Franco Fortini

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Franco Fortini, pseudonimo di Franco Lattes (1917 – 1994), saggista, critico letterario, pittore e poeta italiano.

Citazioni di Franco Fortini[modifica]

  • Come d'autunno si levano le foglie, di coetanei ne hai visti troppi volteggiare prima di posarsi. Era quel loro planare, più del cadere, che ti faceva paura. (dall'introduzione a L'ospite ingrato, De Donato editore)
  • Kafka è stato una lettura di giovinezza, e ancora oggi credo che si rivolga o parli soprattutto ai giovani, vale a dire a quelli che hanno una vitalità talmente forte da accettare e da ricercare la distruzione. (da Franz Kafka; le opinioni di Giorgio Manganelli e Franco Fortini, RaiEducational)
  • Le canzonette sono una parodia del mondo contemporaneo: eros e tecnologia. (citato in Focus n. 82, p. 132)
  • [Giorgio Bassani] Senti un non so che di penoso e di chiuso. (citato in Corriere della sera, 4 giugno 2003)
  • Si dissolva quanto è composto, il disordine succeda all'ordine. (da Composita solvantur)
  • [Riferimento a Giovanni Raboni] Tutto quel che mi ha detto è stato oro. Perdìo, e bisognava arrivare alla mia età per trovare un aiuto, un consiglio vero, come quelli che lei mi ha dato. E poi la mia vanità era soddisfatta; colavo sugo da tutte le parti. (citato in Corriere della sera, 8 settembre 2009)
  • [Carlo Cassola] Un'aria ferma di tedio stupefatto. (citato in Corriere della sera, 4 giugno 2003)
  • [Italo Calvino] ... una narrazione volontaristica e tutta ammicchi, tutta fregatine di mani. (citato in Corriere della sera, 4 giugno 2003)

Foglio di via[modifica]

  • E presto ciò che avremo | Tanto amato dovremo abbandonare.
  • Mordere l'aria mordere i sassi | La nostra carne non è più d'uomini | Mordere l'aria mordere i sassi | Il nostro cuore non è più d'uomini. | Ma noi s'è letta negli occhi dei morti | E sulla terra faremo libertà | Ma l'hanno stretta i pugni dei morti | La giustizia che si farà.

[Franco Fortini, Poesie scelte, (1937-1973), Oscar Mondadori, 1974.]

Poesia e errore[modifica]

  • Era il tempo che si stava | insieme senza sapere. | Ora che conosciamo | non s'ha tempo di rimanere.
  • Appare | al passo delle nuvole | l'ombra che inquieta i trent'anni. |Oscura le mie cupole | le piazze disabitate. | Come fa sera presto. Hai dormito, | mi dico, hai dormito per tutta l'estate. | Presto verrà il primo freddo.
  • Scrivi che i veri uomini amici | parlano oltre i tuoi giorni che presto | saranno disfatti. E già li attendi. E questo | solo ancora è il tuo onore.
  • Non abbiamo saputo che cosa fare per noi | della verde vita e dei fiori amorosi. | Per questo la scure è alla radice dei cuori || e come stecchi che si divilincolano saremo arsi.
  • È vero che sono stanco: | questo scendere scale e salire | deride, finché uccide, gli stanchi. | Avere negli occhi pomeriggi interi | soli agri, irrazionali realtà! | Se nemmeno l'augurio mi dà gioia | allora sparire diviene necessario.
  • Una volta sperare era sperare | aria d'amore o d'ozio o di campagna | o d'infanzia risorta o un pianto o un mare | dove spunti una vela, una montagna | bruna per la distanza, una città |dove perdersi in pace. Piano, un passo | dopo l'altro, è mutata, spenti i simboli | ridicoli, quei miti blandi limbi. | E la speranza ora è convulso passo | di bestia, entro di noi, che viene e va.
  • Da tanto tempo abbiamo voluto piangere, | ma di pietà e di gioia, per le fronti avvenire. | Ora sappiamo che tutto nostro è il tempo, | ora noi stessi siamo i nostri figli, || dove in te, vento, penetriamo noi ultimi.
  • A Leningrado, vicino alla Nievà, | una sera di pioggia si baciavano una donna e un marinaio. | Mi tornano in mente quei due | quando condanno questa stanza, dove lavoro e invecchio.
  • Tre scrittori francesi domandavano | la via di Auschwitz | a un comunista ucraino morto a colpi | di leninismo nelle costole. Era | difficilissimo, vivere. Noi, | per fortuna, avevamo una villetta | a Cavi di Lavagna; ed i decenni | passano in fretta.

