Vito Mancuso

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Vito Mancuso (1962 – vivente), teologo italiano.

Citazioni di Vito Mancuso[modifica]

  • Meno si comprende la ricchezza e la bellezza della vita per quello che è, più si pensa che il divino sia una cosa diversa, totalmente altra, rispetto alla vita. Viceversa, più si comprende la ricchezza e la bellezza della vita per quello che è, meno si pensa il divino come una cosa diversa e totalmente altra. Il centro speculativo del Cristianesimo, l'incarnazione di Dio in un uomo, è esattamente la massima espressione di questa equazione fondamentale: pienezza della vita = divino. (citato in La fede è mistero oltre la ragione, Corriere della sera, 10 gennaio 2008)
  • Fino a quando i cattolici italiani vorranno preservare la loro identità di cattolici senza pensarsi al servizio della società italiana, verranno meno al loro compito; e fino a quando la Chiesa tutelerà i suoi interessi particolari come una delle tante lobby senza essere davvero "cattolica", cioè universale, non sarà fedele al suo compito, che è spendersi "per la vita del mondo". (da La religione civile che manca all'Italia, la Repubblica, 13 gennaio 2008)
  • L'amore (esistenziale e insieme intellettuale) è l'unico vero motore che porta a credere in Dio. Tutte le altre argomentazioni elaborate dalla teologia lungo i secoli per motivare la fede (grazia divina, obbedienza a Dio che si rivela e alla Chiesa che ne annuncia la rivelazione, fedeltà alla tradizione) non sono altro che tentativi indiretti di fondare l'unico, perenne, a mio avviso indistruttibile motivo che, da sempre, è alla base dello sguardo che dalla terra si rivolge al cielo, e che consiste precisamente nell'amore per la vita e per gli uomini in essa. È l'amore per gli uomini a condurre la mente a postulare l'esistenza di un senso alle loro esistenze che appaiono e scompaiono nel tempo, e a chiamare questo senso «Dio».[1]
  • È il bene ciò che mi affascina oltre ogni misura e mi spinge a riflettere, è il bene il fenomeno che intendo portare al pensiero. Sono convinto che la via per capire chi siamo passi da lì, sono convinto che cercando di capire il bene e la sua origine si giunga a contatto con lo specifico umano, sono convinto che sia il bene la chiave per entrare dentro noi stessi e compiere l'imperativo delfico «conosci te stesso». A mio avviso la peculiarità dell'essere umano è racchiusa nella risposta alla domanda sulla causa che talora spinge alcuni uomini a porre comportamenti così belli e colmi di giustizia da risultare eroici, quasi sovra-naturali, e sulla causa che spinge tutti gli altri uomini a provare un senso di ammirazione pressoché assoluta verso tali eroi del bene e della giustizia. Io ritengo che il bene (oggettivo) venga prima della bontà (soggettiva).[1]
  • Nella nostra società ormai convivono diverse concezioni del mondo e quindi diverse etiche. Il diritto, d'altra parte, non può che essere unico e valido per tutti. Il punto è semplice: il confine sta tra il deliberare sulla propria vita e sulla vita altrui. È lecito decidere per sé, non per gli altri. Io personalmente sono contrario a che si interrompa l'alimentazione di Eluana, ma la tragedia nella tragedia si dà proprio per l'assenza di un documento giuridicamente valido che ci dica la sua volontà: non sappiamo come la pensi lei. Per questo c'è bisogno del testamento biologico come strumento di libertà. (da Il teologo Mancuso: libertà di scelta punto d'incontro tra laici e cattolici, Corriere della sera, 22 luglio 2008)
  • La sacralità della vita è la vita libera. Questo è il senso profondo della creazione: Dio ci ha voluto liberi, perché senza libertà non c'è amore. (ibidem)
  • Il rapporto dell'uomo con la verità passa necessariamente attraverso la coscienza. Il primato oggettivo della verità permane, ma non è tale da sopprimere la libertà della coscienza, la quale può persino giungere a rifiutare la verità. (da Spetta alla persona decidere sulla sua vita, Corriere della sera, 6 ottobre 2008)
  • L'affermazione del primato della vita come dono non può esercitarsi a scapito di chi, tale dono, non lo riconosce o non lo vuole più. Se è un dono, dono deve rimanere, e non trasformarsi in un giogo. Nel Vangelo è lampante la libertà di cui si gode: i figli se ne possono andare da casa, le pecore allontanarsi dal gregge, persino le monete si possono perdere. Dio rispetta l'autodeterminazione dei singoli. Se così non fosse, non sarebbe la fede ciò che ci lega a lui, ma l'evidenza che non ammette deviazioni. (ibidem)
  • Noi non siamo semplicemente una macchina da far funzionare, siamo una libera coscienza personale, unica e irripetibile. La tecnica è uno strumento, non può diventare la padrona. Nel mare ignoto delle applicazioni tecnologiche dentro cui siamo destinati a navigare, il faro verso cui fare rotta è la libertà del singolo, di questo singolo concreto, non di un altro ipotetico, magari più bello ma diverso dall'io originario. La libertà personale è la cosa più preziosa che abbiamo, da non vendere a nessuno, neppure alla tecnologia. (da «Ma è oscurantismo? No, tutela dell'uomo», Corriere della sera, 9 dicembre 2008)

Incipit de L'anima e il suo destino[modifica]

Il principale obiettivo di questo libro consiste nell'argomentare a favore della bellezza, della giustizia e della sensatezza della vita, fino a ipotizzare che da essa stessa, senza bisogno di interventi dall'alto, sorga un futuro di vita personale dopo la morte.

Note[modifica]

Bibliografia[modifica]

  • Vito Mancuso, L'anima e il suo destino, Cortina Editore, Milano, 2007.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]