Madame de Staël

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Madame de Staël

Anne Louise Germaine de Staël (1766 – 1817), scrittrice francese di origini svizzere.

Citazioni di Madame de Staël[modifica]

  • Chiunque prevede in politica il domani eccita la collera di quanti non concepiscono altro che la giornata che passa.[1]
  • Il Colosseo, la più bella rovina di Roma, termina il nobile recinto dove si manifesta tutta la storia. Questo magnifico edificio, di cui esistono solo le pietre spoglie dell'oro e de' marmi, servì di arena ai gladiatori combattenti contro le bestie feroci. Così si soleva divertire e ingannare il popolo romano, con emozioni forti, quando i sentimenti naturali non potevano più avere slancio.[2]
  • L'amore è tutta la storia della vita d'una donna, un episodio soltanto in quella dell'uomo. (da Dell'influenza delle passioni)[3]
  • L'uomo volgare scambia per follia il disagio di un'anima che non respira in questo mondo abbastanza aria, abbastanza entusiasmo, abbastanza speranza.[4]
  • Nella vita non esistono che gli inizi.[5]
  • O donne, voi siete le vittime del tempio in cui siete adorate.[6]
  • Quando una nobile vita si è preparata per la vecchiaia, quello che rivela non è il declino ma i primi giorni dell'immortalità.[7]
  • Di tutti gli uomini che io non amo, questo è quello che preferisco.[8]
  • Ho l'idea di essere nata per soffrire e su questo ne faccio un sistema religioso. Mi rimprovero di essere stata nella prosperità leggera e poiché credo alla giustizia divina, mi accuso e penso di essermi meritata di aver pianto per ben quattro anni.[9]

Corinna, ossia l'Italia[modifica]

  • [...] giunsero a Napoli di giorno, in mezzo a quella immensa popolazione ch'è cotanto animata e nello stesso tempo cotanto oziosa. Attraversarono di primo lancio la via Toledo e videro i Lazzaroni a dormire sul lastricato o in una cesta di vetrice[10] che serve loro di abitazione notte e giorno. Questo stato selvaggio, che si vede colà mescolato con la civilizzazione, ha qualche cosa di estremamente originale. Tra quegli uomini ve ne sono alcuni che non sanno neppure il loro nome, e vanno a confessarsi di peccati anonimi, non potendo dire come si chiami colui che gli ha commessi. Esiste in Napoli una grotta sotterranea nella quale migliaia di Lazzaroni passano la loro vita, uscendo solamente sul mezzodì per vedere il sole, e dormendo il restante del giorno, mentreché le loro mogli filano. Nei climi in cui il vitto e il vestito sono sì facili, vi abbisognerebbe il più indipendente ed attivo governo per dare alla nazione sufficiente emulazione. Imperroché egli è sì agevole pel popolo il sussistere materialmente in Napoli, che può fare a meno di quella specie d'industria ch'è necessaria altrove per guadagnarsi il pane. L'infingardaggine e l'ignoranza, combinate coll'aria vulcanica che si respira in quel soggiorno, debbono produrre la ferocia, quando le passioni sono eccitate; ma questo popolo non è più cattivo di un altro. Esso ha dell'immaginazione, il che potrebbe essere il principio di azioni disinteressate, e con questa immaginazione si condurrebbe al bene, se le sue istituzioni politiche e religiose fossero buone. (pp. 358-359)
  • Il popolo di Napoli non ha altra idea della felicità che quella del piacere: ma l'amore del piacere vale più di arido egoismo.
    È vero che questo è il popolo del mondo che ami più il danaro. Se voi domandate a uomo del popolo il vostro cammino per la via, egli stende subito la mano dopo avervi fatto un cenno, poiché eglino sono più infingardi rapporto alle parole che ai gesti. Ma il loro gusto pel denaro non è né metodico, né ponderato; lo spendono subitoché l'hanno ricevuto. Se s'introducesse il danaro tra i selvaggi, i selvaggi lo domanderebbero come i Napoletani. (p. 359)
  • Ciò che manca il più a questa nazione in generale, è il sentimento della dignità. Eglino fanno azioni generose e benefiche per buon cuore, piuttosto che per principii: poiché la loro teoria in ogni genere nulla vale, e l'opinione in questo paese non ha punto di forza.
    Ma allorché uomini e donne scansano cotal morale anarchia, la loro condotta è più notabile in sé stessa e più degna di ammirazione che in qualsivoglia altra parte, poiché niuna cosa nelle circostanze esteriori favorisce la virtù.
    Si adotta tutta intiera nella sua anima. Né leggi, né i costumi ricompensano o puniscono. Quegli ch'è virtuoso è tanto più eroico, in quantoché non è per questo né più tenuto in istima, né più ricercato. (pp. 359-360)
  • Il popolo napoletano, in alcuni rapporti, non è niente affatto dirozzato, ma non somiglia altronde al volgo degli altri popoli. La sua materialità stessa colpisce l'immaginazione. La spiaggia africana che circonda il mare dall'altra banda, vi si fa già quasi sentire e vi è un non so che di numidico nei gridi selvaggi che si odono da tutte le parti. Quei visi bruni, quei vestiti formati di alcuni brani di panno rosso o violetto, il cui colore pieno attrae gli altrui sguardi; quei pezzi d'abito, nel panneggiamento de' quali traspira ancora il gusto delle arti, danno qualche cosa di pittoresco al popolaccio, mentre che in altri paesi non vi si può scorgere che le miserie della civilizzazione. (p. 361)
  • Si trova sovente in Napoli certo gusto pegli acconciamenti e per le decorazioni accanto alla penuria assoluta delle cose necessarie o degli agi. Le botteghe sono ornate graziosamente con fiori e con frutta. Alcune hanno un'aria festiva che non dipende dall'abbondanza, né dalla felicità pubblica, ma solamente dalla vivacità dell'immaginazione: prima di ogni altra cosa si vuole rallegrare gli occhi. La dolcezza del clima permette agli artigiani di ogni specie di lavorare nella strada. I sarti vi fanno i vestiti, i vivandieri la loro cucina, e le occupazioni domestiche, succedendo in tal guisa esternamente, moltiplicano i movimenti del popolo in utili maniere; i canti, i balli, i giuochi rumorosi accompagnano assai bene tutto questo spettacolo; e non vi è altro paese, in cui si senta più chiaramente la differenza tra il divertimento e la felicità: finalmente si esce dall'interno della città per andare alla spiaggia d'onde si vede il mare e il Vesuvio, e si dimentica ciò che si sa degli uomini. (pp. 361-362)
  • Fatte alcune onorevoli eccezioni, le prime classi di persone hanno molta somiglianza colle ultime; lo spirito delle une non è quasi più coltivato delle altre, e l'uso del mondo costituisce la sola differenza nell'esteriore. Ma in mezzo a questa ignoranza vi è un fondo di spirito naturale e di attitudine a tutto, talché non si può prevedere ciò che diventerebbe una somigliante nazione, se tutta la forza del governo fosse diretta nel senso dei lumi e della morale. Siccome vi è poca istruzione in Napoli, così vi si trova fino al presente più originalità che carattere nello spirito. Ma gli uomini ragguardevoli di questo paese, come l'abate Galiani, Caracciolo, ecc. possedevano, si dice, nel più alto grado la lepidezza e la riflessione, rare facoltà del pensiero, e unione, senza di cui la pedanteria o la frivolezza v'impedisce di conoscere il vero valore delle cose. (p. 360)

