Antonio Spadaro

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Antonio Spadaro

Antonio Spadaro (1966 – vivente), filosofo, teologo e gesuita italiano.

  • [Su Walt Whitman] Chi intende occuparsi di letteratura, non solo americana, non può dunque evitare di fare i conti, prima o poi con questo controverso scrittore.[1]
  • Comprendiamo bene come Wikipedia rappresenti un sogno illuminista di descrivere il mondo, che però si scontra con le difficoltà di accreditarsi come compendio di sapere credibile, mantenendo nel contempo anonimato, flessibilità e continua apertura a nuovi collaboratori. Nello stesso tempo questa «utopia» rovescia il sogno dell'enciclopedia tradizionale, intesa come costruzione autorevole, organica e integrata del sapere. Infatti Wikipedia è come un organismo vivente: cresce (al ritmo dei 7% ogni mese), si «ammala», è sottoposta a composizioni e scomposizioni interne, ad accrescimenti e riduzioni continue. Ma soprattutto Wikipedia nasconde un'altra utopia, a suo modo, ambigua: la democrazia assoluta del sapere e la collaborazione delle intelligenze molteplici che dà vita a una sorta di intelligenza collettiva. Questa utopia potrebbe nascondere una nuova forma di «torre di Babele», che ha il suo tallone di Achille non solo nell'inaffidabilità, ma anche nel relativismo. [...] Le sue «utopie» nascono, radicalizzandole, dalle esigenze profonde della conoscenza umana, che i wíki, in generale, aiutano a trasformare in progetti concreti: il conoscere inteso come un processo dinamico, aperto a tutti, e frutto non solo di un impegno individuale, ma anche di una profonda collaborazione e di un intenso confronto tra menti disposte a condividere abilità e intelligenza. Questa potenzialità deve però confrontarsi con limiti strutturali invalicabili che si possono riassumere nella mancanza di certa autorevolezza e di un'esposizione continua al vandalismo, che rischia di vanificare gli sforzi positivi. (da Wiki, utopie e limiti di una forma di «intelligenza collettiva», in La Civiltà cattolica, anno 2005 n. III)
  • Il modello che abbiamo davanti agli occhi, quello di Francesco di Sales, dunque è quello di un giornalismo che comunica passione e ha un intento di coinvolgimento, partecipazione, formazione. La stessa attenzione alla «verità» non è una semplice e fredda attenzione alla «oggettività» o alla «neutralità», ma alla comprensione del valore delle cose. (da Il giornalismo? Non solo un mestiere ma una dimensione della vita di tutti, dal blog CyberTeologia)
  • Io ritengo che in internet ci sia una dimensione altamente spirituale. Vorrei citare almeno una persona, un grande gesuita, Pierre Teilhard de Chardin, che con i suoi libri, con le sue intuizioni, la sua idea di noosfera ha anticipato l'idea di internet… Stiamo parlando di un gesuita che è vissuto in tempi in cui Internet non era neanche ipotizzabile ma egli ha ampiamente anticipato questo fenomeno. Direi anche che, a mio avviso, Internet è una realtà che ha delle forti potenzialità spirituali. (Antonio Spadaro: intervista al gesuita 2.0, su Wikinotizie, 29 giugno 2008)
Per una spiritualità dello studio, in La Civiltà cattolica, anno 2009 n. II
  • L'uomo che studia e l'uomo che prega sembrano assumere atteggiamenti simili.
  • Lo studio, per il credente, è «un servizio per l'uomo, una carità ecumenica, ma nondimeno un'esperienza spirituale.
  • Lo studioso che è uomo spirituale va alla ricerca di una sintesi profonda, che faccia sì che preghiera e studio siano virtualmente indistinti come l'equilibrio non si distingue dal camminare, né il movimento uniforme del treno si distingue dagli spostamenti del viaggiatore nel compartimento.
  • Non basta esercitare la propria professione e «avvolgerla» di intenzioni buone e spirituali perché quell'impegno secolare si trasformi in preghiera.
