Fabio Tombari

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Fabio Tombari

Fabio Tombari (1899 – 1989), scrittore italiano.

Citazioni di Fabio Tombari[modifica]

  • Non mi sono mai proposto al pubblico ciclicamente. L'unica mia forma di presenza sono stati e sono i miei libri. Ho una particolare idea dell'arte, del mestiere dello scrittore che cozza tremendamente con l'idea corrente. A me il successo non interessa perché il successo ti induce ad assumere certi comportamenti fasulli, ambigui. Ho dei criteri che voglio seguire per continuare liberamente a lavorare. Il resto, tutto il resto, è una sovrastruttura che non regge, non può reggere. (citato in Francesco Scarabicchi, Il gioco, la pista e il segno, Bagaloni, Ancona, 1977)

I ghiottoni[modifica]

  • Il misticismo è in bianco: burro e parmigiano. Cosa manca dunque a una dottrina che si affidi al solo sentimento? – Il sugo – rispondevano gli allievi. – Manca il sugo –. (Quintetto di Ottobre)
  • Uno solo, limpido, vergine, simile a sangue rosa, restò innocente e fu vittima: il succo che portava il ricordo dell'aurora: lo stesso che Melchisedec aveva offerto ad Adamo nella valle della Benedizione, sulla strada di Gaza. (Il canto dei vini)
  • Di notte, all'insaputa degli uomini una torma immane prendeva ad avanzare nel buio dell'incoscienza. A mandrie, a greggi, chi muggiva, qua e là isolati, smarriti; chi grugniva, chi squittiva; a frotte a branchi e nuvoli di uccelli tutti avviati verso l'antro immenso di una gola spalancata; e piante e frutti e acque correnti, via via inghiottiti nella voragine con gli escrementi; e in alto parvenze fumose e caotiche, ma sempre più radiose e variopinte, visioni splendenti della fantasia universale. (Quintetto di Ottobre)
  • A cavalcioni d'uno sgabello, con la sinistra sui nervi dello stinco e la coltella tenuta leggermente nella destra, si curvava sullo strumento a occhi socchiusi. Pareva annusarlo, tirarlo a filo. Chi meglio di lui avrebbe saputo ricavarne fette più sottili? Le prime, è vero, risultavano un po' incerte: non che non vi avesse la mano, ma per l'emozione. Come ogni grande concertista si lasciava impressionare. Al cinghiale, ad esempio, magro e asciutto com'era, il taglio involontariamente gravava sulla cotenna ancora pelosa, dalla parte dei bassi; sull'orso, poiché l'orso aveva dormito tutto l'inverno difeso dal grasso, le fette scorrevan giù ondulate, modulate a ricascar su se stesse, e l'effetto scivolato risultava come attutito. Così, non sapeva affettare un salame, né uno zampone di Modena. Neppure un cotechino o una bondiola di Cremona. Ciascuno il suo strumento, diceva. Ma se il prosciutto era armonico, grasso e magro ben distribuiti, allora lo faceva cantare. Cominciava dalla punta, quasi in sordina, a limarlo, stuzzicarlo quasi come un prosciuttino di spalla, zigo zago, scherzoso e cavava: setola, rancido, cotenna; poi piano piano, calando sul cantino, passava a sfogliarlo, adagio, sostenuto, fetta contro fetta senza staccare mai l'arco. (RinascimentoL'assolo di prosciutto)
  • Si diceva che nell'orto avessero un albero amaro. Era un mandorlo che a febbraio recinto com'era e difeso dai venti – anche lui di clausura – così chiuso e celato, era il primo a fiorire. Fioriva una luna avanti, si diceva. Quando fuori gli alberi erano grigi, rosi dal mare, al freddo, alle bufere, lui, protetto com'era, si copriva di fiori. Era la terra che saliva a fiorire, quella nera terra di morti; dal profondo dov'era, umida, scura, saliva incontro alla luce. Candida rosea. Ma faceva mandorle amare. (La zuppiera dei nonni)

Il libro degli animali[modifica]

Incipit[modifica]

La notte era trascorsa nuvolosa e calda. Un gran cielo sporco su tutta la Romagna e il mare, fino alle isole, aveva chiuso il mondo dentro un sacco. E s'intravedeva da un buco il mattino.

Citazioni[modifica]

