Manifesti futuristi

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Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi: il Manifesto del futurismo e il Manifesto tecnico della scultura futurista.
I Manifesti del futurismo

I Manifesti futuristi sono degli scritti in forma declamatoria che forniscono una raccolta, scritta a più mani, di pensieri, convinzioni e intenzioni dei Futuristi.

L'orgoglio italiano: Manifesto futurista[modifica]

Incipit[modifica]

Il 13 ottobre, nella prima perlustrazione fatta da me agli ordini del capitano Monticelli e del sergente Vasconi in terreno nemico, a 6 Km dalle nostre trincee, fra le alte roccie a picco, nelle boscaglie e nelle pietraie dell'Altissimo dopo esserci incontrati con una pattuglia austriaca che ci voltò le spalle e fuggì, constatammo con gioia la superiorità enorme della nostra artiglieria, i cui tiri meravigliosi, passando su di noi e sul lago, sostenevano la nostra avanzata in Val di Ledro.

Citazioni[modifica]

  • Italiani! Voi dovete costruire L'Orgoglio Italiano sulla indiscutibile superiorità del popolo italiano in tutto. Questo orgoglio fu uno dei principii essenziali dei nostri manifesti futuristi dall'origine del nostro Movimento, cioè da 6 anni fa, quando primi e soli (mentre l'irredentismo agonizzava e il partito Nazionalista non era ancora nato) invocammo violentemente, nei teatri e sulle piazze, la guerra come unica igiene, unica morale educatrice, unico veloce motore di progresso. Eravamo allora sicuri di vincere l'Austria e di centuplicare il nostro valore e il nostro prestigio vincendola. Eravamo soli convinti della prossima conflagrazione generale che tutti giudicavano impossibile, in nome di due pseudofatalità: lo sciopero delle Banche e lo sciopero dei proletariati. Eravamo convinti che coll'Inghilterra, la Francia, la Russia, noi dovevamo utilizzare le nostre inesauribili forze di razza e il nostro genio improvvisatore, collaborando allo strangolamento del teutonismo, fatto di balordaggine medioevale, di preparazione meticolosa e d'ogni pedanteria professionale.
  • Italiani! Voi dovete manifestare dovunque questo orgoglio italiano e imporlo in Italia e all'estero colla parola, e colla violenza, come facemmo noi in Francia, nel Belgio, in Russia, nelle nostre numerose conferenze battagliere. Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l'italiano che non si manifesta spavaldamente orgoglioso d'essere italiano e convinto che l'Italia è destinata a dominare il mondo col genio creatore della sua arte e la potenza del suo esercito impareggiabile.
  • Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l'italiano che manifesta in sé la più piccola traccia del vecchio pessimismo imbecille, denigratore e straccione che ha caratterizzata la vecchia Italia ormai sepolta, la vecchia Italia di mediocristi antimilitari (tipo Giolitti), di professori pacifisti (tipo Benedetto Croce, Claudio Treves, Enrico Ferri, Filippo Turati), di archeologhi, di eruditi, di poeti nostalgici, di conservatori di musei, di albergatori, di topi di biblioteche e di città morte, tutti neutralisti e vigliacchi, che noi, primi e soli in Italia, abbiamo denunciati, vilipesi come nemici della patria, e vanamente frustati con abbondanti e continue docce di sputi.
  • Merita schiaffi, calci e fucilate nella schiena l'artista o l'italiano che si nasconde sotto il suo ingegno come fa lo struzzo sotto le sue penne di lusso e non sa identificare il proprio orgoglio coll'orgoglio militare della sua razza. Merita schiaffi, calci e fucilate nella schiena l'artista il pensatore italiano che vernicia di scuse la sua viltà, dimenticando che creazione artistica è sinonimo di eroismo morale e fisico. Merita schiaffi, calci e fucilate nella schiena l'artista o il pensatore italiano che, fisicamente valido, dimostrando la più assoluta assenza di valore umano, si chiude nell'arte come in un sanatorio o in un lazzaretto di colerosi e non offre la sua vita per ingigantire l'Orgoglio italiano.

Explicit[modifica]

Mentre altri futuristi fanno il loro dovere nell'esercito regolare, noi futuristi volontari del Battaglione lombardo dopo essere stati semplici soldati in 6 mesi di guerra, ed aver preso cogli alpini la posizione austriaca di Dosso Casina, aspettiamo ansiosamente il piacere di ritornare al fuoco in altri corpi, poiché siamo più che mai convinti che alle brevi parole devono subito seguire i pronti, fulminei e decisi fatti. Marinetti – Boccioni – Russolo – Sant'Elia – Sironi

Manifesto dei Pittori futuristi[modifica]

Incipit[modifica]

Agli artisti giovani d'Italia! Il grido di ribellione che noi lanciamo, associando i nostri ideali a quelli dei poeti futuristi, non parte già da una chiesuola estetica, ma esprime il violento desiderio che ribolle oggi nelle vene di ogni artista creatore.

