Gore Vidal

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
(Reindirizzamento da Myra breckinridge)
Jump to navigation Jump to search
Gore Vidal

Gore Vidal, pseudonimo di Eugene Luther Vidal (1925 – 2012), scrittore, sceneggiatore e saggista statunitense.

Citazioni di Gore Vidal[modifica]

  • [Su Richard Nixon] Da Gran Perdente è diventato un perfetto trionfo riuscendo a perdere la presidenza in modo più grandioso e originale di chiunque altro abbia fatto prima d'ora.
He turned being a Big Loser into a perfect triumph by managing to lose the presidency in a way bigger and more original than anyone else had ever lost it before.[1]
  • Il grande innominabile male alla base della nostra cultura è il monoteismo. Da un testo barbarico dell'età del bronzo conosciuto come Antico Testamento si sono evolute tre religioni antiumane: ebraismo, cristianesimo e islamismo. Sono religioni di un dio celeste. Sono, letteralmente, patriarcali: Dio è il Padre Onnipotente. Da qui il disprezzo bimillenario per le donne nei paesi afflitti dal dio celeste e dai suoi delegati maschi in terra. Il dio celeste è geloso, ovviamente, e richiede totale obbedienza da ognuno sulla terra, ed egli non è là soltanto per una parte, ma per l'intero creato. Coloro che non lo riconoscono devono essere o convertiti o uccisi per il loro stesso bene. In ultima analisi, il totalitarismo è l'unico sistema politico che può davvero assecondare i fini del dio celeste. Qualsiasi movimento di natura liberale mette in pericolo la sua autorità e quella dei suoi delegati sulla terra. Un solo Dio, un solo Re, un solo Papa, un solo padrone in fabbrica, un padre-padrone in casa.
The great unmentionable evil at the center of our culture is monotheism. From a barbaric Bronze Age text known as the Old Testament, three anti-human religions have evolved--Judaism, Christianity, and Islam. These are sky-god religions. They are, literally, patriarchal--God is the Omnipotent Father--hence the loathing of women for 2,000 years in those countries afflicted by the sky-god and his earthly male delegates. The sky-god is a jealous god, of course. He requires total obedience from everyone on earth, as he is not just in place for one tribe, but for all creation. Those who would reject him must be converted or killed for their own good. Ultimately, totalitarianism is the only sort of politics that can truly serve the sky-god's purpose. Any movement of a liberal nature endangers his authority and those of his delegates on earth. One God, one King, one Pope, one master in the factory, one father-leader in the family at home.[2]
  • Non esistono gli omosessuali; esistono atti omosessuali.[3]
  • Se una cosa non mi piace lo dico a mia madre. Può interessare al massimo a lei.[4]
  • Uno scrittore non si contenta di avere successo. Per essere realmente in pace con se stesso ha bisogno dell'insuccesso altrui.[5]
  • Venticinque anni fa una rivista americana mi chiese quale era il luogo più bello che avessi mai visto in tutti i miei viaggi e risposi il panorama dal Belvedere della villa Cimbrone in un luminoso giorno d'inverno quando il cielo ed il mare erano entrambi di un azzurro così vivido da non poterli distinguere l'uno dall'altro.
Twenty five years ago I was asked by an American magazine what was the most beautiful place that I had ever seen in all my travels and I said the view from the Belvedere of the villa Cimbrone on a bright winter's day when the sky and the sea were each so vividly blue that it was no possible to tell one from the other.[6]

Giuliano[modifica]

