Porto di Genova

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Veduta aerea del porto di Genova

Citazioni sul porto di Genova.

  • Ammirerai il molo opposto al mare e il porto, opera dell'uomo, di inestimabile valore e di molto lavoro, che invano colpiscono le quotidiane tempeste. (Francesco Petrarca)
  • C'è qualcosa di magico in quel movimento dei bastimenti nel porto durante la notte. L'acqua è così calma che non la si può credere capace di animare delle masse così enormi. Di notte, le navi hanno l'aspetto di isole nere; gli alberi, che sembrano elevarsi fino al cielo, si rispecchiano anche nell'acqua. A fatica si riesce a vedere un po' di mare, tanto esso è coperto dalle imbarcazioni. (Madame de Staël)
  • Credo che l'orgoglio della città sia il porto, con la sua grande capacità e che il testamento dell'ultimo duca di Galliera, il quale ha lasciato quattro milioni di dollari per il suo ampliamento e per il miglioramento delle attrezzature, ne farà senza dubbio uno dei più grandi scali commerciali di Europa. (Henry James)
  • Del mare avevo un'idea approssimativa, non però della vita in un porto. Vagoni ferroviari, minacciose gru a vapore, carichi di merce e uomini lungo argini di solida muratura, funi da scavalcare. Sfuggire ai barcaioli: «Giro del porto, panorama della città!», «Le navi da guerra americane!», «I fari!», «Il mare!». Sedersi sui grossi cavi di ferro. Clima insolito. Piroscafi da Liverpool, Marsiglia, Brema, la Spagna, la Grecia, l'America. Rispetto per la grandezza del globo terrestre. Centinaia di vapori accanto a innumerevoli vaporetti, velieri, rimorchiatori. E gli uomini, poi? le figure più strane, col fez. Qui, sugli argini, emigranti, italiani del Sud, accoccolati al sole (come lumache), gesticolare da scimmie, madri con lattanti al petto, i bambini più grandicelli che giocano e si bisticciano. Un vivandiere si fa largo con un recipiente fumante di «frutti di mare». Colpisce l'odore d'olio e di fumo. Donde proviene? Poi gli scaricatori di carbone, belle figure robuste, il torso nudo, agili e veloci, col carico in groppa (in testa un fazzoletto, a riparo dei capelli), sulla lunga passerella su al magazzino, per la pesatura. Poi, liberi, per un'altra passerella giù al piroscafo, dov'è pronta un'altra cesta piena. Così in incessante giro, uomini abbronzati dal sole, neri di carbone, rudi, sprezzanti. Lì un pescatore. L'acqua schifosa non può contenere nulla di buono. Non pesca nulla, e neppure gli altri. Gli arnesi: una corda, con un sasso attaccato, una zampa di gallina, un mollusco.
    Sugli argini case e magazzini. Un mondo a sé. Noi semplici oziosi. Eppure fatichiamo, almeno con le gambe. (Paul Klee)
  • Dopo aver aggirato il molo est, entriamo nel porto, pieno di navi, le belle navi del Mezzogiorno e dell'Oriente dai colori incantevoli, tartane, bilancelle, maone, fornite di vele e alberati e pitturate con grande fantasia, guarnite di madonne blu e oro, santi ritti sulla prua, animali bizzarri considerati santi protettori.
    Tutta questa flotta con vergini e talismani contro la sventura è allineata lungo le banchine, con i nasi puntuti e ineguali rivolti verso il centro dei bacini. Poi appaiono, raggruppati per compagnie, robuste navi a vapore in ferro, strette e alte, dalle forme colossali e sottili. Al centro di questi pellegrini del mare, vi sono dei navigli bianchi, dei grandi tre alberi o brigantini vestiti, come gli Arabi, di abiti appariscenti sul quale scivola il sole. (Guy de Maupassant)
  • Doppiata la punta, ci si trova vicino al molo che forma il porto naturale di Genova. È stato costruito con grande spesa su entrambi i lati della baia, così da formare nel mare due lunghe e magnifiche banchine. All'estremità di ciascuna di esse c'è un'altra lanterna più piccola. Entrambe le banchine sono provviste di cannoni di ottone e fra di essi v'è l'entrata del porto. Ma quest'ultima è ancora così larga da consentire l'accesso a una gran quantità d'acqua di mare che, quando tira vento con violenza da sud e sud-ovest, causa molti problemi alla navigazione. Entro il porto artificiale c'è un altro porto naturale più piccolo chiamato Darsena, riservato alle galee della Repubblica. (Tobias Smollett)
