Mostro di Firenze

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Facciata anteriore della lettera postale ricevuta dalla procuratrice Silvia della Monica il giorno dopo il ritrovamento dei corpi dell'ultimo duplice omicidio. La busta conteneva un lembo di mammella della vittima femminile

Mostro di Firenze, denominazione popolare utilizzata per riferirsi al colpevole di una serie di duplici omicidi avvenuti fra il 1974 e il 1985 nel circondario di Firenze.

Processo di primo grado a Pacciani[modifica]

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Udienza del 24 maggio 1994[modifica]

  • Poi il fatto 'he lui dice di questa Perduto o Sperduto[1] che l'è, è una donna che quando la vede la conoscerà da sé. Se uno l'avesse un piede merita tagliarselo per mandarla via d'intorno. La venne a ballare, ci fu la festa dei hacciatori a Montefiridolfi, e venne a 'mpegnammi, dice si fa un ballo e io accettai, ballamo. Allora, suonava l'orchestra un tango e lei la ballava i' salto di' capretto, così [mima dei saltelli]. Io non mi ritrovavo con questa qui, poi l'aveva un odore peggio della volpe. Allora io gli dissi, senta, signora, abbia pazienza, grazie lo stesso e la mandai a quel paese. (Pietro Pacciani)

Udienza del 26 maggio 1994[modifica]

  • Presidente[2]: Ci sente bene vero, si?
    Mario Vanni: Sentire, sento.
    Presidente: Benissimo, prego.
    Pubblico Ministero[3]: Signor Vanni, che lavoro fa lei?
    Mario Vanni: Io sono andato a fa' delle merende co' i' Pacciani.
    Pubblico Ministero: No no, scusi un attimo, un attimo.
    Mario Vanni: O allora non ho capito.
    Pubblico Ministero: Vedo che qualcuno le ha già detto cosa deve dire.
  • Pubblico Ministero: Cioè, [Pacciani] le diceva: vuoi venire assieme a fare qualche merenda?
    Mario Vanni: È.
    Pubblico Ministero: Non fissavate di volta in volta? Quando capitava, lei andava.
    Mario Vanni: Sì, non si fissava miha. Veniva su a San Casciano, dice s'andava a fa' una merenda, andiamo. A volte si beveva un bicchiere di vino nella hantinetta.
  • Pubblico Ministero: Lei ha mai posseduto... un vibromassaggiatore?
    Mario Vanni: Io sì, lo avevo.
    Pubblico Ministero: Sa se ne aveva uno anche Pacciani?
    Mario Vanni: Moh!
    Pubblico Ministero: Lei lo ha... mai acquistato per Pacciani?
    Mario Vanni: Mah, io non ho mai acquistato per i' Pacciani.
    Pubblico Ministero: Allora lei lo ha mai...
    Mario Vanni: Lo ha avuto di suo.
    Pubblico Ministero: Lui ne aveva uno di suo, ma non l'ha...
    Mario Vanni: Ne aveva uno di suo, io...
    Presidente: Si parla di vibratori, scusate?
    Mario Vanni: Sì, ho capito.
    Presidente: Perché vibromassaggiatore...
    Pubblico Ministero: Vibratore.

Udienza del 18 ottobre 1994[modifica]

  • Sono nato in una famiglia religiosa di poveri hontadini e ad Ampinana il sette uno millenovecentoventicinque, e da una famiglia povera e si lavorava dalla mattina alla sera. Il mi' povero babbo m'aveva fatto fare una zappina su misura, andavo a scuola e ritornavo da scuola e andavo ad aiutare a zappare, insomma il mi' povero babbo. Andavo a zappare, il mi' povero babbo. […]
    Io ho voluto bene a tutto il mondo, ho considerato tutti fratelli come Dio manda nel santo Vangelo perché il mondo non s'è fatto noi. Dice, amatevi tutti come fratelli perché siamo tutti fratelli nati da due progenitori, Adamo ed Eva ed è tutto di lì che viene la generazione. […]
    Io non ho avuto mai né fucile né porto d'armi, potete sincerarvi e io vo' a caccia senza porto d'armi e senza fucile. […]
    E come questo, questo questo proiettile velenoso, diavolo chi ce l'ha messo, cominciano, dice: qui qui! dice fate veni' qui con questo metadore[4]. Oh! una cartuccia messa lì, ritta poi, eh! ritta e interrata, interrata, e poi pe' fa' l'invecchiamento, ecco subito il trucco, è ancora lassù se non l'hanno portato via, lascionno perfino il flacone dell'acido muriatico, ci fu buttato sopra per l'invecchiamento l'acido muriatico. […]
    Io ho scritto delle poesie:
    Se ni' mondo esistesse un po' di bene
    E ognun si honsiderasse suo fratello
    Ci sarebbe meno pensieri e meno pene
    E il mondo ne sarebbe assai più bello.
    (Pietro Pacciani)