  • Giuliano, in Europa, è sempre stato una specie di eroe della resistenza. Il suo tentativo di fermare il cammino del cristianesimo e di ridar vita all'ellenismo esercita ancora un certo fascino romantico e la sua figura si affaccia dove meno ci si aspetta, specie nel rinascimento e nel secolo decimonono. (Nota dell'autore, p. 6)
  • Vado raramente in città, se non per far lezione, ogni tanto, perché la gente, anche se è la mia gente, m'infastidisce: troppo chiasso, liti continue, gioco d'azzardo, sensualità. Sono tutti inguaribilmente frivoli. La luce artificiale fa della notte giorno, e tutti gli uomini usano depilatori, sicché è difficile distinguerli dalle donne... e pensare che una volta ho fatto l'elogio di questa città! Ma bisogna essere tolleranti, immagino, ricordando che i cittadini d'Antiochia sono vittime di un clima afoso, che deprime, della vicinanza dell'Asia e, naturalmente, della perniciosa dottrina cristiana, secondo la quale una spruzzatina d'acqua (e una piccola offerta) lavano via il peccato una, cento, mille volte. (Libanio, p. 11)
  • Poco tempo fa, uno studente (cristiano, come no?) mi ha consigliato, con molto garbo, di imparare il latino. A me, Libanio! Alla mia età e dopo una vita intera dedicata al greco! Gli ho risposto che, non essendo un avvocato, non avevo bisogno di leggere niente in quella brutta lingua, che ha prodotto un solo poema, una desolante parafrasi del nostro grande Omero. (Libanio, p. 13)
  • Teodosio è un politico militare, affascinato dai vescovi. (Prisco, p. 15)
  • Nulla al mondo eguaglia in ferocia un vescovo a caccia di "eresie", come i cristiani chiamano le opinioni diverse dalle loro. E sono particolarmente sicuri di sé, su un argomento che ignorano completamente, come tutto il resto dell'umanità. Intendo la morte. (Prisco, p. 15)
  • Teodosio non ha conosciuto quasi nessuno del nostro ambiente perché viene dalla Spagna, un paese che non brilla per eccessiva cultura. Inoltre, appartiene a una famiglia di militari e non risulta che abbia mai studiato filosofia. Al di fuori dalla politica, la cosa che l'interessa di più è allevar pecore. (Libanio, p. 18)
  • Ormai per tradizione gli imperatori che dan retta ai vescovi coprono d'insulti la civiltà che li ha creati. Sono incoerenti, ma la logica non è mai stata un punto di forza della fede cristiana. Il paradosso sta nella collusione tra i nostri principi e i vescovi. Gli imperatori si vantano di essere i primi magistrati dell'impero romano, e di esercitare il loro potere per mezzo del senato imperiale, e quantunque in realtà non siamo più romani da un secolo, la forma è rimasta e, a rigor di logica, dovrebbe impedire a un principe che si fa chiamare augusto, di essere cristiano, se non altro finché nel palazzo del senato di Roma c'è l'Ara della Vittoria. Ma queste illogicità non hanno peso, per la mentalità cristiana; sono poco più d'una nuvoletta in un giorno d'estate. (Libanio, p. 18)
  • La follia degli intelligenti è sempre più perniciosa di quella degli idioti. (Libanio, p. 19)
  • L'elezione di Giuliano è stata opera della Fortuna, una dea che brilla per la sua assenza, nelle faccende umane. Non possiamo certo sperare di avere un secondo Giuliano, nella vita. E questo è quanto. (Prisco, p. 21)
  • Dall'esempio di mio zio, l'imperatore Costantino detto il Grande, che morì quando avevo sei anni, ho imparato che è pericoloso prendere le parti dei galilei, a qualunque fazione appartengano, perché vogliono soffocare e distruggere le cose veramente sante. Non ricordo quasi nulla di Costantino, sebbene un giorno mi abbiano presentato a lui, nel palazzo sacro. Rivedo, vagamente, un gigante molto profumato, che indossava una veste rigida, tempestata di gioielli. Mio fratello Gallo diceva sempre che avevo tentato di strappargli la parrucca. Ma Gallo aveva un umorismo crudele e dubito molto che la storia sia vera. Se avessi veramente tirato la parrucca all'imperatore non mi sarei fatto voler bene, perché era vanitoso come una donna: lo riconoscono perfino i suoi ammiratori galilei. (Giuliano, p. 24)