  • E l'oca si destò. Avevano finito i galli di schiamazzare?
    Si levò tutta dritta, spalancando, sventolando le ali, quasi ad assaggiare le proprie forze per un volo immenso. Poi, tornata ad accovacciarsi, s'era rimessa a dormire. (L'oca, p. 16)
  • Né avrebbe mai sospettato, oca com'era, che i maiali muoiono giovani quasi quanto le rose. (L'oca, p. 17)
  • E i galli? Certi galletti insolenti che non avevan due mesi, dalle vocette stridule da far venire la pelle d'oca... È possibile che una povera vecchia non possa accovacciarsi tranquilla e che tutta una nazione si debba destare per colpa loro? (L'oca, p. 17)
  • Più grande d'un gallo è sempre la sua ombra. (L'oca, p. 21)
  • Come i tesori della favola, gli animali dormivano simili a scrigni chiusi, celando nel sonno gli ori e le gemme del giorno. (L'oca, p. 21)
  • Era una gattina giovine giovine, di due mesi, un fagottino bigio con un sorriso rosa sotto il nasino. Abituata a camminare sulle navi, in terra non ci sapeva stare: pericolava di qua e di là sulle gambette ad arco. «Pare una gattina chioggiotta» diceva Zanze, e quella sera l'infioccò e la portò a casa sua in campagna. I due gattoni bianchi appena la videro saltarono dai mobili ad annusarla, a rovesciarla da tutte le parti. Poi la miciona prese a leccarla, a lavarla tutta quasi fosse una sua creatura. Le lettere che in quei giorni mi scriveva Zanze erano piene di baffi, tutte scarabocchiate perché la Marettina vedeva muover la penna e si ingegnava di scrivere. (I gatti, pp. 23-24)
  • Tutte le notti il bandito veniva a cantare la romanza: «Io ti aaamo!» gridava sotto le finestre. E Maretta levava la testa da sopra il cuscino e l'ascoltava estasiata. «Io ti amo e tu m'amao?» continuava a sgolarsi quello di sotto.
    Come Maretta resisteva alle richieste, quello prese a lusingarla, a decantarne le bellezze. «La tua boccuccia è rossa come un cuore, e la tua coda non è insensibile ai miei miagolii. I tuoi baffi, come sono lisci i tuoi baffi, e il tuo nasetto come è umido, nessun nasetto è umidetto come il tuo!» (I gatti, p. 26)
  • Una notte i cuccioli aspettarono inutilmente il loro babbo. Il babbo non venne più. [...] Poi due morirono di tosse, un altro fu ucciso da una vipera. E infine una sera d'estate avvenne la strage. I cani li avevano scovati. Arrivarono gli uomini, spararono, distrussero la tana. La madre fu la prima a saltar fuori per difendere i suoi orfanelli. Ma non li poté salvare. Gli uomini avevano già ucciso due piccoli e catturato il terzo, che portarono via.
    Quella sera la volpe s'aggirò inutilmente nel bosco. Discese la notte. Pareva che tutte le stelle fossero state messe a casaccio; l'universo schiantato, rovesciato. (La volpe, pp. 176-177)

Il segreto d'oltremare[modifica]

  • C'è un cielo nell'uomo: l'anima stessa. Nuvolosa o serena, l'anima umana è il cielo, ove angeli e demoni si combattono fra luce e tenebra.
  • Questo scontento, quest'uggia, e il mare stesso che stremato si getta per le rive come un naufrago: ogni vita è naufragio se non ne afferriamo il senso. Oltre la storia naturale la storia umana, oltre la storia umana la storia cosmica.

Tutta Frusaglia[modifica]

  • L'infinito in ampiezza dello spazio celeste, come l'infinito rinchiuso in una creatura o in un fiore, era per lui la prova voluta dell'esistenza di quel Dio che ogni giorno la sua ragione insaziabile cercava. Sperando, come tutti i filosofi, che la prova della divinità fosse la prova dell'eternità dell'anima umana, andava così errando tutta la vita in cerca di un Dio che lo immortalasse. (Cronaca III)
  • Oh, è bello, amici, è bello l'inverno nei paesi costieri: dopo l'amore, dal letto, s'ascolta piangere il mare. (Cronaca XVII)
  • L'arte è come il sale: dove casca condisce e dà sapienza. (Cronaca XVII)
  • Ciò che è più grande – diceva ancora – non è l'infinito degli astri, ma l'infinito delle possibilità. Se gli astri sono innumerevoli, anche le loro combinazioni non finiscono mai. (Cronaca XXXII)

Citazioni su Fabio Tombari[modifica]

  • A Fabio Tombari, al fresco ingegno, che già con alcuna pagina mi sedusse, offro i talismani del Vittoriale, ricordandomi che fui l'animaliere, amico del Firenzuola. (Gabriele D'Annunzio)
  • Ce ne fossero tanti, oggi, di scrittori e uomini come lui! Ricordo di averlo incontrato un giorno lontano – anni Sessanta – a un dibattito televisivo dove si parlava di animali e natura. Naturalmente venni considerato un "nemico degli animali e della natura" perché cacciatore e tutti mi furono contro. Solo Fabio Tombari venne a sedersi vicino a me, dalla mia parte. Gli ricordai che di lui avevo letto, in prigionia e chissà come capitati nel lager, due libri: Tutta Frusaglia e Il libro degli animali. Fummo subito amici. Caro, vecchio Fabio! (Mario Rigoni Stern)

Bibliografia[modifica]

  • Fabio Tombari, Il libro degli animali, Oscar Mondadori, Milano, 1978.
  • Fabio Tombari, I ghiottoni, Oscar Mondadori, Milano, 1975.
  • Fabio Tombari, Il segreto d'oltremare, Bagaloni, Ancona, 1976.
  • Fabio Tombari, Tutta Frusaglia, Il Lavoro Editoriale, Ancona, 1999. ISBN 887663276X

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