Franco Fortini

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Franco Fortini, pseudonimo di Franco Lattes (1917 – 1994), saggista, critico letterario e poeta italiano.

Citazioni di Franco Fortini[modifica]

  • Come d'autunno si levano le foglie, di coetanei ne hai visti troppi volteggiare prima di posarsi. Era quel loro planare, più del cadere, che ti faceva paura. (dall'introduzione a L'ospite ingrato, De Donato editore)
  • Kafka è stato una lettura di giovinezza, e ancora oggi credo che si rivolga o parli soprattutto ai giovani, vale a dire a quelli che hanno una vitalità talmente forte da accettare e da ricercare la distruzione.[1]
  • Le canzonette sono una parodia del mondo contemporaneo: eros e tecnologia. (citato in Focus n. 82, p. 132)
  • [...] «mantenere in una versione certe ruvidezze dei testi è forse l'esito più raro», scriveva [Giaime Pintor] (in «Letteratura», n. 12, ottobre 1939, p. 156) recensendo versioni di poesia italiana contemporanea comparse sulla rivista tedesca «Das Innere Reich». Ma che cosa sono «certe ruvidezze» se non la ricorrente insorgenza di contenuti ancora non domi, gli squilibri di chi allarga il proprio arco lessicale perché non conta più sulla sapienza omogenea della società e affida al verso il compito di fondarne una nuova? Se non il contrario dell'attenuazione, della litote?[2]
  • [Giorgio Bassani] Senti un non so che di penoso e di chiuso.[3]
  • Si dissolva quanto è composto, il disordine succeda all'ordine. (da Composita solvantur)
  • [Riferimento a Giovanni Raboni] Tutto quel che mi ha detto è stato oro. Perdìo, e bisognava arrivare alla mia età per trovare un aiuto, un consiglio vero, come quelli che lei mi ha dato. E poi la mia vanità era soddisfatta; colavo sugo da tutte le parti.[4]
  • [Carlo Cassola] Un'aria ferma di tedio stupefatto.[3]
  • [Italo Calvino] [...] una narrazione volontaristica e tutta ammicchi, tutta fregatine di mani.[3]

Foglio di via[modifica]

  • E presto ciò che avremo | Tanto amato dovremo abbandonare.
  • Mordere l'aria mordere i sassi | La nostra carne non è più d'uomini | Mordere l'aria mordere i sassi | Il nostro cuore non è più d'uomini. | Ma noi s'è letta negli occhi dei morti | E sulla terra faremo libertà | Ma l'hanno stretta i pugni dei morti | La giustizia che si farà.

[Franco Fortini, Poesie scelte, (1937-1973), Oscar Mondadori, 1974.]

Poesia e errore[modifica]

  • Era il tempo che si stava | insieme senza sapere. | Ora che conosciamo | non s'ha tempo di rimanere.
  • Appare | al passo delle nuvole | l'ombra che inquieta i trent'anni. |Oscura le mie cupole | le piazze disabitate. | Come fa sera presto. Hai dormito, | mi dico, hai dormito per tutta l'estate. | Presto verrà il primo freddo.
  • Scrivi che i veri uomini amici | parlano oltre i tuoi giorni che presto | saranno disfatti. E già li attendi. E questo | solo ancora è il tuo onore.
  • Non abbiamo saputo che cosa fare per noi | della verde vita e dei fiori amorosi. | Per questo la scure è alla radice dei cuori || e come stecchi che si divilincolano saremo arsi.
  • È vero che sono stanco: | questo scendere scale e salire | deride, finché uccide, gli stanchi. | Avere negli occhi pomeriggi interi | soli agri, irrazionali realtà! | Se nemmeno l'augurio mi dà gioia | allora sparire diviene necessario.
  • Una volta sperare era sperare | aria d'amore o d'ozio o di campagna | o d'infanzia risorta o un pianto o un mare | dove spunti una vela, una montagna | bruna per la distanza, una città |dove perdersi in pace. Piano, un passo | dopo l'altro, è mutata, spenti i simboli | ridicoli, quei miti blandi limbi. | E la speranza ora è convulso passo | di bestia, entro di noi, che viene e va.
  • Da tanto tempo abbiamo voluto piangere, | ma di pietà e di gioia, per le fronti avvenire. | Ora sappiamo che tutto nostro è il tempo, | ora noi stessi siamo i nostri figli, || dove in te, vento, penetriamo noi ultimi.
  • A Leningrado, vicino alla Nievà, | una sera di pioggia si baciavano una donna e un marinaio. | Mi tornano in mente quei due | quando condanno questa stanza, dove lavoro e invecchio.
  • Tre scrittori francesi domandavano | la via di Auschwitz | a un comunista ucraino morto a colpi | di leninismo nelle costole. Era | difficilissimo, vivere. Noi, | per fortuna, avevamo una villetta | a Cavi di Lavagna; ed i decenni | passano in fretta.

