Bernard-Henri Lévy

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Bernard-Henri Lévy

Bernard-Henri Lévy (1948 – vivente), filosofo, giornalista, scrittore e regista francese.

Citazioni di Bernard-Henri Lévy[modifica]

  • Attenzione, è vero che in democrazia tutti possono parlare, ma queste persone hanno idee e bastoni, e hanno bastoni perché hanno certe idee. L'idea neonazista è un'idea violenta che la Storia ha già giudicato. Non può più essere riammessa nell'ambito argomentativo democratico.[1]
  • Bisognerebbe smetterla con la malafede, il partito preso e, per dirla tutta, la disinformazione, non appena si tratta di Benedetto XVI. (da Corriere della sera, 20 gennaio 2010)
  • C'è a Parigi una piccola cricca di revisionisti che hanno cominciato a relativizzare, banalizzare, negare quello che succede in Darfur. [...] [Il filosofo si è lanciato in una dura denuncia di quanti] pensano che uno Stato del Terzo mondo non possa essere uno Stato assassino, e che vittime sostenute dall'opinione pubblica americana non possano essere vere vittime. (da Corriere della sera, 28 novembre 2007, pag. 7)
  • Michel Onfray si lamenta di ricevere critiche senza essere letto? Ebbene, l'ho quindi letto. L'ho fatto sforzandomi di mettere da parte, per quanto possibile, i vecchi cameratismi, le amicizie comuni, come anche la circostanza — ma questo era evidente — che entrambi siamo pubblicati dallo stesso editore. A dir la verità, sono uscito da questa lettura ancora più costernato di quanto lasciassero presagire le recensioni di cui, come tutti, ero venuto a conoscenza. Non che per me, come invece per altri, l'«idolo» Freud sia intoccabile: da Foucault a Deleuze, a Guattari e ad altri ancora, molti se la sono presa con lui e io, pur non essendo d'accordo, non ho mai negato che abbiano fatto avanzare il dibattito. E nemmeno sono il risentimento anti-freudiano, la collera, addirittura l'odio, come ho letto qua e là, a suscitare il mio disagio alla lettura del libro Crépuscule d'une idole. [...] si fanno grandi libri con la collera! E che un autore contemporaneo mescoli i propri affetti con quelli di un glorioso predecessore, che si misuri con lui, che faccia i conti con la sua opera in un pamphlet che, nell'ardore dello scontro, apporta argomenti o chiarimenti nuovi è, in sé, qualcosa di piuttosto sano. Del resto, Onfray l'ha fatto spesso, altrove, e con vero talento. No, non è questo. Quel che infastidisce nel Crépuscule d'une idole è di essere banale, riduttivo, puerile, pedante, talvolta al limite del ridicolo, ispirato da ipotesi complottistiche assurde quanto pericolose.[2]
  • [Sul nazionalismo e l'identità nazionale francese] Si parli di ciò che si vuole. Ma sostenere che le persone abbiano, in questo paese, un problema con l'identità francese è una stupidaggine. Esse sanno ciò che significa essere francesi. Lo sanno molto bene. Ed una maggiore consapevolezza atterrebbe più all'asservimento che non alla liberazione. Perché le identità collettive devono essere leggere e non oppressive. Non devono rinchiudere i soggetti in soffocanti camicie di forza, bensì aiutarli, al contrario, a respirare. E poi questo dibattito sta occultando la questione cruciale: quella dell'identità europea.[3]

Incipit di American Vertigo[modifica]

Alexis de Tocqueville è sbarcato qui, a Newport, poco più a sud di Boston, nello Stato del Rhode Island, su questa costa orientale che porta ancora così chiari i segni del suo rapporto con l'Europa. Qui sulla lussuosa spiaggia di Easton's Beach, con gli yacht, i palazzi palladiani e le case di legno dipinto che ricordano le città balneari della Normandia, con il museo navale, l'Atheneum Library e gli alberghi che hanno il ritratto della padrona al posto dell'insegna, con gli alberi rigogliosi e i campi da tennis e la sinagoga in stile georgiano che mi dicono essere la più antica degli Stati Uniti. Invece a me sembra decisamente moderna: tutto quel legno grigio ben lucidato, le colonne ritorte, le sedie in impeccabile vimine nero, i grossi candelieri, la targa incisa a lettere nitide in memoria di Isaac Touro e di sei o sette grandi rabbini suoi successori, la bandiera degli Stati Uniti sotto vetro accanto al rotolo della Torah.

Note[modifica]

  1. Citato in Daniele Luttazzi, Adenoidi, capitolo VI, "Come ti erudisco il neo-nazi"
  2. Da Tutti gli errori di Onfray su Freud, traduzione di Daniela Maggioni, Corriere.it, 29 aprile 2010.
  3. Dall'intervista di Laure Equy, Libération, 21 dicembre 2009; traduzione di Daniele Sensi, Bernard-henri-levy.blogspot.it.

Bibliografia[modifica]

  • Bernard-Henri Lévy, American Vertigo, traduzione di Cristiana Latini, Rizzoli, Milano, 2007. ISBN 8817011959

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