Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca)

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Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca)

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

Oreste (Marcello Mastroianni), Adelaide (Monica Vitti) e Nello (Giancarlo Giannini) durante la scena della "turpe notte dell'albergo Molise."

Titolo originale

Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca)

Lingua originale italiano
Paese Italia, Spagna
Anno 1970
Genere drammatico, commedia
Regia Ettore Scola
Soggetto Age & Scarpelli
Sceneggiatura Age & Scarpelli, Ettore Scola
Produttore Pio Angeletti, Adriano De Micheli
Interpreti e personaggi

Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca), film italiano del 1970 con Marcello Mastroianni, Monica Vitti e Giancarlo Giannini, regia di Ettore Scola.

Frasi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Quante lacrime! Quanta felicità! Avete mai amato? Avete mai sofferto per amore? No? [urlando] E allora che state a guarda'?! (Adelaide) [voce fuori campo]
  • Ugo, Ughe'! Stamme a sentì! Ma te l'ho mai detto come c'ha la pelle Adelaide? Aoh, Ughetto! Liscia, liscia come una persica. E la boccuccia a cuore che quanno te ride è tutta una giostra de denti. Quanno te sta in mezzo ai fiori nu' la riconosci, pare 'n fiore pure lei! (Oreste)
  • Oreste, omo del mio destino, io te darò l'oblio. (Adelaide)
  • Me può pure ammazza' ma tanto non lo lascerò mai! Mai! Quell'omo è mio pe' diritto de natura! Mio! Mio, sorella! [rivolgendosi a una suora] [...] Mio! Quell'omo m'è entrato nele vene, pe levarmelo dovete caccia' via er sangue! Mai lo lascerò, mai! (Adelaide) [riferita a Oreste]
  • Ella ormai aveva la tempesta dentro al cuore. (Adelaide)
  • Magari sto a parla' e lei è distratta, evasiva coll'occhio perso chissà dove. Come faccio a spiegartelo? Ce so' cose che nun se spiegano, Ughe', però te dico che Adelaide nun è più la donna de prima. Che è cambiato, dirai te. Eh, so' cosette imparpabili. Che te devo dì? È come quando che l'estate sta pe' finì. Sì, er sole ce sta sempre ma nun ce sta niente da fa, nu' lo senti. (Oreste)
  • Ucci ucci sento odor di puttanucci![1] (cieco)
  • Ma come, mai innamorata in vita mia, poi improvvisamente m'innamoro di uno e poi subito di un altro? Ma perché due, due insieme? Ma se può campa' così? (Adelaide)
  • E non parlare, prego. I grandi dolori sono muti. Saluta questa casa, questi oggetti che ci videro felici e mai più rivedrai. (Adelaide) [a Nello]
  • Hai voluto spubblicamme e allora sia! Sì, amo riamata Serafini Nello e lo appartengo! Sì, l'ho tradito ma nun me pento, nun me vergogno, nun me difendo! (Adelaide)
  • Quanno che manca la volontà di vivere, la scienza è impotente. (Adelaide)
  • Silva', io non c'ho più futuro. Lo vuoi capì che io so' prigioniera del passato? E in quanto al presente io so' n'albero senza foglie. (Adelaide)
  • Solo quando che una donna t'ha lasciato, t'accorgi della sua mancanza. (Amleto) [a Oreste]
  • Caro Amleto. L'amore che cos'è? È correre incontro al sole finché esso tramonta e ti trovi nell'ombra. Sono a risplendere su colui che più m'amava, provandomi ciò col togliersi la vita. (Giulio Cesare, cugino di Amleto) [leggendo la lettera di Adelaide ad Amleto]

Dialoghi[modifica]

