Paul Klee

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Paul Klee, 1911

Paul Klee (1879 – 1940), pittore tedesco.

Citazioni di Paul Klee[modifica]

  • L'occhio segue le vie che nell'opera gli sono state disposte.[1]
  • Missione dell'artista è di penetrare, nei limiti del possibile, il terreno segreto nel quale si determina lo sviluppo delle leggi originarie. Quale artista non vorrebbe afferrare l'organo centrale di tutto il movimento spazio-temporale (si tratti del cuore o del cervello della creazione), dal quale tutte le funzioni derivano la loro vita? Nel grembo della natura, nel terreno originale della creazione, dove è nascosta la chiave di tutte le cose? [...] Il nostro cuore che batte ci guida verso l'interiorità profonda, verso il terreno originario.[2]
  • Nessuno si riconosce in noi e noi siamo avulsi da tutti.[3]

Diari 1898-1918[modifica]

  • Nell'al di qua non mi si può afferrare. Ho la mia dimora tanto tra i morti quanto tra i non nati. Più vicino del consueto al cuore della creazione, ma ancora non abbastanza vicino. (§ 179, p. 57)[4]
  • [Sul porto di Genova] Del mare avevo un'idea approssimativa, non però della vita in un porto. Vagoni ferroviari, minacciose gru a vapore, carichi di merce e uomini lungo argini di solida muratura, funi da scavalcare. Sfuggire ai barcaioli: «Giro del porto, panorama della città!», «Le navi da guerra americane!», «I fari!», «Il mare!». Sedersi sui grossi cavi di ferro. Clima insolito. Piroscafi da Liverpool, Marsiglia, Brema, la Spagna, la Grecia, l'America. Rispetto per la grandezza del globo terrestre. Centinaia di vapori accanto a innumerevoli vaporetti, velieri, rimorchiatori. E gli uomini, poi? le figure più strane, col fez. Qui, sugli argini, emigranti, italiani del Sud, accoccolati al sole (come lumache), gesticolare da scimmie, madri con lattanti al petto, i bambini più grandicelli che giocano e si bisticciano. Un vivandiere si fa largo con un recipiente fumante di «frutti di mare». Colpisce l'odore d'olio e di fumo. Donde proviene? Poi gli scaricatori di carbone, belle figure robuste, il torso nudo, agili e veloci, col carico in groppa (in testa un fazzoletto, a riparo dei capelli), sulla lunga passerella su al magazzino, per la pesatura. Poi, liberi, per un'altra passerella giù al piroscafo, dove è pronta un'altra cesta piena. Così in incessante giro, uomini abbronzati dal sole, neri di carbone, rudi, sprezzanti. Lì un pescatore. L'acqua schifosa non può contenere nulla di buono. Non pesca nulla, e neppure gli altri. Gli arnesi: una corda, con un sasso attaccato, una zampa di gallina, un mollusco.
    Sugli argini case e magazzini. Un mondo a sé. Noi semplici oziosi. Eppure fatichiamo, almeno con le gambe. (Diario italiano (ottobre 1901-maggio 1902), § 278-79, pp. 63-64)
  • [Su Genova] Case alte, fino a tredici piani, vie strettissime nella città vecchia, fresche e maleodoranti, di sera una fitta folla, durante il giorno quasi solo bambini. I loro panni sventolano come bandiere di una città in festa. Cordicelle tese da una finestra a quella di fronte. Durante la giornata sole pungente in quelle viuzze, riflessi metallici del mare, dovunque una luce abbagliante. Con tutto questo, le note di un organetto, un mestiere pittoresco. Attorno bambini che ballano. Il teatro nella realtà. Ho portato molta malinconia oltre il San Gottardo. Dioniso non ha effetti semplici su di me. (Diario italiano (ottobre 1901-maggio 1902), § 280, p. 64)
  • Il viaggio per mare è stato un avvenimento. Come andava gradatamente sparendo lontano, la grande Genova notturna, disseminata di luci, assorbita dal chiaro di luna, così come un sogno trapassa in un altro! (Diario italiano (ottobre 1901-maggio 1902), § 282, p. 65)
  • Come un sogno Genova si sprofonda nel mare. Sono morto per questo mondo, dileguato con l'ultima luce? Oh, fosse così! Sarebbe possibile? (Diario italiano (ottobre 1901-maggio 1902), § 283, p. 65)
  • L'iniziale disorientamento di fronte alla natura si spiega con ciò, che si comincia con lo scorgerne soltanto le ultime ramificazioni, senza risalire alla radice. Una volta però che uno se ne sia reso conto, può riconoscere anche nella più lontana fogliolina la manifestazione dell'unica legge che regola il tutto e trarne vantaggio. (§ 536, p. 151)
  • Veduto Leonardo non si pensa più alla possibilità di fare molti progressi. (§ 649, p. 187)
  • Un senso di conforto penetra profondo in me, mi sento sicuro, non provo stanchezza. Il colore mi possiede. Non ho bisogno di tentare di afferrarlo. Mi possiede per sempre, lo sento. Quest'è il senso dell'ora felice: io e il colore siamo tutt'uno. Sono pittore. (§ 926 o, p. 301)
  • Già da molto tempo ho in me questa guerra. Perciò essa non tocca il mio intimo. Per aprirmi un varco fra le macerie, era necessario volare. E volato ho infatti. In quel mondo in rovina vivo ancora soltanto nel ricordo, siccome capita di pensare al passato. Perciò sono 'astratto nei ricordi'. (§ 952)[5]
  • Io non amo con terrena cordialità né gli animali né alcun altro essere inferiore. Non mi chino sino a loro, né li elevo a me. Mi dissolvo piuttosto prima del tutto e mi metto poi su un livello di parità col prossimo, con tutto quanto mi circonda di terreno. (§ 1008, p. 351)

