Alexis de Tocqueville

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Alexis de Tocqueville

Alexis-Charles-Henri Clérel de Tocqueville (1805 – 1859), filosofo, politico e storico francese.

Citazioni di Alexis de Tocqueville[modifica]

  • Ai miei occhi le società umane, come gli individui, diventano qualcosa solo grazie alla libertà. (da una lettera a Gobineau; citato in Gustavo Zagrebelsky, Le correzioni di Tocqueville ai difetti della democrazia, 29 luglio 2005, in Lo Stato e la Chiesa, ora in Zagrebelsky 2008, p. 145)
  • Agli uomini per i quali la parola «democrazia» è sinonimo di rivoluzione, anarchia, distruzioni, stragi, ho tentato di dimostrare che la democrazia poteva governare la società rispettando le fortune, riconoscendo i diritti, risparmiando la libertà, onorando la fede; che se il governo democratico sviluppava meno di altri talune belle facoltà dell'animo umano (rispetto al governo aristocratico), recava tuttavia benefici grandi; e che, forse, la volontà di Dio era di diffondere una felicità parimenti mediana per tutti, e non di rendere alcuni estremamente felici e pochi soltanto quasi perfetti. Ho inteso anche ricordare loro che, quale che fosse l'opinione di ognuno a tal riguardo, non era più tempo di deliberare, poiché la società si veniva sviluppando in una certa direzione e li trascinava con sé, tutti, verso l'uguaglianza di condizioni, sì che non restava da far altro che scegliere tra mali inevitabili. Il nostro problema, oggi, non è affatto di sapere se si può instaurare un regime democratico o un regime aristocratico, ma di scegliere tra una società democratica che progredisca senza grandezza ma con ordine e moralità, e una democrazia disordinata e depravata, in preda a furori frenetici o sottoposta a un giogo più greve di tutti quelli che hanno oppresso gli uomini dalla caduta dell'impero romano fino a oggi. (da una lettera del 1835; citato in Zagrebelsky 2008, p. 142)
  • Bisogna riconoscere che, se anche non vale a salvare gli uomini nell'altro mondo, è almeno utilissima alla loro felicità e alla loro grandezza in questo. [...] Dubito che l'uomo possa mai sopportare contemporaneamente una completa indipendenza religiosa e una totale libertà politica; e sono incline a pensare che, se non ha fede, bisogna che serva e, se è libero, che creda. (citato in Zagrebelsky 2008, p. 146)
  • Dopo aver studiato moltissimo il Corano, la convinzione a cui sono pervenuto è che nel complesso vi siano state nel mondo poche religioni altrettanto letali per l'uomo di quella di Maometto. A quanto vedo, l'Islam è la causa principale della decadenza oggi così evidente nel mondo musulmano, e, benché sia meno assurdo del politeismo degli antichi, le sue tendenze sociali e politiche sono secondo me più pericolose. Per questo, rispetto al paganesimo, considero l'Islam una forma di decadenza anziché una forma di progresso. (Lettera a Arthur de Gobineau, 22 ottobre 1843, ora in: Olivier Zunz, Alan S. Kahan (a cura di): The Tocqueville Reader: A Life in Letters and Politics, Wiley-Blackwell, 2002)
  • La rivoluzione in Inghilterra è stata fatta unicamente in vista della libertà, mentre quella di Francia è stata fatta principalmente in vista dell'eguaglianza. (1951-, vol. II, t. 2, p. 334; citato in Losurdo 2005, pp. 200-1)
  • La storia è una galleria di quadri dove ci sono pochi originali e molte copie. (da L'antico regime e la Rivoluzione)
  • Le fluttuazioni dell'industria attirano, quando essa è prospera, un gran numero di operai che, nei momenti di crisi, si trovano senza lavoro. Vediamo così che il vagabondaggio, che nasce dall'ozio, e il furto, che il più delle volte è la conseguenza del vagabondaggio, sono i due delitti che nello stato attuale della società conoscono la progressione più rapida. (1951-, vol. IV, t. 1, pp. 50-51; citato in Losurdo 2005, p. 73)
  • Non temo affatto di affermare che il livello medio degli animi e delle menti non cesserà di degradarsi fino a quando uguaglianza e dispotismo procederanno insieme. (dalla prefazione a L'Antico regime e la Rivoluzione; citato in Zagrebelsky 2008, p. 145)
  • Può persino accadere che l'amore della libertà sia tanto più vivo presso taluni quanto meno si incontrino garanzie di libertà per tutti. L'eccezione in tal caso è tanto più preziosa, quanto più è rara.
    Questa concezione aristocratica della libertà produce, presso quelli che così sono stati educati, un sentimento esaltato del loro valore individuale e un gusto appassionato per l'indipendenza. (1951-, vol. 11, t. 1, p. 62; citato in Losurdo 2005, p. 123)
  • Viviamo in un'epoca che ha assistito a cambiamenti d'opinione quanto mai rapidi nelle menti degli uomini; ma è possibile che tra non molto tempo le opinioni guida della società saranno più stabili di quanto siano mai state da parecchi secoli a questa parte. Alcuni pensano che la società moderna sarà in perenne mutamento [...] Quanto a me, io temo che finirà con l'essere troppo immobilizzata nelle stesse istituzioni, negli stessi pregiudizi [...] che l'umanità si troverà bloccata e ingabbiata; che la mente oscillerà eternamente avanti e indietro senza generare idee nuove; che l'uomo dissiperà la sua forza in oziose, solitarie frivolezze; e che pur essendo sempre in movimento l'umanità cesserà di avanzare. (citato in John Lukacs, Democrazia e populismo, traduzione di Giovanni Ferrara degli Uberti, Longanesi, 2006, p. 206)