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  • Giudice: Va bene! Dunque la Ciafrocchi avvicinò per la prima volta il Nardi alla festa de l'Unità, e dopo? Dopo quella sera cosa accadde? Nardi! Dico a lei Nardi!
    Oreste: Be' adesso nun me ricordo troppo bene, ma furono giornate indimenticabili. Sette mesi, uno mejo dell'altro. Si amavamo senza confino. La domenica annavamo ar mare su queste nostre spiagge italiane che tutto er mondo c'invidia ma che so' una grande zozzeria! Catrame, gatti morti, cinti erniari, guanti de Parigi...
    Giudice: Cosa c'entra col processo? Si attenga all'argomento!
    Oreste: Signor Presidente ma lei lo sa che a Roma due esseri che si amano nun sanno dove mettere piede perché è tutto una montagna de monnezza?! Sette colli, sette colli de monnezza! È la città più zozza d'Europa! E gli starnieri dicono che fa schifo... ma più schifo fanno quelli del Comune, che so solo capaci de farse elegge...
    Giudice: Nardi! Basta!
    Oreste: ... per ave' il potere...
    Giudice: Ho capito Nardi, basta!
  • Adelaide: Oreste!
    Oreste: Eh, adorata!
    Adelaide: So così poco de te, nun me racconti mai del tuo passato. Mai.
    Oreste: Sono un uomo senza passato, prima de conoscerti ero tanto me triste.
    Adelaide: Amoroso...
    Oreste: Specie in famiglia, la sera. Perché la sera è l'ora più triste. [e poi rivolgendosi al giudice e ritornando quindi al racconto] Nemmanco il mestiere de muratore mi dava più gioia alcuna! Ero racchiuso in me stesso come... come un involtino. Me pensavo malato, sentivo dentro lo stomaco voci, passi misteriosi... vedevo brutte facce... insomma non saprei.
  • Oreste: Tu ce l'hai 'na donna? La mia se chiama Adelaide: la fine del mondo, una vampa. Nell'atto intimo strilla e mozzica.
    Nello: Ahi! Io de donne ce n'ho un centinaio... be' no, un paio! Anche perché all'amore unico e possessivo 'un ci credo mica. Anzi, nun lo trovo giusto. Ma come, vogliamo l'omo libero, siamo contro il possesso dell'omo sull'omo... quindi s'adda essere contro il possesso dell'omo sulla donna. Non ti pare?
    Oreste: Aoh, a Piripicchio, a te l'età giovane t'offusca! Il lavoratore ha un solo bene ed uno solo: la sua donna. E che je volemo leva' pure quello mo? Ah, sarebbe un grave errore politico degno di migliore causa! E' capito? A me si quarcuno ce prova a levarmelo, l'ammazzo! L'ammazzo, mica bruscolizza!
  • Adelaide: Ecco, il mio malessere è il seguente: può un sistema nervoso essere innamorato ugualmente di colui che l'ha corcata di botte? E cioè alludo a Oreste. A mente fredda penso che lo odio, giuro di mai più rivederlo, ma so che mento a me stessa. Ora mi spiego. L'altro, il secondo, Nello, mi appaga sia sul piano umano che su quello dei sessi, ma poi il ricordo del primo, Oreste, prende il mio sopravvento e io mi ritrovo a desiderare proprio colui che m'ha menato in un'insonnia notturna che non mi fa dormire. Debbo parlare dell'infanzia, vero?
    Psicologo: Parli dell'infanzia.
    Adelaide: Ho fatto la piscia a letto fino a due anni e mezzo poi non più. Nel vitto sono sempre stata di gusti semplici: pasta asciutta, spezzato con patate, contorni vari, frutta secca...
    Psicologo: Lasci stare il vitto!
    Adelaide: Sogni ricorrenti?
    Psicologo: Mmm...
    Adelaide: Io mi sogno sempre de spogliamme nuda insieme a tanta gente in cima a un cornicione. Indizio di insicurezza.
    Psicologo: Gli indizi li dico io.
    Adelaide: Eh ma allora io che dico?
    Psicologo: Quello che vuole, parli, parli...
    Adelaide: Vabbè, a venticinque anni prima esperienza completa, a Torvaianica e poi quasi più nulla fino al grande amore, Oreste, che è ariete e c'ha l'ascendente su me che so' scorpione.
    Psicologo: Il che non è rilevante, lasci stare l'oroscopo.
    Adelaide: Ecco, lo sapevo. Leggo un po' di tutto. [lo psicologo esce]
    Psicologo [rivolto alle persone in sala d'attesa che lo chiamano]: Parlate! Parlate! Parlate pure ad alta voce! Terapia di gruppo! [...]
    Adelaide: È il mio tormento, devo uscire da questo bivio angoscioso, da queste sturbe psichiche, eh dottore? Dottore? [lo psicologo rientra] Dottore?
    Psicologo: Parli, parli!
    Adelaide: Sì, le stavo dicendo, ma di che natura è il mio male? Ho avuto un trauma? Sono sotto shock? È un disturbo neurovegetativo? O è perché sono mignotta?
    Psicologo: Lasci stare i termini scientifici. Il suo malessere dipende essenzialmente dal fatto che lei si ritiene un caso unico e disperato, invece amando due uomini lei oggi come oggi è al di sotto della media. Si distragga, non pensi così ossessivamente a quel Nello e a quell'Ernesto.
    Adelaide: Oreste!
    Psicologo: Torni giovedì, intanto le prescrivo qualcosa per dormire.
