Stenio Solinas

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Stenio Solinas (1951 – vivente), giornalista e scrittore italiano.

Citazioni di Stenio Solinas[modifica]

  • [Su Paolo Isotta] È uno specialista con in più il buon gusto del dilettante, nel senso etimologico del termine. Nelle sue critiche la musica si mischia alle lettere, cede il passo alla pittura, corre incontro alla cultura, delicatamente polemizza con la memorialistica. [...] C’è in lui un elemento “scugnizzo” che solo chi conosce la realtà di Napoli può comprendere, il combinato disposto di plebe e aristocrazia, popolino e borghesia che anima il suo centro senza barriere economiche e sociali, un intreccio unico che ne è insieme tormento e estasi. Coniugato al dandismo, l’essere scugnizzo è spesso una miscela esplosiva. (da Isotta, lo scugnizzo dandy che non suona a comando, il Giornale.it, 4 febbraio 2013)
  • Ha accettato dei compromessi, ma per scelta, non per disciplina imposta dall'alto. Non ha sacrificato le amicizie alla ragione di partito (quella con Drieu è, in proposito, una delle più belle pagine della letteratura francese). È entrato negli anni Quaranta da destra senza essere ne liberale né nazionalista. Non è stato un ministro della Repubblica, ma il ministro di de Gaulle, ha fatto politica, ma per l'idea e non per un carriera. Malraux... C'è chi l'ha definito il più fascista degli scrittori francesi, ed è un'affermazione paradossale che contiene molti elementi di verità. E d'altra parte è sua, nell'Espoir, la più lucida indicazione di cosa sia un fascista, una volta spogliato di tutti gli orpelli della storia e della cronaca: «Un homme actif et pessimiste à la fois, c'est ou ce sera un fasciste, sauf s'il a une fidélité derrière lui». (da Per farla finita con la Destra, Firenze, Ponte alle Grazie, 1997, p. 62)
Che vergogna l'Europa: i crimini staliniani pesano meno della Shoah, il Giornale, 24 dicembre 2010
  • Quando per giustificare la superiorità «morale» del comunismo nei confronti del nazionalsocialismo si dice che, a differenza di quest'ultimo, non ci fu l'eliminazione, razzialmente sistematica, di un'etnia, ci si dimentica di aggiungere che fu qualcosa di peggio: l'eliminazione forzosa di tutto ciò che non era in sintonia con l'ideologia professata. Il comunismo in Russia non eliminò gli ebrei in quanto tali, eliminò l'intera Russia.
  • Fu un'eliminazione ottenuta con la violenza, la delazione, l'inganno e resa altresì possibile dalla più assoluta mancanza di pietà: non c'erano legami familiari, amicali, di ceto o di costume a cui potersi richiamare, c'era la sottomissione totale a un sistema di pensiero e di potere, alla instaurazione della società comunista in terra.
  • Il fascismo e il nazionalsocialismo furono spietati nei confronti dei loro avversari, ma la loro spietatezza coincideva con l'annientamento fisico. Qui, invece, sempre, comunque e prima dell'eliminazione fisica c'è l'eliminazione psicologica. Non ci si accontenta del corpo, si vuole l'anima. Le «confessioni», i «processi» miravano a questo, al riconoscimento dell'errore, alla espiazione e alla riaffermazione della giustezza della causa: non solo io sono colpevole, ma mi faccio schifo in quanto tale ed esigo il castigo che la mia colpevolezza comporta...
  • La costruzione di un sistema del genere può reggersi solo se il grado di spietatezza è totale e se tutti ne sono consapevoli. Ed è questa militarizzazione della vita pubblica, questa trasformazione di ciascuno dei suoi membri in combattente e custode dell'ortodossia, e quindi spia, delatore, tutti traditori di tutti, che permette negli anni la durata del regime. Una volta che essa comincia a venir meno, via via che la tensione si allenta, perché inumana, non in grado di mantenersi per più di una generazione, il risultato è la crisi e poi la dissoluzione del regime stesso.
  • È l'incredibilità dell'esperimento che aiuta a spiegare, non a scusare, il plauso, anch'esso intellettuale, che in Occidente lo accompagnò.

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