La democrazia in America[modifica]

Incipit[modifica]

Fra le cose nuove che attirarono la mia attenzione durante il mio soggiorno negli Stati Uniti, una soprattutto mi colpì assai profondamente, e cioè l'eguaglianza delle condizioni. Facilmente potei constatare che essa esercita un'influenza straordinaria sul cammino della società, dà un certo indirizzo allo spirito pubblico e una certa linea alle leggi, suggerisce nuove massime ai governanti e particolari abitudini ai governati. Compresi subito, inoltre, che questo fatto estende la sua influenza anche fuori della vita politica e delle leggi e domina, oltre il governo, anche la società civile: esso crea opinioni, fa nascere sentimenti e usanze e modifica tutto ciò che non è suo effetto immediato.

CAPITOLO PRIMO
CONFIGURAZIONE ESTERNA
DELL'AMERICA DEL NORD
L'America del Nord presenta nella sua configurazione esterna alcuni tratti generali facili a distinguersi a prima vista.
In essa una specie di ordine metodico ha presieduto alla separazione delle terre e delle acque, delle montagne e delle vallate. Una sistemazione semplice e maestosa si rivela in mezzo alla confusione degli oggetti e all'estrema varietà dei quadri.

Citazioni[modifica]

  • Alleandosi a un potere politico, la religione aumenta il suo potere su alcuni uomini, ma perde la speranza di regnare su tutti.
  • Chi ricerca nei fatti l'influenza reale esercitata dalle leggi sulla sorte dell'umanità è esposto a grandi delusioni, perché non vi è niente di più difficile da valutare di un fatto.
  • Ciò che si deve temere, non è tanto la vista dell'immoralità dei grandi, quanto la vista dell'immoralità che conduce alla grandezza.
  • Come fare di un popolo il padrone di se stesso, se non è sottomesso a Dio?
  • Confesso di non sentire per la libertà di stampa quell'amore completo e istantaneo che si prova per le cose sovranamente buone per natura. Io l'amo assai più in considerazione dei mali che essa impedisce che dei beni che produce.
  • È evidente che nelle società democratiche l'interesse degli individui, così come la sicurezza dello stato, esigono che l'educazione della maggioranza sia scientifica, commerciale e industriale, piuttosto che letteraria.
  • Gli increduli d'Europa combattono i cristiani più come nemici politici che come avversari religiosi: essi odiano la fede più come l'opinione di un partito che come una erronea credenza; e nel sacerdote combattono assai più l'amico del potere che non il rappresentante di Dio.
  • Ho visto degli americani associarsi per inviare sacerdoti nei nuovi stati dell'ovest e fondarvi scuole e chiese; essi temono che la religione si perda in mezzo alle foreste e che il popolo che nasce non possa essere libero come quello da cui è uscito. Ho incontrato dei ricchi abitanti della Nuova Inghilterra che abbandonavano il paese natio per andare a gettare sulle rive del Missouri o nelle praterie dell'Illinois i fondamenti del cristianesimo e della libertà.
  • I grandi partiti rovesciano la società, i piccoli l'agitano; gli uni la ravvivano, gli altri la depravano; i primi talvolta la salvano scuotendola fortemente, mentre i secondi la turbano sempre senza profitto.
  • I partiti sono un male inerente ai governi liberi, ma non hanno in tutti i tempi lo stesso carattere e gli stessi istinti.
  • In generale, la democrazia dà poco ai governanti e molto ai governati. Il contrario avviene nelle aristocrazie, in cui il denaro dello stato va soprattutto a profitto della classe dirigente.
  • In questi secoli le religioni devono mantenersi più discretamente nei loro limiti senza cercare di uscirne poiché volendo estendere il loro potere al di fuori del campo strettamente religioso, rischiano di non essere credute in alcun campo.
  • In un paese in cui regni apertamente il dogma della sovranità del popolo la censura è non solo un pericolo ma anche una grande assurdità.
  • L'incredulità è un accidente; la fede sola è lo stato permanente dell'umanità.
  • L'onnipotenza della maggioranza rappresenta un tale pericolo per le repubbliche americane che il mezzo pericoloso di cui ci si serve per limitarla mi pare ancora un bene.
  • La democrazia è il potere di un popolo informato.
  • La stampa è per eccellenza lo strumento democratico della libertà.
  • Le due grandi armi impiegate dai partiti per riuscire sono i giornali e le associazioni.