  • Sì, ho cercato di imitare lo stile di Marco Aurelio nei Colloqui con se stesso e non ci sono riuscito. Non solo perché mi mancano la sua bontà e la sua purezza, ma perché lui poteva scrivere di cose buone, imparate da una buona famiglia e da buoni amici, e io devo scrivere di cose amare, imparate da una famiglia di assassini in un'eta infetta dalle discordie e dall'intolleranza di una setta che mira solo a distruggere una civiltà nata al suono della lira del cieco Omero. (Giuliano, pp. 25-26)
  • Costantino non fu mai un vero galileo, si servì semplicemente dei galilei per estendere il suo dominio sul mondo. Era un soldato di mestiere, di scarsa cultura, che se ne infischiava altamente della filosofia, sebbene, per non so quale gusto perverso, provasse una enorme soddisfazione alle dispute dottrinarie; le folli diatribe dei vescovi lo affascinavano. (Giuliano, p. 26)
  • Costanzo, riconosciamo i suoi meriti, aveva il genio della guerra civile. Sapeva quando colpire, e soprattutto chi colpire. Vinceva sempre. (Giuliano, p. 31)
  • Io capii soltanto che Costanzo era un buon cristiano e tuttavia aveva ucciso la sua carne e il suo sangue. Quindi, se poteva essere un buon cristiano e un assassino, c'era qualcosa che non andava nella sua religione. (Giuliano, p. 34)
  • Anche un bambino può vedere la discrepanza tra quello che i galilei dicono di credere e quello che effettivamente credono: ci sono le loro azioni a rivelarlo. Una religione di fratellanza e di amore che ogni giorno miete vittime fra quelli che non sono d'accordo con la sua dottrina si può giudicare soltanto ipocrita, se non peggio. (Giuliano, p. 37)
  • [Sui cristiani] I loro giorni di splendore sono finiti. Non solo ho proibito che perseguitino gli ellenisti, ho anche proibito che si perseguitino fra loro. E loro mi giudicano insopportabilmente crudele! (Giuliano, p. 49)
  • [Sugli eunuchi] Gli attori e tutti quelli che cercano di imitarli, tiran fuori invariabilmente una vocetta acuta e stridula. È molto raro, invece, che gli eunuchi parlino così. Altrimenti, chi sopporterebbe la loro compagnia? A corte, poi, bisogna avere dei modi particolarmente piacevoli. In realtà, la voce di un eunuco è quella di un bambino, dolce e insicuro, e ridesta il senso materno e paterno di chi l'ascolta. Così, ci disarmano, con molta sottigliezza, perché siamo portati a perdonarli come perdoneremmo a un bambino, dimenticando che hanno un'intelligenza matura e non anormale come il loro corpo. (Giuliano, p. 60)
  • La maestà di Costanzo toglieva il respiro. Era la cosa più notevole, in lui: anche i gesti più normali sembravano studiati e provati. Come l'imperatore Augusto, portava dei rialzi nei sandali per sembrare più alto. Era glabro, e aveva gli occhi grandi e malinconici e la bocca sottile e un po' stizzosa di suo padre Costantino. La parte superiore del corpo aveva una muscolatura formidabile, ma le gambe parevano quelle di un nano. Indossava una pesante tunica di porpora, che gli scendeva fino ai piedi; in testa aveva un cerchietto d'argento incrostato di perle. (Giuliano, p. 62)
  • Io avevo preparato una quantità di cose da dire a Costanzo, ma lui non mi aveva lasciato aprir bocca. Era strano, ma quasi tutti l'innervosivano. Non sapeva dire due parole in croce, se non parlava dall'alto del trono. Salvo sua moglie Eusebia e il gran ciambellano, non aveva confidenti. Era uno strano tipo. Ora che sono al suo posto lo capisco meglio, anche se continua a non piacermi. La sua diffidenza era aggravata dal fatto che era un po' meno intelligente delle persone con cui doveva trattare. Questo accresceva il suo disagio e lo rendeva inaccessibile sul piano umano. Da studente era stato bocciato in retorica per la sua scarsa prontezza. Più tardi, cominciò a scrivere poesie, mettendo tutti quanti in imbarazzo. Il suo unico esercizio «intellettuale» erano le dispute teologiche. Mi dicono che in queste cose fosse bravissimo, ma qualsiasi ciarlatano di paese può farsi un nome in un sinodo galileo. Basta guardare Atanasio! (Giuliano, pp. 69-70)