Riflessioni sul suicidio[modifica]

  • Se esistono nella natura fisica due forze opposte che fanno muovere il mondo come l'impulso e la gravitazione, si può anche affermare che il bisogno di agire e la necessità di sottomettersi, la volontà e la rassegnazione, sono i due poli dell'essere morale e che l'equilibrio della ragione non può che trovarsi fra i due.
  • Sottolineerò con forza la differenza che esiste tra il suicidio e la dedizione, ossia tra il sacrificio di sé agli alti o - il che è lo stesso - alla virtù, e la rinuncia all'esistenza perché ci è di peso.
  • Per quanto esistano azioni umane più perverse del suicidio, nessuna di esse sembra sottrarci in modo così letterale alla protezione di Dio
  • È insensato, oltre che colpevole, volersi uccidere, perché tutto quel che ha a che vedere con la vanità, è necessariamente passeggero e non bisogna consentire a qualcosa di passeggero il diritto di scaraventarci nell'eternità.

Sulla maniera e la utilità delle Traduzioni[modifica]

Incipit[modifica]

Trasportare da una ad altra favella le opere eccellenti dell'umano ingegno è il maggior benefizio che far si possa alle lettere; perché sono sì poche le opere perfette, e la invenzione in qualunque genere è tanto rara, che se ciascuna delle nazioni moderne volesse appagarsi delle ricchezze sue proprie, sarebbe ognor povera: e il commercio de' pensieri è quello che ha più sicuro profitto.

Citazioni[modifica]

  • Dovrebbero a mio avviso gl'italiani tradurre diligentemente assai delle recenti poesie inglesi e tedesche; onde mostrare qualche novità a' loro cittadini.
  • Havvi oggidì nella Letteratura italiana una classe di eruditi che vanno continuamente razzolando le antiche ceneri, per trovarvi forse qualche granello d'oro: ed un'altra di scrittori senz'altro capitale che molta fiducia nella lor lingua armoniosa, donde raccozzano suoni vôti d'ogni pensiero, esclamazioni, declamazioni, invocazioni, che stordiscono gli orecchi, e trovan sordi i cuori altrui, perché non esalarono dal cuore dello scrittore. Non sarà egli dunque possibile che una emulazione operosa, un vivo desiderio d'esser applaudito ne' teatri, conduca gl'ingegni italiani a quella meditazione che fa essere inventori, e a quella verità di concetti e di frasi nello stile, senza cui non ci è buona letteratura, e neppure alcuno elemento di essa?

Citazioni su Madame de Staël[modifica]

  • Questa donna, così raffinata, si lamenta continuamente di non poterlo essere abbastanza. Assieme alla sua verve nel conversare, alla sua gaiezza, al coro di quanti le mostravano devozione, Madame de Staël è melancolica, teme la solitudine e soprattutto la noia, è disposta a qualsiasi concessione pur di non restare sola con se stessa.[11]

Note[modifica]

  1. Da Considérations sur les principaux événements de la Révolution française, Parigi, 1818.
  2. Da Corinne, 1807, in Lettere a E. G. Lambert, Mosca, 1915.
  3. Citato in Aa. Vv., Dammi mille baci, e ancora cento. Le più belle citazioni sull'amore, a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013.
  4. Da La Germania, libro XIII, cap. IV, 1810.
  5. Citato in Corriere della Sera, 15 luglio 2006.
  6. Citato in Giovanni De Castro, Proverbi italiani illustrati, Francesco Sanvito, 1858, p. 303
  7. Citato in Focus, n. 115, p. 170.
  8. Ghislain de Diesbach, Madame de Staël, Perin Editeur, 2008. Riferito al barone de Staël, di 17 anni più anziano, che ha sposato in giovanissima età.
  9. Citato nell'articolo Madame de Staël e il suicidio, in Mind Mente&Cervello.
  10. Ramo flessibile del salice, vimine.
  11. Citato in Madame de Staël, Perin Editeur, 2008.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]

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