Paolo Ruffilli

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Paolo Ruffilli (1949 – vivente), scrittore e poeta italiano.

Citazioni di Paolo Ruffilli[modifica]

  • [Su Lillo Gullo] Il demone aforistico ha fatto scoprire a Gullo quanta volontà definitoria riposasse dentro di lui e, messosi a servizio della sua vena lirica, gli ha consentito di dare forma di poesia ai tratti e ai contorni solitamente sfuggenti di cose, di atmosfere, di idee, di sensazioni... Gullo ha tutte le qualità del poeta di aforisma: prontezza puntuale e senso della situazione, incisività e gusto espressivo, misura verbale e musica efficace, riconducendo così all'unità della visione ogni oggetto mentale della sua capacità di definizione.[1]
  • [Su I colori delle stelle. L'avventura di Van Gogh e Gauguin] In questo romanzo c’è tutto Marco Goldin: la sua competenza, le sue passioni, il suo talento, non solo di conoscitore e critico d’arte, ma di scrittore. Cosa per niente secondaria, perché questo libro non è collaterale rispetto alla sua attività ma portante e autonomo, per il fatto che non dipende tanto o solo dai contenuti relativi alla materia del suo lavoro di critico e di curatore di mostre, ma dalla qualità della scrittura, di cui dirò più avanti.Non sono i contenuti a decidere della scrittura, ma esattamente il contrario, quando si parla di uno scrittore autentico e non di un esperto che mette sulla pagina il materiale delle sue ricerche. Non di un “contenitore” saggistico si tratta qui, ma di un romanzo molto raffinato, un romanzo di grande profondità, in cui si compie un’indagine straordinaria delle personalità e delle anime dei due protagonisti Van Gogh e Gauguin.[2]
  • Mi è già capitato di osservare in passato che nell'esperienza di Francesca Simonetti c'è una costante ricorrente, che è anche la cifra inconfondibile della sua poesia: un'interferenza continua del pensiero sull'immagine, che si traduce formalmente nell'andamento incalzante e nel tono discorsivo dentro l'intenzione lirica. Direi che ciò vale ancora di più nella sua nuova raccolta, questa sinfonia Per sillabe e lame, complessivamente rivelatrice dell'originale e felice capacità dell'autrice di tradurre il dato filosofico-riflessivo in immagine poetica in relazione a quello che è l'assunto della silloge, introdotta da un richiamo fulminante di Saramago a proposito della distanza minima che ci separa dalle stelle e corroborata da un breve prologo in cui si dichiara la consapevolezza che "la poesia cerca di costruire un ponte fra i due estremi", il finito e l'infinito, con il suo "narrare la realtà" che si muove verso il futuro e l'ignoto "melodiando la parola".[3]
  • [Su Renzo Francescotti] Notevole è poi in questo libro la conoscenza della natura dimostrata dall’autore, che emerge specialmente dalle citazioni di piante rare o poco note, come l’estragono, la santoreggia, la muscaria, ecc. Poesia piana quella di Renzo Francescotti, formalmente asciutta e ricca di un profondo sentire, che sempre tocca l’animo di chi le si accosta. È per questo che essa è da ritenersi autentica, come del resto la considerarono uomini di lettere di indubbio valore quali Cesare Vivaldi e Giacinto Spagnoletti, rispettivamente nelle prefazioni a Cantada disperada e a Celtica, e come dimostra il suo inserimento in importanti antologie, quali “Poesia dialettale dal Rinascimento ad oggi” (1991) e “Il pensiero dominante” (2001), entrambe edite da Garzanti.[4]

Affari di cuore[modifica]

