Gianmarco Pozzecco

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Gianmarco Pozzecco (2013)

Gianmarco Pozzecco (1972 – vivente), allenatore di pallacanestro ed ex cestista italiano.

Citazioni di Gianmarco Pozzecco[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Il basket è uno sport razzista, perché chi è piccolo parte svantaggiato.[1]
  • Ringrazio tutti quelli che mi hanno insultato in carriera, mi hanno dato la forza di continuare e quest'anno invece mi hanno applaudito, e questo è stato ancora più bello.[2]
  • Un consiglio a un giovane giocatore di basket? Fai tutto quello che non ho fatto io e vedrai che andrà tutto bene.[3]
  • [Sul rientro di Antonio Bulgheroni alla dirigenza della Pallacanestro Varese] Sono contento da tifoso, da innamorato di Varese. Sono contento da figlio, un figlio che vede suo padre tornare dove gli compete.[4]
  • Toto unisce due virtù che non possono che fare il bene della società: ha un'intelligenza al di sopra della media e possiede una conoscenza del basket senza eguali. Il tutto unito a un'esperienza enorme.[4]
  • [Sulla cittadinanza onoraria della città di Varese] Non sarei più solo quello che ha fatto vincere il titolo della Stella ai Roosters, sarei uno dei vostri, sarei un varesino vero. Ad Andrea Meneghin ho sempre invidiato il fatto di essere un figlio della città: lui poteva dire di essere varesino, il sottoscritto no, anche se le persone che mi fermano per strada a volte sono convinte che sia nato proprio a Varese. Io, quando succede, quasi non rispondo. Ora, invece, potrò farlo, potrò dire finalmente: sì, io sono un cittadino di Varese.[5]

Sono cambiatissimo (l'Italia invece no)

Intervista di Fabrizio Salvio, SportWeek nº 27 (996), 4 luglio 2020, pp. 56-63.

  • Io sono minimalista, sono contro il consumismo e il capitalismo. [...] Ti racconto una storia. Sono nato in una famiglia normale, che viaggiava a bordo di una Renault 4. [...] Se uno ha presente com'era fatta una Renault 4 sarà d'accordo con me che in giro c'era di meglio. Mio padre era alto due metri e pesava centocinquanta chili. Quando si sedeva al posto di guida, l'auto s'inclinava da un lato. Da ragazzino ho cominciato ad andare in trasferta giocando a calcio. Da Trieste, dove vivevo, eravamo costretti a prendere la "camionale", una specie di lunga rampa che portava fuori città: non una vera salita, solo una rampa. Eppure papà era costretto a farla in terza perchè, già allora, la nostra era forse l'unica macchina rimasta col cambio a quattro marce. Insomma, arrivavo al campo sempre per ultimo. Beh, devo dire la verità: non me n'è mai fregato un cazzo. La mia infanzia non è mai stata condizionata dall'auto di mio padre. Oggi un bambino si sentirebbe a disagio, perché c'è la rincorsa al benessere che omologa tutti. Mi fa impazzire che tutti abbiamo il Samsung o l'iPhone. Sono, siamo tutti uguali. Io apprezzo le pari opportunità, anche economiche, ma ho letto I vizi capitali e i nuovi vizi di Umberto Galimberti e ha ragione lui: siamo dipendenti dalla merce.
  • L'unica cosa che davvero non ho mai sopportato era giocare a basket coi canestri senza retina: serve a sentire il ciuff quando la palla entra e a non fartela cadere in testa come un sasso quando stai sotto al ferro.
  • Noi [italiani] dobbiamo sempre schierarci. Stare contro, all'opposizione. Anche quando il nostro bersaglio, tutto sommato, ci sta facendo del bene. [...] Siamo sempre più "anti" che "pro". Siamo tifosi, non appassionati. Guardiamo le partite delle squadre avversarie nella speranza di vederle perdere.
  • Un allenatore non può non essere il leader della squadra, ma io non ne sento la necessità. Il mio sogno è diventare un punto di riferimento per i miei ragazzi. L'allenatore dovrebbe essere la persona più altruista del mondo, invece spesso è il più egoista. Voglio allenare per come avrei voluto essere allenato quando giocavo, cioè da uno che capisse com'ero fatto e mi mettesse nelle condizioni di giocare bene per la squadra. Invece l'allenatore è condizionato solo dal pensiero della vittoria o della sconfitta. L'individuo conta poco, a meno che non sia essenziale per vincere. I miei giocatori non devono essere individualisti, perché sarò io a prendermi cura di ciascuno di loro, dell'individuo. L'allenatore serve ad assemblare i giocatori e chiamare i cambi, perché nessun giocatore sarà mai abbastanza lucido da dire: esco, sto giocando male. E voglio che i miei vivano senza stress, felici. [...] Io enfatizzo i momenti positivi, a differenza dei colleghi che usano il bastone proprio allora, "così la squadra non si esalta troppo, perdendo concentrazione". Ma cazzo, se non godi quando vinci, allora quando?

Citazioni su Gianmarco Pozzecco[modifica]

  • [Sulla cittadinanza onoraria della città di Varese a Dino Meneghin e Gianmarco Pozzecco] Dino e Gianmarco hanno dato tantissimo per uno sport che sta nel cuore e nell'anima di tutti i cittadini. Un bellissimo riconoscimento per Meneghin, che è cresciuto qui a livello cestistico e umano, così come per Pozzecco che qui ha lasciato un bel pezzo di cuore. (Antonio Bulgheroni)
  • Dino era il principale artefice dei nostri successi, e Pozzecco l'artefice dell'ultima squadra che mi ha fatto divertire. Erano simboli in epoche diverse di squadre che vivevano insieme alla città perché c'erano tanti varesini con i quali si creava identità. (Aldo Ossola)

Note[modifica]

  1. Dall'intervista di Luca Chiabotti, Pozzecco «Ora televisione ma solo per sport», La Gazzetta dello Sport, 27 maggio 2008.
  2. In occasione del suo ritiro dal basket; citato in Pozzecco: "Ho smesso di fare lo sport che amo", Sportmediaset.mediaset.it, 15 maggio 2008.
  3. Citato in Roberto Sposini, L'ESP mi ha salvato la vita, Gente Motori, 31 maggio 2010, p. 103.
  4. a b Citato in "Se solo ci fosse stato Toto in società tra me e Cecco non sarebbe finita così", Laprovinciadivarese.it, 21 maggio 2016.
  5. Dall'intervista di Fabio Gandini, "Sarebbe più bello dello scudetto. È come se fosse un matrimonio.", Laprovinciadivarese.it, 16 settembre 2017.

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