  • È sotto il Molo Nuovo che sono ancorate la galee della Repubblica. Sul lato opposto si trova il Molo Vecchio, che inizia verso il centro della città. Questi due moli formano quello che vien chiamato il Porto, che è uno dei peggiori della terra poiché il mare entra con impeto per l'apertura che c'è fra i due moli, soprattutto quando il vento soffia da mezzogiorno, da est e da ovest; tanto più che l'apertura fra i due moli è molto larga ed esposta, il mare poco profondo, il fondale molto brutto; e così le navi arano sulle ancore, urtano le une contro le altre e pochi anni fa un bastimento rischiò di affondare. (Montesquieu)
  • Giunti all'imboccatura del porto il sole, quello vero, cominciava a far chiaro intorno a loro, ma le luci del porto erano ora così potenti che ai ragazzi, svegli ed eccitati come in pieno mattino, pareva di essere lì lì per entrare nella pancia di un sole. (Maurizio Maggiani)
  • Il fronte del porto a Genova è meraviglioso. Caldo e colori e sporcizia e rumori e vicoli chiassosi e malfamati, con tutta la biancheria del mondo appesa alle alte finestre. (Dylan Thomas)
  • Il porto che si addorme, il porto il porto | Il porto nell'odor tenue svanito | Di catrame vegliato dalle lune | Elettriche, sul mare appena vivo | Vi si addormentan stanchi i vagabondi | Sotto le nube delle ciminiere | Ancor fumanti, ancor congiunte al celo | Abbracciandosi nell'odor del mare | Che culla i loro sogni e i loro amori. (Dino Campana)
  • Il porto della città, straordinario per ampiezza e profondità, può ricevere in sé e fino ai lati dei moli in gran numero le maggiori navi del mondo: non vi è nessun popolo e nessuna nazione che abbia in mare navi talmente grandi che vi stiano come castelli. Vi sono infatti tre moli che penetrano nel porto, come ponti senza volte, e che entrano con le fondamenta in mare [...] Questi moli sono fatti di marmo e di pietra viva, con grande fatica, abilità e spesa di danaro: dicono che ogni piede sia costato 1000 ducati. (Anselmo Adorno)
  • Il porto di Genova. [...] Sì, era vastissimo. A Tarusa, oltre la linea dell'acqua, c'erano i cespugli e l'altra riva, qui, invece, un incessante luccichìo che si confondeva col cielo. Eppure ci aspettavamo qualcosa di diverso. Il mare puškiniano aveva probabilmente risvegliato, suscitato in noi qualcosa di cui non c'era traccia in quello genovese: come grossi giocattoli, le navi galleggiavano nelle tranquille correnti dell'acqua torbida, odorosa di catrame e di petrolio. Ed era tagliato dal bordo di pietra del porto. Non il mare regnava qui, ma i barili e le casse, i marinai dalla pelle scurita dal sole e poi funi, barche, scalandroni, tutte cose che impacciavano il mare e anche noi. (Anastasija Ivanovna Cvetaeva)
  • Il porto di Genova è uno dei più perfetti d'Europa; non vi è merce che non possa essere rapidamente sbarcata e imbarcata. (Guido Piovene)
  • La vista del porto era una bella tela dentro un'orrenda cornice. Chiusa dai piloni e dal viadotto della strada sopraelevata, da cui arrivava il rumore continuo e regolare delle automobili che filavano via veloci. Come quello di un treno che passa sopra uno scambio ferroviario. (Bruno Morchio)
  • Non si può dimenticare il porto, celebre per i fari, | pieno di ogni tipo di imbarcazioni, e di molti viaggiatori, | che non scogli incurvati o il mare lunato ad arco hanno formato, | ma un molo costruito con profonda | ed immensa spesa, ... | cosa straordinaria e non facile a credersi. (anonimo)
  • Pare una macchina oggi, un porto, ma le lunghe antenne delle gru sono ancora braccia; il fumo d'ogni motore, respiro; le lunghe file dei carri, fossili immagini delle interminabili fila dei camalli curvi sotto le coffe sulle traballanti passerelle tese tra la stiva e il bordo, tra il bordo e il molo: immagine dell'eterna schiavitù del lavoro; e gli arabeschi di grasso che fanno iridescente il mare sono il sudore della nuova fatica, il pianto dell'uomo nuovo. (Vito Elio Petrucci)
  • Passammo a fianco del faro, altissimo, costruito per ordine del re Luigi XII perché la notte serva da guida all'entrata nel porto, che è difficile. Qui ci apparvero alla vista il porto e la città, costruita tutto intorno ad anfiteatro e in semicerchio. È la più bella veduta di città che si possa incontrare. Il porto è vastissimo, benché sia stato ristretto da due moli; ma dicono che sia poco sicuro. (Charles de Brosses)
