Sofia Goggia

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Sofia Goggia (2015)

Sofia Goggia (1992 – vivente), sciatrice alpina italiana.

Citazioni di Sofia Goggia[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Ho iniziato [...] a quattro anni, per lo sfinimento emotivo di mia madre. Non ne poteva più di sentirmi piangere perché volevo imparare a sciare come mio fratello di sei. Ha resistito una stagione poi s'è arresa.[1]
  • Tra le sciatrici ricorrono due atteggiamenti contrapposti: c'è chi, avendoti davanti, muore d'invidia; ma, come il rammarico, è una dose di veleno che uccide prima chi la prova. E c'è chi, temendoti sugli sci, ti rispetta. Mi riconosco nel secondo punto di vista: se una va più forte di me la rispetto e la stimo perché vuol dire che è arrivata dove io non sono riuscita, posso solo imparare. Mi sento fortunata, non provo invidia, se ho un gap, ci metto grinta, tenacia, lavoro per colmarlo.[1]
  • Non sarò mai la sciatrice che scende con classe, quando passo io faccio rumore come se suonassero mille chitarre.[2]
  • Sono autentica, dico sempre ciò che penso. Rido di pancia, stono a squarciagola l'inno di Mameli e magari non sono glamour, ma non mi interessa. Fuori dalle piste, quando racconto che sono una ragazza come tante, non è la solita frase fatta.[3]
  • Oggi sono l'olimpionica che ci mette il cuore, ma anche una ragazza semplice e normale, oltre che un'atleta che ha le sue fragilità. La gente guarda più la sciatrice o la persona? Dico la persona: non credo di essere una che non trasmette nulla.[4]
  • [«Un rito al cancelletto di partenza?»] Batto un pugno sul cuore, uno sul casco, sputo per terra, picchietto i bastoncini e poi parto. Quando vinco faccio un inchino, come l'attore che saluta, si prende gli applausi, e se ne va dal teatro.[5]
  • [«Che cos'è per lei la neve?»] Mi dice come sto, le cose su cui devo lavorare, la vivo e la uso per trovare me stessa. Un giorno le ho persino scritto una lettera. Quando non la sento sotto i piedi vuol dire che non sto sentendo nemmeno me stessa. La neve mi dà risposte, quelle che cerco e, soprattutto, quelle che non voglio sentire.
  • [«Non ti è mai successo di perdere fiducia in te stessa?»] No. Quando rallenti, riesci a vedere ciò che ti circonda da una distanza e con una velocità diverse. E questa visuale insolita aumenta la consapevolezza nei tuoi mezzi. O, meglio, ti mette faccia a faccia con i tuoi limiti: ho imparato che soltanto se li riconosci, riesci a superarli. [«In che modo?»] Basta modificare la prospettiva ed ecco che, all'improvviso, le difficoltà si trasformano in opportunità e vedi la luce in fondo al tunnel. Prendi in mano le redini della tua vita e non ti arrendi.[6]
  • [«Nello sport conta di più il talento o il carattere?»] Il temperamento tosto, non ho dubbi, persino più del fisico.[6]

