Luigi Riva

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Luigi Riva

Luigi Riva, detto Gigi (1944 – vivente), dirigente sportivo ed ex calciatore italiano.

Citazioni di Luigi Riva[modifica]

  • Al contrario di Mazzola e di Rivera, che da lui vennero coccolati moltissimo, non ho mai ritenuto Fabbri un grande Commissario Tecnico: tutt'al più un buon preparatore. Ma con me si comportò da galantuomo: il giorno dopo [l'uscita dal Mondiale del 1966], benché distrutto, mi prese in disparte e mi chiese scusa. "Se avessi avuto il coraggio di farti giocare, ora non saremmo qui". E le stesse scuse me le ripeté qualche anno dopo quando, per uno strano caso della vita, diventò il mio allenatore al Cagliari.[1]
  • [Su Fabrizio De Andrè] Aveva appena scritto Preghiera in gennaio, in una notte. Volevo sapere come gli veniva l'ispirazione, mi raccontò che di giorno dormiva e di notte usciva e ascoltava i rumori della campagna.[2]
  • Francesco mi è piaciuto subito. Non solo come calciatore ma anche come persona. È un fenomeno, giocatore raro. Sembra quasi che quando è nato, il Padreterno gli abbia detto: vai giù e gioca a pallone e basta. E lui ha fatto quello che gli è stato ordinato.[3]
  • Ho vissuto con Facchetti cento e più partite in azzurro, io attaccante lui capitano. Giorni belli e meno belli ma comunque con una costante: Giacinto era una persona straordinaria, pulita, onesta. Per noi tutti era un esempio, un punto di riferimento costante, era il nostro angelo.[4]
  • [Sulla nazionale del Mondiale 1966] In una delle ali dormivano i "potenti", quelli che facevano il bello e il cattivo tempo (Mazzola, Rivera, Bulgarelli, Albertosi, Pascutti...), quelli che Fabbri "subiva". Dall'altra parte c'erano, oltre a me e a Bertini, coloro che contavano poco o nulla. L'unica maniera che avevamo di sfogarci era quella di umiliare i nostri "rivali" in allenamento: le partitelle le vincevamo sempre noi della "seconda" Nazionale. E io segnavo, segnavo, segnavo: ero tanto in forma, quanto imbestialito.[1]
  • [Riferito al Mondiale 1966] Ma quella nazionale, mi creda, non sarebbe andata comunque lontano: se avessimo passato il turno ci saremmo scontrati col Portogallo di Eusebio e credo proprio che il nostro Mondiale, viste le premesse, sarebbe finito lì. Troppe divisioni, troppe incomprensioni, troppe inimicizie.[1]
  • Quando vedevo la gente che partiva alla 8 da Sassari e alle 11 lo stadio era già pieno, capivo che per i sardi il calcio era tutto. Ci chiamavano pecorai e banditi in tutta Italia e io mi arrabbiavo. I banditi facevano i banditi per fame, perché allora c'era tanta fame, come oggi purtroppo. Il Cagliari era tutto per tutti e io capii che non potevo togliere le uniche gioie ai pastori. Sarebbe stata una vigliaccata andare via, malgrado tutti i soldi della Juve. Dopo ogni partita spuntava Allodi che mi diceva "Dai, telefoniamo a Boniperti". Ma io non ho mai avuto il minimo dubbio e non mi sono mai pentito.[5]
Intervista di Guglielmo Buccheri, Riva: "Le bandiere costano: la Juve ha già dato tanto a Del Piero", La Stampa, 20 ottobre 2011
  • [...] Oggi in molti pensano, e giustamente, a quanto Del Piero ha dato alla Juve. Io penso anche a quanto la Juve ha dato a Del Piero.
  • Stiamo parlando di un campione che ha avuto la fortuna di incontrare una società che lo ha voluto legare al proprio destino per quasi vent'anni. Ecco, il punto è questo: Del Piero è stato fortunato a potersi allenare, vivere e giocare nel club meglio organizzato d'Italia per tutti questi lunghissimi anni.
  • Se il giocatore simbolo è anche quello che guadagna il doppio dei compagni di squadra, forse qualche situazione che rafforzi il legame fra calciatore e squadra del cuore potrebbe ancora verificarsi. Ma visto che, come dicevo, ormai prevalgono altri interessi, resto molto scettico.
  • [Sull'esperienza di Del Piero in Nazionale] C'è un prima e un dopo. Il prima è il ricordo di un professionista gentile, umile, disponibilissimo che giocava con e per la squadra. Poi, una volta che non è stato più convocato in Nazionale, ho conosciuto un altro Del Piero. Stiamo parlando comunque di un ragazzo che non lascia mai niente al caso, alle sue spalle c'è un intero staff che ne segue ogni passo.

Citazioni su Luigi Riva[modifica]

  • Riva gioca un calcio in poesia, egli è un «poeta realista». (Pier Paolo Pasolini)
  • Un autentico eroe del nostro tempo: per me non è mai nato nel calcio italiano uno come Gigirriva da Leggiuno. L'ho soprannominato prima Re Brenno e poi, dubitando del nostro senso storico, sono sceso a una metafora più western come "Rombo di tuono". Ha avuto fortuna almeno pari a quella di Toro Seduto. (Gianni Brera)

Note[modifica]

  1. a b c Dall'intervista di Marino Bartoletti, Riva, un'avventura mai nata «Fabbri si scusò in lacrime», Corriere della Sera, 1 maggio 2002.
  2. Citato in Elvira Serra, La sera ascolto De Andrè ricordando il nostro whisky. Avrei voluto il Pallone d'Oro, Corriere della Sera, 12 febbraio 2017, p. 25.
  3. Citato in Totti, 20 anni di A. L'omaggio di Buffon e Riva: "Un fenomeno mandato dal cielo", Gazzetta.it, 27 marzo 2013.
  4. Citato in Un coro: giù le mani da Facchetti Riva: "Giacinto era un angelo", Corriere.it, 5 luglio 2011.
  5. Dall'intervista di Alberto Cerruti, Riva, 50 anni di Sardegna: "E dire che non ci volevo venire", Gazzetta.it, 4 aprile 2013.

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