Oliviero Diliberto

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Oliviero Diliberto

Oliviero Diliberto (1956 – vivente), uomo politico italiano.

Citazioni di Oliviero Diliberto[modifica]

  • Ai mercati vorrei dire che il paese con la crescita economica maggiore è la Cina comunista. (dall'intervista di Enrico Marro, Diliberto: paghiamo l'errore del '98. Ma Bertinotti ha capito la lezione, Corriere della sera, 10 agosto 2005, p. 8)
  • Berlusconi è un pazzo, pericoloso per la democrazia. (citato in Violante: "Il premier farnetica ci aspettiamo una smentita", la Repubblica, 4 settembre 2003)
  • È indispensabile andare in tv anche se personalmente non ho una particolare predilezione ad apparire, per fare vedere che siamo diversi. Io sono diverso da Berlusconi, bisogna far vedere che ci fa schifo. (citato in D. Mart., «Berlusconi ci fa schifo». Bufera su Diliberto, Corriere della sera, 15 febbraio 2007, p. 6)
  • Gli eredi, si sa, non amano le biblioteche. Non ne apprezzano il valore affettivo e culturale. Si preoccupano degli spazi, sono infastiditi dalla polvere, inorridiscono per i minuscoli abitatori dei libri. (da La biblioteca stregata, Robin, Roma 1999)
  • Il comunista è colui che è dalla parte di chi lavora. (dal programma televisivo Crozza Italia, 27 novembre 2006)
  • Il pensiero di Enrico Berlinguer è oggi più che mai attuale: la questione morale è una grande questione politica, indispensabile per trasformare la società italiana. (da un manifesto elettorale del PDCI, 2003)
  • Su Cuba la nostra posizione è diversa da quella degli alleati. Io difendo l'esperienza cubana che viene attaccata non perché c'è privazione della libertà, ma perché è un Paese che da oltre 40 anni resiste all'America. Se dovessimo discutere di tutti i dittatori che sostiene Bush, da dove dovremmo cominciare? Dalla sua stretta di mano al pakistano Pervez Musharraf ? (dall'intervista di Francesco Battistini, «Via da Nassiriya in agosto. O siamo come Berlusconi», Corriere della sera, 26 maggio 2006, p. 13)
Corsera Magazine, 21 aprile 2005
  • Vauro è come se fosse mio fratello. La sera che sono diventato ministro abbiamo festeggiato a casa mia, con le nostre mogli: una scatola di tonno e pastasciutta avanzata del giorno prima.
  • Il mio punto di riferimento era Giorgio Amendola. Sono rimasto lì. Tutti gli altri mi hanno scavalcato a destra
  • Padre funzionario della Regione, mamma insegnante al liceo. Nessuno dei due comunista. Il primo impatto con la sinistra lo ebbi nel 1969 in quarta ginnasio. Mi dettero un volantino e fu una folgorazione. Diventai segretario provinciale della Fgci.
  • Sono percepito come un comunista più ortodosso [rispetto a Fausto Bertinotti]. Anche come tratto personale.
  • Mi vesto al buio per non svegliare mia moglie. Se risulto elegante è un caso.
  • Io sono un tipo equilibrato. Quasi mai ho alzato la voce in vita mia.
  • [Riferendosi al governo Berlusconi] Ci sono tutte le avvisaglie. Un regime inedito, senza manganelli e olio di ricino. Restringimento graduale degli spazi di libertà utilizzando gli strumenti di comunicazione di massa e il progressivo abbattimento del sistema costituzionale.
  • Chi fa politica per tanti anni non può essere tanto buono. Un po' di disincanto è necessario.

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