Tom Wolfe

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Tom Wolfe alla Casa Bianca nel 2004

Thomas Kennerly Wolfe (1931 – vivente), giornalista e scrittore statunitense.

Citazioni di Tom Wolfe[modifica]

Da Tom Wolfe: "I radical chic hanno tradito il popolo"

Intervista di Alexandre Devecchio, traduzione di Elda Volterrani, Rep.repubblica.it, 1 gennaio 2018.

  • Il politicamente corretto, da me soprannominato PC — che sta per "polizia cittadina" — è nato dall'idea marxista che tutto quello che separa socialmente gli esseri umani deve essere bandito per evitare il predominio di un gruppo sociale su un altro. In seguito, ironicamente, il politicamente corretto è diventato uno strumento delle "classi dominanti", l'idea di un comportamento appropriato per mascherare meglio il loro "predominio sociale" e mettersi la coscienza a posto. 
  • Attraverso Radical Chic descrivevo l'emergere di quella che oggi chiameremmo la "gauche caviar" o il "progressismo da limousine", vale a dire una sinistra che si è ampiamente liberata di qualsiasi empatia per la classe operaia americana. Una sinistra che adora l'arte contemporanea, si identifica in cause esotiche e nella sofferenza delle minoranze ma disprezza i rednecks [bifolchi] dell'Ohio.
  • Certi americani hanno avuto la sensazione che il partito democratico fosse così impegnato a fare qualsiasi cosa per sedurre le diverse minoranze da arrivare a trascurare una parte considerevole della popolazione. In pratica quella parte operaia della popolazione che, storicamente, ha sempre costituito il midollo del partito democratico. 
  • Per accusare qualcuno di aggressione sessuale sembra che ormai basti la parola di una donna e alcuni stanno già chiedendo un rovesciamento dell'onere della prova e che sia l'uomo sospettato a dover provare la propria innocenza.
  • Oggi certi giornalisti non escono mai dall'ufficio. Scrivono gli articoli navigando in internet. Ma non c'è alternativa: bisogna uscire! Quando dei giovani scrittori o giornalisti mi chiedono un consiglio, cosa che capita raramente, io rispondo sempre: "Esci!".

Il «nuovo» giornalismo[modifica]

Incipit[modifica]

Ho alcune considerazioni da fare su quello che è conosciuto (o a volte denunciato) come «nuovo giornalismo», o paragiornalismo, o altre definizioni del genere. Il fatto più sorprendente di quello che mi accingo a dire è che questo nuovo giornalismo rappresenta probabilmente l'unico nuovo movimento letterario negli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale.

Citazioni[modifica]

  • C'era una specie di gara a superarsi a vicenda, che non finiva mai, e gente come Mailer e Baldwin non facevano che parlare male degli altri scrittori. Poi cominciò a verificarsi uno strano fenomeno. Questi scrittori che credevano veramente di aver conquistato «il ramoscello d'oro», o di vivere in una specie di Olimpo, andavano a stabilirsi in campagna nella speranza di scrivere il più grande romanzo mai apparso sulla faccia della terra. (p. 9)
  • Il giornalismo è un mestiere duro, non tanto per i rischi che può comportare, ma perché si dipende sempre da qualcuno. Bisogna stare ad aspettare come un questuante, con il taccuino di appunti o il registratore, che le parole escano dalla bocca dell'intervistato. Si è sempre in una posizione di inferiorità e bisogna adattarsi alle esigenze degli altri. (p. 11)
  • George Orwell dichiarava di non aver mai letto un'autobiografia, perché non riteneva nessuno onesto fino al punto di riferire sinceramente le umiliazioni subite. (p. 11)

Explicit[modifica]

Come ho detto all'inizio, la cosiddetta morte del romanzo non è dovuta a ragioni storiche, ma è stata voluta dai giornalisti che si sono cimentati in questo nuovo tipo di reportage sperimentale. Sono molto curioso di vedere dove andranno a finire.

