Erudito e letterato, Mendoza è il primo storico spagnuolo che abbia saputo unire l'eloquenza alla politica; egli ha saputo altresì riprodurre naturalmente la maniera dei grandi storici dell'antichità. [...]. Lo scrittore che Mendoza ha scelto a modello, è lo storico latino Sallustio. Egli ne imita felicemente le sentenze, e qualche volta la concisione e l'oscurità. (cap. V, pp. 31-32)
  • Ferdinando de Herrera, detto il divino, fu uomo di focosa immaginazione, di alti pensamenti e di erudizione vastissima. [...]. Fu poeta d'ingegno vigoroso, pieno di ardore per aprire una nuova via e per affrontare le critiche: ma il nuovo stile, che egli volle introdurre nella poesia spagnuola, lo aveva già prima maturato nella sua mente: le sue espressioni non venivano dal cuore, e in mezzo alle sue più grandi bellezze si manifesta sempre l'artifizio. (cap. V, p. 34)
  • Herrera, quantunque grande poeta, aprì la via alle stravaganze dei cultisti, che esagerarono la sua maniera, senza possedere le sue profonde e svariate cognizioni, né l'elevatezza naturale del suo talento. Egli, come ben dice il Baret, merita di essere studiato dai giovani poeti, come Michelangelo dai disegnatori. (cap. V, p. 34)
  • Le produzioni religiose di Lope de Vega sono le più estranee al nostro gusto ed alle nostre abitudini. Bisogna essere spagnuolo, ovvero entrare nello spirito, nelle credenze forti e sincere, nelle abitudini di questo paese per non essere urtato da quel miscuglio di sacro e di profano, da quelle allegorie bizzarre, da quell'apparecchio assai simile alla pompa delle opere in musica, che s'incontrano in quei drammi sacri. (cap. IX, pp. 62-63)
  • Malgrado le sue tendenze teologiche, malgrado una certa affettazione, malgrado una certa oscurità nello stile, Calderon non è uno scrittore nojoso come credono taluni, ma invece è un autore sublime. (cap. X, p. 76)
  • I lavori drammatici di Solis sono abbastanza regolari, condotti con vivacità, e notevoli per intreccio. Egli varia, assai più che Calderon, i caratteri de' suoi personaggi, ma è ben lunge dal possederne la la forza non che la ricchezza d'immaginazione. [...] Ma egli gode fama nella repubblica delle lettere più come storico che come commediografo. (cap. XI, p. 80)
  • Il merito di Molina consiste soprattutto nello stile, ov'egli spiega una straordinaria ricchezza di poesia, ed una profonda conoscenza della lingua castigliana, specialmente della lingua popolare. Ed ivi sta tutta la sua arte. (cap. XI, p. 82)
  • Rivale felice di Molière, Tirso de Molina ha imprestato il tipo del suo don Giovanni a Goethe e a Byron, ed ha ispirato una delle più belle opere di Mozart; e questa non è al certo una piccola gloria per il suo nome. (cap. XI, p. 82)
  • Uno degli autori comici che goderono maggior riputazione nel secolo XVII, fu don Francesco de Rojas Zorilla [...] i suoi lavori drammatici gli hanno creato una fama durevole, e specialmente la bellissima commedia che ha per titolo: Garcia del Casteñar, la quale anche ai giorni nostri gode di una straordinaria popolarità. Essa ci offre delle situazioni veramente energiche, condotte con naturalezza, e sviluppate con talento. Però Rojas non raggiunge sempre la medesima altezza in tutti i suoi lavori: negli uni, egli tocca il ridicolo per la bizzarria del soggetto come per l'affettazione dello stile; negli altri, al contrario, si manifesta gran pittore di caratteri ed eccellente scrittore. (cap. XI, pp. 84-85)
  • Formatosi sugli antichi modelli, Melo è un pensatore ed uno scrittore di prim'ordine: supera perfino Mendoza[1] per l'insieme delle qualità che costituiscono il vero storico, cioè: l'elevatezza del carattere, l'equità dei giudizi, la bellezza energica dello stile. I discorsi introdotti nel racconto, secondo la maniera degli antichi, sono notevoli per la loro eloquenza. Lungamente dimenticata, l'opera di Melo non rivide la luce che al cominciamento del secolo attuale. (cap. XIII, p. 110-111)
  • Luigi di Granata, che il Baret stima degno di essere paragonato a Bousset[2] ed a Massillon[3], fu il primo scrittore religioso ed il miglior predicatore dei tempi suoi. [...]. Il suo stile è un modello di eleganza, d'energia e di grandezza; ed essendo egli profondamente versato negli studi classici dell'antichità, il suo periodare somiglia molto a quello di Cicerone; tanto è vero che gli Spagnuoli lo riguardano come il primo prosatore del loro gran secolo. (cap. XIV, pp. 116-117)
  • Modesto Lafuente è quegli a cui spetta incontestabilmente il primo posto in questo ramo [la storia] della letteratura spagnuola contemporanea. Egli è autore d'una Storia generale di Spagna in ventotto volumi. È questa un'opera grande, intorno a cui Lafuente ha lavorato per ventidue anni consecutivi, senza che abbia mai palesato la benché menoma fatica, la più lieve esitazione. (cap. XVIII, p. 164)
  • Patriotta sincero, Lafuente non è per nulla accecato dall'amor proprio nazionale: egli conosce il lato debole del suo paese, e gli dice la verità con una franchezza ed un coraggio altamente ammirabili. (cap. XVIII, p. 164)
  • Emilio Castelar non appartiene menomamente a questa categoria di repubblicani [che abbiamo qui in Italia]; egli, quantunque invochi di sovente le conclusioni della scienza e le esigenze della ragione umana, non trascura mai l'ideale, l'infinito, il sentimento. I suoi principi democratici nulla contengono di antireligioso, di materialista. (cap. XIX, p. 172)
  • Castelar ha scritto molto, e intorno a soggetti svariati. Quantunque egli abbia l'anima ardente d'un poeta, non ha mai scritto un verso, e possiede una mediocre facoltà inventiva. (cap. XIX, p. 173)
  • [...] in tutte le opere dei filosofi spagnuoli si manifesta una generale tendenza verso lo spiritualismo. Il sensualismo di Locke e di Condilac, lo scetticismo di Hume, il positivismo d'Augusto Comte, non sono in Ispagna seriamente discussi; o, per dire il vero, non sono compresi[4]. (cap. XIX, p. 174)
  • Don Giacomo Balmes [...] fu sacerdote di gran talento, e quantunque abbia vissuto soli 38 anni, pure esercitò una grande influenza su' suoi contemporanei. Egli impiegò tutte le facoltà di una natura ardente, vigorosa, appassionata, severa, a difendere la sua fede contro i colpi terribili, che continuamente le scagliavano gli avversarî del cristianesimo. (cap. XIX, p. 175)
  • Fondatore della lingua classica [portoghese], insieme a Miranda[5], e suo emulo nell'agone poetico, fu Antonio Ferreira [...]. I suoi compatriotti lo hanno chiamato l'Orazio portoghese. Ed infatti egli aveva preso a modello il grande poeta venosino[6]. Adottò esclusivamente i metri italiani, e non compose giammai né redondilhas, né versi d'altra specie nell'antico stile nazionale. (La letteratura portoghese, cap. III, pp. 183-184)
  • Ferreira, oltre le sue opere drammatiche, ci ha lasciato una quantità di epistole, di odi, di sonetti, di elegie, nelle quali, per vero dire, l'immaginazione lascia qualche cosa a desiderare. Questo illustre scrittore ha però dato prova di un alto talento drammatico nella sua Ines de Castro, soggetto tentato da molti scrittori d'ogni paese. (La letteratura portoghese, cap. III, p. 184)
  • Nella tragedia di Ferreira si ammirano soprattutto i Cori, il cui lirismo elevato ricorda sovente le poetiche ispirazioni del dramma antico. Lo spirito cavalleresco aggiunge a questa tragedia l'elevatezza del sentimento moderno, e quantunque vi difetti l'azione, pure in alcune scene non si può a meno di provare una profonda emozione. (Cenno storico sulla letteratura portoghese, cap. III, p. 184)
  • La letteratura portoghese, che non è certo ricca di uomini insigni, come lo sono quelle delle principali nazioni d'Europa, ha però un poeta che essa può altieramente contrapporre ai poeti i più grandi, i più gloriosi degli altri paesi. Questi è Luigi de Camoens [...]. (Cenno storico sulla letteratura portoghese, cap. IV, p. 186)
  • Manuel de Faria e Souza (1590–1649) fu un poeta il quale, a' suoi tempi, si creò una grande reputazione, che però la posterità non gli ha conservata. Scrisse parecchie Egloghe erotiche, rustiche, critiche, marittime, funebri, venatorie, monastiche, fantastiche, ecc. È un vero assedio che confina col ridicolo. (Cenno storico sulla letteratura portoghese, cap. VI, p. 196)
  • Souza ha scritto in lingua castigliana la Europa portoghese, la quale non è che una storia generale del Portogallo, che comincia dalle origini de mondo. In questo lavoro l'autore si occupa più dello stile e della pompa della narrazione che dell'esattezza storica: il gongorismo[7] prevale in ogni pagina del libro, e nuoce singolarmente alle qualità che debbono primeggiare in uno storico. (Cenno storico sulla letteratura portoghese, cap. VI, p. 196)

Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno[modifica]

Incipit[modifica]

La battaglia di Novara e l'abdicazione del re Carlo Alberto avevano reso assai tristi le condizioni de Piemonte. La sera stessa del fatale 23 marzo, il re abdicatario, accompagnato da due sole persone di servizio, s'incamminò alla volta del suo lontano e solitario esilio. Il duca di Savoia, suo figlio primogenito, saliva al trono, assumendo il nome di Vittorio Emanuele II.

Citazioni[modifica]

  • La nomina di Cibrario [al ministero delle Finanze nel governo di Massimo d'Azeglio] fu soggetto di severi commenti: tutti si meravigliavano, e giustamente, che a un dicastero così importante fosse proposto un uomo, perito nelle storiche e nelle letterarie discipline, ma di cose amministrative e finanziarie totalmente digiuno. (vol. I, cap. VII, p. 170)

Note[modifica]

  1. Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco.
  2. Jacques Bénigne Bossuet (1627 – 1704).
  3. Jean-Baptiste Massillon (1663 – 1742).
  4. Infatti le fredde teorie dei filosofi della Germania e dell'Inghilterra non possono allignare presso una nazione attiva, entusiasta, che sente vivamente, e solo verso il cielo rivolge tutte le sue aspirazioni ideali. [N.d.A.]
  5. Francisco de Sá de Miranda (1481 – 1558), poeta e drammaturgo portoghese.
  6. Orazio nacque a Venosa, comune dell'attuale provincia di Potenza.
  7. Estetica letteraria del barocco spagnolo (dal poeta Luis de Góngora).

Bibliografia[modifica]

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