[Franco Fortini, Poesie scelte, (1937-1973), Oscar Mondadori, 1974.]

L'ospite ingrato[modifica]

  • Avessi studiato da giovane. | Non sapessi la verità.
  • E di vista | ti perdi | come dopo il sorpasso | l'altro nel retrovisore.
  • Per Pasolini
    Ormai se ti dico buongiorno ho paura dell'eco, | tu, disperato teatro, sontuosa rovina. || Eppure t'aveva lasciata, il mio verso, una spina. | Ma va' senza ritorno, perfetto e cieco.
  • Non imiterò che me stesso, Pasolini. | Più morta di un inno sacro | la sublime lingua borghese è la mia lingua. | Non conoscerò che me stesso. La mia prigione | vede più della tua libertà.

[Franco Fortini, Poesie scelte, (1937-1973), Oscar Mondadori, 1974.]

L'ospite ingrato[modifica]

Incipit[modifica]

Contr'uno
E vivi, vivinella tua faccia! | (Fino alle rive | del lago dove | neri stanno | fissi nove | cani d'ira | cani che sanno)

Citazioni[modifica]

  • A Carlo Bo non piacciono i miei versi. | Ai miei versi non piace Carlo Bo. (p. 35)
  • Ali, Alicata! Salinari, sali! (p. 41)
  • C'era a quei tempi, ricordi, | nel Comitato Centrale | Mario Alicata. | Falsa faccia di vera tragedia | odiava molto, | molto ammoniva o con aria severa | minacciava. | La Causa | è stata con lui generosa: | dice di rispettarne la memoria. (p. 48)
  • Meglio non esser noto | meglio com'eri ieri | nuovo devoto al vuoto | – Ottieri. (p. 111)
  • Per Noventa
    Più d'ogni tua parola a me maestro, | per disperato orgoglio a falsi òmeni, | vecchio, fingevi d'arrenderti. Io | ero lontano da te, coi tuoi versi. (p. 117)
  • Su di una foto
    Ma tu continua a consumarlo, il dorso della mano, | a consumarlo con le dita, | Zanzotto amico, | tu che non chiedi pietà, non è vero? | tu che vuoi verità a costo di non essere. (p. 127)
  • Tra prìncipi e princìpi incerti e vani | vano passa Bassani. (p. 59)

Una volta per sempre[modifica]

  • Non è dolore, non è ira o noia | ma un rancore nel fondo della testa | che ora sembra noia ora dolore.
  • Scherno è lo schernire, | morte il morire, degno d'ira l'ira, | e il solo mutamento è questo verso | che va e viene, ripete, in sé diverso | ed eguale, monotono, cadenze | immotivate, grigie danze, assenze | secolari ma rode di pietà | la pietra della morta realtà.
  • La natura | per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia | non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.
  • Era la guerra, la notte tremavano | nelle credenze i cristalli al ronzio | delle ondate da ovest ad oriente | o a sud, verso l'Italia. Chi ero io | e tu chi eri? Cominciò così.
  • Noi dal sogno usciremo per esistere | in una sola verità.

[Franco Fortini, Poesie scelte, (1937-1973), Oscar Mondadori, 1974.]

Questo muro[modifica]

  • Devi saperlo, è un vivace saluto l'addio. | Il ramo, che morì, lo sa.
  • Una volta mi chiedevi che cosa avevo | e non ti rispondevo. | Ma è divenuto molto difficile | parlare delle ultime cose, madre mia.
  • A Vittorio Sereni
    Come ci siamo allontanati. | Che cosa tetra e bella. | Una volta mi dicesti che ero un destino. | Ma siamo due destini. | Uno condanna l'altro. | Uno giustifica l'altro. | Ma chi sarà a condannare | o a giustificare | noi due?

[Franco Fortini, Poesie scelte, (1937-1973), Oscar Mondadori, 1974.]

Bibliografia[modifica]

  • Franco Fortini, Poesie scelte, (1937-1973), Oscar Mondadori, 1974
  • Franco Fortini, L'ospite ingrato, De Donato editore, Bari, 1966.

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