Salò o le 120 giornate di Sodoma

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Salò o le 120 giornate di Sodoma

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Titolo originale

Salò o le 120 giornate di Sodoma

Lingua originale italiano, tedesco, francese
Paese Italia
Anno 1975
Genere drammatico
Regia Pier Paolo Pasolini
Soggetto basato su Le 120 giornate di Sodoma
Sceneggiatura Pier Paolo Pasolini, Sergio Citti, Pupi Avati
Produttore Alberto Grimaldi
Interpreti e personaggi
  • Paolo Bonacelli: Il Duca Blangis
  • Giorgio Cataldi: Il Vescovo
  • Umberto Paolo Quintavalle: Il Presidente della Corte d'Appello
  • Aldo Valletti: Il Presidente Durcet
  • Sonia Saviange: La Pianista
  • Caterina Boratto: Signora Castelli
  • Hélène Surgère: Signora Vaccari
  • Elsa De Giorgi: Signora Maggi
  • Franco Merli: Vittima maschile

Salò o le 120 giornate di Sodoma, film del 1975 di Pier Paolo Pasolini con Paolo Bonacelli e Giorgio Cataldi.

Frasi[modifica]

  • Tutto è buono quando è eccessivo! (Il vescovo)
  • Non c'è nulla di più contagioso del male. (L'Eccellenza)
  • La preparazione del nostro piano ha avuto il suo coronamento. Tutto oramai è pronto. Possiamo partire. (Il Duca Blangis)
  • Ebbene sua eccellenza, si è convinto: è dall'abisso di coloro che non godono ciò che godo io e soffrono i peggiori disagi che deriva il fascino di poter dire a se stessi "comunque io sono più felice di questa canaglia che si chiama popolo". Ovunque gli uomini siano uguali e non esista questa differenza nemmeno la felicità esisterà mai. (Il Duca Blangis)
  • Imbecille! Come potevi pensare che ti avremmo ucciso? Non lo sai che noi vorremmo ucciderti mille volte, fino ai limiti dell'eternità, se l'eternità potesse avere dei limiti? (Il vescovo)
  • [Indignata perché una delle ragazze non vuole mangiare gli escrementi] Ma non è sopportabile che la sciocchina si comporti così davanti a prelibatezze del genere! (Signora Maggi)
  • E così anche le ragazze invece di nove sono otto. E a proposito dell'otto mi viene in mente una storiella: si tratta di un tale che c'aveva un amico che si chiamava Perotto. Una notte rientrando insieme durante l'oscuramento i due si sono perduti. Allora il nostro uomo cerca l'amico e a tentoni cerca, cerca, cerca e finalmente gli sembra di vedere qualcosa che si muove nel buio. Tutto contento, pensando di aver trovato l'amico Perotto, grida "sei Perotto?" e una voce risponde "quarantotto!" (Il Presidente Curval)
  • Cari amici, sposando le nostre rispettive figlie uniremo per sempre i nostri destini. Lei presidente prenderà in moglie Tatiana, la figlia di Sua Eccellenza. Io sposerò Susi – sua figlia, presidente. Le mie due figlie Liana e Giuliana andranno spose rispettivamente a Sua Eccellenza e a mio fratello Monsignore. (Il Duca Blangis)
  • Deliziosa creatura, vuoi le mie mutande sporche, le mie vecchie mutande? Sai che ciò è di una raffinatezza impareggiabile? Vedi come sono sensibile al valore delle cose? Ascolta, angelo mio, io ho il più gran desiderio del mondo di contentarti in questo poiché sai che rispetto i gusti. I capricci, per barocchi che essi siano, li trovo tutti rispettabili. Sia perché non ne siamo arbitri, sia perché anche il più singolare e il più bizzarro — a ben analizzarlo — risale sempre a un principe de délicatesse... e sì, vecchi rottinculo: esprit de délicatesse! (Il vescovo)
  • Il limite dell'amore è sempre quello di aver bisogno di un complice. Questo suo amico sapeva però che la raffinatezza del libertinaggio è quella di essere allo stesso tempo carnefice e vittima. (Il Duca Blangis)
  • Su, imbecilli, fateci vedere che siete felici! Avanti, ridete! (Il Presidente della Corte d'Appello)

