Léopold Sédar Senghor

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Léopold Sédar Senghor nel 1987

Léopold Sédar Senghor (1906 – 2001), politico e poeta senegalese.

Citazioni di Léopold Sédar Senghor[modifica]

  • Ascolta New York! ascolta la tua voce maschia di rame la tua voce vibrante | di oboe, l'angoscia ostruita delle tue lacrime piombare in grossi grumi di sangue | ascolta battere in lontananza il tuo cuore notturno, ritmo e sangue del tam-tam, tam-tam sangue e tam tam. || New York! dico New York, lascia affluire il sangue nero nel tuo sangue | che lubrifichi le tue articolazioni d'acciaio, come un olio di vita | che dia ai tuoi ponti la curva delle groppe e l'elasticità delle liane. | Ecco tornare i tempi antichissimi, l'unità ritrovata la riconciliazione del Leone del Toro e dell'Albero | l'idea legata all'atto l'orecchio al cuore il segno al senso. | Ecco i tuoi fiumi sonori di caimani muschiati e di lamantini dagli occhi di miraggio. E nessun bisogno d'inventare le Sirene. | Ma basta aprire gli occhi dell'arcobaleno d'aprile, | e le orecchie, soprattutto le orecchie, a Dio che con un riso di sassofono creò il cielo e la terra in sei giorni. | E il settimo giorno, dormì del grande sonno negro. (da A New York[1])
  • Io so che i Latini e soprattutto i Greci hanno scoperto le «idee generali»: prima e meglio di altri, le hanno messe in piena luce grazie ad un'arte nella quale l'economia dei mezzi concorreva alla loro efficacia. Io so che, per i popoli negro-africani, non esiste scuola migliore, perché, se l'educazione è sviluppo delle qualità native, essa è anche correzione dei difetti ereditari e acquisizione delle virtù contrarie.[2]
  • Le idee di Bolamba sono i grandi temi della negritudine; ove si mescolano la luna il sole il fulmine il coccodrillo il serpente, il sogno e il desiderio, la danza e la morte. In questo mondo trasparente non c'è soluzione di continuità tra la conchiglia e la stella. Il poeta è rimasto negro e bantù. Le sue poesie sono eruzioni di immagini con una sintassi di sovrapposizione che polverizza la sintassi stessa, e spesso, come nella poesia popolare negra, le immagini sorgono nominando semplicemente le cose, alla sola condizione che siano ritmate.[3]
  • Nella poesia africana l'immagine non è un'equazione, ma un'analogia, un'immagine super-reale. Un oggetto non significa ciò che rappresenta, ma ciò che suggerisce, o ciò che crea. Ogni idea è un'immagine, e l'immagine non è un'equazione, ma un simbolo, un ideogramma.[4]

Poesie dell'Africa[modifica]

  • Donna nuda, donna nera | canto la tua bellezza che passa, la tua forma che fisso nell'Eterno, | prima che il Fato geloso ti incenerisca per nutrire le radici della vita. (Donna nuda donna nera, p. 11)
  • Nobiltà, non occorre essere nati nobili per avere l'andatura del cammello | o della giraffa che regge bene il confronto col leone. (Elegia degli alisei, p. 16)
  • Laggiù il Capo Verde costellato di isole, frangiato di schiume e di anse | di spiagge bionde. Una ghirlanda di felicità mischiata alla dolcezza della domenica. | Signore fa' della nostra terra una domenica senza fine. | Ma domani il Capo Verde risorgerà, innalzando i suoi grattacieli bianchi ronzanti potenza, ambizione [...]. (Ritorno da Popenguine, p. 36)
  • Dio ha dato la forza vitale agli animali, ai vegetali, ai minerali, agli uomini: perché essi sono. Ma questa forza ha la vocazione di crescere. Così l'esistenza si fonda sulla pre-esistenza per sbocciare in una esistenza superiore. (La negritudine, p. 60)
  • La vera cultura è mettere radici e sradicarsi. Mettere radici nel più profondo della terra natia. Nella sua eredità spirituale. Ma è anche sradicarsi e cioè aprirsi alla pioggia e al sole, ai fecondi apporti delle civiltà straniere... (La negritudine, p. 63)

Citato in La letteratura negra di espressione francese[modifica]

  • Non so che tempo fosse, sempre confondo l'infanzia e l'Eden | come mescolo la Morte e la Vita – le unisce un ponte di dolcezza. (da D'autres chants, Ethiopiques; Chevrier, p. 89)
  • E poiché debbo spiegare le mie poesie, confesserò che quasi tutti gli esseri e le cose che evocano appartengono alla mia terra: qualche villaggio sperduto, i boschi, i bolong e i campi. Mi basta nominarli per rivivere il Regno dell'infanzia – e il lettore con me, spero – "attraverso le foreste di simboli". Vi ho vissuto un tempo, con i pastori e i contadini. [...] Ho dunque vissuto in quel regno, visto coi miei occhi, sentito con le mie orecchie gli esseri favolosi al di là delle cose: i Kouss nei tamarindi, i Coccodrilli, guardiani delle fonti, i Lamantini, che cantavano nei fiumi, i Morti del villaggio e gli Antenati, che mi parlavano, mi iniziavano alle alterne verità della notte e del giorno. (dalla postfazione a Ethiopiques; Chevrier, p. 94)
  • In Africa Nera non ci sono frontiere, neppure tra la vita e la morte. Il reale acquista il suo spessore, diventa realtà spezzando il rigido involucro della ragione logica, soltanto allargandosi alle dimensioni estensibili del reale. (p. 97)
  • Noi siamo gli uomini della danza, i cui piedi | riprendono vigore colpendo il suolo duro. (da Prière aux masques, Chants d'ombre; Chevrier, p. 142)

Citazioni su Léopold Sédar Senghor[modifica]

  • Se riunisce in una comune ammirazione Claudel e i griots del suo paese, Saint-John Perse e i Menestrelli americani, è perché ha una concezione ecumenica dell'uomo e vuole che nessuna ricchezza vada sprecata. Come, in politica, ha saputo sempre mantenersi sulla cresta dell'onda, ed è riuscito e si tiene a galla grazie alla sua doppia cultura. (Armand Guibert)

Note[modifica]

  1. In Poemi africani, a cura di C. Castellaneta e E. de Poli, Rizzoli, Milano, 1971; citato in Salvatore Guglielmino, Civiltà letterarie straniere, Sintesi storico-letteraria, Antologia, Testimonianze, Zanichelli, Bologna, Antologia, p. A504.
  2. Dal saggio Vue sur l'Afrique noire, ou assimiler, non être assimilés, 1945, in seguito ristampato in Liberté I. Negritude et humanisme, Parigi, 1964, p. 67. Citato in Italo Lana e Armando Fellin, Civiltà letteraria di Roma antica, vol. I, p. 16; in Italo Lana e Armando Fellin, Civiltà letteraria di Roma antica, Casa Editrice G. D'Anna, Messina-Firenze, 1973, vol. I, p. 13.
  3. Citato in Nuova poesia negra, versioni e introduzione di Maria Grazia Leopizzi, Guanda, Parma, 1961, p. 130.
  4. Citato in Nuova poesia negra, versioni e introduzione di Maria Grazia Leopizzi, Guanda, Parma, 1961, p. 106.

Bibliografia[modifica]

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