Alessandro Benvenuti

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Alessandro Benvenuti

Alessandro Benvenuti (1950 – vivente), attore, commediografo, regista, sceneggiatore e scrittore italiano.

Citazioni di Alessandro Benvenuti[modifica]

  • Molière adorava il successo, voleva che il pubblico si divertisse pur mettendolo alla berlina, che è un po' quello che succede ancora oggi.[1]

Da Intervista a Alessandro Benvenuti

di Elena Torre, Mangialibri.com.

  • [Su Neil Gaiman] Di lui mi piace come coniuga il moderno con l'antico, il mito con la narrativa, è un "attraversatore" di generi, come me del resto, e mi piace l'idea di unire il punk ai miti greci: è interessante, per cui ho letto e riletto. Mi piace anche il fatto che lavori in factory, che si affidi a più disegnatori.
  • Il fatto che Neil Gaiman si contorni di professionisti e di gente brava anche quanto lui è un segno di intelligenza, l'aprirsi e il confrontarsi con talenti e menti di un certo livello la dice lunga.
  • Per i fumetti mi piace curiosare, spulciarli, vedere, per i libri vado sempre a colpo sicuro e compro quelli che mi consigliano o dei quali ho sentito parlare. E ne compro tanti, averli in casa quasi mi rassicura.

Da Intervista ad Alessandro Benvenuti

Intervista di Annamaria Orlando, Giudalpalco.it, 18 maggio 2011.

  • [Sui Giancattivi] In quegli anni c'erano pochi gruppi comici che avevano successo: I Gatti di Vicolo Miracoli di Verona, molto goliardici e La Smorfia di Massimo Troisi, molto vicini al teatro popolare e alla sceneggiata della tradizione napoletana. Noi eravamo un po' più "singolari" perché era difficile capire dove finiva il cabaret e iniziava il teatro sperimentale.
  • I Giancattivi avevano una forma di linguaggio che partiva dallo studio e dall'analisi di grandi movimenti letterari: il surrealismo, il futurismo, il cabaret francese ed eravamo più attenti anche alle realtà europee, oltre che a quelle nazionali. Per un certo aspetto eravamo un gruppo più difficile da focalizzare, ma anche più completo. Cantavamo, facevamo mimo e drammaturgia attraverso la satira sociale ed in questo modo riuscivamo ad essere poco etichettabili.
  • Il gruppo si sciolse perché avevamo raggiunto gli scopi prefissati, cioè fare cabaret, farsi conoscere a livello nazionale, vincere dei premi, debuttare al cinema e nei grandi teatri.
  • C'è un momento in cui è necessario che ciascuno cammini con le sue gambe anche perché il gruppo è un aiuto in più all'inizio: l'unione fa la forza, come si dice, ma poi un artista continua la propria strada anche da solo.
  • È diventato molto difficile fare cinema senza lo sponsor politico, ma serve soprattutto chi ha i soldi: Medusa per il lato Mediaset e la 01 per il cinema Rai.
  • Lo sponsor politico ti può servire per prendere un finanziamento pubblico che in parte viene dilapidato dal produttore esecutivo, in parte va a finire nel film. Essere l'amante di qualcuno o avere uno zio politico sicuramente aiuta, però poi c'è il mercato che in qualche modo ti punisce.
  • [Sul doppio ruolo di attore e regista] Io riesco ad avere buoni risultati in entrambi i casi perché, da attore, quando dirigo riesco a capire molto meglio il mio collega attore, più di un regista che fa solo il regista. C'è una completezza in più, si capiscono le vere difficoltà, gli scogli psicologici che ha un attore. Riesci a consigliarlo meglio. In qualche modo è appagante fare l'uno e l'altro.

Da Intervista ad Alessandro Benvenuti

Intervista di Simona M. Frigerio, Agenziastampaitalia.it, 12 dicembre 2016.

  • Io nasco in teatro e, come attore, credo di dare il meglio di me in questo ambiente. Soprattutto perché faccio le cose che sento e affronto le tematiche che mi interessano.
  • [Sul cinema] Penso sia il giocattolo più bello al mondo. E quando lavoro in un film, preferisco firmarne la regia, dato che è un viaggio incredibile dentro al senso delle cose.
  • Posizionare la macchina da presa non è un semplice atto fisico, bensì una scelta intellettuale. Non c'è niente di più gratificante che trovare l'angolazione giusta perché il pubblico veda e, di conseguenza, comprenda esattamente quello che si vuole comunicare.
  • Per me esiste solo il teatro della morte o quello della vita. Il primo annoia mortalmente. Non credo nella divisione in generi.
  • Per me, esiste la pochezza dei produttori e di certi attori che non capiscono che quello che conta è come si affronta il genere e non il genere in se stesso. Esistono tragedie tragiche e commedie ridicole. Quando si dovrebbe, al contrario, trovare una via di mezzo dettata dall'intelligenza e dalla professionalità. Bisogna essere seri quando si affronta questo mestiere, sia che si voglia far ridere o piangere. Mai prendere in giro il pubblico.
  • Dobbiamo essere in grado di far vivere agli spettatori un incanto e, perché ciò accada, non dobbiamo creare, dietro le quinte, un inferno sul modello Ronconi, bensì una situazione di armonia che permetta al pubblico di sentire il respiro dei fiori di primavera. Questo è il teatro che amo.
  • Ci sono due nemici dei giovani di talento. Il primo è il produttore, il secondo è il regista.
  • [Sulla stato della cultura in Italia] Stiamo vivendo un declino che, per la storia, è una frazione di secondo; ma per noi è una caduta al rallenty.

Note[modifica]

  1. Dall'intervista di Stefania Scianatico, L'intervista: Alessandro Benvenuti, Vareseinscena.altervista.org, 25 febbraio 2017.

Filmografia[modifica]

Altri progetti[modifica]