Patrick Leigh Fermor

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Patrick Leigh Fermor

Patrick Leigh Fermor (1915 – 2011), scrittore britannico.

Mani. Viaggi nel Peloponneso[modifica]

  • [...] Guardai spegnersi il grande incendio in un acconcio stato d'animo di malinconia da tramonto, questa afflizione delle genti nordiche nel Mediterraneo. Sonnenuntergangstraurigkeit! Era una sensazione improvvisa di esilio e estraneità e della sconfinatezza della storia, che lasciava quei manioti indenni. (da Nell'alto Mani, p. 101)
  • Una magica pace vive nelle rovine dei templi greci. Il viaggiatore si adagia tra i capitelli caduti e lascia passare le ore, e l'incantesimo gli vuota la mente di ansie e pensieri molesti e a poco a poco la riempie, come un vaso che sia stato lavato e raschiato, di un'estasi tranquilla. Quasi tutto ciò che è accaduto svanisce in un limbo d'ombre e di futilità ed è sostituito pianamente da un senso di semplicità luminosa e di calma che scioglie tutti i nodi e risolve tutti gli enigmi e sembra mormorare, benigno e suadente, che la vita, a lasciarla svolgere senza impacci e costrizioni e ricerche di soluzioni aliene, potrebbe essere illimitatamente felice. (da Cambiamento e decadenza. I galli del Matapan., p. 154)
  • [...] il sole era già alto nello sconfinato cielo greco: un cielo più alto, più leggero, che ti circonda più da vicino e si stende più in là nello spazio che in qualunque altro luogo del mondo. Non intimidisce, non sminuisce, ma è ospitale e accogliente per l'uomo, suo elemento non meno della terra; e pare che solo un errore di gravità inchiodi l'uomo alle rocce e al ponte della nave e gli impedisca di essere assunto nell'infinito. (da L'entrata nell'Ade, p. 164)
  • [...] «Dia na perasome tin ora... per passare il tempo...». Quanto spesso si sente questa frase in Grecia! È la parola chiave di ore incantevoli come quella mattina o di lunghi malinconici momenti di tedio; esprime tutto il problema di come riempire il lungo intervallo tra adesso e la tomba. (da Conversazione a Lagia: Cipro e la Signora Gladstone, p. 255)
  • [Le icone] Sono, in effetti, ideogrammi. Il loro legame con carne e sangue è talmente esiguo, che è quasi un caso che la notazione sia, nel suo modo molto rarefatto, antropomorfica. Sono, si potrebbe dire, dorate e illuminate radici cubiche del Logos. (da Icone, p. 271)
  • Se Giustiniano I aveva sperato, chiudendo le scuole filosofiche di Atene, di spegnere il pensiero speculativo del mondo precristiano, la sua fu una speranza vana. L'ellenista Michele Psello, durante una di queste ricorrenti rinascite, indica la temperie spirituale quando parla di «rubare all'intelligenza la qualità incorporea delle cose e percepire la luce nel corpo del Sole». L'aura è silenziosa, immobile e di una distanza stratosferica dalle comuni passioni umane. (da Icone, p. 283)

Bibliografia[modifica]

  • Patrick Leigh Fermor, Mani. Viaggi nel Peloponneso, traduzione di Franco Salvatorelli, Adelphi Edizioni, Milano, 2004. ISBN 8845918831

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