Tom Wolfe

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Tom Wolfe alla Casa Bianca nel 2004

Thomas Kennerly Wolfe (1931 – vivente), giornalista e scrittore statunitense.

Io sono Charlotte Simmons[modifica]

Incipit[modifica]

Ogni volta che la porta della toilette degli uomini si apriva, il terribile frastuono degli Swarm, la band che si stava scatenando nel teatro, al piano superiore, entrava con tale prepotenza da rimbalzare su specchi e lavabi, sembrando ancora più assordante. Ma appena il meccanismo automatico richiudeva la porta, gli Swarm svanivano lasciando il posto alle urla di studenti ubriachi di giovinezza e di birra che scherzavano davanti agli orinatoi.

Citazioni[modifica]

  • "John, visconte Morley di Blackburne" perché aveva iniziato con quel nome così snob? "una volta disse: – Il successo dipende da tre cose: da chi parla, da cosa dice e da come lo dice. E di queste tre, il cosa dice è la meno importante –".
  • In questo momento della storia, lo scrigno della sapienza umana di tutta la biblioteca era il televisore.
  • "Sono Bettina" disse. "Charlotte". Appartenevano alla prima generazione che avrebbe vissuto senza usare i cognomi.

Explicit[modifica]

Oddio... la band attaccò con The Charlies' Swing... e, in un attimo, tanta era la partecipazione che la folla dei tifosi si mise a urlare parole della canzone. E come si conviene, la ragazza di Jojo Johanssen dovette unirsi al coro.

[Tom Wolfe, Io sono Charlotte Simmons (I Am Charlotte Simmons, 2004), traduzione di Marta Matteini, Mondadori, Milano, 2005. ISBN 8804548584]

Il «nuovo» giornalismo[modifica]

Incipit[modifica]

Ho alcune considerazioni da fare su quello che è conosciuto (o a volte denunciato) come «nuovo giornalismo», o paragiornalismo, o altre defnizioni del genere. Il fatto più sorprendente di quello che mi accingo a dire è che questo nuovo giornalismo rappresenta probabilmente l'unico nuovo movimento letterario negli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale.

Citazioni[modifica]

  • C'era una specie di gara a superarsi a vicenda, che non finiva mai, e gente come Mailer e Baldwin non facevano che parlare male degli altri scrittori. Poi cominciò a verificarsi uno strano fenomeno. Questi scrittori che credevano veramente di aver conquistato «il ramoscello d'oro», o di vivere in una specie di Olimpo, andavano a stabilirsi in campagna nella speranza di scrivere il più grande romanzo mai apparso sulla faccia della terra. (p. 9)
  • Il giornalismo è un mestiere duro, non tanto per i rischi che può comportare, ma perché si dipende sempre da qualcuno. Bisogna stare ad aspettare come un questuante, con il taccuino di appunti o il registratore, che le parole escano dalla bocca dell'intervistato. Si è sempre in una posizione di inferiorità e bisogna adattarsi alle esigenze degli altri. (p. 11)
  • George Orwell dichiarava di non aver mai letto un'autobiografia, perché non riteneva nessuno onesto fino al punto di riferire sinceramente le umiliazioni subite. (p. 11)

Explicit[modifica]

Come ho detto all'inizio, la cosiddetta morte del romanzo non è dovuta a ragioni storiche, ma è stata voluta dai giornalisti che si sono cimentati in questo nuovo tipo di reportage sperimentale. Sono molto curioso di vedere dove andranno a finire.

[(Tom Wolfe, Il «nuovo» giornalismo, La Fiera Letteraria, giugno 1973]

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