Reza Ciro Pahlavi

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Reza Ciro Pahlavi nel 2016

Reza Ciro Pahlavi (1960 – vivente), principe ereditario dell'Iran.

Citazioni di Reza Ciro Pahlavi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Succedendo a mio padre non faccio che il mio dovere: non voglio sottrarmi alle mie responsabilità.[1]
  • L'Iran ritroverà la sua età dell'oro, il popolo iraniano spazzerà l'attuale regime senza legge. Gli oppositori al regime di Khomeini sono in continuo aumento.[1]
  • [Sulla guerra Iran-Iraq] Sono l'anarchia, lo sfacelo economico e il declino del nostro prestigio internazionale che hanno generato la violazione della nostra integrità territoriale attraverso un'aggressione esterna che noi condanniamo.[2]
  • So perfettamente che nessuno di voi ha voluto un simile disastro. Ma so anche che voi avete, nel profondo dei vostri cuori, la ferma convinzione che la nostra storia millenaria si ripeterà e che l'incubo prenderà fine. La luce succederà all'oscurità: forti delle nostre amare esperienze, noi intraprenderemo tutti insieme, in un grande slancio nazionale, la ricostruzione del nostro Paese.[2]
  • [Su L'ultimo imperatore] Il film l'ho visto, è un capolavoro, ma non mi ci riconosco per niente, io il potere non l'ho perso, non l'ho avuto neanche per un istante, l'ho solo atteso invano.[3]
  • Mio padre non era un tiranno, nel senso che non credeva nel dispotismo, e voleva portare l'Iran verso la democrazia. Non penso che fosse isolato dalla gente, o che non conoscesse la realtà del suo paese. Certo, ha commesso degli errori, il più grave è stato quello di svolgere un ruolo politicamente attivo, che istituzionalmente non gli spettava. Quanto alla Savak, è indubbio che vi furono casi di violenza, ma la violenza non fu mai una politica di Stato. I prigionieri politici? La maggioranza erano il tipo di gente che ha poi preso in ostaggio gli americani all'ambasciata di Teheran, che ha fatto saltare la caserma dei marines in Libano, o dirottato il jet della Twa.[3]
  • Non era perfetto, mio padre, ma era un nazionalista, amava l'Iran, e credo che sia più popolare oggi, nel suo paese, di quando lo lasciò.[3]
  • Dal primo giorno del suo potere, Khomeini ha ripetuto che l'Iran per lui non voleva dire nulla, non gli interessava. Come poteva amarla? Per Khomeini l'Iran era la piattaforma di lancio di una crociata per trasformare il mondo. Se avesse amato l'Iran, non avremmo avuto una lunga guerra, né, per fare un esempio recente, la polemica sul libro di Rushdie. Sto leggendo I versi satanici: certo mi offende, perché sono un musulmano, ma ciò non vuol dire che l'autore vada condannato a morte. Khomeini diceva che chiunque si convertiva all'Islam, e poi cambiava religione, andava ucciso. Il Profeta non l'ha mai detto, ma Khomeini diceva che le opere del Profeta sono incomplete e stava a lui completarle. Khomeini era l'opposto della santità, era blasfemo. Per me, era lui l'Anticristo.[3]
  • [Su Ruhollah Khomeyni] Lo ho odiato per quel che ha fatto all'Iran, per la sua opposizione di principio ad ogni diritto umano, per come ha indebolito il paese allo scopo di esportare la rivoluzione e il terrorismo nel mondo.[3]
  • Nel mio paese la monarchia era un'istituzione al di sopra di qualsiasi ideologia, e il monarca, come io lo intendo, non deve fare politica, è un capo di Stato, non di governo. Ma poi, in definitiva, dovrà essere il popolo a decidere cosa vuole, e a scegliere le sue leggi, non il re, e tantomeno un libro caduto dal cielo, come il Corano. La Chiesa va separata dallo Stato, specie in un paese come l'Iran, così pieno di razze, culti, genti diverse.[3]
  • Finché c'è stata la guerra era impossibile pensare alla lotta alla dittatura di Khomeini, l'unica priorità era la difesa nazionale: anche per questo l'ayatollah ha prolungato il conflitto il più possibile. Ora, senza la guerra e senza Khomeini, potrà venire alla luce il vasto scontento che esiste in ogni settore sociale, anche nel clero, mi creda.[3]