Processo ai Compagni di merende[modifica]

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Udienza del 30 settembre 1997[modifica]

  • Mario Vanni: Posso parlare?
    Presidente[5]: Mi dica, cosa c'ha da dire?
    Mario Vanni: O senta una cosa. Il Lotti l'è un bugiardo, è un falso e la su' mamma è stata in manicomio parecchi anni.
    Presidente: Quello me l'ha detto già altre volte.
    Mario Vanni: Quindi non dice la verità. Il Pucci è eguale, è stato in manihomio e non dice la verità. Tant'è vero, quello che legge il signor Canessa sono tutte bugie! Tutta falsità! Non è più Italia questa, è Cina!

Udienza del 6 ottobre 1997[modifica]

  • Pubblico Ministero[3]: Io ora volevo fargli presente che invece lei ha raccontato un fatto più specifico dopo che fu aperta la tenda, dopo che il Vanni aprì la tenda.[6] Lei dice: «addirittura ricordo ancora il rumore»[7], questo glielo contesto, «il rumore che fece, come di tela strappata».
    Fernando Pucci: Sì.
    Pubblico Ministero: È così, allora io le dico, per quanto riguarda cosa successe dopo, lei dice: «a questo punto l'uomo uscì fuori dalla tenda, dalla parte anteriore scappando verso il bosco, cioè dalla parte opposta alla strada verso il bosco»
    Fernando Pucci: Sì.
    Pubblico Ministero: «L'altro, che aveva la pistola, cioè il Pacciani, andò verso il bosco».
    Fernando Pucci: Visto.
    Pubblico Ministero: Allora l'ha visto!?
    Presidente: Allora, signor Pucci, l'ha visto quest'uomo uscire dalla tenda o no?
    Fernando Pucci: No... 'un me lo ricordo, ecco, se l'ho visto o meno.
    Presidente: Il Pubblico Ministero le sta dicendo che lei alla Polizia ha detto...
    Pubblico Ministero: Al PM, presidente.
    Presidente: Al PM, ha detto che un uomo uscì dalla tenda e andò via, scappò. Questo dice il Pubblico Ministero.
    Fernando Pucci: ... Ah sì, sì. Ecco, ora sì!
    Presidente: Allora dichiarò questo, è vero o non è vero di quest'uomo che scappò dalla tenda?
    Fernando Pucci: È vero, sì, è vero.
  • Posso parlare? […] Volevo parlare con Canessa. […] Posso parlare da i' banco senza andare là? […] Come, io non ho diritto a parlare? […] Voglio la libertà per andare alla Banca e alla Posta. Poi ci sarà il Signore che punirà il signor Canessa, con un malaccio inguaribile. […] Son tutte bugie. […] Un'ultima parola: viva il Duce, il lavoro e la libertà! Risorneremo, prima o dopo! (Mario Vanni)

Udienza del 3 dicembre 1997[modifica]

