Daniel Defoe

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Daniel Defoe

Daniel Defoe (1660 – 1731), scrittore britannico.

  • Tutti gli uomini sarebbero dei tiranni se potessero. (da The Kentish Petition, 1712-1713)
  • La paura del pericolo è [...] diecimila volte più agghiacciante del pericolo stesso: il peso dell'ansia ci pare più greve del male temuto. (da Robinson Crusoe, traduzione di Alberto Cavallari, Feltrinelli)

Lady Roxana[modifica]

Incipit[modifica]

Sono nata a Poitiers in Francia da dove poi i miei genitori mi portarono in Inghilterra: ciò accadeva verso il 1684, quando i Protestanti furono cacciati di Francia dalla crudeltà dei loro persecutori. Ignoravo il motivo per cui mi avevano portato là, ma fui lieta di trovarmici: presto m'innamorai di Londra, città grande e bella, perché sin dall'infanzia ho sempre desiderato la folla ed il bel mondo. Di francese conservai solo la lingua.
Mio padre e mia madre erano di condizione superiore a quella della maggior parte di coloro che venivano a quel tempo chiamati profughi.

Citazioni[modifica]

  • La carità verso i poveri è un dovere, e colui che dà ai poveri presta al Signore. (p. 22)
  • La carità comincia a casa propria. (p. 22)
  • È male sospettare che un uomo sia cattivo perché è caritatevole, e vizioso perché è buono. (p. 26)
  • Molta carità comincia col vizio. (p. 26)
  • [...] non c'è dubbio, una donna deve morire piuttosto di prostituire il suo onore e la sua onestà qualunque sia la tentazione. (p. 28)
  • La celia e lo sguardo possono condurre così lontano che non so cosa al mondo possa una donna maggiormente temere. (p. 39)

Robinson Crusoe[modifica]

Incipit[modifica]

Fruttero & Lucentini[modifica]

Sono nato nel 1632 nella città di York, di buona famiglia benché non del paese. Mio padre era di Brema, infatti, e stabilitosi dapprima a Hull [...] passò poi a York dove sposò mia madre, appartenente a un'ottima famiglia locale di nome Robinson. Io mi chiamai dunque Robinson Kreutznaer. Sennonché questo cognome, per l'usuale storpiamento delle parole in Inghilterra, è poi diventato Crusoe e noi stessi abbiamo finito per pronunciarlo e scriverlo così.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Oriana Previtali[modifica]

Sono nato nell'anno 1632, nella città di York, da una buona famiglia, ma non del paese; mio padre era uno straniero di Brema che si era stabilito in un primo tempo a Hull. Si fece una buona posizione con il commercio, poi, ritiratosi dagli affari, andò a vivere a York, città da cui aveva menato in sposa mia madre, i cui parenti si chiamavano Robinson, ed erano un'ottima famiglia del paese; dal loro nome io fui chiamato Robinson Kreutznaer; ma, per l'abitudine che si ha in Inghilterra di storpiare le parole, siamo ora chiamati, anzi ci chiamiamo e scriviamo il nostro nome, Crusoe, e così mi chiamavano sempre i miei compagni.
[Daniel Defoe, Robinson Crusoe, traduzione di Oriana Previtali, Rizzoli]

Bice Vettori[modifica]

Sono nato nel 1632 a York dove mio padre s'era ritirato a vivere tranquillamente dopo essersi arricchito col commercio. Uno de' miei fratelli maggiori, luogotenente di fanteria inglese ai comandi del famoso colonnello Lochart, era stato ucciso a Dunkerque nella guerra contro gli Spagnoli. Quanto al secondo non ho mai saputo nulla di lui proprio come è accaduto a' miei genitori riguardo a me. Io ero il terzogenito, non ero stato iniziato a nessuna speciale carriera e facevo nella mia testa mille castelli in aria.
[Daniele De Foë, La vita e le avventure di Robinson Crusoe, libera traduzione di Bice Vettori, Giunti Bemporad Marzocco, 1961.]

Citazioni[modifica]

  • All'idea di tornare a casa si opponeva un sentimento di vergogna, in contraddizione coi sentimenti migliori che si affacciavano alla mia mente. E tosto pensai alle risate dei vicini, alla mia vergogna di rivedere non solo i miei genitori ma chiunque altro. A questo proposito, spesso in seguito avrei avuto agio di osservare quanto sia incongrua e irragionevole l'indole dell'uomo, specie quando è molto giovane, quando è posta davanti ai princìpi della ragione che dovrebbero guidarla per il meglio in circostanze del genere. L'uomo, cioè, non si vergogna di peccare, ma si vergogna di pentirsi; non si vergogna di commettere un'azione per la quale, e giustamente, verrà giudicato uno sprovveduto, ma si vergogna di recedere, comportandosi nell'unico modo idoneo a conferirgli reputazione di saggezza. (1976, p. 15)
  • Gli affetti traggono alimento da certi stimoli segreti che, quando vengono suscitati dalla vista di qualcosa, o anche da cose che non siano direttamente visibili dai nostri occhi, ma si prospettano alla nostra mente per effetto dell'immaginazione, trascinano l'animo nostro coi loro sommovimenti impetuosi a identificarsi con l'oggetto visivo che hanno evocato, e con un desiderio così ardente, che la sua mancanza diventa intollerabile. (Diario; 1976, p. 200)

