Claude Fauriel

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Claude Fauriel. Disegno attribuito a Sophie de Condorcet.[1]

Charles-Claude Fauriel (1772 – 1844), storico, linguista e critico letterario francese.

Citazioni di Claude Fauriel[modifica]

  • [Dante] ha voluto fare ed ha fatto di Sordello il tipo, l'ideale del patriotta in generale e più particolarmente forse del patriotta italiano; egli ne ha fatto un ghibellino, il quale non sa perdonare a Rodolfo d'Asburgo d'aver neglette le cose d'Italia, aggravandone con siffatta negligenza le condizioni; ma che tuttavia spera ed invoca ancora da un altro imperatore la salvezza della penisola. [2]

Dante e le origini della lingua e della letteratura italiana[modifica]

  • Quello che vi ha di particolare nelle composizioni drammatiche degli Indi si è che i personaggi non vi parlan tutti la medesima lingua: essi ne parlano almeno due, il sanscrito o l'idioma nobile, ed un altro idioma più familiare chiamato pracrito. Le donne, di qualsiasi condizione, semplici mortali, ninfe divine o dee, son quelle che parlano il pracrito. Gli uomini o gli dei parlano il sanscrito, eccetto quelli che rappresentan le parti di buffoni, e che si suppone implicitamente partecipino della mollezza e della timidità femminile, onde si fan parlare come le donne. (vol. II, p. 31)
  • [...] non si conosce il dialetto pracrito, se non per le opere drammatiche degli Indi: s'ignora se questo dialetto fosse mai parlato e in quali parti dell'India, o se fosse idioma letterario di mera convenzione, usato soltanto sul teatro. È più probabile che fosse veramente parlato, e fosse una di quelle forme familiari e popolari sotto le quali il sanscrito discendeva dalle classi privilegiate alle classi inferiori della società braminica. (vol. II, p. 35)
  • Un'altra forma del sanscrito, più curiosa e più importante del pracrito è il pali, l'idioma sacro dei buddisti di Ceylan e dei paesi al di là del Gange.
    Sappiamo [...] che questa lingua è nata nell'India; che è figlia del sanscrito, e che esisteva cinque o seicento anni innanzi l'era nostra. È una lingua molto sintetica, ma meno del sanscrito e del pracrito. Nel sistema di declinazione, non ha che due numeri, il singolare e il plurale: il duale è scomparso. Il numero delle declinazioni è pure diminuito; in quelle che rimangono vi sono ancora otto casi come nel sanscrito; ma oltre che i segni di questi otto casi sono già alterati ed indeboliti, ve ne ha uno, il dativo, che comincia a perdersi e ad essere sostituito dal genitivo. (vol. II, pp. 35-36)
  • Un altro punto in cui il pali si è allontanato notevolmente dal sanscrito si è in ciò che chiamarsi potrebbe la struttura eufonica delle parole, cioè le combinazioni delle lettere secondo le quali si formano le sillabe e le parole. Vi è nel pali un miscuglio più uguale e più virile di vocali e di consonanti che non è nel pracrito, e più mollezza e più facilità che non s'incontra nel sanscrito; vi si evitano certe combinazioni di consonanti che richiedono una specie di sforzo vocale. (vol. II, p. 36)
  • [...] quantunque distinto dal sanscrito, e tendente ad un sistema grammaticale più semplice e più spedito, il pali è tuttavia una lingua sintetica, una forma collaterale piuttosto che una forma secondarla del sanscrito. La prova che questa lingua non fu in sulle prime un idioma popolare si è, che sin dall'origine si vede applicata alla esposizione dell'astrusa filosofia del buddismo; essa era dunque sin d'allora l'organo vivente delle classi istruite e culte, presso le quali era nata questa filosofia. (vol. II, p. 37)

Citazioni su Claude Fauriel[modifica]

Natalia Ginzburg[modifica]

  • Era l'uomo più bello di Parigi, disse di lui Stendhal. Era alto e bruno, con labbra grosse e tumide, lineamenti forti e marcati, occhi tristi e pensosi. Sentiva fortemente l'amicizia. S'appassionava agli argomenti che i suoi amici studiavano e li studiava a sua volta. Era dotato della facoltà di ascoltare e tutti gli si confidavano. Ebbe molti amici: Cabanis, Madame de Staël, Benjamin Constant; più tardi, Manzoni.
  • Fauriel era un filologo. Era nato in un villaggio delle Cevenne, Saint-Étienne, da una famiglia modesta. Fece gli studi a Tournon. Nel 1793, fu nominato luogotenente di un battaglione di fanteria. Durante il Direttorio, si ritirò a Saint-Étienne e studiò il greco, il latino e il turco. Tornato a Parigi, essendo amico di Fouché divenne suo segretario e ispettore di polizia. Come funzionario di polizia, era estremamente attento alle necessità del prossimo, sensibile alle disgrazie del prossimo e rapido nel soccorrerle. Diede le dimissioni quando fu sul punto di far carriera. Non aveva ambizioni e quando stava per raggiungere un grado troppo alto, prontamente si dimitteva. Era, disse di lui Sainte-Beuve, un eterno dimissionario.
  • Sophie de Condorcet visse con lui vent'anni, ma non volle sposarlo, perché egli non era nobile e apparteneva a una classe inferiore alla sua. Sarebbe stata una mésalliance. C'era stata la rivoluzione e Sophie de Condorcet era persona per molti aspetti spregiudicata, ma rimase incrostata nella sua mente l'idea che si sarebbe umiliata sposando un uomo di origine umile. Molti anni dopo, quando Sophie de Condorcet morì, Fauriel venne respinto e disprezzato dai parenti di lei, con i quali per tanto tempo era vissuto in stretta intimità. Essi lo lasciarono solo.
  • Vedova, Sophie per mantenere la figlia, la sorella e una vecchia governante, andava ogni giorno alle carceri e faceva il ritratto ai condannati alla ghigliottina. Riebbe in parte i beni confiscati. Conobbe Claude Fauriel un giorno mentre passeggiava per il Jardin des Plantes; amavano la botanica entrambi. Essa lo soffiò a Madame de Staël, con la quale egli aveva una relazione in quel periodo. Rimasero comunque amici, Madame de Staël e Fauriel.

Note[modifica]

  1. Citato in Natalia Ginzburg, La famiglia Manzoni, Einaudi, Torino, 1983, p.346. ISBN 88-06-05551-8
  2. Citato da Francesco Novati in Maria Acrosso, La critica letteraria, con avviamento alla composizione, Palumbo, stampa 19703, p. 78

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]

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