  • Certo sia io che mia madre e i miei fratelli, che vivono tra New York e Parigi, stiamo bene. Ma non siamo dei Marcos. Faccio una vita molto semplice, la sera sto in casa a leggere o a guardare la tivù con mia moglie, una ragazza iraniana che ho sposato nel 1986, e che oggi ha 20 anni.[3]
  • La democrazia fu allora ed è oggi al centro delle aspirazioni della società iraniana, ed è chiaro che la teocrazia non può essere la risposta a questa esigenza.[4]
  • [Su Mohammad Khatami] In un certo modo non è diverso da Gorbaciov. Può tentare una perestrojka iraniana. Ma come può un regime basato sulla legge divina e non sulla volontà popolare trovare risposte adeguate alla società civile?[4]
  • [Su Mohammad Reza Pahlavi] Sotto di lui il paese compì grandi balzi in avanti, ma le riforme politiche non arrivarono a tempo.[4]
  • Guardi, mio padre è oggi popolare in Iran come non lo è mai stato finché fu al potere o in vita. Lui e mio nonno furono i grandi modernizzatori. Mio nonno agì con durezza: non poteva certo permettersi referendum sulla modernizzazione. Mio padre seppe portare l'Iran all'avanguardia nella regione e tra gli attori della scena internazionale. Ma troppo tardi capì l'importanza della partecipazione popolare.[4]
  • Io, come pretendente, rappresento la monarchia costituzionale, che resta un'alternativa politica per il futuro. Non ho mai rotto i ponti col mio paese, e in me la nostalgia di casa non è mai morta. Ma quello che io voglio per me è un ruolo di unificatore, di garante del pluralismo e della riconciliazione nazionale. Voglio solo aiutare il popolo iraniano a riconquistare l'autodeterminazione.[4]
  • Non dimentichi che mio padre agiva in un mondo diverso da quello di oggi, un mondo diviso in blocchi: la contrapposizione est-ovest fece porre in secondo piano in molte parti del mondo i valori della democrazia e dei diritti umani.[4]
  • La monarchia costituzionale è un'opzione per il futuro, ma quel che conta è e sarà la fede nel secolarismo, la separazione tra Religione e Stato. Potremo cominciare un esperimento affascinante: diventare il primo paese islamico incamminato sulla via della democratizzazione.[4]
  • Sa, nella sua storia millenaria l'Iran è stato invaso, occupato, sconfitto, ed è sempre sopravvissuto. La teocrazia è il primo problema solo interno della nostra storia. Ma ogni paese impara dalle sue epoche: anche l'Inquisizione o Cromwell sono state esperienze. Toccherà ai quarantenni come me guidare i più giovani con l'esperienza.[4]
  • Il problema non è Khatami come persona, così come nella vecchia Urss non lo erano i vari Andropov e Gorbaciov. Quando un sistema politico è in un vicolo cieco, come la Repubblica Islamica oggi, le persone contano poco. Il leader spirituale Ali Khamenei controlla tutte le leve del potere. Il Presidente, il parlamento e qualsiasi altra istituzione possono approvare anche le leggi più giuste e più democratiche, ma fin quando Khamenei avrà il diritto di veto, nulla potrà cambiare. Non voglio mettere in dubbio Khatami e le sue buone intenzioni. La domanda da porsi è come, in un paese dove altri controllano la radio e la tv di Stato, l' esercito e le forze dell' ordine, il sistema giudiziario, la politica estera e i servizi segreti, il Presidente possa realizzare la promessa di ripristinare la legalità e devolvere il potere alla società civile. In Iran Khatami non è riuscito a proteggere nemmeno i giornali e i giornalisti che lo sostenevano, figuriamoci se può farsi carico delle richieste di maggiore libertà e di democrazia dei nostri giovani.[5]
  • La cosa migliore è che il popolo iraniano si liberi da solo, senza interventi esterni come quelli che hanno posto fine alle dittature in Afghanistan e in Iraq. E quanto a me, niente speculazioni: considererò la mia missione compiuta nel giorno in cui si terrà il primo voto libero degli iraniani sul loro futuro, sono pronto ad aiutare in ogni modo per questo obiettivo.[6]