Citazioni sull'opera[modifica]

  • Robinson Crusoe (1718) è il naufrago per eccellenza: ma nell' isola ritrova se stesso. (Richard Newbury)

Incipit di alcune opere[modifica]

Diario dell'anno della peste[modifica]

Ai primi di settembre del 1664 cominciò a correre voce a Londra, e anch'io ne intesi parlare nel mio quartiere, che in Olanda c'era di nuovo la peste.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Il fantasma che stava in tutte le stanze[modifica]

Una persona di un certo livello, che come al solito trascorreva l'estate con la famiglia nella sua casa di campagna, fu obbligata, per particolari motivi di salute, a lasciare la detta casa e ad andare ad Aix-la-Chapelle a fare la cura delle acque. Successe, si dice, nel mese di agosto, due mesi prima dell'epoca in cui solitamente tornava a casa per l'inverno.

Il fantasma di Dorothy Dingley[modifica]

All'inizio di quest'anno si verificò un'epidemia nella città di Launceston, di cui furono vittime alcuni miei allievi. Fra i giovani che perirono per il male che dilagava, ci fu anche John Elliot, il figlio minore del signor Edward Elliot di Treherse, un adolescente di circa sedici anni, di particolari virtù e ingegnosità. Il padre mi chiese personalmente di recitare l'orazione funebre durante la cerimonia, che si svolse il 20 giugno del 1665.

Moll Flanders[modifica]

Giuseppe Trevisani[modifica]

Il mio vero nome è fin troppo noto, nelle carte e nelle cronache della prigione di Newgate e al tribunale dell'Old Bailey, e vi sono ancora pendenti faccende di gravità tale, riguardo alla mia specifica condotta, da far escludere che io possa firmare quest'opera o nominare la mia famiglia. Magari dopo la mia morte se ne saprà di più. Per il momento, però, non è il caso, nemmeno se viene un'amnistia generale, nemmeno se quell'amnistia riguarda chiunque e comprende tutti i delitti possibili.
Siccome i peggiori dei miei amici, che ormai non hanno più modo di farmi danno (perché sono usciti dal mondo via scaletta e corda, come tante volte stava per toccare a me), mi conoscevano col nome di Moll Flanders, che io mi presenti con questo nome a voi può bastare, e potete consentirmelo a patto che io abbia il coraggio di confessarmi tale e quale fui, e quale sono adesso.
[Daniel Defoe, Moll Flanders, traduzione di Giuseppe Trevisani, Garzanti]

Cesare Pavese[modifica]

Il mio vero nome è così noto negli archivi e registri del carcere di Newgate e dell'Old Bailey, e vi sono ancora implicati, riguardo la mia personale condotta, certi fatti di tanta importanza, che non dovrete attendervi che io accompagni al racconto il mio nome o un ragguaglio della mia famiglia; può darsi che ciò si venga a sapere quando sarò morta; per il momento non sarebbe conveniente, no, nemmeno se concedessero un'amnistia generale, magari senza eccezione di persone o di reati.
[Daniel Defoe, Fortune e sfortune della famosa Moll Flanders, traduzione di Cesare Pavese, Einaudi]

Storia della singolare esistenza di John Sheppard[modifica]

AI CITTADINI DI LONDRA E WESTMINSTER
Signori!
L'esperienza vi induce a credere fermamente nella massima immortale che non c'è modo di proteggere l'innocente se non di punire il colpevole.
I delitti sono sempre stati, e non possono non essere, frequenti in città popolose come sono le vostre: necessaria conseguenza o del bisogno o della depravazione della più bassa sfera dell'umana specie.
Al giorno d'oggi abbondano gli esempi di flagranti infrazioni alla legge; incendio di abitazioni, scasso, furti e rapine; e senza numero vengono perpretate le frodi, i reati comuni e i falsi; cosicché non soltanto i vostri beni, ma le vostre stesse persone, ne sono di frequente colpite.

Bibliografia[modifica]

  • Daniel Defoe, Il fantasma che stava in tutte le stanze, traduzione di Gianni Pilo, in "Storie di fantasmi", a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Newton & Compton, 1995.
  • Daniel Defoe, Il fantasma di Dorothy Dingley, traduzione di Mida, in "Storie di fantasmi", a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Newton & Compton, 1995.
  • Daniele De Foë, La vita e le avventure di Robinson Crusoe, libera traduzione di Bice Vettori, Giunti Bemporad Marzocco, 1961.
  • Daniel Defoe, Lady Roxana (The Fortunate Mistress, Lady Roxana), traduzione di Alessandra Cordano, Gherardo Casini Editore, Roma, 1966.
  • Daniel Defoe, Moll Flanders, traduzione di Cesare Pavese, G. C. Sansoni Editore, Firenze, 1965.
  • Daniel Defoe, Robinson Crusoe, traduzione di Oriana Previtali, Rizzoli.
  • Daniel Defoe, La vita e le straordinarie, sorprendenti avventure di Robinson Crusoe (The Life and Strange Surprising Adventures of Robinson Crusoe, 1719), introduzione di Aldo G. Ricci, traduzione di Riccardo Mainardi, Garzanti, Milano, 197622. ISBN 8811361699
  • Daniel Defoe, Storia della singolare esistenza di John Sheppard, traduzione di Lia Formigari, G. C. Sansoni Editore, Firenze, 1965.

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Opere[modifica]