Maurizio Nichetti

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Maurizio Nichetti

Maurizio Nichetti (1948 – vivente), attore, insegnante, produttore cinematografico, regista e sceneggiatore italiano.

Citazioni di Maurizio Nichetti[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Se un film che deve far ridere è riuscito, fa ridere e basta: e questo vale sia davanti ai bambini, come davanti agli adulti, così in America come in Russia.[1]
  • È il lavoro più serio, quello di dover far ridere il pubblico.[1]
  • [Sul confronto con Charlie Chaplin] No per carità, lui era un vero e proprio genio di un'altra epoca. Io ho solo realizzato film molto personali.[2]

Da Intervista a Maurizio Nichetti

Sagoma.com, 10 ottobre 2011.

  • Il bello della vita è che ogni periodo ti mette di fronte a delle ripartenze, a delle nuove avventure e a una reinvenzione di quello che si è fatto in precedenza.
  • La mia non è una comicità parlata, dialettale, ma punta molto di più sul piano visivo, navigando in un territorio che in Italia è poco esplorato.
  • Penso solamente che il cinema italiano non abbia valorizzato a sufficienza il filone fantastico e surreale. Diciamo che questo però non è un mio handicap, ma del mercato.
  • Rimango in qualche modo una mosca bianca e vengo considerato sempre un autore eccentrico.
  • Non c'è più il tempo per il passaparola, e solo la grande distribuzione garantisce il successo.
  • Oggi si ride per il casuale, il rubato, il fortuito, la Candid Camera.
  • Una gag costruita con mestiere è più difficile del filmato di un bambino che ride in modo buffo. Ma questo è un dato di fatto: i video più cliccati su Youtube sono quelli di tipo amatoriale e registrati per caso o quasi.
  • [Sulla ricerca delle diverse caratteristiche di percezione comica nel pubblico italiano] La scoperta era che i picchi di risata cambiavano di regione in regione e di nazione in nazione: nel Sud dell'Italia avevano presa le stesse scene che conquistavano gli spettatori del Sud Europa, e il meccanismo funzionava in maniera analoga anche per il Nord. La scoperta è interessante, perchè significa che accontentare l'intera Italia vuol dire poter soddisfare i gusti di tutta l'Europa. Invece si cerca di accontentare una sola regione del pubblico, con una comicità dialettale che sorpassa i confini regionali grazie all'immigrazione diffusa su tutto il territorio. Ma se si cercasse un linguaggio al di sopra del regionalismo, cosa assolutamente fattibile, si produrrebbero film internazionali. È tra l'altro il meccanismo che determina il successo dei film americani, che nel momento in cui riescono ad accontentare New York come Los Angeles hanno gli ingredienti per conquistare anche il resto del mondo.
  • Il teatro è per addetti ai lavori, ha un fascino speciale sia per chi lo fa che per chi lo va a vedere.

Citato in Noi Grock, quarant'anni di pura passione c'eravamo

Mariella Tanzarella, Repubblica.it, 4 aprile 2014.

  • [Sui suoi inizi professionali] I ragazzi di oggi non devono pensare di essere i più sfortunati del mondo, anche allora non c'erano soldi e si faceva fatica a trovare lavoro.
  • [Sulla nascita della compagnia teatrale Quelli di Grock] Una cantina e due latte di vernice per imbiancarla è tutto quel che avevamo ma ci bastava.
  • [Sugli anni settanta nel mondo dello spettacolo] Si poteva fare cultura senza annoiare e si poteva assistere a uno spettacolo da spettatore e non da protagonista: oggi la tv ha reso obbligatorio partecipare, essere interattivi, diventare giudici da casa, eliminare.
  • [Sulla compagnia teatrale Quelli di Grock] C'è sempre uno spirito di grande generosità, nessuno si arroga diritti superiori agli altri, le regie si firmano a turno, si fa sempre ricerca, c'è sempre passione.

Da Maurizio Nichetti e la Milano delle piroette

Intervista di Simona Ballatore, Ilgiorno.it, 14 agosto 2016.

  • Milano è piena di tutto. Negli ultimi dieci anni poi ci sono zone fantascientifiche, ma già allora accanto alle case di ringhiera di via Castillia c'erano i palazzoni, era già luogo di grattacieli.
  • [Su Milano negli anni settanta] Milano era l'isola felice della pubblicità, gli anni 70-80 erano un periodo d'oro, anche un po' esagerati. Il Politecnico, il mimo al Piccolo, le amicizie, ho potuto lavorare con Bruno Bozzetto, per citare le occasioni che Milano mi ha regalato.
  • Abitando a Milano ero abituato al cambiamento senza dover emigrare altrove.
  • [Sulla città di Milano] Il pregio e il limite è quello di essere una città complicata, eterogenea, ha il pregio di avere culture diverse e problematiche contraddizioni. A Milano ci sono state piazza Fontana, la contestazione, le bombe, è stata anche difficile da vivere, ma tutto accade prima qui. Anche Mani pulite col fenomeno delle denunce è accaduto 25 anni prima di mafia capitale.
  • [Sulla "follia" di Milano] Non per niente Ladri di biciclette è stato girato a Roma e Miracolo a Milano qui, con i barboni a cavalcioni di scope.
  • [Sui film che meglio rappresentano la città di Milano] Miracolo a Milano perché lo sento più vicino e perché dà anche la dimensione spietata della città e della povertà dignitosa, ma anche Rocco e i suoi fratelli, Lo svitato con Dario Fo. E non penso solo a film per pochi ma anche a Celentano, Renato Pozzetto.
  • Villaggio non è milanese ma viene dal Derby di Milano, che ha creato quella follia che ha fatto bene all'Italia.
  • Sono milanista purtroppo, ho paura che ci avvicineremo al business della vendita di maglietta e dei gadget. Difficile affezionarsi ai calciatori se l'anno dopo ci giochi contro. Difficile essere tifosi.

Da Autobiografia involontaria di un cineasta sognatore

Intervista di Simona Ballatore, Ilgiorno.it, 20 aprile 2017.

  • Ho sempre ritenuto inutili le autobiografie. Spesso servono a togliersi sassolini dalle scarpe, sono auto celebrative e nemmeno tanto verificabili.
  • [Sulla scrittura della sua autobiografia] Ho scritto con lo sguardo di chi ha fatto di tutto e si è pure divertito molto, raccontando le mie esperienze. Per avere valore l'autobiografia deve servire a chi la legge, che confronta i suoi ricordi; gli aneddoti sono usciti fuori così, involontariamente.
  • Non potevo immaginare che la tecnologia sarebbe arrivata così avanti. In sé non è una nemica, ma bisogna usarla in modo creativo, è la sfida di oggi.
  • [Sul suo legame con Milano] Non mi sono allontanato mai troppo, non solo da Milano ma da via Melchiorre Gioia.

Citazioni su Maurizio Nichetti[modifica]

  • Nichetti ha una precisione tremenda oltre questo suo modo di essere così semplice e strano. Molto gentile, quasi timido, però sa già bene cosa deve fare. (Edy Angelillo)

Note[modifica]

  1. a b Dall'intervista di Miriam Paola Agili, Nichetti: "Per far ridere ci vuole molto impegno", La Stampa, 14 ottobre 1991.
  2. Dall'intervista di Anna Crespi, Intervista a Maurizio Nichetti, Blog.amicidellascala.it, 22 settembre 2014.

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