Marina Ivanovna Cvetaeva

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Marina Ivanovna Svetaeva in una cartolina sovietica del 1992

Marina Ivanovna Cvetaeva (1892 – 1941), poetessa russa.

Citazioni di Marina Ivanovna Cvetaeva[modifica]

  • Con leggerezza pensami, | con leggerezza dimenticami.[1]
  • Io posso amare solo la persona che in una giornata di primavera a me preferirà una betulla.[2]
  • Non faccio alcuna differenza tra un libro e una persona, un tramonto, un quadro. Tutto ciò che amo lo amo di un unico amore.[2]
  • Tutto il mio scrivere è un continuo prestare orecchio.[3]

Il diavolo[modifica]

  • Io vorrei giacere nel cimitero dei chlysty di Tarusa, sotto il cespuglio di sambuco, in una di quelle tombe con la colomba d'argento, dove crescono le fragole più rosse e più grosse delle nostre parti.
    Ma se ciò è irrealizzabile, se non solo a me non è dato di giacere là, ma addirittura non esiste più quel cimitero, allora vorrei che su uno di quei colli che le Kirillovne attraversavano per venire da noi a Pesočnaja, e noi da loro a Tarusa, ponessero una pietra della cava di Tarusa:
    Qui avrebbe voluto giacere
    MARINA CVETAEVA
    (pp. 48-49)
  • Cari Sereža e Nadja, vi vedo nella primavera del 1903 in un luogo beato: nella genovese Nervi. [...] Eccole entrambe in landò alla bataille de fleurs. Tutti i fiori sono per lei, tutte le palline di carta, con la sabbia (e forse anche il piombo) – per la madre. Un italiano irruente getta: alla bella una rosa, al drago – una porcheria. [...] Nadja ride, sua madre fa finta di niente, ma dopo il primo tragitto lungo la «marina» ordina al cocchiere di tornare indietro – e senza ritorno. [...] Ma un beato giorno la beatitudine finisce. A.A., senza aspettare la fine della cura, col pretesto dell'alto costo della vita [...] porta via i figli dalla marittima Nervi per andare nell'umida Spasskoe degli Ilovajskij. Nadia piange, Van-der-Vlass, e non solo lui, piange [...], nostra madre piange, io ed Asja piangiamo, il beneducato Sereža per rispetto alla madre non piange, però dalla carrozza continua a voltarsi indietro per guardare, a quanto sembrava allora – Nervi, a quanto risultò – la vita. (pp. 120-121)
  • Dove cercarla? A Nervi, naturalmente, dove l'avevo vista per l'ultima volta, sullo sfondo del golfo ligure, sotto la curva di un cappello bianco, che spuntava da una carrozza che voltava l'angolo. Ed ecco, come a comando – sono a Nervi. Dopo aver percorso, con il passo del cuore che martella, tutti i viottoli del nostro giardino sotto un pergolato d'uva, con limoni e mandarini che pendono proprio sulla testa, dopo essere discesa sulla mia omonima «marina» [...], da lì [...] un altro, e niente s'è avverato! (pp. 143-144)

Citazioni su Marina Ivanovna Cvetaeva[modifica]

  • Marina è una creatura di passioni[...] Chi sia la causa scatenante dell'uragano non importa [...] Non importa la sostanza, non la fonte, ma il ritmo, il ritmo indemoniato. Oggi disperazione, domani entusiasmo, amore, nuovo gettarsi anima e corpo, e il giorno dopo, di nuovo, disperazione. E tutto questo in presenza di un'intelligenza acuta, fredda (starei per dire cinicamente voltairiana). Le cause scatenanti di ieri oggi vengono derise in modo spiritoso e crudele. [...] Come una grandissima stufa che, per funzionare, ha bisogno di legna, legna, legna [...] e la qualità della legna non è molto importante. Finché il tiraggio è buono, tutto si trasforma in fiamma. (Sergej Efron)

Note[modifica]

  1. Da Cammini, a me somigliante, in Poesie, a cura di P. A. Zveteremich, Feltrinelli.
  2. a b Da Il paese dell'anima: lettere, 1909-1925, a cura di Serena Vitale, Adelphi, 1989².
  3. Da Un poeta a proposito della critica, in Il poeta e il tempo, a cura di Serena Vitale, Adelphi, 1984³.

Bibliografia[modifica]

  • Marina Ivanovna Cvetaeva, Il diavolo, traduzione di Luciana Montagnani, Editori Riuniti, Roma, 1981

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