Pupi Avati

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Pupi Avati (2008)

Pupi Avati, all'anagrafe Giuseppe Avati (1938 – vivente), regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano.

Citazioni di Pupi Avati[modifica]

  • Recitare è ascoltare.[1]

Da "Io, Pupi Avati, vi racconto la famiglia"

Intervista di Andrea Zambrano, La nuova bussola quotidiana.it, 18 luglio 2016.

  • Siamo assuefatti alla solitudine, la famiglia è l'unico rimedio.
  • Noi abbiamo il dovere di lasciare delle tracce di noi stessi nei figli.
  • I figli hanno un unico diritto. Un padre, una madre e dei fratelli. I fratelli sono delle garanzie. I figli devono sentirsi garantiti dai fratelli.
  • [Riferito al matrimonio] [...] vedo la tentazione di disfarsi di questo istituto, che è l'istituto principe con il quale si richiama l'essere umano alla responsabilità. Oggi si cerca la solitudine, il solitario oggi rappresenta il massimo della tentazione perché abbiamo tutti l'illusione di vivere un'eterna giovinezza, provvediamo con artifizi chirurgici o chimici perché la stagione dell'adolescenza si protragga di stagione in stagione. [Nel frattempo si invecchia] ma la persona che ti è sempre stata vicina ti è d'ingombro. Ti ha regalato la vita e adesso non è più attraente per te. Tutto ciò è deleterio.
  • Tutti arrivano a fare un figlio dopo aver sistemato il mutuo, poi la macchina, poi il lavoro. Il bambino diventa un optional. Tutto ciò è una forma sotterranea di egoismo.
  • Non frequento l'ambiente del cinema, lo vivo tenendomene alla larga. Diciamo che sono più compatito che apprezzato. Però non è vero che sia così malvagio. È un luogo comune che sia un coacervo di nequizie. Se vai nel mondo dei bancari è peggio. Tra i politici è peggio ancora, ovunque l'egoismo ti spinga a cogliere il massimo arraffando con voracità. Ma vedo che l'importante oggi è rassicurare. I nostri politici di mestiere fanno i rassicuratori.
  • La mia fede è condizionata dal dubbio, credo che sia la bellezza della fede. Ogni giorno devi perderla e ritrovarla. Se hai capito cos'è la fede, dopo un po' lo fai di mestiere.
  • Nella mia ingenuità provocatoriamente vado a messa tutti i giorni a cercare Dio e a convincere Dio di esistere, lo ritengo necessario perché solo un Dio ci può salvare. Queste mie affermazioni sono guardate con bonario compatimento come si guarda uno scemo al quale vuoi bene: gli dai una pacca sulla spalla e poi continui con la tua vita.
  • L'ascolto è la dinamica che muove una società. La nostra società non ascolta.
  • Il corteggiamento una volta aveva delle regole rituali, che preparavano ad un bene superiore. Oggi ci siamo giocati tutte queste relazioni umane per cui la nostra vita si risolve all'essenza: arrivi già a quello che è il risultato, ti guardi attorno e sei privo di desideri.

Incipit di alcune opere[modifica]

Gli amici del Bar Margherita[modifica]

Una volta c'era una città grande e lunga, soleggiata o piovosa nei giorni giusti, che noi chiamavamo Bologna e ancora oggi, se desideri ricordare un posto che non c'è più, c'è chi dice quel nome e ti torna in mente una città grande e lunga, soleggiata o piovosa.
Lì c'erano tutte le persone che ti servivano, nel centro o nella periferia, qualunque genere di persona cerassi, avessi voglia di vedere o di salutare, lì sapevi che c'era e prima o poi l'avresti trovata. Non ne mancava nessuna.[2]

Una sconfinata giovinezza[modifica]

A vent'anni nei ragazzi cercavo l'impegno, la sensibilità, addirittura il senso del sacro. E se erano belli tanto meglio...
Insomma, cercavo una specie di angelo e mi ritrovo questo qui che vince una caccia al tesoro organizzata dai miei cugini di Bologna... Lo conoscevano tutti e si capitva come gli piacesse salutare e farsi salutare, insomma, si atteggiava un po'. Dopo la premiazione lo invitarono al nostro tavolo per chiedergli della squadra di calcio di lì. Mi piacque che rispondesse alle loro domande senza smettere di guardarmi. Il giorno dopo ci ha portati all'allenamento del Bologna, anche lì lo conoscevano tutti.

Note[modifica]

  1. Frase detta a Katia Ricciarelli; citato in Andrea Zambrano, "Io, Pupi Avati, vi racconto la famiglia", La nuova bussola quotidiana.it, 18 luglio 2016.
  2. Prima dell'inizio del libro ci sono due pagine con le dodici "regole del Bar Margherita", la prima delle quali è:
    1. Al bar non si portano mogli, sorelle, figli, nipoti.

Bibliografia[modifica]

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]