Dialoghi[modifica]

  • Il Presidente Curval: Carlo! Metti le dita così. Sei capace di dire "non posso mangiare il riso" tenendo le dita così?
    Carlo: Non posso mangiare il riso!
    Il Presidente Curval: E allora mangia la merda!
  • Militia: Sai ballare?
    Militia: No.
    Militia: Dai, proviamo. Proviamo un po'...
    Militia: Come si chiama la tua ragazza?
    Militia: Margherita.
  • Il Vescovo: Non sarebbe il caso di osservarli un po' meglio?
    Il Duca Blangis: Spogliatevi!
  • Collaborazionista: E quello lì, quello riccio lì si chiama Orlando Tonino.
    Il Presidente della Corte d'Appello: Vuoi venire a dire a me come si chiama? Due anni, amici, due anni che lo attendo.
    Tonino Orlando: Eccellenza, la prego, mi aiuti per carità.
    Il Presidente della Corte d'Appello: Suo padre era un magistrato di Corte d'Assise come me, un meridionale, è vero?
    Tonino Orlando: Sì, signore.
    Il Presidente della Corte d'Appello: Comunque non so se spetterà a me sverginarti. A tempo e luogo decideremo a chi spetterà questa piacevole incombenza.
    Il Duca Blangis: Dunque, Tonino...
  • Il Presidente Curval: Scusi se mi permetto un suggerimento, ma lei non pensa — Signora Maggi — che sarebbe opportuno, prima di iniziare le sue narrazioni che lei ci mostrasse la sua parte migliore?
    Signora Maggi: Certo. E col più grande piacere! [si alza la gonna mostrando il fondoschiena]
    Il Presidente Curval: Ve lo dicevo amici, che un sedere così straordinario meritava di essere veduto.
    Il Presidente della Corte d'Appello: Posso garantire che ce ne sono pochi di migliori.
    Signora Maggi: Grazie signori, loro sono troppo gentili!
  • Signora Castelli: Monsignore, mi sento pronta a soddisfarvi. A me non dovrete insegnare proprio niente.
    Il vescovo: No, no, lasciatemi perdere! Dovreste saperlo che ci sono mille occasioni che non si desidera l'ano di una donna!
  • Signora Vaccari: Mio Dio, questo ragazzo non sa masturbare! Bisogna prendere dei provvedimenti urgenti! Si direbbe che costui non abbia mai visto un membro virile. Ma è scandaloso!
  • Il Presidente Curval: E i ragazzi erano nove, adesso sono otto. A proposito di otto, sapete la differenza che passa tra l'ora, il dottore e la famiglia?
    Il Duca Blangis: No, naturalmente! Ce lo dica! Siamo ansiosi!
    Il Presidente Curval: L'ora è di un'ora, il dottore è d'ott'ore.
    Il Vescovo: E la famiglia?
    Il Presidente Curval: Sta bene, grazie!
  • Il Presidente della Corte d'Appello: Il principio di ogni grandezza sulla terra è stato totalmente e lungamente inzuppato di sangue e ancora — amici miei — se la memoria non mi tradisce — sì è così: senza spargimento di sangue non si dà perdono... senza spargimento di sangue! Baudelaire...
    Il Presidente Curval: Spiacente eccellenza, ma devo farle notare che il testo da lei recitato non è Baudelaire, bensì Nietzsche ed è tratto precisamente da "Zur Genealogie der Moral".
    Il Presidente della Corte d'Appello: No, non si tratta di Baudelaire, né di Nietzsche, né eventualmente di San Paolo – "Lettera ai romani". C'est di Dadà.

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