Carl Gustav Jung

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Ritratto di Carl Gustav Jung

Carl Gustav Jung (1875 – 1961), psichiatra e psicoterapeuta svizzero.

Citazioni di Jung[modifica]

  • [Affermava di sentirsi diviso in due] Da una parte il buon padre di famiglia e stimato medico, dall'altra una sorta di sciamano che lottava con i blocchi della coscienza. (citato in Il venerdì di Repubblica, 23 ottobre 2009)
  • Distinguo quindi fra l'Io e il Sé, in quanto l'Io è solo il soggetto della mia coscienza, mentre il è il soggetto della mia psiche totale, quindi anche quella inconscia [...]. Nelle fantasie inconsce il Sé appare spesso come una personalità di grado superiore o ideale: così Faust in Goethe e Zarathustra in Nietzsche. (da Tipi psicologici)
  • La mia vita è la storia di un'autorealizzazione dell'inconscio. (da Ricordi, sogni, riflessioni)
  • La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell'universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell'anima. (da Ricordi, sogni, riflessioni)
  • La Persona è il modo in cui il soggetto è visto dal mondo. L'Anima [...] come viene vista dall'inconscio collettivo. (da La struttura dell'incosncio)
  • La scarpa che sta bene ad una persona sta stretta a un'altra: non c'è una ricetta di vita che vada bene per tutti. (da L'uomo moderno alla ricerca dell'anima)
  • La società è organizzata non tanto dalla legge quanto dalla tendenza all'imitazione. (da La struttura dell'inconscio)
  • Le forze eruttate dalla psiche collettiva portano confusione e cecità mentale. (da La psicologia dell'inconscio, Newton Compton)
  • Ma, nello studiare la filosofia delle Upanishad, in noi cresce l'impressione che il completamento di questo percorso non è proprio il più semplice dei compiti. La nostra arroganza occidentale verso queste intuizioni del pensiero indiano è un segno della nostra barbara natura, che non ha il più remoto sentore della sua straordinaria profondità e sorprendente accuratezza psicologica. Siamo ancora così ignoranti che abbiamo effettivamente bisogno di leggi dall'esterno, e di una tavola della legge o di un Padre sopra, per mostrarci ciò che è buono e ciò che è giusto fare. E dato che siamo ancora barbari, qualsiasi fiducia nella natura umana ci sembra un naturalismo pericoloso e immorale. Perché questo? Perché sotto la sottile patina della cultura barbara, la belva selvaggia è pronta all'agguato, giustificando ampiamente la sua paura.
But, as we study the philosophy of the Upanishads, the impression grows on us that the attainment of this path is not exactly the simplest of tasks. Our Western superciliousness in the face of these Indian insights is a mark of our barbarian nature, which has not the remotest inkling of their extraordinary depth and astonishing psychological accuracy. We are still so uneducated that we actually need laws from without, and a task-master or Father above, to show us what is good and the right thing to do. And because we are still such barbarians, any trust in human nature seems to us a dangerous and unethical naturalism. Why is this? Because under the barbarian's thin veneer of culture the wild beast lurks in readiness, amply justifying his fear. (da C. G. Jung, Psychological Types, p. 213, Routledge 1971 (reprinted 1999); citato in A Tribute to Hinduism)
  • Non è affatto vero che io provenga esclusivamente da Freud. La mia impostazione scientifica e la teoria dei complessi precedono il mio incontro con Freud. I maestri che mi hanno influenzato in maggior misura sono Bleuer, Pierre Janet e Théodore Flournoy. (da Archivio Jung, Zurigo; citato in Libro rosso. Liber Novus, p. 197-a)
  • Non si può invertire il giro della ruota e tornare a credere per forza ciò «di cui si sa che non è». Ma si può provare a render conto del significato dei simboli. (citato in Piergiorgio Odifreddi, Il Vangelo secondo la Scienza. Le religioni alla prova del nove, Einaudi, 2008.)
  • Secondo me il primo dovere dello psicologo scientifico sta nel mantenersi aderente ai fatti vitali della psiche, nell'osservare con esattezza questi fatti, aprendosi in tal modo a quelle esperienze più profonde delle quali non ha assolutamente conoscenza. (da La psicologia dell'inconscio, Newton Compton)
  • Tutto ciò che ci irrita negli altri può portarci a capire noi stessi. (citato in Selezione dal Reader's Digest, Marzo 1985)
  • Tutto ciò, che ho appreso nella vita, mi ha portato passo dopo passo alla convinzione incrollabile dell'esistenza di Dio. Io credo soltanto in ciò che so per esperienza. Questo mette fuori campo la fede. Dunque io non credo all'esistenza di Dio per fede: io so che Dio esiste. (da Jung parla)

Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti (1902)[modifica]

Incipit[modifica]

Nel vasto ambito delle menomazioni psicopatiche, dal quale la scienza ha isolato i quadri clinici dell'epilessia, dell'isteria e della nevrastenia, si trovano osservazioni sparse su taluni rari stati di coscienza sul cui significato gli autori non sono ancora d'accordo. Queste osservazioni compaiono sporadicamente nella letteratura sulla narcolessia, sulla letargia, l'automatisme ambulatoire, l'amnesia periodica, gli stati sognanti patologici, la menzogna patologica, ecc.
[Carl Gustav Jung, Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti; in Inconscio, occultismo e magia, traduzione di Celso Balducci, Newton Compton editori, 1985]

Citazioni[modifica]

  • Dunque, al tempo in cui la conobbi, S.W. conduceva una vita straordinariamente contraddittoria, una vera e propria «doppia» vita, con due personalità coesistenti, ovvero alternanti, ciascuna delle quali lottava per il sopravvento. Ora fornirò alcuni tra i particolari più interessanti delle sedute in ordine cronologico. (p. 66; 1985)
  • Nei suoi viaggi non vedeva i luoghi attraverso cui passava in fretta. Aveva la sensazione di fluttuare e gli spiriti la avvertivano quando era arrivata a destinazione. Allora, di solito, vedeva soltanto il volto e la parte superiore della persona cui voleva presentarsi o che voleva visitare. (p. 77; 1985)
  • La domanda «Chi è che agisce? Chi è che parla?» assume il ruolo di una suggestione intesa alla sintesi di una personalità inconscia che non tarderà a manifestarsi. Inoltre nella mente del soggetto comparirà un nome, dotato in genere di un'intensa carica emotiva, e così lo sdoppiamento della personalità sarà completo. I resoconti, che qui seguono, presi dalla letteratura, dimostrano che questa sintesi è quanto mai casuale e fortuita. (p. 97; 1985)
  • Anche in altri visionari si è osservato questo meccanismo di formazione delle allucinazioni: Giovanna d'Arco vide innanzi tutto una nube luminosa dalla quale, poco dopo, uscirono San Michele, Santa Caterina e Santa Margherita. Swedenborg vide, per un'ora di seguito, solo sfere luminose e fuochi risplendenti. (p. 107; 1985)
  • Uno studente, che vedeva di frequente delle apparizioni, disse: «Quando vengono le apparizioni, inizialmente vedo solo delle masse luminose e, nel contempo, sento nelle orecchie un cupo rombo, ma, poco dopo, queste immagini informi si trasformano in figure ben distinguibili». (p. 107; 1985)
  • Come già abbiamo ricordato, non i sonnambuli soltanto ma anche moltissimi individui normali riescono a indovinare, dai movimenti di tremore, serie di pensieri alquanto lunghe, purché non troppo complicate. Questi esperimenti sono, in un certo senso, il prototipo di quei casi più rari, ma infinitamente più stupefacenti, di intuizione, che talora si osservano in sonnambuli. Zschokke ha dimostrato, mediante autoanalisi, che questi fenomeni non si osservano soltanto nei sonnambuli, ma anche in soggetti non affetti da sonnambulismo. (p. 137; 1985)

La libido, simboli e trasformazioni (1912)[modifica]