Un mondo di pietra e di cielo, in La Civiltà cattolica, anno 2008 n. IV
  • C'è sempre un punto vulnerabile nella vita di Pavese, un punto che lo espone alla bellezza e all'intuizione del gusto della vita, ma questa sembra non trovare possibilità di sviluppo.
  • In fondo, si potrebbe riconoscere qui il vero problema dell'opera pavesiana: dapprima l'intuizione della realtà lascia lo scrittore ammirato, sorpreso, desideroso di vivere in maniera sana e forte; successivamente l'elaborazione interiore però vela di ombre e di incertezze, di dubbi e di fragilità questa intuizione iniziale.
  • Pavese sembra incapace di riconoscere che la condizione aurorale dell'infanzia non è solamente terra a cui far ritorno per capire la realtà e luogo in cui trovare rifugio, ma condizione stessa dell'esperienza del mistero del reale, possibilità di una conoscenza intesa come «prima volta» e non sempre e soltanto «seconda».
Cattivi e buoni cristiani, il catalogo degli scrittori, in Corriere della sera, 12 marzo 2002
  • Personalmente ritengo che la definizione di scrittore, di poeta cristiano in realtà non significhi nulla di realmente pertinente alla scrittura. Si può parlare semmai di cristiani che sono scrittori o poeti e, meglio ancora, di una letteratura di "significato" cristiano. Questo mio modo di leggere rende difficile, se non impossibile, la costruzione di cartografie definitive e consolidate.
  • Prediligo la letteratura della frontiera, della soglia, dell'attesa. La letteratura che richiede anche una lettura dei silenzi, degli scarti. L'Airone di Giorgio Bassani, in questa prospettiva, è un capolavoro tutto da riscoprire. Ancora. La "visione" dell'attesa di cui è capace Dino Buzzati mi è rimasta dentro da quando, a tredici anni, lessi Il deserto dei Tartari.
  • L'acutezza e l'autenticità [...] viene raggiunta in momenti di dolore o di elaborazione di un abbandono: cosi Ungaretti davanti alla morte del figlio o Tondelli davanti alla propria morte. Per quanto riguarda l'oggi farei il nome di Elena Ferrante. Ma accade anche quando la spiritualità o la coscienza etica, in un modo o nell'altro, recuperano posizioni sulla psicologia, come avviene nelle pagine di Carlo Coccioli, nei racconti di Giulio Mozzi, nella narrativa di Claudio Piersanti o in un libro straordinario qual è Se un Dio pietoso di Giovanni D'Alessandro.
  • Manganelli, pur con le sue tracotanze linguistiche e narcisistiche, si scaglia contro la letteratura che funziona a luce diurna e vive del principio del senso comune. E in questo ha ragione: la letteratura deve essere menzogna rispetto a una realtà monolitica.
Web 2.0: internet come rete sociale, in La Civiltà cattolica, anno 2007 n. IV
  • Internet non è più un agglomerato di siti web isolati e indipendenti tra loro, seppure collegati e messi in rete, ma è da considerare come l'insieme delle capacità tecnologiche raggiunte dall'uomo nell'ambito della diffusione e della condivisione dell'informazione e del sapere.
  • La Rete è un ambiente che, nonostante tutti i rischi di alienazione, permette di sperimentare nuove forme di contatto, di relazione e di espressione personale.
  • Nel web 2.0 il senso della pubblicazione è la partecipazione.
  • Occorre ricordare che i mezzi di comunicazione non vengono mai semplicemente «superati», ma vengono integrati a livello superiore ed evoluto.
  • Una piattaforma che si orienta in maniera decisa verso il puro profitto perde la fiducia degli utenti.

Riferimenti[modifica]

  1. Dalla prefazione di Walt Whitman, Canto una vita immensa, a cura di Antonio Spadaro, Ancora, Milano, 2009, p. 7. ISBN 88-514-0632-4

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