  • Le nazioni aristocratiche sono naturalmente portate a restringere troppo i limiti dell'umana perfettibilità, mentre le nazioni democratiche li estendono qualche volta oltre misura.
  • Le opinioni che si stabiliscono in America sotto l'impero della libertà di stampa sono spesso più tenaci di quelle che si formano altrove sotto il regime della censura.
  • Maometto ha fatto calare dal cielo e messo nel Corano non soltanto dottrine religiose, bensì massime politiche, leggi civili e penali, teorie scientifiche. Il Vangelo, invece, non parla che dei rapporti generali degli uomini con Dio e fra di loro. All'infuori di questo non insegna nulla e non obbliga a credere nulla. Già basta questa, tra infinite ragioni, per indicare che la prima di queste due religioni non potrebbe reggere a lungo in tempi culturalmente illuminati e democratici, mentre la seconda è destinata a regnare in quelli come negli altri.
  • Non credo che l'uomo possa mai sopportare insieme una completa indipendenza religiosa e un'intera libertà politica e sono portato a pensare che, se egli non ha fede, bisogna che serva e, se è libero, che creda.
  • Non vi è al mondo un filosofo tanto grande che non creda ad un'infinità di cose sulla fede altrui e che non supponga molte più verità di quante ne stabilisca.
  • Ogni potenza aumenta l'azione delle sue forze via via che ne accentra la direzione: è questa una legge generale della natura che si impone all'osservatore e che un istinto più sicuro ancora ha fatto conoscere anche ai despoti più mediocri.
  • Per raccogliere i beni inestimabili prodotti dalla libertà di stampa, bisogna sapersi sottomettere ai mali inevitabili che essa fa nascere.
  • Perché una classe è bassa, non bisogna credere che tutti quelli che ne fanno parte abbiano il cuore basso; sarebbe questo un grande errore.
  • Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell'abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare.
    Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri... Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po' di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l'ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell'ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all'altro può presentarsi l'uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere.
    Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all'universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo. (citato in Umberto Eco, Considerazioni attuali, L'espresso, n. 20, anno LIV, 22 maggio 2008, p. 222)
  • Se il vostro scopo non è quello di creare virtù eroiche, ma abitudini tranquille; se preferite i vizi ai delitti […] se, anziché agire in seno a una società brillante, vi basta vivere in mezzo a una società prospera […] allora livellate le condizioni e costituite il governo della democrazia.
  • Tutte le repubbliche americane – essi vi diranno – sono solidali le une con le altre; se le repubbliche dell'Ovest cadessero nell'anarchia o subissero il giogo del dispotismo, le istituzioni repubblicane che fioriscono sulle rive dell'Atlantico correrebbero un grave pericolo; abbiamo dunque interesse che i nuovi stati siano religiosi, affinché essi ci permettano di restare liberi.
  • Un grand'uomo ha detto che l'ignoranza è alle due estremità della scienza. Forse sarebbe stato più esatto dire che le convinzioni profonde si trovano solo agli estremi e che nel mezzo è il dubbio. Si può considerare, effettivamente, l'intelligenza umana in tre stati distinti e spesso successivi.
  • Vi sono due cose che un popolo democratico farà sempre con grande fatica: cominciare una guerra e finirla.

La rivoluzione democratica in Francia[modifica]

Incipit[modifica]

Il vascello, sul quale eravamo imbarcati, era un piccolo brigantino di 75 tonnellate [...] Procedevamo lentamente, avendo davanti agli occhi il superbo spettacolo della baia di Napoli, mentre arrivavano al nostro udito gli ultimi rumori di vita che si alzavano da questa popolosa città; la riva di Ercolano ci passò davanti. Presto scorgemmo la collina che nasconde Pompei. Era già notte, quando ci trovammo vicino alle rocce di Capri. Il giorno dopo, svegliandoci, eravamo ancora in vista di quelle rocce scoscese e ci rimanemmo per tutta la giornata : sembrava che ci inseguissero come un rimorso.