  • Avvocato Filastò: Cosa le dicevano [Pacciani e Vanni], dice il Pubblico Ministero con quelle domandine un pochino suggestive: «Se non vieni con noi ti s'ammazza, o se non vieni con noi si va a dire che tu eri con noi?»[8]
    Giancarlo Lotti: Penso tutte e due le cose.
    Avvocato Filastò: Tutte e due le cose. «Sì, questo qui, questo qui, che si va dire a tutti questo fatto qui.» È così?
    Giancarlo Lotti: Sì, sì.
    Avvocato Filastò: Allora dissero: «Guarda, o tu vieni con noi o ti s'ammazza, e poi si va a dire a tutti che tu eri con noi quando siamo andati a Baccaiano».[9] È così?
    Giancarlo Lotti: È così.
    Avvocato Filastò: La perché tira fuori questa storia del Butini? O Lotti! Cosa c'entra il Butini?
    Giancarlo Lotti: Come che c'entra il Butini? Sempre su questo fatto qui.
    Avvocato Filastò: Allora le dissero tutte e tre le cose? Dissero: «Ti s'ammazza, si dice che tu eri con noi a Baccaiano, si dice che tu t'inculavi il Butini.» È questo che gli hanno detto?
    Giancarlo Lotti: Sì.
    Avvocato Filastò: Accidenti. Questo è la prima volta che lo dice, sa?
  • Avvocato Filastò: Quindi lei non è in grado di dire, siccome lei mi par di capire che di armi e specialmente di pistole non se ne intende punto.
    Giancarlo Lotti: No, nulla, niente. Nulla, nulla.
    Avvocato Filastò: E quella[10] era la prima volta in vita sua che prendeva in mano una pistola?
    Giancarlo Lotti: Sì.
    Avvocato Filastò: Ma è sicuro?
    Giancarlo Lotti: Son sicurissimo.
    Avvocato Filastò: O Lotti, via.
    Giancarlo Lotti: Son sicurissimo.
    Avvocato Filastò: E Pacciani lo sapeva questo?
    Giancarlo Lotti: I' che?
    Avvocato Filastò: Che lei era la prima volta che pigliava una pistola in mano.
    Giancarlo Lotti: Io 'un gl'ho mica detto. Che andavo a dirgli?
    Avvocato Filastò: No, non gliel'ha detto. Quindi non lo sapeva. No, tante volte, potevate, ne avete parlato prima.
    Giancarlo Lotti: Se dico non ho mai visto, è la prima volta, quel giorno lì e basta.
    Avvocato Filastò: Però lei c'ha un talento naturale, sa?
    Giancarlo Lotti: Come un talento naturale?
    Avvocato Filastò: Va be', lasciamo perdere.
  • Avvocato Filastò: Senta, ora le contesto quello che lei ha detto in un verbale del 26 aprile del '96. Io vorrei sapere, a proposito della faccenda di Francesco Vinci, chi fu a dirgli che l'omicidio dei tedeschi era stato fatto per far scarcerare Francesco Vinci. Chi glielo disse?
    Giancarlo Lotti: I' Pietro.
    Avvocato Filastò: Le contesto che il 15 luglio '96 lei ha detto che glielo aveva detto Vanni.
    Giancarlo Lotti: Ma insomma, tutti e due.
    Avvocato Filastò: Tutti e due, va bene.
    Giancarlo Lotti: Più preciso non…
    Avvocato Filastò: In coro? Tutti e due insieme? In coro dissero: s'è fatto per far scarcerare… tutti e due insieme in coro? Oppure prima uno e poi l'altro?
    Giancarlo Lotti: No, tutti e due insieme.
    Avvocato Filastò: Tutti e due insieme. E nell'occasione gli dissero, per caso, che l'omicidio di Calenzano era stato fatto per scarcerare un certo Spalletti?
    Giancarlo Lotti: No, questo 'un so niente.
    Avvocato Filastò: Non sa niente.
    Giancarlo Lotti: Di questo Spalletti no.

Deposizione[modifica]

  • Ciò che dirò io, Pucci e Lotti sono dei bugiardi, perché io il Lotti faceva il lavoro da un mese, il nipote, l'ho pagato per quattro mesi che c'era, e l'ho pensato così, il Lotti veniva a 'mbiancare e gli davo la giornata e in più gli davo da mangiare e bere e cinquantamila lire. Siccome l'ha fatto abbastanza bene, non so come mai l'hanno presa con me. Senta, so' malato, ho du' ulcere, e un'ernia, ho la moglie con la, il coso... come si chiama? [rivolgendosi al difensore, che gli suggerisce il termine], l'epilessia, la scanterna, sicché io sono innocente. Gli è un anno e tre mesi che sono, se mi fa la gentilezza di mandarmi a casa perché non ne posso più. Io dico la verità. (Mario Vanni)