Citazioni[modifica]

  • Noi vogliamo combattere accanitamente la religione fanatica, incosciente e snobistica del passato.
  • Ci ribelliamo alla supina ammirazione delle vecchie tele, delle vecchie statue, degli oggetti vecchi e all'entusiasmo per tutto ciò che è tarlato, sudicio, corroso dal tempo, e giudichiamo ingiusto, delittuoso, l'abituale disdegno per tutto ciò che è giovane, nuovo e palpitante di vita.
  • Volendo noi pure contribuire al necessario rinnovamento di tutte le espressioni d'arte, dichiariamo guerra, risolutamente, a tutti quegli artisti e a tutte quelle istituzioni che pur camuffandosi d'una veste di falsa modernità, rimangono invischiati nella tradizione, nell'accademismo e soprattutto in una ripugnante pigrizia cerebrale.
  • Via, dunque, restauratori prezzolati di vecchie croste! Via, archeologhi affetti di necrofilia cronica! Via, critici, compiacenti lenoni! Via, accademie gottose, professori ubbriaconi e ignoranti! Via!
  • [Noi vogliamo] Distruggere il culto del passato, l'ossessione dell'antico, il pedantismo e il formalismo accademico. (n.° 1)
  • [Noi vogliamo] Disprezzare profondamente ogni forma di imitazione. (n.° 2)
  • [Noi vogliamo] Esaltare ogni forma di originalità, anche se temeraria, anche se violentissima. (n.° 3)
  • [Noi vogliamo] Trarre coraggio ed orgoglio dalla facile taccia di pazzia con cui si sferzano e s'imbavagliano gl'innovatori. (n.° 4)
  • [Noi vogliamo] Considerare i critici d'arte come inutili o dannosi. (n.° 5)
  • [Noi vogliamo] Ribellarci contro la tirannia delle parole: armonia e buon gusto, espressioni troppo elastiche, con le quali si potrebbe facilmente demolire l'opera di Rembrandt, quella di Goya e quella di Rodin. (n.° 6)
  • [Noi vogliamo] Rendere e magnificare la vita odierna, incessantemente e tumultuosamente trasformata dalla scienza vittoriosa. (n.° 8)

Explicit[modifica]

Siano sepolti i morti nelle più profonde viscere della terra! Sia sgombra di mummie la soglia del futuro! Largo ai giovani, ai violenti, ai temerari!

Manifesto tecnico della pittura futurista[modifica]

Incipit[modifica]

Nel primo manifesto da noi lanciato l'8 marzo 1910 dalla ribalta del Politeama Chiarella di Torino, esprimemmo le nostre profonde nausee, i nostri fieri disprezzi, le nostre allegre ribellioni contro la volgarità, contro il mediocrismo, contro il culto fanatico e snobistico dell'antico, che soffocano l'Arte nel nostro Paese. Noi ci occupavamo allora delle relazioni che esistono fra noi e la società. Oggi invece, con questo secondo manifesto, ci stacchiamo risolutamente da ogni considerazione relativa e assurgiamo alle più alte espressioni dell'assoluto pittorico. La nostra brama di verità non può più essere appagata dalla Forma né dal Colore tradizionali!

Citazioni[modifica]

  • Il gesto per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale.
  • Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido.
  • Una figura non è mai stabile davanti a noi […] le cose in movimento si moltiplicano, si deformano.
  • I nostri corpi entrano nei divani su cui ci sediamo, e i divani entrano in noi.
  • La costruzione dei quadri è stupidamente tradizionale. I pittori ci hanno sempre mostrato cose e persone poste davanti a noi. Noi porremo lo spettatore nel centro del quadro.
  • Il dolore di un uomo è interessante, per noi, quanto quello di una lampada elettrica, che soffre, e spasima.
  • Le nostre sensazioni pittoriche non possono essere mormorate. Noi le facciamo cantare e urlare nelle nostre tele che squillano fanfare assordanti e trionfali.
  • [Noi proclamiamo] che nell'interpretazione della natura occorrono sincerità e verginità.
  • [Noi proclamiamo] che il moto e la luce distruggono la materialità dei corpi.
  • [Noi combattiamo] contro il nudo in pittura, altrettanto stucchevole ed opprimente quanto l'adulterio nella letteratura.

Explicit[modifica]

Voi ci credete pazzi. Noi siamo invece i Primitivi di una nuova sensibilità completamente trasformata. Fuori dall'atmosfera in cui viviamo noi, non sono che tenebre. Noi futuristi ascendiamo verso le vette più eccelse e più radiose, e ci proclamiamo Signori della Luce, poiché già beviamo alle vive fonti del Sole.

Bibliografia[modifica]

  • Filippo Tommaso Marinetti, Francesco Balilla Pratella; L'orgoglio italiano: Manifesto futurista, Direzione del Movimento futurista, 1915. (On-line su Archivio Gira)
  • Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini; Manifesto dei Pittori futuristi, Direzione del Movimento futurista, 11 febbraio 1910. (On-line su Irre. Toscana)
  • Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini; Manifesto tecnico della pittura futurista, Direzione del Movimento futurista, 11 aprile 1910. (On-line su Irre. Toscana)

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