Teoria della forma e della figurazione[modifica]

  • L'arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile. (p. 76)
  • L'arte è una similitudine della creazione. (p. 79)
  • Il padre di ogni telearma o proiettile, e dunque anche della freccia, fu il pensiero: come posso aumentare la portata dei miei mezzi per giungere al di là di questo fiume, di questo lago, di questa montagna?
    A esso e a tutti i suoi figli è comune la linearità del movimento e il rapporto tra la lunghezza del percorso e il corpo del proiettile. Il padre è dunque tutto spirito, pura idea, puro pensiero: può muoversi secondo una retta matematica, indipendente da qualunque ostacolo, anche dall'attrito, in quanto incorporeo, senza nessun problema di lunghezza, finito oppure infinito. Questa capacità dell'uomo di spaziare a piacimento, con lo spirito, nel terreno e nel sovraterreno, in antitesi con la sua impotenza fisica, costituisce la più profonda tragedia umana: la tragedia della spiritualità. La conseguenza di questo coesistere d'impotenza corporea e mobilità psichica è la dicotomia dell'essere umano.
    L'uomo è per metà prigioniero, per metà alato; ognuna delle due parti, in cui è lacerato il suo essere, accorgendosi dell'altra, prende coscienza della propria tragica incompiutezza. (p. 407)

Citazioni su Paul Klee[modifica]

  • C'è un quadro di Klee che s'intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l'infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo progresso, è questa tempesta. (Walter Benjamin)
  • Sulla pietra tombale di Klee, a Basilea, è incisa una frase tratta dal suo diario: «In questo mondo io sono del tutto incomprensibile. Perché vivo in uguale misura con i morti e con quelli che non sono ancora nati». Scrisse che l'arte trascende l'oggetto, sia quello reale sia quello immaginario. Più d'ogni altro scrittore modernista intuì che i simboli e i messaggi dell'arte non avrebbero trovato un pubblico in grado di recepirne il significato. E in una conferenza tenuta nel 1924 ma pubblicata postuma («Sull'arte moderna»), pronunziò parole dettate da un profondo pessimismo: Uns trägt kein Volk («Nessuno si riconosce in noi e noi siamo avulsi da tutti»). Il dilemma dell'arte moderna è più manifesto nell'opera sua che in quella di qualsiasi altro pittore. (Walter Laqueur)

Note[modifica]

  1. Da Pädagogisches Skizzenbuch; citato in Georges Perec, La vita istruzioni per l'uso, traduzione di Daniella Selvatico Estense, Rizzoli, Milano, 2012. ISBN 9788858640326
  2. Citato in Aniela Jaffé, Il simbolismo nelle arti figurative, in Carl Gustav Jung, L'uomo e i suoi simboli, traduzione di Roberto Tettucci, TEA, 2004, p. 252. ISBN 9788850205523
  3. Da Sull'arte moderna, citato in Walter Laqueur, La Repubblica di Weimar, traduzione di Lydia Magliano, Rizzoli, Milano, 1977, p. 218.
  4. Epitaffio sulla sua tomba a Berna (Cfr. immagine).
  5. Citato in Giuseppe Di Giacomo, Introduzione a Klee, Laterza, Roma-Bari, 2015.

Bibliografia[modifica]

  • Paul Klee, Diari 1898-1918, traduzione di Alfredo Foelkel, Il Saggiatore, Milano, 2010. ISBN 9788856501667
  • Paul Klee, Teoria della forma e della figurazione, a cura di Mario Spagnol e Richard Sapper, traduzione di Mario Spagnol e Francesco Saba Sardi, Feltrinelli, Milano, 1984. ISBN 88-07-20001-5

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