Citazioni sul Mostro di Firenze[modifica]

Avviso pubblico che nei primi anni '80 nei dintorni di Firenze invitava i ragazzi a prestare attenzione nell'appartarsi in zone a rischio aggressione da parte del Mostro
  • Anche il Mostro di Firenze l'avrà detto "Buongiorno" a qualcuno qualche volta. (Roberto Benigni)
  • È un tipo di delitto che riguarda il sesso, che riguarda la coppia, che riguarda la potenza sessuale, che riguarda il corpo della donna come oggetto appunto di feticismo, e che in una fantasticheria più o meno consapevole è presente in tutti noi […]. Ci sono elementi fantastici intorno a questo tipo di problema che sono più o meno presenti nella nostra società, quindi io credo che è quasi una forma di abreazione per tutti il poterli affrontare con tanta serenità come abbiamo fatto questa sera. (Ida Magli)
  • Pacciani è un uomo che ha avuto il suo passato, i suoi problemi e i suoi difetti come ognuno di noi. In ogni caso lo considero totalmente estraneo ai delitti del Mostro di Firenze e reputo che sia il Girolimoni bis della situazione. (Carmelo Lavorino)
  • Questa è una storia di mostri.
    È la storia più spaventosa che si possa immaginare.
    Una di quelle storie che fanno da confine, da linea di demarcazione tra un prima e un dopo. Prima che accadesse si poteva dire che certe cose non succedono, non qui, non da noi.
    Dopo, non più. (Carlo Lucarelli)

Giorgio Abraham[modifica]

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  • Non esiste nella letteratura mondiale un caso così, non è possibile che uno soddisfi una voglia sessuale con dei tempi così distanziati, è assolutamente escluso. Poi ci sono delle tendenze perverse che possono essere lo start della cosa, cioè è possibilissimo che quest'uomo avesse delle tendenze da guardone in partenza, qualche cosa è successo che l'ha spinto una prima volta a uccidere e di lì è venuto il seguito.
  • L'amputazione, questo esiste nella storia, però io penso che per quest'uomo queste amputazioni servano ad altre cose che per uno scopo strettamente sessuale.
  • Secondo me questa persona si trova ormai alle strette, psicologicamente parlando, cioè lui deve sopravvivere, deve rinnovare i motivi della sua azione, spiegarseli. Non è solo lui che in fondo ci può spiegare un po' quello che è successo ma anche noi possiamo aiutarlo a capire lui stesso.

Francesco Bruno[modifica]

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  • L'identikit era quello di una persona di buon livello socio–culturale, al contrario di Pacciani, che era un contadino, rozzo, ignorante, intelligente, furbo ma certamente non di elevato livello, o di medio livello socio–culturale.
  • Il mostro è un uomo di notevole intelligenza e di notevole cultura, di notevole abilità e che forse ha fatto anche qualcosa per depistare.
  • Io ho conosciuto personalmente Pacciani, sono stato suo consulente di difesa, non crederò mai alla colpevolezza di Pacciani.

Roberta Bruzzone[modifica]

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  • La stragrande maggioranza di questi omicidi era possibile commetterla in solitudine. Onestamente, per tipologia di assassinio – questo è possibile affermarlo sulla scorta di studi condotti soprattutto negli Stati Uniti, terra ben più prolifica quando parliamo di serial killer, rispetto al nostro Paese fortunatamente – è difficile che omicidi con uno sfondo di matrice sessuale così selvaggia e con la modalità omicidiaria che viene selezionata per eliminare immediatamente l'ostacolo principale, ossia il partner maschile all'interno della coppia, solitamente è associato a un omicida singolo.
  • Più si va avanti con questa storia più emergono dettagli sull'operato di questo soggetto e meno la pista dei "compagni di merende" diventa oggettivamente proponibile. Consideriamo che la condanna dei "compagni di merende" si fonda unicamente sulle dichiarazioni di Lotti, non c'è nient'altro, e Lotti è una persona problematica, sicuramente molto problematica, che fa una serie di dichiarazioni più volte cadendo in contraddizione in relazione a determinati fattori.
  • Io credo che la persona che si nasconde dietro questa serie di delitti era una persona che frequentava e bazzicava gli stessi ambienti entro cui maturavano le decisioni investigative, perché aveva avuto il potere di sfidare tutta una serie di soggetti in maniera scientifica durante tutta questa storia, come se fosse necessariamente sempre un passo avanti a delle indagini che conosceva, probabilmente, o che aveva l'opportunità di intuire forse non in maniera così distintiva ma attraverso magari dell'intelligence fatta attraverso soggetti a vario titolo e vario livello, magari loro malgrado, appartenenti agli ambienti investigativi.

