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Filippo Turati

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Filippo Turati

Filippo Turati (1857 – 1932), uomo politico, giornalista e letterato italiano.

Citazioni di Filippo Turati[modifica]

  • Come sarebbe bello il socialismo senza i socialisti. (citato in Enzo Biagi, Mille camere, Mondadori)
  • La ferocia dei moralisti [...] è superata soltanto dalla loro profonda stupidità! (11 febbraio 1907, da Da Pelloux a Mussolini. Dai discorsi parlamentari, 1896-1923)
  • La sacra immortale libertà: per essa il socialismo vivrà, senza essa non sarà. (dal discorso Contro la violenza, Milano, 3 aprile 1921)
  • Le libertà sono tutte solidali. Non se ne offende una senza offenderle tutte. (dal discorso alla Camera dei Deputati, Roma, 15 luglio 1923)
  • Le carceri italiane rappresentano l'esplicazione della vendetta sociale nella forma più atroce che si sia mai avuta: noi crediamo di aver abolito la tortura, ma i nostri reclusori sono essi stessi un sistema di tortura; noi ci vantiamo di aver cancellato la pena di morte dal codice penale comune, ma la pena di morte che ammanniscono, goccia a goccia, le nostre galere è meno pietosa di quella che era data per mano del carnefice. Le nostre carceri sono fabbriche di delinquenti o scuole di perfezionamento dei malfattori.[1]
  • Ond'è che quand'anche voi aveste impiantato il partito comunista e organizzati i Soviety in Italia, se uscirete salvi dalla reazione che avrete provocata e se vorrete fare qualche cosa che sia veramente rivoluzionario, qualcosa che rimanga come elemento di società nuova, voi sarete forzati, a vostro dispetto – ma lo farete con convinzione, perché siete onesti – a ripercorrere completamente la nostra via, la via dei social-traditori di una volta; e dovrete farlo perché essa è la via del socialismo, che è il solo immortale, il solo nucleo vitale che rimane dopo queste nostre diatribe. (dal discorso tenuto in occasione della scissione dei comunisti al XVII Congresso del PSI di Livorno, 19 gennaio 1921)
  • [Sulle accuse al partito socialista di voler sabotare la I guerra mondiale] Ora noi dobbiamo respingere energicamente, sebbene con la massima serenità, questo genere di accuse... Se noi veramente ci occupassimo, in quest'ora grave, del piccolo giuoco parlamentare... se ci divertissimo a seccare il prossimo per punzecchiare il Gabinetto, faremmo cosa semplicemente idiota. E se tentassimo, con manovre parlamentari, di danneggiare la nostra guerra, ciò sarebbe insieme idiota e nefando. (7 marzo 1916, citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 631)
  • [Sulla I guerra mondiale] Proclamato l'intervento, che non fu in poter nostro di deprecare, e impegnato — sia pure ad opera di un governo o debole o fazioso, e con metodi che non saranno mai stigmatizzati abbastanza quando l'ora del giudizio verrà — impegnato ad ogni modo il paese in un'avventura che può mettere a repentaglio l'indipendenza e l'unità; noi — proclamarono, ad una voce, la Direzione, il Gruppo parlamentare, la stampa — non «saboteremo» la vostra guerra, non indeboliremo, direttamente o indirettamente, con fatti positivi, la difesa nazionale; noi concorreremo anzi, volenterosi e senza infingimenti, a lenire, a confortare tutte le piaghe e i dolori che dal disastro scenderanno; ma nessuna corresponsabilità, nessuna complicità col Governo, colle classi dirigenti, coi partiti borghesi, che vollero o che consentirono questa situazione. (da Nel secondo anniversario della loro (sic) guerra: i nostri morti, commemorazione alla «Casa del Popolo», Milano, 1916, pag. 8)
  • [Sulla I guerra mondiale] Quanto alla guerra... sentiamo il dovere elementare di non fare atto alcuno che possa indebolire il nostro paese. (da Atti Parlam., Camera dei Deputati, Legisl. XXIV, Discussioni, vol. VIII, p. 9025)
  • Si ritirino i gruppi ed i gruppetti; grondante di sangue e di lacrime, onusta di fato si affaccia e passa la Storia.[2]
  • Si vis pacem, para pacem. (discorso al parlamento, 12 giugno 1909)
  • Su fratelli, su compagne, | su, venite in fitta schiera; | sulla libera bandiera | splende il sol dell'avvenir. (dal Canto dei lavoratori)
  • Voi avete detto, onorevole Orlando: "Grappa è la nostra patria!" Orbene, ciò è per tutti noi, per tutta l'Assemblea! (citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 640)

Citazioni su Filippo Turati[modifica]

  • Filippo Turati, padre del Socialismo Italiano, personalità di grande prestigio, che ha contribuito alla crescita del movimento dei lavoratori, all'affermazione di fondamentali diritti civili e sociali e, così, a un allargamento delle basi democratiche dello stato liberale. (Sergio Mattarella)
  • Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l'italiano che manifesta in sé la più piccola traccia del vecchio pessimismo imbecille, denigratore e straccione che ha caratterizzata la vecchia Italia ormai sepolta, la vecchia Italia […] di professori pacifisti (tipo Benedetto Croce, Claudio Treves, Enrico Ferri, Filippo Turati). (Manifesti futuristi)
  • [Sulla I guerra mondiale] Quando noi pensiamo, caro Turati, che il vostro partito espelle dal suo seno coloro i quali si rendono colpevoli di appartenere ai Comitati di sussidio o ai Comitati di assistenza civile, e quando nelle vostre riunioni ufficiali e nelle vostre direzioni dite che è reato di violato socialismo anche il soccorrere i feriti e gli ammalati che tornano dalla fronte, voi incontrate responsabilità alle quali io non vorrò applicare i vostri aggettivi di idiote e nefande, ma mi limiterò a dire che, assumendole, voi interpretate assai male gli interessi stessi del socialismo. (Leonida Bissolati, da Atti Parlam., Camera dei Deputati, Legisl. XXIV, Discussioni, vol. VIII, p. 9028)
  • Turati continuò fino alle ultime sue forze a sostenere le ragioni dell'unità antifascista, e si spese per promuoverla tra gli italiani rifugiati all'estero. La sua eredità ideale, la sua testimonianza, il suo impegno, restano alle radici della nostra democrazia e sono iscritte, insieme alle tracce di altri uomini coraggiosi, nei principi della Carta costituzionale nata dalla Liberazione. Turati non ebbe la fortuna di veder il ritorno della libertà, ma contribuì a che la sua fiammella non si spegnesse negli anni bui della dittatura e per questo il Paese lo ricorda con gratitudine e riconoscenza. (Sergio Mattarella)

Note[modifica]

  1. Discorso di Filippo Turati alla Camera del 18 marzo 1904; citato da Walter Verini in Camera dei deputati della Repubblica Italiani – XVII Leglislatura – Resoconto stenografico dell'Assemblea – Seduta n. 46 del 4 luglio 2013 – Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge: Ferranti ed altri; Costa: Delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili (A.C. 331-927-A).. Roma, 4 luglio 2013.
  2. Da un discorso durante la seduta alla Camera dei Deputati del 6 giugno 1918; citato in Antonio Cottafavi, Mondo contemporaneo, Cappelli editore, 1962

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