Io sono Charlotte Simmons[modifica]

Incipit[modifica]

Ogni volta che la porta della toilette degli uomini si apriva, il terribile frastuono degli Swarm, la band che si stava scatenando nel teatro, al piano superiore, entrava con tale prepotenza da rimbalzare su specchi e lavabi, sembrando ancora più assordante. Ma appena il meccanismo automatico richiudeva la porta, gli Swarm svanivano lasciando il posto alle urla di studenti ubriachi di giovinezza e di birra che scherzavano davanti agli orinatoi.

Citazioni[modifica]

  • "John, visconte Morley di Blackburne" perché aveva iniziato con quel nome così snob? "una volta disse: – Il successo dipende da tre cose: da chi parla, da cosa dice e da come lo dice. E di queste tre, il cosa dice è la meno importante –".
  • In questo momento della storia, lo scrigno della sapienza umana di tutta la biblioteca era il televisore.
  • "Sono Bettina" disse. "Charlotte". Appartenevano alla prima generazione che avrebbe vissuto senza usare i cognomi.

Explicit[modifica]

Oddio... la band attaccò con The Charlies' Swing... e, in un attimo, tanta era la partecipazione che la folla dei tifosi si mise a urlare parole della canzone. E come si conviene, la ragazza di Jojo Johanssen dovette unirsi al coro.

Radical chic: Il fascino irresistibile dei rivoluzionari da salotto[modifica]

Incipit[modifica]

Alle due o alle tre o alle quattro del mattino, o giù di lì, del 25 agosto 1966, il giorno del suo quarantesimo compleanno, Leonard Bernstein si svegliò al buio in uno stato di totale agitazione. Gli era già capitato. La sua insonnia si manifestava spesso a questo modo. E così, fece come le altre volte. Si alzò e provò a camminare. Si sentiva frastornato. Poi di colpo ebbe una visione, un'ispirazione. Vide se stesso, Leonard Bernstein, l'egregio maestro, entrare in palcoscenico in cravatta bianca e marsina davanti a un'orchestra al gran completo. Da un lato del podio del direttore d'orchestra un pianoforte. Dall'altro una sedia con appoggiata sopra una chitarra. Lui si siede sulla sedia e prende in mano la chitarra. Una chitarra!

Citazioni[modifica]

  • E ciò che ne venne fuori fu il Radical Chic. Sin dall'inizio non ebbe alcun senso discutere della sincerità del Radical Chic. Era fuor di dubbio che il primo impulso, [...] fosse sincero. Ma, come accade per molti sforzi umani che si concentrano su un ideale, sembrava che il pensiero avanzasse su una sorta di doppia pista. Prima pista: beh, è chiaro che si ha un sincero interesse per i poveri e bisognosi e una sincera rabbia rispetto alla discriminazione. (p. 29)
  • La prima regola è che la nostalgie de la boue – lo stile romantico e rudemente vitale dei primitivi che abitano nelle case popolari, per esempio – è bella, e che la borghesia, nera o bianca che sia, è brutta. Diventa così inevitabile che il Radical Chic prediliga chi ha l'aria primitiva, esotica e romantica, tipo i raccoglitori d'uva, che oltre al fatto che sono radicali e «vengono dalla Terra» sono anche latini, o le Panthers, con le loro giacche di pelle, le acconciature afro, gli occhiali da sole e le sparatorie, o i Pellerossa, che, logicamente, hanno sempre avuto un'aria primitiva, esotica e romantica. (p. 30)
  • Nell'Era del Radical Chic, poi, quale conflitto si innescò tra l'assoluto bisogno di domestici e il fatto che i domestici fossero il simbolo assoluto di ciò contro cui i nuovi movimenti, neri o marroni, stavano combattendo! E allora, quanto assolutamente urgente divenne la ricerca dell'unica via di salvezza:domestici bianchi! (pp. 30-31)

Bibliografia[modifica]

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