Angelo Bagnasco

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

Angelo Bagnasco (1943 – vivente), vescovo e cardinale italiano.

Angelo Bagnasco

Citazioni di Angelo Bagnasco[modifica]

  • Il lavoro è parte speciale di quelle condizioni indispensabili che una società veramente umana deve garantire perché ognuno possa non solo sopravvivere e vivere ma ancora di più realizzare se stesso secondo il disegno di Dio. (citato in Corriere della sera, 10 giugno 2009)
  • L'immigrazione è una realtà. Occorre saper coniugare insieme quel principio dell' accoglienza che ha sempre innervato l' anima profonda del nostro Paese con un altro principio, non meno necessario, quella della legalità, di cui tutti si avverte la necessità per la convivenza sociale. (citato in Corriere della sera, 25 maggio 2009)
  • L'opinione pubblica come le famiglie devono sapere che noi Chiesa faremo di tutto per meritare sempre, e sempre di più, la fiducia che generalmente ci viene accordata anche da genitori non credenti o non frequentanti. Non risparmieremo attenzione, verifiche, provvedimenti; non sorvoleremo su segnali o dubbi; non rinunceremo a interpretare, con ogni premura e ogni scrupolo necessari, la nostra funzione educativa. 61esima assemblea generale della Cei; citato in il Giornale, 24 maggio 2010)
  • L'unità del Paese resta una conquista e un ancoraggio irrinunciabili. Ogni auspicabile riforma condivisa a partire da quella federalista, per essere un approdo giovevole, dovrà storicizzare il vincolo unitario e coerentemente farlo evolvere per il meglio di tutti. (61esima assemblea generale della Cei; citato in il Giornale, 24 maggio 2010)
  • Se per nessuno è possibile l'assenteismo sociale, per i cristiani è un peccato di omissione. (citato in Il Sole 24ore, 17 ottobre 2011)

Il valore della coscienza[modifica]

  • La modernità ha individuato infatti nel tema della coscienza una delle sue frontiere più emblematiche.
  • Il deperimento a cui viene sottopone il senso religioso produce inevitabilmente smarrimento etico.
  • Troppe volte, nella cultura come nella vita, si confonde il concetto di coscienza, ossia la capacità della persona di riconoscere la verità e la decisione di incamminarsi in essa, con l'ultima perentorietà dell'istanza soggettiva.
  • È lo stordimento attorno al falso concetto di autonomia ciò che fa entrare in profonda confusione la cultura odierna, quella secondo cui la persona si pensa tanto più felice quanto più si sente prossima a fare ciò che vuole.
  • Vi è una ragione dell'essere che è più forte e più resistente di ogni costruzione umana. Riconoscere questo reale in sé, e piegarsi riconoscenti ad esso, è l'atto più morale che noi possiamo compiere.
  • Il bene dell'uomo coincide con la sua strutturale apertura al futuro.
  • La vita umana dal suo primo istante alla morte, la libertà di crescere e maturare, il matrimonio tra l' uomo e la donna, sono beni fondamentali e fondativi; sono beni senza dei quali non ce ne potranno essere altri, come il lavoro, l'inclusione, la sicurezza, l'ambiente, la pace.
  • Le necessarie mediazioni che la politica richiede non potranno mai infirmare i beni primari, né indebolirli o contraddirli, né sottrarre loro l'energia che apre al futuro.
  • Il silenzio della coscienza, per incuria e abbandono, può far scambiare l'istintività per spontaneità, il velleitarismo per pertinenza, l'ingiustizia per giustizia, la morte per vita, l'egoismo per amore.
  • Nel momento stesso tuttavia in cui si debella dalla coscienza il Magistero, senza rendersene conto già lo si sostituisce con un surrogato.

[Angelo Bagnasco, Il valore della coscienza nell'impegno sociale e politico, Intervento del cardinale Bagnasco alla giornata di riflessione sulla formazione sociale e politica di Retinopera, 17.12.2011, in Zenit, 17 dicembre 2011]

Prolusione del Cardinale presidente[modifica]

  • Anziché una somma di tanti "io", sicuramente legittimi e forse un po' pretenziosi, occorre insediare il plurale che abita in ogni famiglia, il plurale di cui si compone ogni società.
  • Dio supera il nostro metro di misura e lo sorprende, non in astratto però, bensì nel Bimbo deposto in una grotta.
  • È la religione ad aiutare la persona a distinguere tra l'assenza di costrizioni e il comportarsi secondo i doveri della coscienza.
  • È lo stordimento attorno al falso concetto di autonomia ciò che incrina la cultura odierna, quella secondo cui la persona si pensa tanto più felice quanto si sente prossima a fare ciò che vuole.
  • Emarginare simboli, isolare contenuti, denigrare persone è arma con cui si induce al conformismo, si smorzano le posizioni scomode, si mortificano i soggetti portatori di una loro testimonianza in favore di valori cui liberamente credono.
  • Il mondo degli adulti, secondo le diverse responsabilità, è in debito nei confronti delle nuove generazioni, "in debito di futuro".
  • Il vincolo religioso è stato realmente l'incunabolo da cui è scaturita la prima coscienza di una identità italiana.
  • La desertificazione valoriale ha prosciugato l'aria e rarefatto il respiro.
  • La fede religiosa può far fronte alle intemperie, e ciascuno di noi è testimone di esperienze positive, capaci di rinvigorire e proporre una concezione della vita tipicamente cristiana.
  • Se si ingannano i giovani, se si trasmettono ideali bacati cioè guasti dal di dentro, se li si induce a rincorrere miraggi scintillanti quanto illusori, si finisce per trasmettere un senso distorcente della realtà, si oscura la dignità delle persone, si manipolano le mentalità, si depotenziano le energie del rinnovamento generazionale.
  • Vivere fino in fondo la fede, oltre a non essere uno stato di minorità, è un modo eccellente per rendere migliore il mondo.

[Angelo Bagnasco, Prolusione del Cardinale presidente, Consiglio permanente della Cei, 24-27 gennaio 2011, in Corriere della sera, 24 gennaio 2011 [1]]

Senza volto non siamo popolo[modifica]

  • L'unico sentimento che accomunava gli italiani, a qualsiasi ceto sociale appartenessero e in qualunque degli Stati preunitari vivessero, era quello religioso e cattolico.
  • Lo Stato in sé ha bisogno di un popolo, ma il popolo non è tale in forza dello Stato, lo precede in quanto non è una somma di individui ma una comunità di persone
  • Parlare di identità culturale non significa ripiegarsi o rinchiudersi, ma si tratta di non sfigurare il proprio volto: senza volto infatti non ci si incontra.
  • Sarebbe miope e irresponsabile attentare a ciò che unisce in nome di qualsivoglia prospettiva.
  • Quanto più l'uomo si ripiega su se stesso, egocentrico o pauroso, tanto più il tessuto sociale si sfarina, e ognuno tende a estraniarsi dalla cosa pubblica, sente lo Stato lontano.
  • L'approccio al mistero di Dio dà origine a cultura e civiltà.
  • Quando in una società si mantiene la gioia diffusa dell'aiutarsi senza calcoli utilitaristici, allora lo Stato percepisce se stesso in modo non mercantile.

[Angelo Bagnasco, Senza volto non siamo popolo, in Tracce, 2 dicembre 2010]

Altri progetti[modifica]