  • Può darsi | sia un retaggio | cannibalesco | questo di mangiarsi | con gli occhi | con le mani | con la bocca e | tutto il resto. | Ma più ti mangio | e più mi metti | fame: | mi sazi l'appetito | senza che risulti | poi esaurito. | Ti voglio e | non mi stanco | di volerti, | e non mi | basta mai | averti. (Fame, p. 10)
  • Non c'è balsamo | non c'è pomata | che valga a ungere e | irrigando a dilatare, | per far passare | quello che volendo | non può entrare | È l'amore | la sola chiave | che aprendo i cuori | dilata i pori | e le fessure | fino a farne falle | passi e gole, | mentre annoda | le figure. | Non c'è limite, | non c'è barriera | e correndo | schioda ogni frontiera. (La chiave, p. 17)
  • Il cuscino | che è riverso | la coperta laggiù in fondo | ricacciata a terra | la traversa schiodata | dalla parte che serra | il lenzuolo disperso | su cui, distesa, | sei stata | schiacciata dal peso | del mio | sopra il tuo corpo... | da giorni, fuori dal mondo, | nel vuoto della tua | amatissima presenza | rimasta qui stampata | inesausto aspetto e | contemplo | la sacra sindone del letto. (Contemplazione, p. 38)
  • Che posso farti | se non amarti | per tutto quello | che ti fai fare tu da me | non solo con le mani | e io ancor di più | per tutto quello | che vuoi farmi tu: | palpare e stringere | mettere a nudo per strizzare | mordere e graffiare | e i molti altri verbi | della coniugazione in -are | come annusare | leccare succhiare | pizzicare... | che – neanche a dirlo – | hanno a che fare | coi cinque sensi | e le infinite fantasie | che riescono a innescare. (Coniugazioni, p. 40)
  • In questi giorni | la mia vita | è diventata attesa: | l'intermittenza | di vederti | prima di lontano | e poi via via | sempre più vicino, | di sfiorarti | con la mano, | di stringerti la notte | e di inseguirti | col pensiero. | Tu, luce del mio giorno | di nuovo illuminato | appartieni, lo so, | solo a te stessa | e non c'è laccio | che ti abbia conquistato, | non c'è promessa | per il prigioniero. | Eppure non m'importa | e sono tuo, è vero, | in tutto quanto faccio. | Non voglio più lavarmi | dove mi hai toccato, | non voglio più mangiare | con la bocca | che hai baciato. (Intermittenza, p. 66)

Preparativi per la partenza[modifica]

Incipit[modifica]

Il mio nome è uno dei vezzeggiativi che i romani usavano per i loro figli. Il più comune e antico, per il suo alludere al piccolo appena nato. Dunque carico della tenerezza che anche un popolo ruvido e guerriero sa esprimere, come gli animali feroci nei confronti dei propri cuccioli. È di origine romana anche il cognome, che inquadra me e la famiglia di mio padre tra i Rufi filii, i figli di Rufo. Questo antenato di pelo fulvo militava in una delle legioni che Roma teneva a presidio del confine sacro, a nord del fiume Rubicone, e si fermò dopo il servizio militare nella regione che non a caso continua a chiamarsi la Romagna, terra di mio padre e dei suoi avi. Un capostipite non troppo antico, distante quaranta generazioni appena.

Citazioni[modifica]

  • Indicandoli sulla propria testa senza girarsi, il distinto capitano commentò: "Senza rendersene conto i marinai e i montanari hanno elaborato tecniche di nodo molto simili, escogitate e perfezionate allo stesso fine, quello di ancorarsi. […]. I nodi di cordata e quelli di ormeggio perseguono gli stessi scopi: servono di arresto all'estremità di un cavo per impedire che si sfili da qualche apertura, oppure di avvolgimento per fissare una cima a un punto fermo, oppure di presa e di tenuta a formare un cappio o un anello scorsoio." E, unendo pollice e indice, con le mani mimava la catena. (da Il mare ai monti, p. 14)
  • "Noi non pensiamo mai che tutto ciò che del passato ci delizia, musica, poesia, pittura, fu concepito ed eseguito nel freddo" mi spiegò. Citò gli esempi a sostegno della sua tesi. Shakespeare scriveva intabarrato dentro spessi panni, in una gelida soffitta di Londra. Modigliani combattendo con i rigori della sua mansarda parigina si ammalò di petto. Vivaldi e Beethoven composero con in piedi sullo scaldino, i mezzi guanti alle mani e lo scialle sulle spalle […]. (da L'omino Michelin, p. 49)
  • "Ma un marinaio è il segno della contraddizione" mi spiegava, "tra la libertà senza confini sulle vie del mare e lo spazio chiuso della nave in cui sperimenta sulla propria pelle i rigori della prigionia e della tirannide. Sì, perché il marinaio persegue l'imprevisto dentro gli schemi della vita a bordo, che sono i più prevedibili nella loro rigidità. Perciò, in ogni paese e in ogni epoca, i marinai hanno sognato di essere senza padrone e di farsi pirati. In guerra contro il mondo intero, sfidando Dio e perfino il diavolo all'ombra della bandiera nera con il teschio e le ossa incrociate." (da Nell'atto di partire, p. 141)
  • [...] Dio concesse la terra agli uomini perché vi andassero errando con le loro tende e i loro animali, non perché vi costruissero case e ci abitassero mettendo radici. Un'abitazione che non sia provvisoria è subito invasa dal superfluo e noi ne diventiamo prigionieri. Un'infinità di cose ci ingombra ed eccoci trasformati senza volerlo nei custodi di un deposito. Un magazzino che ci toglie libertà di movimento e ci prosciuga l'anima. Servi delle nostre proprietà. (da Nell'atto di partire, p. 142)
  • Aveva parlato proprio come il bonzo dal colorito terreo che ripeteva ai suoi giovani allievi la regola per esercitarsi con il vuoto. Si tratta l'argilla e se ne plasma un vaso e in quello che è il suo vuoto sta l'uso del vaso. Si fanno porte e finestre per fare le stanze di una casa e in quello che è il loro vuoto sta l'uso della casa. Perciò dall'essere viene il possesso, dal non essere l'utilità. (da Nell'atto di partire, p. 145)