  • Lo scenario in Iran è molto diverso da quello dei nostri vicini. Nel nostro caso nessuno sarebbe capace di svolgere il lavoro di portare la democrazia meglio del popolo iraniano stesso. Senza bisogno di un intervento militare straniero. Il modo migliore di avere una svolta è attraverso la lotta del popolo iraniano. Ma bisogna anche sottolineare che vista la natura del sistema il miglior modo per aiutare gli iraniani a liberarsi è mostrare e dare un fortissimo appoggio della comunità internazionale alla lotta per la democrazia: un segnale che la comunità internazionale è per il popolo e non contro il popolo, che non è disposta a fare affari a ogni costo col regime sulla testa della gente.[6]
  • Il mondo non può fidarsi di un regime del genere che tenga un dito sul grilletto. Ci vogliono garanzie anche per la stabilità internazionale. Occorre l'abbandono di dubbi e ambigui programmi nucleari e di ogni piano di armi di distruzione di massa, e l'unica garanzia in questo senso è la democratizzazione. Un regime come quello attuale non esiterebbe a usare senza scrupoli armi del genere.[6]
  • Bisogna abbandonare questa impostazione mentale per cui o si tratta per vie diplomatiche o si parla di interventi militari. Né l'una né l'altra cosa possono risolvere la situazione. La cosa migliore da fare è investire sugli iraniani stessi, perché è fra loro che possiamo trovare l'alleato più naturale.[7]
  • L'idea delle riforme è stata screditata, e ormai è definitivamente finita in un vicolo cieco. Era impensabile che questo regime potesse essere in grado di riformare se stesso. Dall'interno non può venire nessun processo di cambiamento.[7]
  • Il regime è in totale contrasto con quello che vuole il popolo iraniano. C'è una fuga di capitali dall'Iran, e il popolo iraniano, che ha un'ottica generale, vede chiaramente le conseguenze. Il nostro Paese sta andando a fondo e tutte le nostre risorse sono gestite in modo inefficiente da funzionari corrotti. Il regime non sopravviverà, non ho dubbi al riguardo, ma dovrà cadere per mano del popolo iraniano, e non per un intervento esterno. In questo momento, dobbiamo aiutare il popolo ad aiutare se stesso.[7]
  • Quello che abbiamo sotto gli occhi oggi è un chiaro esempio di quello che succede quando la religione è direttamente coinvolta nel governo. Ma non bisogna confondere la laicità con l' opposizione alla religione. è nell' interesse di tutti avere una chiara linea di separazione.[7]
  • Stiamo lottando contro il tempo. I dittatori corrono per procurarsi la bomba e la prospettiva di un intervento militare per fermarli si fa sempre più concreta. Ma il cambiamento, ora, deve venire dagli iraniani: il regime non è mai stato tanto vulnerabile.[8]
  • C'è la possibilità di un cambiamento non violento, bisogna che la comunità internazionale trovi una terza via tra l'interventismo militare Usa e l'approccio diplomatico imperfetto degli europei.[8]
  • Si stringono accordi commerciali in cambio della sospensione delle attività di arricchimento dell'uranio, ma questo non impedisce al regime di continuare a lavorare su altre componenti necessarie a costruire la bomba atomica. Soprattutto si manda alla popolazione un messaggio confuso, come se l'unica priorità degli europei fosse proteggersi dalla minaccia nucleare continuando però a tutelare i propri interessi economici.[8]
  • Gli europei si comportano come se volessero dare al regime la possibilità di dimostrare che sa comportarsi bene. È assurdo: sono 25 anni che dimostra il contrario. Non facendo chiarezza su questo gli europei incoraggiano gli americani ad azioni unilaterali.[8]
  • È sempre difficile prevedere la reazione della gente a un attacco straniero. Gli iraniani sono un popolo orgoglioso che vuole il cambiamento, ma non a un prezzo tanto alto. Soprattutto vogliono fare la storia da soli, non attraverso un intervento esterno.[8]
  • Per anni il regime ha guadagnato tempo inscenando questo gioco delle parti che vedeva da una parte i conservatori e dall'altra i riformisti, ma ora è chiaro che il presidente Khatami non ha nulla di diverso da Khomeini: la sua funzione è quella di preservare la repubblica islamica. Di recente gli studenti lo hanno accolto urlandogli dietro: «Vergogna!». È stato uno spettacolo commovente.[8]