Umberto Cecchi[modifica]

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  • Il fatto è che rimane, di questi quaranta, cinquanta anni di storia, rimangono un po' di ragazzi morti, in una maniera terribile, e che non riusciamo a dare a chi è sopravvissuto una pace perlomeno morale. Questo è il terribile di questa storia.
  • Ognuno aveva e continua ad avere le sue conclusioni. Basti pensare che Piero Luigi Vigna, procuratore della Repubblica che aveva fatto dell'inchiesta il caposaldo da portare in giudizio, fu smentito dal sostituto che in Tribunale chiese l'assoluzione del 'mostro' sostenendo che l'inchiesta era stata fatta 'coi piedi'. E i giudici gli dettero ragione: morale, Pacciani è morto innocente e i suoi complici colpevoli. Assurdità nazionali.
  • Vorrei capire dagli inquirenti come mai in tanti anni la vicenda–mostro ancora non ha un risultato finale. Disse bene il pubblico ministero Piero Tony, nella sua requisitoria, dicendo che questa non è stata una inchiesta ma una indagine ridicola e chiese appunto l'assoluzione di Pietro Pacciani, come il Procuratore Generale Daniele Propato chiese l'assoluzione di Mario Vanni.

Nino Filastò[modifica]

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  • Oggi questa pista dei mandanti e delle sette sataniche è un'escrescenza anomala degli errori giudiziari del passato, e delle più indigeribili. Ha la caratteristica perversa di allargare la rosa dei possibili colpevoli in una maniera grave. Che si stia per fare un processo per stregoneria a Firenze, nel 2004, mi umilia. Trovo questa vicenda ossessiva. Questa storia del mostro arriva sempre a rate.
  • Non sono l'avvocato del diavolo, ci mancherebbe. Io sono l'avvocato di Mario Vanni, che è rimasto l'ultimo condannato vivo, con una sentenza passata in giudicato, per il quale ho prodotto un'istanza di revisione del processo, respinta dalla corte d'appello di Genova. E che ora si trova in Cassazione.
  • Si uccidono sempre queste coppie nei preliminari amorosi, lo si fa prima uccidendo l'uomo e compiendo successivamente atti di mutilazione sul cadavere della donna. E anche quando non ci sono amputazioni, c'è però il rivestire il corpo della donna: un modo come un altro per coprire l'organo femminile che, nella forma psicotica del criminale, è ragione di scandalo. Insomma: abbiamo sempre avuto a che fare con una persona iposessuale, impotente funzionalmente. Ma lo sa che non si è mai trovata sul luogo dei delitti una sola traccia di sperma?
  • Giuttari addirittura chiese attrezzature per guardare oltre i muri della cosiddetta villa dei misteri, per scoprire questo tempio. Per fortuna non vennero concessi. Soldi mi pare che ne siano stati spesi abbastanza. Ho letto il suo romanzo in cui afferma che Vanni ha fatto delle vittime, è malato, ma sta bene in galera. Questo non mi piace. Come non mi piace che sia stato lui a andarlo a prenderlo la prima volta, per arrestarlo. Abbastanza strano che un capo della mobile si muova lui per andare a arrestare un povero cristo... C'è questo suo accanimento.
  • Ha una determinazione omicida spaventosa. Guardi che è piuttosto raro questo, perché se uno va a vedere la storia criminologica degli omicidi di più persone, di coppie eccetera, uno che la scampa si trova sempre. Individuo di una freddezza, di una ferocia e di una capacità omicida straordinaria.
  • Pacciani, Vanni e Lotti sono tre disgraziati capitati nel mezzo a questa storia centomila volte più grossa di loro. Tre vecchiotti di paese, alcolisti tutti e tre. Il Vanni l'ho conosciuto personalmente, la sua moglie gli nascondeva le bottiglie di vino, andava fuori per bere. Lotti era una specie di scemo del villaggio, intendiamoci, lo prendevan tutti in giro, il classico mezzo scemo, insomma, che uno sfotte. […] Lotti era questo. Lui era convinto di non andare in galera. Mi ricordo, gli dissi: Lotti, non creda, eh, perché poi alla fine ce lo mettono in galera lei, eh. Non s'era fatto nemmeno un giorno fino a quel momento. E lui: uh, mh, uh.... Niente era lì, un pezzo di carne che non sapeva nemmen parlare, non c'era verso di fargli fare un discorso compiuto, era una cosa tragica: ecco il Lotti. E Vanni una cosa abbastanza simile, purtroppo per lui. […] Negli ultimi giorni, quando andavo a trovarlo, ricordo: ma avvocato, quando me lo fanno il processo? Poveraccio, c'erano già stati tre gradi di giudizio.
  • Io se fossi a tu per tu con lui gli direi: «Ma scusi una cosa, lei ha fatto tutto questo trambusto, grosso, e vuole che la storia finisca senza che lei venga fuori? Mai trovato, questi delitti così, diciamo, perfetti per certi versi?» Mah!