  • Con la sua rimozione della sessualità manifesta, il Cristianesimo è il negativo dell'antico culto sessuale. (p. 207; 2006)
  • Certo si parla sempre dell'uomo pio che, mai scosso nella sua fede in Dio, va per il mondo imperterrito e beato: io però non ho ancora mai visto questo al-Hadir. Egli potrebbe non essere altro che un personaggio creato dal desiderio. La regola è la grande insicurezza dei credenti, che essi cercano di coprire in sé stessi e negli altri con grida fanatiche, e inoltre il dubbio religioso, l'incertezza morale, il dubitare della propria personalità, il senso di colpa e, in primo luogo, la grande paura nei confronti dell'altro lato della realtà, contro la quale anche gli uomini più intelligenti devono lottare con tutte le loro forze. (p. 210; 2006)
  • Il serpente rappresenta la libido che si introverte. Attraverso l'introversione si viene fecondati da Dio, ispirati, ri-procreati e rigenerati. (p. 331; 2006)

Importanza dell'inconscio in psicopatologia (1914)[modifica]

Incipit[modifica]

  • Se diciamo che una data cosa è «inconscia» non dobbiamo dimenticare che, sotto l'aspetto della funzionalità cerebrale, può essere inconscia per noi in due modi: fisiologicamente e psicologicamente. Tratterò l'argomento esclusivamente sotto questo secondo punto di vista.
    [Carl Gustav Jung, Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti; in Inconscio, occultismo e magia, traduzione di Celso Balducci, Newton Compton editori, 1985]

Citazioni[modifica]

  • Nell'inconscio si trovano tutti quei fatti psichici che non possiedono un'intensità sufficiente a far loro oltrepassare la soglia che separa l'inconscio dalla coscienza. In effetti essi permangono al di sotto della superficie della coscienza assumendo caratteristiche subliminali. (p. 143; 1985)
  • Nell'individuo normale la funzione principale dell'inconscio consiste nel realizzare una compensazione e ristabilire un equilibrio. (p. 146; 1985)
  • Inoltre dobbiamo essere grati a Freud per averci fatto rilevare l'importanza dei sogni. (p. 146; 1985)
  • Tutti coloro che passano dal protestantesimo al cattolicesimo tendono ad essere piuttosto fanatici. Il loro protestantesimo non è stato ripudiato integralmente, ma si è solamente inabissato nell'inconscio ove è costantemente al lavoro come controstimolo al cattolicesimo di nuova acquisizione. Quindi, il neofita sente il dovere di difendere fanaticamente la fede che ha abbracciato. Nel paranoico abbiamo esattamente la stessa condizione: egli si sente costretto a difendersi contro ogni critica esterna perché il suo sistema delirante è fortemente attaccato all'interno. (p. 149; 1985)

La struttura dell'inconscio (1916)[modifica]

Incipit[modifica]

Dal tempo in cui le nostre opinioni si sono differenziate da quelle della scuola viennese a proposito del principio informatore della psicoanalisi – cioè se si tratta di sessualità o semplicemente di energia – i nostri concetti hanno subìto una considerevole evoluzione. Dopo che si poté eliminare il pregiudizio su questo principio, ammettendone uno puramente astratto, di cui non avevamo stabilito a priori la natura, i nostri interessi si focalizzarono sul concetto di inconscio.
[Carl Gustav Jung, La struttura dell'inconscio; in La psicologia dell'inconscio, traduzioni di Marco Cucchiarelli e Celso Balducci, Newton Compton editori, 1997]

Citazioni[modifica]