  • Fu l'imperatore Diocleziano a decidere che di fatto, se non di nome, dovevamo diventare sovrani asiatici, da mettere in mostra solo in rarissime occasioni, come le effigi dorate degli dei. La scelta di Diocleziano era comprensibile e forse anche inevitabile, poiché nel secolo scorso gli imperatori si eleggevano e si rovesciavano con la massima leggerezza, a capriccio dei militari. Diocleziano pensò che se ci fossimo appartati, se fossimo diventati sacri agli occhi del popolo, trincerandoci dietro un rituale che ispirava timore, sarebbe stato meno facile per l'esercito prenderci sottogamba. Entro un certo limite, questa politica ha dato buoni frutti. Eppure oggi, quando io avanzo a cavallo in pompa magna e leggo il rispetto sul volto dei miei sudditi, un rispetto che non è ispirato da me ma dalla teatralità della manifestazione, mi sento un tremendo impostore e mi vien voglia di gettar via il mio carico d'oro e di gridare: «Volete una statua o un uomo?». (Giuliano, p. 70)
  • [Sul Dio cristiano] Ma quello non era un Dio assoluto. Creò il cielo e la terra, gli uomini e gli animali. Ma secondo Mosè, non creò le tenebre né la materia, poiché la terra era già prima di lui, invisibile e informe. Egli si limitò a plasmare ciò che già esisteva. Non è preferibile il dio di Platone, che creò l'universo "come una creatura viva, dotata di anima e d'intelligenza della verità, per grazia di Dio?" (Massimo, p. 108)
  • [Su Paolo di Tarso] L'impossibile individuo che tentò di dimostrare che il Dio tribale degli ebrei era il Dio Unico universale, benché il libro santo degli ebrei contraddica sistematicamente ogni sua parola. Nelle epistole ai romani e ai galati, Paolo sostiene che il Dio di Mosè non è solo il Dio degli ebrei, ma anche il Dio dei gentili. Il libro degli Ebrei, invece, lo nega in mille punti diversi. [...] Ora, se questo Dio degli ebrei fosse veramente il Dio Unico, come sosteneva Paolo, perché avrebbe riservato una razza di nessun conto l'unzione, i profeti e la legge? Perché lasciare il resto dell'umanità per millenni nel buio, ad adorare falsi idoli? D'accordo, gli ebrei riconoscono che il loro è un "Dio geloso". Ma che cosa strana, la gelosia, per l'Assoluto! E poi, geloso di che? Ed era anche crudele, perché vendicava le colpe dei padri sui bambini innocenti. Non è più plausibile, il creatore descritto da Omero e da Platone? Un essere che comprende ogni vita - che è ogni vita - e da questa fonte essenziale emana gli dei, i demoni e gli uomini? (Massimo, pp. 108-109)
  • Nonostante tutto quello che ha scritto in proposito, io non ho mai capito bene perché Giuliano si sia ribellato alla religione della sua famiglia. In fondo, il cristianesimo gli offriva quasi tutto quello che gli occorreva. Se voleva mangiare simbolicamente il corpo di un Dio, perché non restare con i cristiani, mangiare il loro pane e bere il loro vino, anziché tornare indietro, al pane e al vino di Mitra? Non è che nel cristianesimo mancasse qualcosa. I cristiani, molto abilmente, hanno indotto nei loro riti quasi tutti gli elementi popolari dei culti di Mitra, di Demetria e di Dioniso. Il cristianesimo moderno è un'enciclopedia della superstizione tradizionale. (Prisco, pp. 113-114)
  • Certo, il codice morale mitraico è più elevato di quello cristiano. I mitraisti credono che l'azione giusta sia superiore alla contemplazione. Celebrano virtù antiche come il coraggio e la padronanza di sé. Sono stati i primi a insegnare che la gentilezza è forza. Tutto questo è preferibile all'isterismo cristiano, che oscilla tra il massacro degli eretici e una pavida rinuncia al mondo terreno. Inoltre, un mitraista non può essere assolto dai suoi peccati con la spruzzatina d'acqua. Per me, sul piano etico, quello di Mitra è il migliore dei culti fondati sui misteri. Ma sarebbe assurdo dire che è più "vero" dei culti rivali. Quando si prendono posizioni assolute sulla magia e sul mito si cade inevitabilmente nella follia. (Prisco, p. 115)