  • Passarono con la barca sopra una nave da carico affondata; le lastre di ferro ricoperte di alghe affioravano minacciose da quelle sporche profondità. In lontananza echeggiava il martellare nei cantieri. [...] Di tanto in tanto si udiva l'urlo di una sirena, smorzato dal vento e frantumato dalla eco e non si capiva da dove venisse e perché; nessuna delle grosse navi pareva veramente sul punto di partire. Faceva caldo. Vapori azzurri, puzzolenti incombevano sopra le acque del porto. Soltanto una sudicia barca da pesca passò crepitando e le boe ondeggiarono, le catene ammuffite che si perdevano sinistramente in quella torbida profondità. Passarono così davanti ai moli e ai docks, legno e pietra, tutto annerito di fuliggine e di olio. [...] Qua e là riluceva la pancia di un pesce morto, biancheria di marinai, una voce che cantava nell'interno di una cabina, tutto c'era, quello che un giro del porto può offrire, persino una nave da guerra grigia, con i cannoni incappucciati di tela, montagne di carbone con sopra gabbiani bianchi, in lontananza la città accatastata sul pendio, Genova, già quasi nuovamente irreale... (Max Frisch)
  • Perché non chiameremo a ragione opera divina questo nobile porto, costruito dalla mano e dalla fatica dei nostri antenati? Infatti è stato costruito piuttosto da arte divina che umana, tra flutti profondi e spesso agitati da frequenti colpi di vento: si estende infatti 800 passi in longitudine e 20 in latitudine. (anonimo)
  • Quando si sbarca sulla banchina di Genova si viene assediati dagli uomini delle feluche proprio come accade con i battellieri di Hungerford-Stairs a Londra. Sono sempre pronti a salpare, con un preavviso di un minuto, per Lerici, Livorno, Nizza, Antibes, Marsiglia e ogni parte della Riviera. (Tobias Smollett)
  • Quante mattine ho passato lì. Era la stessa visione dei Tribunali, a Napoli: un formicolare di sole e polvere, di ombre, ori, colori; una eterna folla ed eterna solitudine, con in più qualcosa che a Napoli non c'è: un senso dello spazio (sebbene non molto visibile) e una serietà e dolcezza, una pazzia ben controllata, ch'è propria delle grandi città del passato, e un passato marino. Qui, a questi tavolini, arrivava di tutto; la schiuma del mare aperto diventava uomo, donna, ragazzo; c'era lo straniero dagli occhi quasi bianchi, e c'era il portuale attento, la cui vita è forse finita, e siede coraggioso in un angolo. (Anna Maria Ortese)
  • Questa ha suo porto mirabile, insigne, el quale de ingenti mole obiecto ale fluctuante onde de hostia in aphrico è manifesto. (Francesco Grassetto)
  • Qui tutti sono magnificamente abbronzati e vi è un gran numero di quei tipi bizzarri, color del mogano, marinai dal torace nudo con orecchini e cinture cremisi, che sembrano popolare un porto del sud con il coro di "Masaniello". (Henry James)
  • Se dalla campagna ritorni alla bella città | e ti piace andare sul mare tranquillo, smetti di rasentare | la costa e volgi la tua imbarcazione verso l'estremità del porto | là dove, affinché la flotta non venga distrutta da impetuose ondate, | protende verso il mare e i suoi bracci di solida pietra | e gli si oppone il molo, contro cui si abbatte l'onda | spezzata e dove le carene sostano sicure. | Ogni tipo d'imbarcazione penetra nel porto ed i cittadini | gioiscono che carica di merci, lontana dal fragore delle | bombarde e della tromba di guerra, entri nel sicuro approdo. (Giovanni Maria Cattaneo)
  • Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli | in quell'aria spessa, carica di sale, gonfia di odori | lì ci troverai i ladri, gli assassini e il tipo strano | quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano. (Fabrizio De André)
  • Un volo di gabbiani per scordare la realtà che è povertà di scambi, che è ozio per gli uomini, ansia per le spose e misere mense per i figli; e portarci nel gioco della poesia che scopre questa gemma, una aperta conchiglia, una mano affettuosa e attorno una città viva che aspetta presente e avvenire. (Vito Elio Petrucci)
  • Vedrai il molo, opera ardua compiuta dall'uomo, con cui è costruito il porto: al suo inizio vedrai due torri che di notte producono due grandi luci per mostrare l'ingresso del porto, la più alta delle quali, sita su di un promontorio, con una o più vele suole mostrare alla città con chiara luce tante navi o triremi quante se ne offrono alla vista dall'alto. Potresti vedere proprio dentro il porto ponti di pietra, approdi per triremi e per imbarcazioni, e sul molo colonne a cui sono attraccate le navi da carico. (Antonio Ivani)
  • Voglio conoscere la potenza di Genova? Vado a gustare la grandiosa poesia del suo Porto. (Ambrogio Bazzero)

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