  • Chiunque avanzi sul cammino dall'autorealizzazione deve inevitabilmente riportare alla coscienza i contenuti del suo inconscio personale, allargando in tal modo in grande misura il campo della sua personalità. (p. 109; 1997)
  • Come l'individuo non è assolutamente un essere unico e separato dagli altri, ma è anche un essere sociale, così la psiche umana non è un fenomeno chiuso in sé e meramente individuale, ma è anche un fenomeno collettivo. (p. 110; 1997)
  • Il primitivo si identitica ancora, in maggiore o minor misura, con la psiche collettiva e per tal ragione è equamente partecipe delle virtù e dei vizi di tutti senza alcuna attribuzione personale e senza contraddizione interiore. La contraddizione insorge soltanto quando si inizia lo sviluppo della mente personale e quando la ragione scopre l'inconciliabilità dei contrari. Conseguenza di questa scoperta è il conflitto della rimozione. Noi vogliamo essere buoni e quindi vogliamo sopprimere il male e con questo finisce il paradiso della psiche collettiva. (p. 112; 1997)
  • La rimozione della psiche collettiva è stata assolutamente necessaria per lo sviluppo della personalità, dato che psicologia collettiva e psicologia personale entro certi limiti si negano reciprocamente. La storia ci insegna che tutte le volte che un atteggiamento psicologico assume valore collettivo, cominciano a pullulare gli scismi. Il fenomeno assume la massima evidenza nella storia delle religioni. Un atteggiamento collettivo, anche se necessario, rappresenta sempre una minaccia per l'individuo. (p. 112; 1997)
  • Per esempio, non vi è dubbio che i simbolismi arcaici, che ricorrono di frequente nelle fantasie e nei sogni, sono elementi collettivi. Tutti gli istinti fondamentali e le modalità elementari del pensiero sono collettive. Tutte le cose che gli uomini concordano nel considerare come universali sono collettive, come pure è collettivo tutto ciò che è capito, osservato, detto e fatto da tutti. Uno studio più approfondito ci lascerà sempre stupiti nel constatare quanta parte della cosiddetta psicologia individuale è in realtà collettiva. Una così grande parte, infatti, che le caratteristiche individuali ne rimangono totalmente oscurate. (p. 114; 1997)
  • Quando analizziamo la persona le strappiamo la maschera e scopriamo che quello che sembrava individuale, alla base è collettivo. (p. 116; 1997)
  • Chiunque si identifichi con la psiche collettiva o, in termini mitologici, si lasci divorare dal mostro, e si annichilisca in esso, arriva al tesoro vigilato dal drago, ma vi arriva contro la sua volontà e con tutto danno per se stesso. (p. 121; 1997)
  • Nessuno cede alla suggestione a meno che non desideri, nel profondo del suo cuore, conformarsi ad essa. (p. 127; 1997)
  • Quindi né il medico né il paziente devono cullarsi nella speranza che l'analisi da sola basti ad eliminare la nevrosi. Sarebbe un inganno e un'illusione. In fin dei conti è sempre il fattore morale che opera la scelta tra malattia e salute. (p. 128; 1997)

La psicologia dei processi inconsci (1917)[modifica]

Incipit[modifica]

Come tutte le scienze, anche la psicologia ha attraversato un periodo scolastico-filosofico che in parte dura ancora, ai nostri giorni. A questo tipo di psicologia filosofica va mosso il rimprovero di decidere ex catedra come debba essere l'anima e quali caratteristiche le debbano spettare nella vita terrena e in quella ultraterrena. Lo spirito dello studio moderno della natura ha in gran parte sgombrato il campo da queste fantasie e le ha sostituite con un metodo empirico esatto. Da ciò è nata l'attuale psicologia sperimentale o «psicofisiologia», come dicono i francesi.
[Carl Gustav Jung, La psicologia dei processi inconsci; in La psicologia dell'inconscio, traduzioni di Marco Cucchiarelli e Celso Balducci, Newton Compton editori, 1997]

Citazioni[modifica]

