Anonimi spartani

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Citazioni di o su spartani di cui non si conosce il nome.

Citazioni di spartani anonimi[modifica]

Plutarco, Apophthegmata Laconica
  • [Durante un rito di iniziazione, in risposta ad un sacerdote che voleva che confessasse l'azione più empia che avesse commesso]
    Spartano: A chi la devo confessare: a te o al dio?
    Sacerdote: Al dio.
    Spartano: Allora tu vattene.[1] (236 D)
  • [In risposta ai concittadini che gli chiedevano come andavano le cose ad Atene, dove era stato poco prima] Ad Atene va bene tutto.[2] (236 B-C)
Una donna spartana dà uno scudo a suo figlio di Jean-Jacques-François Le Barbier.
La bandiera della Maina col motto «Νίκη ἢ Θάνατος - Ἢ τὰν ἢ ἐπὶ τᾶς» (Vittoria o morte - con lo scudo o sullo scudo)
  • [Una madre spartana rivolgendosi alle vicine durante una pubblica processione, dopo che le era stato annunciato che suo figlio aveva vinto una battaglia ma era moribondo per le molte ferite riportate] Amiche, è cento volte meglio vincere in battaglia e morire che vincere ad Olimpia e sopravvivere.[3] (242 A-B)
  • [Gli Spartani Buli e Sperchi, in risposta al generale persiano Indarne che li invitava a fermarsi alla corte persiana e che prometteva loro gli stessi onori dei più stretti collaboratori del re Serse] Ci sembra che tu non ti renda conto del valore della libertà: nessun uomo di buon senso sarebbe disposto a cederla, neppure in cambio del regno di Persia. (235 F-236 A)
  • [In risposta a chi gli chiedeva se la via che portava a Sparta fosse sicura] Dipende da che tipo sei: i leoni da noi vanno dove vogliono, le lepri finiscono in padella. (234 D)
  • [Uno spartano zoppo che partiva per la guerra, rivolgendosi a coloro che lo seguivano deridendolo] Disgraziati, quando si combatte con i nemici non bisogna essere bravi a scappare: l'importante è restare e mantenere il proprio posto. (234 E)
  • [In risposta a chi gli chiedeva cosa sapeva fare il poeta Tirteo] È capace di infiammare il cuore dei giovani. (235 E-F)
  • [Una madre spartana porgendo lo scudo al figlio] Figlio mio, torna o con questo o sopra questo.[3][4] (241 F)
Τέκνον, ἢ τὰν ἢ ἐπὶ τᾶς.
  • [In risposta ad un tale che invidiava la fortuna del ricchissimo armatore navale Lampi di Egina] Non mi interessa una felicità appesa alle sartie. (234 E-F)
  • [Una madre spartana indicando i suoi quattro splendidi figli ad una donna della Ionia che si vantava di una tela di grande valore che aveva tessuto] Queste devono essere le occupazioni di una donna virtuosa: è di questo che dobbiamo andare fiere e vantarci.[3] (241 D)
  • [In risposta ad un tale che gli chiedeva perché non aveva ammazzato un nemico inerme quando era stato suonato il segnale della ritirata] Perché è più importante obbedire al comandante che uccidere. (236 E)
  • [Non riuscendo a mettere dritto in piedi un cadavere] Perdìo, ci manca qualcosa dentro. (234 F)
  • [Sentendo un oratore srotolare lunghi periodi] Perdìo, ha del coraggio quest'uomo! Come avvolge bene la lingua attorno al vuoto! (235 E)
  • [In risposta ad un tale che si vantava della sua arte oratoria] Per gli dèi, non c'è e non ci può essere un'arte che non si fondi sulla verità. (233 B)
  • [In risposta agli Ateniesi, che, durante le trattative di resa del 404 a.C., chiedevano di mantenere il controllo dell'isola di Samo] Prima riprendete possesso di voi stessi, e poi potrete chiedere di controllare gli altri. (233 D)
  • [In risposta ad un mendicante che gli chiedeva la carità] Se ti do del denaro, sarai invogliato a chiederne ancora. La colpa del tuo comportamento è di chi per primo ti ha dato dei soldi e ti ha incoraggiato a non lavorare. (235 D-E)

Citazioni su spartani anonimi[modifica]

  • Vedendo uno che faceva una colletta per le divinità, uno spartano disse che non aveva nessuna stima per un dio che fosse più povero di lui. (Plutarco)

Note[modifica]

  1. Lo stesso Plutarco (Apophthegmata Laconica, 229 C-D) attribuisce una citazione simile a Lisandro.
  2. Il senso, come spiega Plutarco (236 C), è che gli Ateniesi giudicavano tutto lecito e non si vergognavano di nulla, nemmeno di svolgere pubblicamente attività per uno Spartano così disdicevoli come vendere pesce salato e leccornie varie, raccogliere tasse od offrire la propria merce.
  3. a b c Questa citazione tradizionalmente viene posta in un opuscolo separato chiamato Lacaenarum Apophthegmata, che raccoglie le citazioni delle donne spartane, in gran parte anonime.
  4. Letteralmente "O figlio, con questo o sopra questo". Il significato solitamente attribuito alla frase è che uno Spartano deve tornare vittorioso con lo scudo oppure morire ed essere riportato indietro sullo scudo, ma è possibile che intenda anche che uno Spartano deve morire nel posto assegnatogli, e quindi cadere sul proprio scudo quando viene colpito a morte (traduzione, p. 218). Questa frase, che Stobeo (III, 7, 30) attribuisce a Gorgo, è una delle più famose riguardanti Sparta, ed è divenuta anche il motto della Maina.

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]