iamsofiagoggia

Intervista di Claudio Scaccianoce, Linkiesta.it, 30 marzo 2017

  • [«Il tuo rapporto con la spiritualità.»] È un rapporto importantissimo. Io credo che la nostra anima debba trovare un proprio equilibrio, debba trovare la pace. Per raggiungere questo equilibrio devi applicare alla tua vita un'etica precisa, devi avere una certa morale, devi essere custode di determinati valori, valori personali, valori propri. Tutto ciò dovrebbe permetterti di raggiungere quello che viene definito il tuo stato di grazia. Nella vita non c'è nulla di scontato, e meno che mai la possibilità di raggiungere questo stato di grazia. Se agisci correttamente nei confronti degli altri, del mondo che ti circonda e soprattutto nei confronti di te stesso, puoi avvicinarti molto a questo equilibrio spirituale, un equilibrio che ti aiuta tanto a vivere. Non è semplice da trovare, molti lo cercano nelle cose materiali di tutti i giorni, sbattendo la testa a destra ed a sinistra. Invece, io ne sono convintissima, si trova dentro di noi, in un punto profondo del nostro spirito.
  • [«Se potessi essere qualcun altra, chi vorresti essere?»] Me stessa, sempre. Potrei mai essere un'altra? No. Sto così bene nei miei panni, perché dovrei desiderare una vita diversa dalla mia? Potrebbe sembrare un'uscita un pochino egoista, e forse lo è. Ma nel senso letterale del termine. Egoista perché ho un forte ego. Sto bene, davvero bene con me stessa. Ti racconto una cosa. Sai qual è stata la mia prima parola pronunciata da piccola? Mio fratello ha detto mamma, papà. Io invece ho rubato un cucchiaio a mio papà ed ho detto: "Io". Non potrei proprio essere nessun'altra, se non me stessa. Lo so, lo so, ho un grosso ego, e ti garantisco che sto lavorandoci per contenerlo, perché mi rendo conto che questo può essere inteso come un pregio solo fino ad un certo punto. Oltre una certa soglia diventa un difetto. Va bene se ti da forza, intraprendenza e coraggio. Se diventa saccenza, non va più bene.
  • Non sono scaramantica, ho il mio piccolo rito. La ritualità è diversa dalla scaramanzia. La scaramanzia prevede che tu creda nella fortuna e nella sfortuna, ed io non ci credo. Non ci credo perché credere nella fortuna significa cedere parte del tuo lavoro alla casualità, io invece voglio essere pienamente artefice del mio destino e lavoro duro per costruirmelo. Nella vita c'è indubbiamente una componente sconosciuta, la possiamo chiamare destino oppure fato, ma non ha nulla a che vedere con fortuna o sfortuna. Mille volte mi hanno detto "auguri" prima di una gara, non mi ha mai dato fastidio ed ho sempre risposto "grazie". Invece se lo dici a qualcun altro inizi a vedere corna e stracorna, facce che diventano cupe, e tocchi vari di quà e di là. Scherziamoci su dai, diciamo che più lavori bene e maggiormente la fortuna si avvicina a te.
  • Quando fai qualcosa di positivo hai un grosso impatto mediatico, legato sia ai tuoi risultati sia alla tua capacità di atteggiarti a personaggio. Più sei capace di incarnare il personaggio più vieni cercata, e sale la probabilità di vederti ricamata in articoli a volte privi di un alto contenuto sportivo. In fondo è giusto così, se fai qualcosa per cui vale la pena scrivere, è giusto essere cercati ed è giusto che si scriva di te. [...] A me non dispiace assolutamente che si parli di me sui media, a condizione che si parli di me per i miei risultati e le mie gare, non per motivi futili dei quali a me proprio non importa nulla.
  • Mi sento una ladra di professione. Io ho il mio stile e non cerco di imitare nessuno, non voglio essere la fotocopia di qualcun altro. Io ho la mia sciata, autentica, tutta mia. Però sono molto attenta e cerco di prende[re] spunti da abilità che altre ragazze hanno sviluppato meglio di me. Sono spunti sui quali poi lavoro con il mio stile. [...] Non imito nessuna e posso imparare da tutte.
  • [«Hai mai avuto paura durante una gara, quella paura forte che porta il tuo fisico a produrre adrenalina per salvarti?»] Si, la paura a volte si sente. [...] È qualcosa che c'è, non posso negarlo. Ma so anche che la paura ti aiuta crescere, devi saperla accettare e poi devi saperla affrontare. Tutti hanno paura, noi non siamo mica dei supereroi. C'è chi ci convive, c'è chi riesce ad affrontarla, qualcuno riesce a sbriciolarla, e c'è anche chi si fa bloccare dalla sua paura.
Sofia Goggia (2017)

Sofia Goggia "Leggo tantissimo, c’è sempre un libro sul mio comodino"

Intervista di Ingeborg Wedel, Go-italy.net, 8 novembre 2017

  • [Essere] un atleta professionista, indipendentemente dal fatto che tu sia uomo o donna, significa avere una passione totalizzante, a cui doversi dedicare, se non al 100%, almeno al 99%. Arrivare al top, e restarci, è dura, quindi devi essere disposto a sacrificare tutto il resto per qualche anno. Ma ne vale la pena.
  • [«Quando cessa la diffidenza verso la donna atleta?»] Quando vinci, e non ha importanza che tu sia un maschio o femmina!
  • Al di fuori del mondo dello sport, c'è la tendenza a considerare le donne sportive come meno femminili: di certo avere sempre addosso cinque chili in più tra scarponi, giacche, protezioni, non aiuta ad avere un'andatura particolarmente elegante.