  • La teoria del trauma è stata perciò accantonata perché antiquata, infatti avendo compreso che la radice delle nevrosi non è il trauma, bensì il conflitto erotico nascosto, il trauma perde la sua importanza patogena. (p. 25; 1997)
  • La psicoanalisi intesa come tecnica terapeutica consta essenzialmente di numerose analisi dei sogni, poiché i sogni portano successivamente a galla, nel corso del trattamento, i contenuti dell'inconscio per esporli alla forza disinfettante della luce del giorno, riscoprendo anche elementi importanti creduti perduti. (p. 31; 1997)
  • Evidentemente Nietzsche paria di questo secondo istinto, cioè della volontà di potenza. Tutto ciò che è istintuale deriva per lui dalla volontà di potenza: un grandissimo errore, un equivoco della biologia, uno sbaglio della sua natura nevrotica decadente, se lo si considera dal punto di vista della psicologia sessuale freudiana. (p. 37; 1997)
  • Arriviamo ora al problema del vedere, o per meglio dire, dei diversi occhiali coi quali si osserva il mondo. Non è ammissibile considerare impropria una vita come quella di Nietzsche, vissuta con rara coerenza fino alle sue fatali conseguenze, seguendo l'istinto di potenza che ne è alla base, [...]. (p. 37; 1997)
  • Il transfert in sé non è altro che una proiezione di contenuti inconsci. (p. 58; 1997)
  • In ogni singola persona ci sono, oltre alle reminiscenze personali, le grandi immagini «originarie», come le ha definite appropriatamente Jakob Burckhardt, cioè le possibilità dell'immaginazione umana ereditate, com'è da sempre, nella struttura del cervello. Il dato di fatto di questa eredità spiega anche il fenomeno veramente incredibile che certi materiali e motivi leggendari si presentino in tutto il mondo in forme uguali. Spiega anche come i nostri malati di mente possano riprodurre esattamente le stesse immagini e gli stessi contesti che noi conosciamo dai testi antichi. (p. 60; 1997)
  • Questo concetto-forza è anche la prima formulazione del concetto di Dio presso i popoli primitivi. L'immagine si è sviluppata in sempre nuove forme nel corso della storia. Nell'Antico Testamento la forza magica splende nel pruno fiammeggiante e al cospetto di Mosè, nei Vangeli proviene dal cielo nella discesa dello Spirito Santo sotto forma di lingue di fuoco. In Eraclito appare sotto forma di energia del mondo, come «fuoco perenne»; in persiano è lo splendore del fuoco dell'haoma, la grazia divina, negli stoici è il calore originario, la forza del destino. Nella leggenda medievale appare come aura, o aureola, e divampa sotto forma d'un'alta fiamma sul tetto della capanna in cui il santo giace in estasi. Nelle loro visioni i santi vedono questa forza come un sole, come pienezza di luce. (p. 63; 1997)
  • Il vecchio Eraclito, che era veramente un grande saggio, ha scoperto la più portentosa di tutte le leggi psicologiche, cioè la funzione regolatrice dei contrari. L'ha definita enantiodromia, il convergere l'uno verso l'altro, con la qual cosa intendeva che tutto sfocia nel suo contrario. (p. 65; 1997)
  • L'irrazionale non deve e non non può essere estirpato. Gli dèi non possono e non devono morire. Guai agli uomini che vogliono disinfettare razionalmente il cielo, Dio stesso è penetrato in loro perché non hanno riconosciuto l'esistenza della sua funzione. (p. 65; 1997)
  • In questo modo è risolto il problema di Scilla e Cariddi, di cui ho parlato in precedenza. Il paziente deve imparare a distinguere nelle sue idee ciò che è Io da ciò che è non-Io, cioè psiche collettiva o inconscio assoluto. Ottiene così il materiale con cui da questo momento in poi si dovrà confrontare per un lungo periodo. (p. 65; 1997)
  • L'inconscio collettivo è il precipitato di tutte le esperienze mondiali di ogni epoca, è quindi un'immagine del mondo che si è venuta formando nel corso di eoni. In questa immagine si sono delineati nel corso del tempo determinati tratti, i cosiddetti dominanti. Questi dominanti rappresentano i dominatori, gli dèi, sono cioè immagini dileggi e principi dominanti, i quali si ripresentano con regolarità media nei fluire delle immagini che il cervello ha assorbito dal fluire dei processi secolari. (p. 80; 1997)
  • Uno dei dominanti che si incontra quasi regolarmente nell'analisi di proiezioni di contenuti collettivi-inconsci è il «demone magico» che esercita un effetto prevalentemente inquietante. […] L'immagine di questo demone è il gradino più basso e più antico del concetto di dio. (p. 82; 1997)
  • I contenuti dell'inconscio assoluto non sono solo residui di funzioni arcaiche specificamente umane, bensì anche residui di funzioni degli antenati animaleschi dell'uomo, la cui durata è stata infinitamente maggiore dell'epoca relativamente breve che riguarda l'esistenza specificamente umana. Questi residui, se attivi, sono quanto mai adatti non solo a bloccare il progresso dell'evoluzione, ma a portare ad una regressione, finché non è consumata la quantità di energia che l'inconscio assoluto ha attivato. (p. 83; 1997)

Explicit[modifica]

Il lettore si deve abituare all'idea che il nostro tipo di psicologia ha un aspetto del tutto pratico e un aspetto del tutto teorico. Non è soltanto un metodo di trattamento pratico o educativo, bensì anche una scienza teorica che ha attivi rapporti con le altre scienze a lei vicine.
[Carl Gustav Jung, La psicologia dei processi inconsci; in La psicologia dell'inconscio, traduzioni di Marco Cucchiarelli e Celso Balducci, Newton Compton editori, 1997]