Incipit di alcune opere[modifica]

Burr[modifica]

Poco prima di mezzanotte, il 1° luglio 1833, il colonnello Aaron Burr, settantasettenne, si è unito in matrimonio con Eliza Jumel, nata Bowen cinquantotto anni fa (più probabilmente sessantacinque, ma badate: è proclive alla querela).[7]

In diretta dal Golgota[modifica]

In principio era l'incubo, e il coltello era in mano a San Paolo, e la circoncisione è una trovata ebraica, non mia, decisamente.[7]

L'invenzione degli Stati Uniti[modifica]

Citazioni[modifica]

  • I tre ministri americani relativamente innocenti furono ricevuti dal perenne ministro degli Esteri Talleyrand. Alla testa della protodittatura vi era il capo del Direttorio, Barras, appoggiato dal generale Bonaparte e dalla sua armata plurivittoriosa. Talleyrand si mostrò educatamente indifferente nei confronti dei diplomatici venuti dal Nuovo Mondo. Ma uno dei suoi aiutanti venne al sodo: se i due paesi dovevano firmare un trattato, Talleyrand voleva 250.000 dollari anticipati, come fanno i signori della guerra afgani del XXI Secolo.

La statua di sale[modifica]

Citazioni[modifica]

  • Là potevano fare pettegolezzi, amoreggiare per finta ed evitare la noia, se non la disperazione. (p. 62)
  • L'idea stessa di essere innamorato di un uomo gli pareva ridicola e innaturale; al massimo un uomo poteva trovare il suo gemello, come Bob, ma era una cosa rara e del tutto diversa. (p. 72)
  • Uno dei ragazzi fece una battuta con la parola pace, e il professore rise forte quanto loro, come se fosse contento di essere il loro zimbello. Jim fu triste nel vedere che recitava la parte del buffone. Era importante rimanere se stessi. Anche se non poteva ammettere di essere come era, rifiutava di far finta di essere come tutti gli altri. Lo feriva vedere un altro uomo sacrificare il suo orgoglio, in particolare quando non era necessario. (p. 119)
  • Al di fuori del lavoro, vedeva pochissimo i suoi soci. Erano entrambi padri di famiglia e non avevano interesse nel mondo esterno. Nemmeno lui ne aveva quando lavorava. Non vedeva nessuno. (p. 157)
  • Durante tutto l'inverno, Jim frequentò molto la cerchia di Rolloson. Le regine lo disgustavano, ma non aveva altri amici. Gli incontri furtivi con i giovani sposati portavano raramente a qualcosa. (p. 165)
  • Era infastidito dalle sue bugie necessarie. Come desiderava dire a tutti esattamente quello che era! A un tratto si domandò cosa sarebbe successo se ogni uomo come lui fosse stato naturale e onesto. La vita sarebbe stata senz'altro migliore in un mondo dove il sesso venisse considerato come quelcosa di naturale e non spaventoso, e gli uomini potessero amare gli uomini naturalmente, secondo la loro inclinazione, proprio con la stessa naturalezza con cui amavano le donne. Ma anche mentre era seduto a tavola, meditando sulla libertà, sapeva che era pericoloso essere un uomo onesto; e alla fine gli mancò il coraggio. (p. 190)

Explicit[modifica]