Michele Giuttari[modifica]

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  • Io sono stato visto come l'investigatore che non doveva più indagare, sono stato messo da parte. Non lo dico io, ma i fatti che sono accaduti che ho regolarmente denunciato alla procura senza poi sapere più nulla. Si è fatto di tutto per mettermi di lato perché potesse tornare la tranquillità a Firenze. E infatti l'indagine di Perugia non l'ha continuata nessuno. Il processo ai mandanti si è chiuso con un'assoluzione dubbiosa, che non è stata impugnata nonostante la richiesta di ergastolo.
  • Una morte strana [quella di Pietro Pacciani], non ha le caratteristiche di una morte naturale. Era in una posizione insolita, aveva macchie che non dovevano esistere, come se il cadavere fosse stato spostato. Le luci erano spente. Tutte le finestre e la porta della casa erano spalancate quando invece lui all'imbrunire si serrava dentro perché temeva di essere ucciso, lo diceva anche in un biglietto che ritrovammo. Poi c'era quel farmaco, l'Eolus, controindicato, che non si è capito chi glielo abbia segnato.
  • Non condivido quando qualcuno accusa Lotti di dire bugie: Lotti è morto, ma bisogna dargli atto che ha raccontato la verità come hanno stabilito i giudici.
  • La mano del 1981 era diversa. I medici legali descrissero tagli eseguiti molto professionalmente. Nel 1984 e del 1985 la manualità è diventata rozzezza. È cambiata la mano. Ed è possibile, perché nella filosofia del serial killer solitario non si può accettare un cambio di mano, ma nei delitti di gruppo sì. Questo gruppo da quante persone era composto? Gli elementi del gruppo potevano anche intercambiarsi i ruoli a seconda di disponibilità e reperibilità. Sono elementi che devono far riflettere. Oggi è difficile, mi auguro che la magistratura possa trovare la soluzione, però è passato troppo tempo, troppa gente è morta, bisognava avere anche un colpo di fortuna nelle indagini, che non c'è stato. Bisognava all'epoca intuire che non si trattava di un serial killer solitario ma di un gruppo.
  • Si è trattato di delitti di un gruppo costituito da personaggi di varia estrazione sociale, molto probabilmente facente riferimento a una setta, perché numerosi sono i riferimenti che portano al movente esoterico dei delitti. Già dal 1984 il significato esoterico dei delitti opera di una setta era contenuto in distinti studi molto approfonditi di tre dipendenti dei servizi segreti, che però non si sa per quale motivo non sarebbero giunti agli inquirenti dell'epoca. Interrogati, i tre funzionari confermarono i loro elaborati e le loro ipotesi e fu possibile recuperare i documenti a seguito di perquisizioni. Anche l'inchiesta perugina portò a considerare l'ipotesi dell'esistenza di una setta, in base a precise testimonianze anche da parte di personaggi legati alla massoneria. Per me questo dell'esoterismo è un aspetto abbastanza verosimile sul quale si sono avute difficoltà a indagare sia per la segretezza che caratterizza questo mondo sia per una mancanza di preparazione nell'affrontare simili indagini, tanto che in una delle mie annotazioni avevo chiesto la creazione di un apposito gruppo di lavoro con la partecipazione di esperti anche criminologi e psichiatri. Ma eravamo già nella fase dei trasferimenti e dei problemi vissuti.