  • Guardi cosa è successo in Cecoslovacchia o Iugoslavia: militari e paramilitari alla fine non sono intervenuti contro la popolazione. E lo stesso accadrebbe in Iran: i militari non vogliono fare la fine dei tiranni ma sopravvivere e avere un futuro politico. E un Iran liberato aprirebbe scenari impensabili. Porterebbe stabilità in Iraq eliminando il punto di riferimento che oggi hanno i ribelli. Il terrorismo internazionale non potrebbe più contare su una delle sue principali centrali. E se la Turchia fosse integrata nell'Unione, all'improvviso gli iraniani avrebbero l'Europa alle porte.[8]
  • La mia missione finisce il giorno in cui gli iraniani possono tornare a votare liberamente. Se poi vorranno assegnarmi un ruolo, lo accetterò. Perché il mio unico obiettivo è servire il mio paese. In quale veste, non dipende da me.[8]
  • Il regime ha spesso ingannato l'Occidente dando un'immagine di moderazione, come accaduto durante l'era Khatami (l'ex presidente riformista 1989-1997). L'obiettivo era prendere tempo. Oggi accade lo stesso con Rohani, che ancora una volta ha la stessa agenda, ovvero guadagnare tempo - anzi io dico perdere tempo - durante i negoziati sul nucleare.[9]
  • È facile comprendere i motivi per cui il regime necessita della bomba atomica.[9]
  • Senza deterrenza nucleare, il regime non sarebbe in grado di alzare o abbassare il livello della tensione militare nella regione. In caso di confronto tra forze armate convenzionali, infatti, verrebbe sconfitto dalla superiorità delle forze alleate. Con la bomba, invece, il regime sarebbe in grado di imporre la sua egemonia a livello regionale e garantirsi la sopravvivenza.[9]
  • Nel 1979 Khomeini fondò una teocrazia moderna di tipo sciita. Il suo regime costantemente minacciò i vicini provando a esportare la sua ideologia. Il campo sunnita non è rimasto in silenzio. Ora vediamo la rappresaglia, stavolta sotto l'insegna dell'ideologia radicale sunnita.[9]
  • Il regime dei mullah a Teheran ha beneficiato dalla crisi regionale. Infatti ha provato a destabilizzare i paesi più vicini in uno scellerato gioco di sopravvivenza e ha represso i suoi cittadini.[9]
  • L'Occidente ha sottovalutato la minaccia in Medio Oriente, che ora è degenerata. Il gioco è andato fuori controllo e al momento né il regime clericale né l'Occidente possono cambiare le cose. A mio modo di vedere esiste un'unica soluzione: la democratizzazione perché la mancanza di libertà e di opportunità economiche sono alla radice dell'estremismo nella regione. Il mondo libero deve prendere una decisione chiave una volta e per tutte: aiutare la gente della regione, permettendo loro di liberarsi dei regimi indesiderati. Se si manterrà lo status quo, c'è il rischio potenziale di una terza guerra mondiale.[9]
  • La Russia flette i muscoli di nuovo e l'Iran si presta, perché dipende militarmente da Mosca e perché continua a essere paranoico verso l'Occidente. L'Iran e la Russia dicono di combattere l'Isis ma in realtà bombardano chi vuole rovesciare Assad.[10]
  • Quando hai personaggi non eletti, dalla Guida suprema in giù, che controllano ogni aspetto della società, come puoi cambiare la Costituzione? Questo regime teocratico non è democratico né può riformare se stesso. C'è il principio del rappresentante di Dio sulla terra, il velayat e-faqih, e tutto quello che dice è definitivo. Perciò dobbiamo cambiare il regime.[10]
  • Ogni volta che gli iraniani hanno tentato di cambiare, c'è stata una repressione brutale e non sono stati appoggiati.[10]
  • Se ci sono azioni ingiustificate e contro i diritti umani, sotto regimi precedenti, attuali o futuri, le condannerò.[10]
  • Lei si scuserebbe per qualcosa che hanno fatto i suoi genitori? Se fosse qualcosa di orrendo... Ma non vedo niente di orrendo, sono orgoglioso dei risultati di mio padre e mio nonno, penso che abbiano portato l'Iran fuori dall'oscurità alla modernità.[10]