Citazioni[modifica]

  • Eccola, dunque, finalmente, ci dicevamo, questa Sicilia, la mèta del nostro viaggio, l'argomento delle nostre discussioni da tanti mesi, eccola tutta intera sotto i nostri piedi. Girando su noi stessi possiamo percorrerla in un istante; ne tocchiamo con gli occhi tutti i punti; quasi nulla ce ne sfugge ed essa è ben lungi dall'occupare l'orizzonte. Noi venivamo dall'Italia: avevamo calpestato la cenere dei più grandi uomini che furono mai esistiti e respirato la polvere dei loro monumenti, eravamo pieni delle grandezze della storia. Ma qualcos'altro ancora parlava, qui, all'immaginazione: tutti gli oggetti che scorgevamo, tutte le idee che venivano ad offrirsi, numerosissime, alla nostra mente, ci riportavano ai tempi primitivi. Toccavamo le prime età del mondo, quelle età di semplicità e di innocenza in cui gli uomini non erano ancora rattristati dal ricordo del passato, né spaventati dall'incertezza dell'avvenire, in cui, contenti della felicità presente e fiduciosi nella sua durata, raccoglievano quel che la terra dava loro senza coltivarla, e, vicini agli déi per la purezza del cuore, ne incontravano ancora ad ogni passo la traccia e vivevano, in un certo senso, in mezzo a loro; è qui che la leggenda ci mostra i primi uomini. È questa la patria delle divinità della mitologia greca. Vicino a questi luoghi, Plutone rapì Proserpina alla madre; in questo bosco che abbiamo appena attraversato, Cerere sospese la sua rapida corsa e, stanca delle sue vane ricerche, si sedette su una roccia e, benché dea, pianse, dicono i Greci, perché era madre. Apollo ha custodito le mandrie in queste valli; questi boschetti che si estendono fin sulla riva del mare hanno risuonato del flauto di Pan; le ninfe si sono smarrite sotto le loro ombre e hanno respirato il loro profumo. Qui Galatea fuggiva Polifemo, e Akis, sul punto di soccombere sotto i colpi del suo rivale, incantava ancora queste rive e vi lasciava il suo nome... In lontananza si scorge il lago d'Ercole e le rocce dei Ciclopi. Terra degli déi e degli eroi! (cap. 1, Scritti giovanili, Frammenti del viaggio in Sicilia, p. 134)

Citazioni su Alexis de Tocqueville[modifica]

  • Tocqueville è il primo ad aver accennato al ruolo del legame sociale e agli effetti della sua dissoluzione sul sistema politico: effetti liberatori ma insieme anche (con apparente contraddizione) forieri di seri pericoli di libertà. (Massimo Corsale)
  • Tocqueville, nella sua opera matura su L'ancien Régime et la Révolution, descrisse magistralmente come i sovrani assolutistici durante l'Ancien Régime (e non solo in Francia) avessero combattuto contro le autonomie dei ceti, e in particolare di quelli più forti: l'aristocrazia e il clero. (Massimo Corsale)
  • Troppo liberale per il partito da cui proveniva, non sufficientemente entusiasta delle nuove idee agli occhi dei repubblicani, non fu adottato né dalla destra né dalla sinistra e continuò a essere sospetto agli occhi di tutti. (Raymond Aron)

Bibliografia[modifica]

  • Alexis de Tocqueville, La democrazia in America, traduzione di Giorgio Candeloro, Rizzoli, Milano, 2005.
  • Alexis de Tocqueville, La rivoluzione democratica in Francia, (Michel-Lévy, Paris, 1856), a cura di Nicola Matteucci, Utet, 2007.
  • Alexis de Tocqueville, L'antico regime e la Rivoluzione, traduzione di Giorgio Candeloro, Rizzoli, Milano, 2000.
  • Alexis de Tocqueville, Oeuvres complètes, a cura di Jacob-Peter Mayer, Gallimard, Paris, 1951-.
  • Alexis de Tocqueville, Scritti politici, 2 voll., a cu­ra di Nicola Matteucci, UTET, Torino 1968.
  • Alexis de Tocqueville, Arthur de Gobineau, Del razzismo. Carteggio, 1843-1859, a cura di Luigi Michelini Tocci, prefazione di Marco Diani, Donzelli, Roma, 1995.
  • Alexis de Tocqueville, La democrazia in America (De la dèmocratie en Amérique), traduzione di Giorgio Candeloro, Fabbri Editori 1996.
  • Gustavo Zagrebelsky, Contro l'etica della verità, Edizioni Laterza, Bari, 2008.

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Opere[modifica]