[Franco Fortini, Poesie scelte, (1937-1973), Oscar Mondadori, 1974.]

L'ospite ingrato[modifica]

  • Avessi studiato da giovane. | Non sapessi la verità.
  • E di vista | ti perdi | come dopo il sorpasso | l'altro nel retrovisore.
  • Per Pasolini
    Ormai se ti dico buongiorno ho paura dell'eco, | tu, disperato teatro, sontuosa rovina. || Eppure t'aveva lasciata, il mio verso, una spina. | Ma va' senza ritorno, perfetto e cieco.
  • Non imiterò che me stesso, Pasolini. | Più morta di un inno sacro | la sublime lingua borghese è la mia lingua. | Non conoscerò che me stesso. La mia prigione | vede più della tua libertà.

[Franco Fortini, Poesie scelte, (1937-1973), Oscar Mondadori, 1974.]

L'ospite ingrato[modifica]

Incipit[modifica]

Contr'uno
E vivi, vivinella tua faccia! | (Fino alle rive | del lago dove | neri stanno | fissi nove | cani d'ira | cani che sanno)

Citazioni[modifica]

  • A Carlo Bo non piacciono i miei versi. | Ai miei versi non piace Carlo Bo. (p. 35)
  • Ali, Alicata! Salinari, sali! (p. 41)
  • C'era a quei tempi, ricordi, | nel Comitato Centrale | Mario Alicata. | Falsa faccia di vera tragedia | odiava molto, | molto ammoniva o con aria severa | minacciava. | La Causa | è stata con lui generosa: | dice di rispettarne la memoria. (p. 48)
  • Meglio non esser noto | meglio com'eri ieri | nuovo devoto al vuoto | – Ottieri. (p. 111)
  • Per Noventa
    Più d'ogni tua parola a me maestro, | per disperato orgoglio a falsi òmeni, | vecchio, fingevi d'arrenderti. Io | ero lontano da te, coi tuoi versi. (p. 117)
  • Su di una foto
    Ma tu continua a consumarlo, il dorso della mano, | a consumarlo con le dita, | Zanzotto amico, | tu che non chiedi pietà, non è vero? | tu che vuoi verità a costo di non essere. (p. 127)
  • Tra prìncipi e princìpi incerti e vani | vano passa Bassani. (p. 59)

Una volta per sempre[modifica]

  • Non è dolore, non è ira o noia | ma un rancore nel fondo della testa | che ora sembra noia ora dolore.
  • Scherno è lo schernire, | morte il morire, degno d'ira l'ira, | e il solo mutamento è questo verso | che va e viene, ripete, in sé diverso | ed eguale, monotono, cadenze | immotivate, grigie danze, assenze | secolari ma rode di pietà | la pietra della morta realtà.
  • La natura | per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia | non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.
  • Era la guerra, la notte tremavano | nelle credenze i cristalli al ronzio | delle ondate da ovest ad oriente | o a sud, verso l'Italia. Chi ero io | e tu chi eri? Cominciò così.
  • Noi dal sogno usciremo per esistere | in una sola verità.

[Franco Fortini, Poesie scelte, (1937-1973), Oscar Mondadori, 1974.]

Questo muro[modifica]

  • Devi saperlo, è un vivace saluto l'addio. | Il ramo, che morì, lo sa.
  • Una volta mi chiedevi che cosa avevo | e non ti rispondevo. | Ma è divenuto molto difficile | parlare delle ultime cose, madre mia.
  • A Vittorio Sereni
    Come ci siamo allontanati. | Che cosa tetra e bella. | Una volta mi dicesti che ero un destino. | Ma siamo due destini. | Uno condanna l'altro. | Uno giustifica l'altro. | Ma chi sarà a condannare | o a giustificare | noi due?

[Franco Fortini, Poesie scelte, (1937-1973), Oscar Mondadori, 1974.]

Citazioni su Franco Fortini[modifica]

Note[modifica]

  1. Da Franz Kafka; le opinioni di Giorgio Manganelli e Franco Fortini, Letteratura.Rai.it.
  2. Da Il Rilke di Giaime Pintor, in Rainer Maria Rilke, Poesie, tradotte da Giaime Pintor, con due prose dai quaderni di Malte Laurids Brigge e versioni da H. Hesse e G. Trakl, Einaudi, Torino, 1984, pp. 8-9. ISBN 8806002678
  3. a b c Citato in Alberto Bevilacqua, Vizio solitario e odiosa rissa: la poesia come malafede, Corriere della Sera, 4 giugno 2003, p. 35.
  4. Citato in Paolo De Stefano, Raboni, il mondo privato del poeta: tutti gli amici e una Milano perduta, Corriere della Sera, 8 settembre 2009, p. 34.

Bibliografia[modifica]

  • Franco Fortini, L'ospite ingrato, De Donato editore, Bari, 1966.
  • Franco Fortini, Poesie scelte, (1937-1973), Oscar Mondadori, 1974

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Opere[modifica]