Marcello Pera

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Marcello Pera (1943 – vivente), filosofo e uomo politico italiano.

  • Come alla caduta di altri regimi, occorre una nuova Resistenza, un nuovo riscatto e poi una vera, radicale, impietosa epurazione... Il processo è già cominciato e per buona parte dell'opinione pubblica già chiuso con una condanna (La Stampa, 19 luglio 1992[1])
  • I partiti devono retrocedere e alzare le mani... subito e senza le furbizie che accompagnano i rantoli della loro agonia. Questo sì sarebbe un golpe contro la democrazia: cercare di resistere contro la volontà popolare (1 febbraio 1993)[1]
  • Il garantismo, come ogni ideologia preconcetta, è pernicioso (29 marzo 1993)[1].
  • I giudici devono andare avanti. Nessuno chiede che gli inquisiti eccellenti abbiano un trattamento diverso dagli altri inquisiti (5 marzo 1993)[1]
  • No e poi no, onorevole Bossi. Lei deve chiedere scusa... I giudici fanno il loro dovere... Molti magistrati sono già stati assassinati per aver fatto rispettare la legge... Lei mette in discussione i fondamenti stessi dello Stato di diritto (24 settembre 1993) [1]
  • La rivoluzione ha regole ferree e tempi stretti (26 settembre 1993)[1]
  • Quei politici che, come Craxi, attaccano i magistrati di Milano, mostrano di non capire la sostanza grave, epocale, del fenomeno[2].
  • Berlusconi è a metà strada tra un cabarettista azzimato e un venditore televisivo di stoviglie, una roba che avrebbe ispirato e angosciato il povero Fellini. (1994)[3]
  • [Anche a Giovanni Falcone] non piacevano pm e giudici uniti assieme in una sola carriera [... egli] non credeva più all'obbligatorietà dell'azione penale che, com'è oggi, è solo una presa in giro. [Dopo l'adesione a Forza Italia.]
  • Soffia sull'Europa un brutto vento. Si tratta dell'idea che basta aspettare e i guai spariranno da soli, o che si può essere accondiscendenti anche con chi ci minaccia e potremo cavarcela. È lo stesso soffio del vento di Monaco nel 1938. (da Senza radici, 2004)
  • In Europa la popolazione diminuisce, si apre la porta all'immigrazione incontrollata e si diventa tutti meticci. (dal discorso al Meeting per l'amicizia fra i popoli di Comunione e liberazione, Rimini, 22 agosto 2005)
  • Le provocazioni non vanno bene, né vanno bene le offese e le ingiurie ai simboli religiosi. Non dovrebbero andare bene nemmeno quelle ai simboli cristiani: ma nessuno in Europa ci bada più. In quel caso si tira in ballo la libertà di opinione, mentre negli altri si parla di blasfemia: è giusto? L'Europa sembra aver perduto la propria dignità, si fa offendere e poi pensa che le proprie offese rivolte ad altri siano più gravi. (dal Corriere della sera del 21 febbraio 2006)
  • Noi siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà occidentale come fonte di princìpi universali e irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione storica e culturale, ogni tentativo di costruire un'Europa alternativa o contrapposta agli Stati Uniti. (dal Manifesto per l'Occidente, 23 febbraio 2006)
  • La sinistra odia la nostra cultura e la nostra civiltà a tal punto che è disposta a consegnarla, come la sta consegnando, all'Islam. La sua politica estera è l'acquiescenza con i paesi e gruppi terroristici; la sua politica interna è l'ingresso libero a tutti gli immigrati e la cittadinanza a buon mercato; la sua politica sociale è il multiculturalismo; perciò la sua politica urbanistica è chiudere la base americana di Vicenza! Ieri, oggi, sempre contro l'Occidente. E siccome Occidente vuol dire anche e soprattutto Cristianesimo, la sinistra, per essere antioccidentale ha scelto l'anticristianesimo, cioè il laicismo. Questa è la nuova frontiera, il nuovo discrimine, la nuova linea di divisione fra noi e la sinistra. (da Libero, 3 febbraio 2007)
  • Non è una novità che i relativisti italiani, e non solo, tentino di usare l'Europa, dove il relativismo è dominante, per raggiungere i loro obiettivi a livello nazionale. È l'ipocrisia con la quale molti parlano di Europa. [...] Purtroppo questa Europa è sminuita di per sé e da questa Europa si importano i peggiori vizi aggirando la sovranità nazionale (da un'intervista con Avvenire, 11 dicembre 2007)
  • Nel vocabolario corrente, laico è chi non crede, laicista è colui che crede che chi crede non abbia alcuna ragione per credere. Non è uno scioglilingua. Il laico non appoggia la propria concezione del mondo su una fede rivelata; il laicista ritiene che qualunque fede rivelata non abbia senso, se non banalmente privato, come un tic o un vizietto. L'uno non crede, o non riesce a credere, ma riconosce che la fede è una dimensione dell'esperienza umana che svolge una funzione propria, ad esempio il conferimento di senso alla vita, l'attribuzione all'uomo di un ruolo nel mondo, l'interpretazione del male. L'altro, il laicista, nega questa dimensione: la fede per lui è un'illusione o un fraintendimento o uno scacco alla ragione. (da La Stampa, 19 gennaio 2008)

[modifica] Bibliografia

  1. a b c d e f "Campioni d'Italia", di Gianni Barbacetto, Marco Tropea editore, [1]
  2. Pera, il ragioniere che diventò presidente Un carattere d'acciaio per il filosofo dalle mille e mille contraddizioni, Il Tirreno, 28 dicembre 2001
  3. Citato in Michele De Lucia, Siamo alla frutta, Kaos 2005. ISBN 8879531530
  • Marcello Pera, Joseph Ratzinger, Senza radici, Mondadori 2004. ISBN 8804544740

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