Ivan Capelli

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Ivan Capelli (1991)

Ivan Franco Capelli (1963 – vivente), telecronista sportivo ed ex pilota automobilistico italiano.

Citazioni di Ivan Capelli[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • A Ricciardo riconosco una grande determinazione, spiccate capacità di guida, controllo e gestione dell'auto e una giusta dose di spavalderia, che in Formula 1 non guasta mai e serve sempre. Infine, c'è il lato umano: ha un sorriso magnifico e pulito, è estremamente coinvolgente. Penso che sia proprio il suo sorriso la cosa più bella che questo sport ha in questo momento.[1]

"Ferrari straniera"

automobilismodepoca.it, 31 gennaio 2014.

  • [«Perché la Ferrari apre le porte ai piloti stranieri e le tiene chiuse agli italiani?»] Perché gli italiani sono tendenzialmente esterofili e non hanno una grande considerazione dei loro meriti, delle loro risorse. Io ho vissuto in prima persona questo modo di pensare e di agire, nel 1992, quando alla Ferrari il mio compagno era Jean Alesi, con il quale, ci tengo a dirlo, sono rimasto in ottimi rapporti. Jean non era un personaggio facile. Eppure la squadra preferiva confrontarsi con lui e non con chi parlava la stessa lingua. Se c'era qualcosa da decidere, una modifica da adottare, decideva lui.
  • [«Tu come hai iniziato? Qual è stato il tuo primo sponsor?»] Mio padre. Nel 1978, quando avevo quattordici anni, ho rotto il salvadanaio e non avevo nemmeno i soldi per comperare il casco. [«E allora?»] Per acquistare il primo kart è intervenuto lui. E per andare avanti, e permettermi di arrivare dove sono arrivato, di soldi ne ha spesi parecchi e si è ipotecato due volte la casa, all'insaputa di mia madre. Chi pratica l'automobilismo a livello professionale si trova due o tre volte davanti a un bivio molto importante, direi decisivo. E in quei momenti, se davvero vuole andare avanti, deve giocarsi molto più di quello che ha.
  • [«All'estero che fama hanno i driver italiani?»] Pochi una buona reputazione, per gli altri la considerazione è più modesta. Del resto, se la stessa Ferrari non crede nei piloti italiani come è possibile che i team-manager delle squadre straniere possano crederci?
  • [«Com'è cambiata la F1 rispetto ai tuoi tempi?»] Ho fatto recentemente un confronto: oggi le F1, a parità di tracciati, impiegano 12 secondi al giro in meno rispetto a quelle che guidavo io vent'anni fa. Ma non c'è la percezione di questa maggior velocità perché oggi le macchine viaggiano sui binari e non danno spettacolo. Quando, quasi trent'anni fa, al GP del Belgio, circuito di Spa-Francorchamps, mi buttavo giù dalla discesa che porta alla esse dell'Eau Rouge e poi al Radillon, mi chiedevo starà dentro la macchina, ce la farò a venirne fuori? Oggi non è più così.
  • [...] se alla Ferrari approdi nel momento sbagliato e sei italiano hai ottime probabilità di bruciarti la carriera. Il fatto è che a me, all'epoca, avevano messo davanti una scelta: o corri con la Scuderia Italia o con la Ferrari. Io avevo già un contratto con la Scuderia Italia. E mi dissero: "Ivan, vuoi restare lì o venire a Maranello?". Vorrei proprio vedere cos'avrebbe fatto un altro pilota di 29 anni, l'età che avevo io, quando si presentò quella possibilità. E invece in alcune gare Martini e Lehto, che avevano il motore Ferrari sulla Dallara-Scuderia Italia, a volte viaggiavano più forte di noi...
  • [Sulle vetture di Formula 1] Le monoposto moderne si guidano con i bottoni e le differenze non sono più in decimi, ma in centesimi di secondo. Bisogna credere, essere convinti che la macchina farà quello che tu vuoi. Il pilota sa soltanto che in quella curva deve passare in quinta e lo fa perché ci crede, perché non può materialmente avere il controllo del mezzo che avevamo noi. E questo per venti gare all'anno, tutte molto serrate.

Sfrecciando oltre il Cavallino bizzoso

Dall'intervista di Simone Sacco, Club Milano nº 57, luglio-agosto 2020; citato in clubmilano.net.

  • [«Capelli, ma è vero che lei è nato a Milano in viale Monza? Quando si dice la predestinazione...»] Sì, sono nato proprio lì: al 117, per la precisione. E le prime esperienze connesse al mondo dei motori le ho vissute al campeggio dell'autodromo di Monza dove mio padre era solito parcheggiare la nostra roulotte delle vacanze. Andavamo lì e, quand'era giorno di prove, vedevo queste macchie di colore che sfrecciavano a pochi metri da noi. Io me ne stavo appeso alla rete di recinzione e un "qualcosa" inevitabilmente si è impossessato di me.
  • [«Lei comunque comincia l'attività sportiva facendo il calciatore, giusto?»] Confermo. Il mio primo team fu il mitico Santo Domingo, una squadretta dell'oratorio, e poi feci due anni nelle giovanili della Pro Sesto. Senta questa: io giocavo ala sinistra e un giorno ci tocca affrontare i pari età dell'Inter. Quella volta fui completamente annullato dal loro terzino destro e lì capii che nel calcio non avevo un futuro. Il nome di quel difensore? Un certo Beppe Bergomi... [sorride, ndr].
  • [Su Ken Tyrrell] Una figura imperiosa. Ho fatto appena due gare in quel team, ma i famosi silenzi di Ken sono stati importantissimi per me. Mi hanno fatto riflettere sui miei primi errori in pista.
  • Quando Ferrari discorreva sembrava stesse leggendo un libro dato che in ogni sua parola non c'era la benché minima ombra d'esitazione. Lo vuole sentire un aneddoto? [«Prego»] A un certo punto Ferrari mi chiese quali fossero le mie ambizioni. "Beh, Commendatore, sicuramente correre in Formula Uno". "Allora, Capelli, segua il mio consiglio: resti in Europa. Non vada a perdersi nei circuiti americani che quelli i grandi manager non li considerano. Anzi, faccia così: mi richiami quando avrà preso la sua decisione". Passano sei mesi, io resto a correre nel Vecchio Continente e mi decido a fare quella famosa telefonata. La sua segretaria me lo passò subito e lui, alla sua età, si ricordava perfettamente di quelle poche battute scambiate nell'aprile '84. "Bravo Capelli, ha fatto bene! Ora la terrò d'occhio...".
  • Jean era veloce in pista e scaltro nelle pubbliche relazioni.

Note[modifica]

  1. Dall'intervista di Cristiano Marcacci, Ivan Capelli, La Tribuna di Treviso, 5 settembre 2014.

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