I contorni degli edifici divennero nitidi e chiari. Sapeva esattamente dov'era e chi era e che non c'era più nulla da fare se non continuare, come se nulla fosse successo. Ma anche mentre formulava questo proposito, gli tornò alla mente la luce del fuoco e sentì ancora il rombo del fiume. Nessuna visione si esauriva se non in qualcosa di vivido e nuovo, e non c'era nulla di nuovo per lui. L'amante e il fratello erano scomparsi, sostituiti da un ricordo di carne illividita, lenzuola aggrovigliate, violenza. Provando panico, pensò alla fuga. Sarebbe tornato in mare. Avrebbe cambiato il suo nome, i suoi ricordi, la sua vita. Andò verso ovest in direzione del porto. Sì, si sarebbe imbarcato di nuovo e avebbe conosciuto altra gente. Ricominciato.
Poi, all'improvisso, fu sul molo, intorno a lui le navi silenziose. L'aria era fresca. Il mattino era vicino. Ai suoi piedi l'acqua si sollevava e si abbassava lentamente, gentilmente, come il respiro di un mostro enorme. Una volta di più fu sulla riva di un fiume, finalmente conscio che lo scopo dei fiumi è di sfociare nel mare. Niente cambia. Eppure nulla di ciò che è, potrà mai essere ciò che è stato. Rapito, guardò l'acqua frangersi fredda e scura contro l'isola di pietra. Presto sarebbe andato via.

Myra Breckinridge[modifica]

Incipit[modifica]

Io sono Myra Breckinridge, che nessun uomo possederà mai. Cinta d'un reggicalze e d'un solo sottascella, ho tenuto a bada l'intera congrega degli isolani di Trobiand, una razza che non ha parole per chiedere o rispondere "perché". Brandendo un'ascia di pietra, ho fiaccato le braccia, le membra, le palle dei loro più splendidi guerrieri, accecandoli con la mia bellezza, come faccio con tutti gli uomini, svirilizzandoli come King Kong, ridotto a un mero, scimmiesco uggiolio dalla vaga Fay Wray, alla quale somiglio, di tre quarti dal lato sinistro, se durante la ripresa in primo piano la luce principale non è un'altezza superiore al metro e mezzo.

Citazioni[modifica]

  • Non comincerò dal principio perché non c'è principio, ma solo da un mezzo in cui tu, fortunato lettore, sei appena capitato, ancora ignaro di ciò che ti faranno nel corso del nostro comune viaggio nel mio intimo. No, nel nostro intimo. Perché noi siamo, almeno nell'atto di questa creazione, una cosa sola, ciascuno nella trappola del tempo: tu dopo, io subito, attentamente, pensosamente formando lettere per comporre parole che compongano frasi. (p. 3)

Note[modifica]

  1. Da Esquire, dicembre 1983. (EN) Citato in Fred R. Shapiro, The Yale Book of Quotations, 2006, Yale University Press, p. 789, ISBN 9780300107982
  2. Da Literary and Political Critic of the New York Review of Books; citato in America First? America Last? America at Last?, harvard.edu, 20 aprile 1992.
  3. Da Pink Triangle and Yellow Star; citato in Luca Fontana, Come il sodomita diventò gay, in Il secolo gay, Diario del mese, gennaio 2006, p. 12.
  4. Dal programma televisivo Che tempo che fa, puntata del 7 gennaio 2007.
  5. Citato in Corriere della sera, 5 novembre 2009.
  6. (EN) Marina Carter, Adventure Guide Naples, Sorrento and the Amalfi Coast, Hunter, 2008, p. 310. ISBN 1-58843-578-4
  7. a b Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

Bibliografia[modifica]

  • Gore Vidal, Giuliano, traduzione di Ida Omboni, Rizzoli Editore, 1969.
  • Gore Vidal, La statua di sale (The City and the Pillar, 1948-1965), traduzione di Alessandra Osti, Fazi Editore, 1998. ISBN 8881120909
  • Gore Vidal, Myra Breckinridge, traduzione di Vincenzo Mantovani, Garzanti, 1973.
  • Gore Vidal, L'invenzione degli Stati Uniti, Fazi Editore, 2007.

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]