    Adelaide: Ho fatto proprio bene a venire, lei mi ha ridato la serenità. Grazie dottore. Grazie mille. [poco dopo tenta il suicidio]
Nello (Giancarlo Giannini) si allontana dalla scena con gli altri due per esporre al giudice e all'avvocato il suo punto di vista sulla faccenda
  • Adelaide: Me so fatta psicanalizza' da un professore, me so' pure ammazzata... co' scarsi risultati, lo so. Ho sofferto e smaniato. Ora il mio cuore è spezzato a metà... ma chi scelgo di voi, chi rinunciare di voi due... è più facile imputarsi un braccio o un arto. Vedi tu Nello me piaci perché sei moderno, personale, fresco, non romano e, come tale, hai un ideale nella vita, eh! Tu Oreste c'hai l'attrazione dell'omo fatto, sei generoso, morto riccio, forte. 'Nsomma me piaci. Ma tutte e due c'avete diversi rovesci d'a medaglia. [rivolta a Oreste] Tu sei geloso, materiale, arzi subito le mani come tu' moje d'altronde, vizio de famija... e sei pure un tantino poco igienico. Quella vorta a Frascati, te ricordi? Facesti pure un rumore.
    Oreste: Ir troppo vino.
    Adelaide: E be', magni e bevi troppo, eh! Sei un'omo d'età e più che n'innamorato quarche vorta me pari mi' zio!
    Oreste: E lui [Nello] chi te pare? Tu' nipote? [fa per andarsene]
    Adelaide: Ma no, pure lui c'ha i suoi ammacchi, adesso glieli dicevo, vie' qui! Aspetta! Vie' qui!
    Avvocato della difesa [voce fuori campo]: Fu adunque grazie a questo agonismo amoroso, perfidamente insufflato nell'animo dei due rivali da colei per descrivere la quale sarebbe da poco persino la penna di uno Zola, di un D'Annunzio, di un Nabokov, che i due pervennero a quella che chiameremo "la turpe notte dell'albergo Molise", alla quale chi se non l'Adelaide, absit iniuria verbis, dette il suo viatico, l'impronta, nonché il suggello? Non so... io chiedo...
    Oreste (Marcello Mastroianni) si allontana dalla scena con gli altri due per esporre al giudice e all'avvocato il suo punto di vista sulla faccenda
    Nello [allontanandosi dalla scena e parlando verso la telecamera]: Eh no, detta così la cosa può sembrare anche un po' sudicia. Era che lei nun sapeva scegliere. Se ne parlò e venne fuori che oggi giorno certi problemi si risolvono molto facilmente. Non bisogna mica essere per forza in due... guardate la Svezia, la Danimarca...
    Avvocato della difesa [voce fuori campo]: Indubbiamente siamo molto meno evoluti del nostro disinvolto ed erudito testimone.
    Giudice [voce fuori campo]: E lei Nardi... chi di voi tre fu il promotore di quell'"esperimento... misto"?
    Oreste [allontanandosi dalla scena e parlando verso la telecamera]: Io nun ce volevo sta' a 'sti quadri svedesi... furono essi due...specialmente lui... questo grandissimo zozzo...
    Giudice: Faccia silenzio, Nardi!
    Oreste: Sì, sì, vabbe, vabbe!
  • Adelaide: Che cosa fa uno quando che s'accorge d'ave' ferito n'artra persona, eh?
    Amleto: Scappa!
    Adelaide: Vie' qua! Vie' qua! Non ferito cor cortello ma nel'anima. Te ricordi che oltre al'oggetti tosti ce stanno pure cose che nun se toccano e l'anima è una de queste cose, che sta de dentro ma nun se vede.
    Amleto: Come a coratella! [Adelaide si alza rassegnata]
  • [Durante una manifestazione del PCI, mentre un membro del partito sta parlando alla folla]
    Oreste: Aoh, ciao Berto'!
    Bertocchi: Ah, chi nun more, se rivede!
    Oreste: C'hai ragione, scusa. A Bertocchi, te posso dì 'na cosa?
    Bertocchi: Adesso?
    Oreste: Mm, sì... Una sofferenza d'amore può essere in quarche modo collegata alla lotta di classe?
    Bertocchi: Ma che stai a dì, a Nardi?
    Bertocchi: Io cerco di dare a una mia questione personale, è vero, un ambito più allargato, marxista... per non sentimme solo. È ar segretario della mia sezione che parlo... Io so' solo, a Berto', pure in mezzo a tutti 'sti compagni, me sento solo e nun è giusto! Insomma, segui il mio ragionamento: la sofferenza umana è determinata dalla supremazia che detiene la classe economica. E siccome colui che m'ha portato via Adelaide è un ricco sfruttatore della società [...] l'interro'... a Berto'... l'interrogativo che ci dobbiamo porre è il seguente: se Amleto Di Meo fosse un mio pari, essa m'avrebbe lasciato? La mia risposta è no! Qual è il tuo parere politico?
    Bertocchi: Ore', ma te senti bene?
    Oreste: No, nun me sento bene, Bertocchi. Nun me sento bene pe' niente!
  • [Durante una rissa tra Oreste e Nello, Adelaide viene involontariamente colpita da Oreste un paio di forbici]
    Adelaide: Oddio! Me moro...
    Nello: Adelaide...
    Adelaide [rivolta a Nello]: Te perdono...
    Nello: Non sono stato io. È stato lui!
    Adelaide [rivolta a Oreste]: Te? Te pozzino ammazzatte!
    Oreste: Ma come a lui "te perdono" e a me "te pozzino... ammazzatte"...
    Adelaide [ultime parole]: A te te amo de più! [muore]