Sofia Goggia: «La discesa è interpretazione: è come leggere il significato nascosto delle parole»

Intervista di Stefania Chiale, Corriere.it, 6 aprile 2018

  • Quando ho visto arrivare la medaglia d'oro olimpica ho pensato: "È mia davvero!". E quando l'ho avuta al collo l'ho stretta forte: voi vedete l'oro, io vedo la mia vita. C'è tutta Sofia in quella medaglia.
  • Sono cristiana, credente, non tanto praticante, anche per via della mia vita piena e itinerante. Ma penso che ci sia qualcuno da ringraziare per quello che faccio. Che sia una divinità o Gesù Cristo, questo non lo so: ma qualcuno c'è. [...] Ho sempre la mia collanina col crocifisso e una catenina del santuario di Oropa, che bacio tutte le mattine quando mi sveglio e tutte le sere quando vado a letto. Mi piace, è un senso di protezione che ho.
  • La discesa libera è lettura della pendenza, è interpretazione. È qualcosa di oggettivo perché le porte e il tracciato sono uguali per tutti, però come tu sai leggere la pista, le pendenze o le rampe, quello non è scontato. È come trovare il significato nascosto delle parole.
  • Non sono una sciatrice di classe eccelsa, come magari altre sciatrici che vedi scendere e dici: "Che tocco, che classe!". Io non ho questo dono, ma in una visione completa, olistica, penso di avere delle doti che mi rendono pazzesca. Ho un cuore, una grinta, una voglia, un atteggiamento sugli sci, oltre a caratteristiche fisiche, che mi rendono unica. Non toccherò la neve con leggerezza, come se fosse velluto, ma quando prendo io le spinte dallo sci creo una velocità che nessun'altro crea.
  • [«Sofia è femminista?»] Io sono per la parità. Non mi piacciono le etichette.
  • Sono così da quand'ero piccola: determinata, cocciuta, mamma mia... Fatta di marmo, ho degli spigoli che solo a vederli ti tagli. E poi invece posso essere dolcissima, sono super sensibile. Diciamo che scindo molto quella che va al cancelletto da quella che sono nella realtà. Ma sono due facce della stessa medaglia, che insieme fanno Sofia. Al cancelletto ho un istinto killer, un egoismo sportivo che, ragazzi, non ce n'è per nessuno.

La vita in meno di 100 secondi è una pazzia meravigliosa

Intervista di Alessia Cruciani, SportWeek, nº 14 (931), 6 aprile 2019, pp. 64-68

  • Ripenso molto all'oro olimpico del 2018: il sogno di una vita racchiuso in 1'39"22. Ti bastano meno di cento secondi per chiudere un contenitore e metterci dentro tutta la tua vita. Se ci pensi è una pazzia, ma anche una capacità di sintesi incredibile!
  • Non mi è mai piaciuto parlare di sacrifici, tutto ciò che ho fatto è sempre stato una mia scelta. Forse inizi a sacrificare qualcosa nel momento in cui la scelta ti pesa, ma non è il mio caso.
  • Lo sport fa bene alla salute ma a livello agonistico ti logora, ti consuma. Gli atleti hanno tante rughe [...]. Quando mi alleno ho una faccia contratta e contrita in un'espressione di fatica. Che, però, porto con molta gioia. [...] Platone diceva: "Per le cose belle bisogna soffrire".
  • [Su vittoria e sconfitta] La vittoria è condivisione: vinci tu e vincono tutti. La sconfitta, invece, è orfana. Ho sempre ringraziato al momento della vittoria e mai cercato scuse nella sconfitta. Le uniche cause erano dentro di me.
  • [«Il dettaglio dello sci che ami di più?»] Io che trasmetto l'energia allo scarpone, questo che pigia, lo sci che si deforma e taglia la neve nella maniera in cui voglio io e lo sento vibrare con me; una curva ben eseguita, che però non esiste perché tu stessa sei la curva che fai.

Note[modifica]

  1. a b Da un'intervista a Famiglia Cristiana, n° 12, 2017; citato in Elisa Chiari, Chi è Sofia Goggia, prima azzurra oro olimpico in discesa libera, Famigliacristiana.it, 22 febbraio 2018.
  2. Dopo la vittoria in discesa libera ai Giochi Olimpici Invernali di PyeongChang 2018; citato in Alessandra Retico, PyeongChang 2018, sci: Goggia da urlo, è oro nella discesa libera. "Sono stata una samurai", Repubblica.it, 21 febbraio 2018.
  3. Dall'intervista di Flora Casalinuovo, Sofia Goggia, storico oro nella discesa libera alle Olimpiadi, Donnamoderna.com, 21 febbraio 2018.
  4. Da un'intervista al Corriere della Sera; citato in Sofia Goggia si racconta: "Zuckerberg mi ha invitato a sciare, ma non riesco ad andarci", 18 ottobre 2018.
  5. Dall'intervista di Silvia Criara, Sofia Goggia: «La mia rivalità inizia al cancelletto e finisce al traguardo», Marieclaire.com, 16 novembre 2018.
  6. a b Da un'intervista a Starbene, n° 10, 19 febbraio 2019; citato in Cristina Marinoni, Intervista a Sofia Goggia: il carattere conta più del fisico, Starbene.it.

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