Explicit[modifica]

Bisogna perdersi per potersi ritrovare. Non è un cancellarsi, ma un andare oltre... Si ricordi il discorso sul vuoto. In fondo, con i nostri preparativi per la partenza, ci alleniamo al viaggio più avventuroso che ci attende: ai confini di noi stessi. Tutta la mia curiosità, glielo confesso, è concentrata ormai su quella stretta gola. Scivolando di là, l'ipotesi più attendibile per l'esperienza che ho fatto da viaggiatore è che la strada continui.

Citazioni su Paolo Ruffilli[modifica]

  • Affari di cuore: non inganni il titolo dimesso del canzoniere amoroso di Paolo Ruffilli. È fine astuzia: quel titolo è la cenere con cui il poeta-affabulatore ricopre la brace che arde sulle pagine, ossia l’esplorazione impetuosa e impietosa di una scoperta sconvolgente: la smania che hanno gli amanti di divorarsi a vicenda: Può darsi | sia un retaggio | cannibalesco, | questo di mangiarsi | con gli occhi | con le mani | con la bocca e | tutto il resto. La materia è scabrosa. Di più: uno scandalo! E non può essere che così per l’uomo di oggi ormai disavvezzo a concepire la congiunzione di due carni estranee come una dimensione del sacro. Con tutta evidenza, è lo stesso uomo che non sa più chiedersi perché Cristo, nell’offrire ai discepoli il pane spezzato e benedetto, abbia detto "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo" e non "Prendete e mangiate, questo è il mio spirito". Da lì, dunque, bisogna ripartire: dalla lezione evangelica. Che non smette di essere vera, e perciò scandalosa, laddove venga applicata al pasto amoroso. (Lillo Gullo)
  • Ho letto con crescente interesse la corposa antologia sull’amore e sulla caducità dei sentimenti di Paolo Ruffilli. Sembrano tutte storie "sbagliate" queste di Un'altra vita (Fazi Editore), incontri fugaci fra anime in pena che, nell’insensata baraonda dell’esistenza, si regalano un attimo, uno e uno solo, di intensa umanità. L’autore è riuscito a raccontare l'amore (tema di cui si è fatto e si fa abuso smodato) attraverso una serie di incontri tutti verosimili e tuttavia tutti singolari. Lasciando il lettore nella certezza di non aver esaurito il "catalogo" delle possibili combinazioni. Dei possibili intrecci. Come se questa sua profonda conoscenza del tema lo legittimi a continuare a narrarlo ancora all’infinito. E sempre in modo nuovo. Tenendo ben desta la nostra curiosità. Ho anche molto apprezzato l’aver dedicato ogni racconto ad un suo (nostro!) Nume Tutelare. Non per vezzo letterario (la sua voce è così sua, è così poetica, da non potersi piegare all’emulazione o al ricalco) né per una dannosa foga citazionista. È – così l’ho interpretato – un ricambiare un dono ricevuto con un suo dono. Un gesto di profonda sentita riconoscenza. E in quelle ore di lavoro, ne sono certo, sia Emily Dickinson che Hermann Hesse (e così tutti gli altri) si sono fermati, soddisfatti, al suo fianco. (Pupi Avati)

Note[modifica]

  1. Da Essenze di pensiero, Prefazione a Lillo Gullo, Pensieri di legno, xilografie di Remo Wolf, Nicolodi, Rovereto (TN), 2002. ISBN 88-8447-044-7
  2. Dalla recensione a Marco Goldin, I colori delle stelle. L'avventura di Van Gogh e Gauguin, Solferino, Milano, 2018. ISBN 9788828201427
  3. Dalla Prefazione a Francesca Simonetti, Per sillabe e lame, Edizioni del Leone, Spinea (VE), 2013. ISBN 9788873143772
  4. Dalla Prefazione a Renzo Francescotti, Iris, Illustrazioni di Annamaria Rossi Zen, Edizioni del Leone, Spinea (VE), 2004. ISBn 8873141013

Bibliografia[modifica]

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