William Boyd

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William Boyd (1952 – vivente), storico ed educatore britannico.

Storia dell'educazione occidentale[modifica]

Incipit[modifica]

Una delle preoccupazioni più antiche dell'umanità è stata quella della preparazione e dell'addestramento della gioventù alla lotta per la vita.
Nella più remota preistoria, quando l'uomo gradatamente emergeva dallo stato bruto, con lento continuo sviluppo del senso sociale, l'apprendimento era, senza dubbio, basato sulla esperienza e sulla imitazione. Ma anche ai tempi così remoti come l'epoca paleolitica, quando l'uomo fece la sua comparsa in Europa, deve essere esistita una forma di educazione più o meno intenzionale. Progressi artistici, come quelli rivelati dalle rappresentazioni di animali scolpiti sul corno o sull'avorio o dipinti sulle pareti delle caverne, non avrebbero potuto essere raggiunti senza una particolare educazione.

Citazioni[modifica]

  • Roma, della quale siamo più diretti debitori, rese il più grande servizio al mondo diffondendo la tradizione greca ed adattandola alle rinnovate condizioni delle terre occidentali. (p. 17)
  • Il carattere dei popoli può rilevarsi dalle forme più caratteristiche delle loro religioni. (p. 19)
  • La grande scoperta dei Greci fu quella di considerare la natura non come qualcosa di estraneo all'uomo che in essa vive, ma come un mondo ben ordinato nel quale egli può realizzare i suoi progetti. (p. 19)
  • Quando parliamo della Grecia quale antesignana della cultura europea, intendiamo riferirci proprio a quella parte della Grecia rappresentata dalle città marittime e soprattutto di Atene, in quanto in essa il genio della gente ellenica raggiunse il più alto grado di perfezione. (p. 20)
  • I più eminenti sofisti hanno creato un tipo di filosofia individualistica; secondo le loro teorie, l'uomo individuo sensibile, è la misura di tutte le cose. (p. 43)
  • Per quanto il passato possa sembrare superiore al presente, mai è dato agli individui o alle nazioni di rovesciare il processo del tempo. (p. 46-47)
  • Di tutte le creature solo l'uomo è capace di concepire un bene superiore al bene egoistico, e di conseguenza, è impossibile per lui provare completa soddisfazione nella vita pratica. (p. 57)
  • Con il sorgere dell'impero macedone ed il tramonto degli Stati greci, la civiltà ellenica valicò i confini nazionali e divenne la civiltà comune di tutte la nazioni del bacino mediterraneo. (p. 59)
  • [Alfredo il Grande] La sua vera gloria consiste nell'avere, con il precetto e con l'esempio, portato a nuova vita la cultura inglese, preparandone così quella rinascita che doveva manifestarsi due secoli più tardi con il sorgere delle Università. (p. 144)
  • Il Codillac scopre, con l'aiuto di un suggerimento tratto dal Saggio di Locke, che la capacità di servirsi dei sensi non viene dalla natura, ma che è necessario imparare a vedere, udire, gustare, odorare e toccare. (p. 323)
  • [Claude Adrien Helvétius] Nel suo famoso libro De l'Esprit, egli prova a dimostrare che tutte le facoltà mentali traggono origine dai sensi, e giunge alla conclusione che nulla esiste nella natura dell'intelletto che giustifichi le ineguaglianze così profonde esistenti tra gli uomini civili. (p. 324)
  • Il vero punto debole, che portò ad attribuire al pensiero pedagogico di Helvétius un interesse del tutto effimero, fu la sua capacità di svilupparlo logicamente, in quanto trascurò di esporre i metodi adatti a formare l'intelletto nella direzione desiderata. (p. 325)
  • Uno dei fondamentali principî della educazione naturale è espresso, in Rousseau, dalla richiesta di porre attenzione massima alla differenza di sesso sin dalle prime età. La natura dei due sessi è sostanzialmente diversa e ciò rende necessaria una corrispondente differenziazione nell'educazione. (p. 353)
  • Nonostante i temi paradossali e stravaganti, l'Emilio fu la più notevole opera educativa scritta nel XVIII secolo: a giudicare dagli effetti che ebbe sul pensiero e sull'azione può anzi essere definita, la più importante che sia stata mai scritta sull'educazione. (p. 353)
  • Per la sua concezione della natura e per lo scopo che egli indicò all'educazione, Pestalozzi fu essenzialmente un seguace di Rousseau. Egli infatti concordava con lui nel ritenere che nelle condizioni sociali esistenti l'educazione doveva riguardare anzitutto l'individualità del fanciullo. (p. 358)
  • La filosofia di Herbart viene impropriamente definita come realismo; ma essa non può dirsi realismo in senso proprio, in quanto, egli pensa affatto che le cose «conosciute» siano reali o che la loro reale natura sia «conoscibile». Realista potrebbe essere definito solo perché nell'interpretazione dei dati empirici ritiene lecito postulare l'esistenza di entità semplici, o «reali», di cui può essere detto, al più, che esistono e che sono multiformi. (pp. 375-376)

Bibliografia[modifica]

  • William Boyd, Storia dell'educazione occidentale (The History of western education), a cura di Trieste Valdi, traduzione di Luciana Picone e Trieste Valdi, Armando Armando Editore, Roma 1966.

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