Nino Marazzita[modifica]

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  • Diedi una scorsa alle pagine della sentenza [di condanna di Pietro Pacciani] e mi ricordo che dissi: una sentenza che mi pare un po' vaga, estremamente vaga e c'è una notevole forzatura nel modo di argomentare. Poi, devo dire, quando mi fu dato l'incarico e ho avuto modo di leggere la sentenza e di approfondire tutta la vicenda, questa mia impressione iniziale si trasformò in una certezza. […] Una tecnica accusatoria pregiudiziale, preconcetta, dura, feroce, di antipatia e di cattiveria nei suoi confronti. Era una requisitoria, non era una sentenza.
  • La Procura di Firenze intuì che ci si avviava velocemente verso una assoluzione di Pacciani e mise in moto il meccanismo della rivincita, prima ancora che la sentenza fosse emessa. E allora si era indagato un po' maldestramente, si era indagato in modo prevenuto, pregiudiziale. Ecco, i pregiudizi e il desiderio di arrivare ad una verità per forza, magari con la stessa convinzione di coloro che ricercavano questa verità, che era una verità non verità. E allora si inventarono i cosiddetti compagni di merenda.
  • Questa è una delle storie più misteriose e più maledette che siano mai accadute in Italia. Ci sono avvenimenti atroci, parliamo di avvenimenti assolutamente atroci che hanno tenuto in piedi un'indagine, un'indagine criminale naturalmente, che è durata, pensate, ben quaranta anni. Otto notti di pura follia, otto coppie massacrate con precisione maniacale da un killer. Un ritratto della storia d'Italia.

Giuliano Mignini[modifica]

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  • [Narducci] faceva parte di un elenco di sospettati che nel 1987 fu trasmesso ai magistrati Vigna e Canessa dai Carabinieri della Squadra Mobile di Firenze. Era un elenco di circa 200 nomi relativamente agli ultimi due duplici omicidi. […] Non era un personaggio sconosciuto, ne parlava Pacciani, Pacciani diceva «indagate sul medico di Perugia». […] In seguito alle dichiarazioni di Lotti che c'era un dottore che pagava per avere questi reperti, è cominciato il livello ter delle indagini nel quale si è inserita l'indagine perugina.
  • Io ho provato a immaginarmi una singola persona che uccide l'uomo, non ha bisogno di un palo, non ha bisogno di uno che sorveglia, è notte, non ha bisogno di nessuno che lo illumina, uccide la donna, la mutila senza bisogno di alcuna luce: non riesco a capire come, è un po' difficile immaginare un singolo che riesca a fare tutte queste cose, soprattutto un singolo che riesca a mantenere questa paura. […] In questa storia non c'è un solo soggetto, questo mi sembra di poterlo dire a conclusione del lavoro che ho svolto.
  • Nel momento in cui il livello di indagine si è elevato (prima c'erano i grulli del paese, i sardi, non c'erano problemi di sorta), nel momento in cui il livello sociologico si è elevato sono cominciati i problemi: gli inquirenti sono stati indagati e poi prosciolti, ma insomma il danno è stato fatto. […] Intrusioni al GIDES[11], borchie che prelevavano i dati delle intercettazioni e li riversavano non si sa dove, sono successe le cose più strane quando il livello si è elevato in corrispondenza di questo troncone perugino[12].