Citazioni su Reza Ciro Pahlavi[modifica]

  • Appartenere alla famiglia dello scià non è un crimine. Non mi risulta ad esempio che il figlio Reza si sia macchiato di colpe verso il popolo, quindi non ho nulla contro di lui. Può rientrare in Persia quando vuole e viverci come un normale cittadino. Che venga. (Ruhollah Khomeyni)
  • Sono lieta che lo Scià sia riuscito finalmente a coronare il suo più ambito desiderio, quello di avere un principe ereditario. Sono felice di quanto avvenuto anche per il mio Paese e il mio popolo. (Soraya Esfandiary Bakhtiari)

Farah Pahlavi[modifica]

  • Mio figlio Ciro, che negli ultimi anni viene sempre più richiamato in Iran, è per la libertà e la democrazia. È convinto che in Iran la religione debba essere staccata dallo Stato, anche per rispetto alla religione e religiosi, la Repubblica Islamica non ama l'Islam. Reza sostiene che ci vuole la libertà come in Europa, non è che in Francia o in Italia non esistano dei buoni cattolici.
  • Mio figlio, il Principe Reza, che ha veramente dedicato la sua vita all'Iran per trent'anni, che è in contatto con gli iraniani attraverso i social media, crede a una democrazia laica, ai diritti dell'uomo, della donna, alla libertà di religione e all'integrità territoriale dell'Iran.
  • Reza si batte perché vinca la libertà: se il popolo vuole la monarchia, lui accetta di tornare. Se si vuole la repubblica, accetterà ugualmente, ma nel rispetto delle libertà.

Note[modifica]

  1. a b Citato in Reza Pahlavi jr imperatore dell'Iran, La Stampa, 31 ottobre 1980
  2. a b Citato in Reza II in esilio si proclama Scià, La Stampa, 1 novembre 1980
  3. a b c d e f g h Citato in "Si avvicina a Teheran l'ora del cambiamento", la Repubblica, 6 giugno 1989.
  4. a b c d e f g h Citato in Come ai tempi di mio padre l'Iran chiede democrazia, la Repubblica, 14 luglio 1999.
  5. Citato in Finché il potere resta ai mullah in Iran non cambierà niente, la Repubblica, 7 giugno 2001.
  6. a b c Citato in Io, figlio dello scià a fianco della rivolta, la Repubblica, 17 giugno 2003.
  7. a b c d Citato in Niente guerra, il popolo si ribelli l' appello del figlio dell' ultimo scià, la Repubblica, 28 agosto 2006.
  8. a b c d e f g h Citato in Così rovesceremo gli ayatollah", Panorama.it, 2008.
  9. a b c d e f Citato in Iran, il figlio dell'ultimo Scià di Persia: "Con Rohani nulla è cambiato, lavoro per la democrazia", Adnkronos.com, 23 ottobre 2014.
  10. a b c d e Citato in Il figlio dell'ultimo Scià «I raid russi? Iran regime che dipende da Mosca», Corriere.it, 17 agosto 2016.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]