Iliade
L'Iliade (in greco Ιλιάς) è un poema epico attribuito al poeta greco Omero.
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Incipit [modifica]
Vincenzo Monti [modifica]
Cantami, o Diva, del Pelìde Achille
l'ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco
generose travolse alme d'eroi,
e di cani e d'augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l'alto consiglio s'adempía), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de' prodi Atride e il divo Achille.
E qual de' numi inimicolli? Il figlio
di Latona e di Giove. Irato al Sire
destò quel Dio nel campo un feral morbo,
e la gente pería: colpa d'Atride
che fece a Crise sacerdote oltraggio.
[Omero, Iliade, traduzione di Vincenzo Monti, Casa Editrice G. D'Anna, 1960]
G. Cerri [modifica]
Canta, o dea, l'ira di Achille figlio di Peleo,
rovinosa, che mali infiniti provocò agli Achei
e molte anime forti di eroi sprofondò nell'Ade,
e i loro corpi fece preda dei cani
e di tutti gli uccelli; si compiva il volere di Zeus,
dal primo istante in cui una lite divise
l'Atride, signore di popoli, ed Achille divino.
Ma chi fu, tra gli dèi, colui che li spinse a contesa?
Fu il figlio di Leto e di Zeus: adiratosi contro il re,
scatenò sull'esercito un morbo maligno, e la gente moriva,
perché il figlio di Atreo non aveva fatto onore a Crise.
[Omero, Iliade, traduzione di G. Cerri, Rizzoli]
Citazioni [modifica]
- Il sogno viene da Giove. (I, 63)
- 'Οναρ έκ Διός έςτιν
- [Descrivendo la pestilenza scatenata da Apollo sul campo dei greci] Prima i giumenti e i presti veltri assalse, | poi le schiere a ferir prese, vibrando | le mortifere punte; onde per tutto | degli esanimi corpi ardean le pire. (I, 65-69)
- Tutti ancora dormìan per l'alta notte | i guerrieri e gli Dei; ma il dolce sonno | già le pupille abbandonato avea | di Giove che pensoso in suo segreto | divisando venìa come d'Achille, | con molta strage delle vite argive, | illustrar la vendetta. (da Libro II, 1960)
- Poiché sotto i lor duci ambo schierati | gli eserciti si fur, mosse il troiano | come stormo d'augei, forte gridando | e schiamazzando, col romor che mena | lo squadron delle gru, quando del verno | fuggendo i nembi l'oceàn sorvola | con acuti clangori, e guerra e morte | porta al popol pigmeo. (da Libro III, 1960)
- Incostante, com'aura, è per natura | De' giovani il pensier. (III, 143-143)
- Nell'auree sale dell'Olimpo accolti | intorno a Giove si sedean gli Dei | a consulta. Fra lor la veneranda | Ebe versava le nettaree spume, | e quelli a gara con alterni inviti | l'auree tazze vôtavano mirando | la troiana città. (da Libro IV, 1960)
- Allor Palla Minerva a Dïomede | forza infuse ed ardire, onde fra tutti | gli Achei splendesse glorïoso e chiaro. | Lampi gli uscìan dall'elmo e dallo scudo | d'inestinguibil fiamma, al tremolìo | simigliante del vivo astro d'autunno, | che lavato nel mar splende più bello. (da Libro V, 1960)
- Soli senz'alcun Dio Teucri ed Achei | così restaro a battagliar. Più volte | tra il Simoenta e il Xanto impetuosi | si assaliro; più volte or da quel lato | ed or da questo con incerte penne | la Vittoria volò. (da Libro VI, 1960)
- Quale delle foglie, | tale è la stirpe degli umani. Il vento | brumal le sparge a terra, e le ricrea | la germogliante selva a primavera. (da Libro VI, 1960)
- [Ultime parole] Or puoi | Menar gran vampo, Ettorre, or che ti diero | Di mia morte la palma Apollo e Giove. | Essi, non tu, m'han domo; essi m'han tratto | L'armi di dosso. Se pur venti a fronte | Tuoi pari in campo mi venían, qui tutti | Questo braccio gli avría prostrati e spenti. | Ma me per rio destin qui Febo uccide | Fra gl'Immortali, e tra' mortali Euforbo, | Tu terzo mi dispogli. Or io vo' dirti | Cosa che in mente collocar ben devi: | Breve corso a te pur resta di vita: | Già t'incalza la Parca, e tu cadrai | Sotto la destra dell'invitto Achille. (Patroclo ad Ettore: Libro XVI, vv. 1190-1203, trad. di V. Monti)
- L'evento | Su le ginocchia degli Dei s'asside. (XVII, 646-647, trad. di V. Monti)
- 'Aλλ' ήτοι μέν ταύτα Θεών έν γούνασι κείται
- [Ultime parole] Ben lo previdi che pregato indarno | T’avrei, riprese il moribondo Ettorre. | Hai cor di ferro, e lo sapea. Ma bada | Che di qualche celeste ira cagione | Io non ti sia quel dì che Febo Apollo | E Paride, malgrado il tuo valore, | T’ancideranno su le porte Scee. (Ettore ad Achille: Libro XXII, vv. 456-462, 1960)
- Tu d'anni e di virtù mi vinci, | e dell'etade giovanil ben sai | i difetti: cuor caldo e poco senno. (da Libro XXIII, 1960)
- Esaudì Giove il prego, e il più perfetto | degli augurii mandò, l'aquila fosca, | cacciatrice, che detta è ancor la Bruna. (da Libro XXIV, 1960)
Citazioni sull'opera [modifica]
- Così ella vede che il Monti è assai più famoso per l'Iliade che per il Persio. (Giacomo Leopardi)
- L'Iliade e l'Odissea [...] [sono] rimasti esemplari per tutta l'epopea occidentale sino ai tempi più recenti, sino al Goethe e al Pascoli. (Giorgio Pasquali)
- L'Iliade fu sempre il poema de' valorosi. Sono ancor celebri le generose lagrime d'Alessandro sulla tomba di Achille; ed è pure fra gli uomini divulgato che quel grande conquistatore solea chiamare l'Iliade il viatico delle sue spedizioni. (Vincenzo Monti)
- Tutta l'Iliade è impregnata di luce cristiana. (Simone Weil)