Explicit[modifica]

Oreste [in mezzo al traffico]: Ma io dico: invece di chiedere all'altre nazioni di darsi un volto umano, ce volemo comincia' a cambiare il nostro, che avemo trasformato il cuore di una città storica in un carosello infernale per le macchine de Gianni Agnelli, eh? [poi rivolgendosi all'immaginaria Adelaide, ormai defunta, accanto a lui] Scusa cocca! [rivolto a un automobilista mentre cerca di attraversare la strada] Aspetta! Hui! Acchiappime!
Adelaide [voce fuori campo]: Sìì!! [nel cambio scena si vedono Oreste e Adelaide correre e divertirsi sulla spiaggia, come un tempo]

Citazioni su Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca)[modifica]

  • Una farsa un po' amarognola, con sfumature di "grottesco", in chiave tutta caricaturale. [...] Age e Scarpelli, che hanno scritto il testo, e Ettore Scola, che lo ha diretto, hanno svolto l'azione come se uscisse fuori dalle testimonianze del processo subito intentato a Oneste dopo il suo "folle gesto" e l'hanno perciò colorita con tutte le interpretazioni polemiche, distorte e soggettive, dei singoli protagonisti traendone spesso qualche occasione di satira: quei personaggi, ad esempio, che parlano tutti come nei "fumetti", loro unica lettura quotidiana, quei comunisti alla Guareschi, che si deridono da soli; quei grandi amori da feuilletons naufragati fra i cavoli e le verze dei Mercati Generali, in climi da tranches de vie popolaresche, sorretti in genere da beffe, lazzi e strambotti. (Gian Luigi Rondi)

Note[modifica]

  1. Cfr. proverbio italiano: «Ucci ucci, sento odor di cristianucci.»

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