Mario Spezi[modifica]

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  • La mia opinione è che esiste un solo movente, che è quello maniacale, nel senso che i delitti sono commessi da un maniaco, i delitti sono commessi non solo con la stessa pistola e con lo stesso coltello ma con le stesse modalità, mi riferisco ai tagli sulle vittime […]. L'assassino è quindi sempre lo stesso, fa un'operazione che non dovrebbe fare, gli fa perdere tempo, rischia di sporcarsi e non ha apparentemente alcun senso ma la fa sempre. I tecnici dell'FBI dicono che questo è il vero scopo del delitto, inconscio, il vero movente. Cioè l'assassino ogni volta prende e trascina il corpo della ragazza a distanza di alcuni metri da dove l'ha uccisa. Questa è la firma del delitto. Riprendersi una donna a un altro uomo, riprendersi una donna che gli è stata tolta con la forza. Non si capirebbe altrimenti perché debbano aggredire una coppia e non una donna sola. Questo assassino ha bisogno della presenza di un rivale.
  • La mia conclusione è che ci possono essere dei giudici che dire bizzarri è poco, ci possono essere degli investigatori strani, ma io poi a tutte queste stranezze credo poco. Io sono sempre più convinto che, non la storia del mostro ma la mostruosa storia delle indagini è sempre stata una storia di acquisizione, gestione e abuso di potere.
  • Il Mostro di Firenze è una storia di potere. In un misto di cialtroneria e volontà precisa, io non tollero di aver visto distorcere fatti evidenti, di aver letto interpretazioni e non fatti reali, sopralluoghi ritrascritti ad hoc nei quali, improvvisamente, ad esempio mentre il pentito Lotti dimenticava le cose, il registratore guarda caso si rompeva e riprendeva a funzionare quando l'uomo ricordava… E ancora, sulle vittime seviziate erano scempi fatti con forza e precisione ma non con un taglio da bisturi. Certe persone prima di andare a testimoniare imparavano la lezione. Ecco, questi sono alcuni esempi. Poi le coincidenze: i magistrati che brancolano nel buio seguendo la pista dei sardi, il rischio di un flop tremendo, una lettera anonima e un processo costruito su Pacciani e complici, che si chiude con le condanne (tra l'altro, l'assurdo assoluto di Lotti che "confessò" quattro duplici omicidi. E gli altri tre, perfettamente identici?).

Piero Luigi Vigna[modifica]

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  • Secondo quanto ci dicono gli esperti attraverso la ricostruzione di tutte le modalità degli omicidi si ritiene che sia un uomo, a causa innanzitutto della forza fisica, in secondo luogo anche probabilmente della particolare altezza che dovrebbe avere quest'uomo desunta dal punto in cui furono esplosi i colpi nell'omicidio dei due giovani tedeschi nel 1983.
  • L'identikit è stato fatto nel 1983 e precisamente nell'unico fatto di duplice omicidio che si è verificato nell'autunno a Calenzano.
  • Qualche persona ci deve essere, che è accanto a lui e che sa e che non riesce a vincere, è difficile vincere gli affetti, difficile farsi altri, perché siamo sempre noi stessi, ma io vorrei proprio che in questo caso chi gli sta vicino, e per le ragioni dette da Abraham e per questo farsi altri e per evitare altre cose, che questa persona vicina davvero operi sul suo caro.

Note[modifica]

  1. Maria Sperduto, nominata dal teste Luciano Malatesta.
  2. Il giudice Enrico Ognibene.
  3. a b Il magistrato Paolo Canessa.
  4. Pacciani vuol dire "metal detector", col quale fu rivenuto un proiettile nell'orto della sua abitazione, poi usato dall'accusa come prova indiziaria.
  5. Il giudice Federico Lombardi.
  6. Il Pubblico Ministero si riferisce al delitto del settembre 1985 agli Scopeti.
  7. Il Pubblico Ministero fa riferimento all'incidente probatorio.
  8. L'avvocato Filastò fa riferimento all'incidente probatorio.
  9. L'avvocato Filastò si riferisce al delitto del 19 giugno 1982 a Baccaiano.
  10. L'avvocato Filastò si riferisce al delitto del 9 settembre 1983 a Giogoli.
  11. Gruppo Investigativo Delitti Seriali.
  12. Il segmento di indagini sui presunti mandanti.

Bibliografia[modifica]

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