L'inconscio (1918)[modifica]

Jung nel 1912

Incipit[modifica]

Il termine «inconscio» assume per l'orecchio del profano un senso alquanto metafisico e misterioso. Questa caratteristica, che si collega alla concezione di inconscio nel suo insieme, nasce soprattutto dal fatto che il termine fu introdotto nel linguaggio ordinario per indicare un'entità metafisica.
[Carl Gustav Jung, L'inconscio; in La psicologia dell'inconscio, traduzioni di Marco Cucchiarelli e Celso Balducci, Newton Compton editori, 1997]

Citazioni[modifica]

  • Questo processo, per cui un desiderio inammissibile diventa inconscio, è chiamato rimozione, che deve essere tenuta distinta dalla repressione, quest'ultima presupponendo che il desiderio sia rimasto cosciente. (p. 137; 1997)
  • Tutto questo materiale forma l'inconscio personale. Lo definiamo personale perché consiste interamente di acquisizioni derivanti dalla vita dell'individuo. (p. 141; 1997)
  • L'inconscio, affondato nella struttura del cervello, che svela la sua presenza vivente solo attraverso la mediazione della fantasia creatrice, è l'inconscio sovrapersonale. Esso si anima nell'uomo dotato di facoltà creative, si rivela nella visione dell'artista, nell'ispirazione del pensatore, nell'intima esperienza del mistico. (p. 142; 1997)
  • Noi, non meno di loro [i popoli primitivi], siamo posseduti dai demoni della malattia, la nostra psiche corre lo stesso pericolo di essere colpita da qualche influenza ostile, siamo anche noi usualmente preda degli spiriti malvagi dei trapassati o vittime di un incantesimo lanciatoci da persone malevole. Solo che a tutte queste cose diamo dei nomi differenti ed è questo l'unico vantaggio che abbiamo sull'uomo primitivo. Come si vede, si tratta di ben piccola cosa, ma è quella che crea tutta la differenza. Quando venne trovato il nuovo nome, per l'umanità fu come la liberazione da un incubo. (p. 143; 1997)
  • Il cristianesimo ha scisso il barbaro germanico in una metà superiore e una metà inferiore, rimuovendo la parte oscura e addomesticando la parte superiore per adattarla alla civiltà. [...] Via via che la concezione cristiana del mondo va perdendo di autorità, sentiamo che la «bionda bestia» si agita sempre più minacciosamente nel suo carcere sotterraneo, pronta a balzare all'aperto ad ogni istante con conseguenze devastatrici. (pp. 144-145; 1997)
  • Questa fastidiosa caratteristica del barbaro era evidente anche in Nietzsche, certo per esperienza personale, ed è per questo che egli aveva un alto apprezzamento della mentalità ebraica e predicava la danza e la leggerezza e non di prendere sul serio le cose. Però non ci si accorgeva che non è il barbaro che prende le cose sul serio, ma che sono le cose a diventare serie per lui. Egli era preso dal dèmone. E chi prende le cose più seriamente di Nietzsche stesso? (p. 146; 1997)
  • L'inconscio è, in primo luogo e prima di ogni altra cosa, il mondo del passato, riattivato dalla limitatezza dell'atteggiamento cosciente. (p. 146; 1997)
  • Secondo me, il fatto che questo perturbamento o questa reviviscenza dell'inconscio abbia avuto luogo intorno all'anno 1800, deve essere messo in rapporto con la rivoluzione francese, che non fu tanto una rivoluzione politica quanto una rivoluzione spirituale. È stata una colossale esplosione di tutto il materiale infiammabile che si era accumulato fin dall'età dell'Illuminismo. La deposizione ufficiale del cristianesimo, attuata dalla rivoluzione, deve aver fatto una profondissima impressione sul pagano inconscio che è in noi, perché da allora non ha più requie. Nel più grande tedesco del tempo, Goethe, questo elemento pagano poté vivere e respirare e in Hölderlin poté gridare a gran voce la gloria dell'antica Grecia. Dopo di allora la scristianizzazione della concezione del mondo ha compiuto grandi progressi, nonostante occasionali movimenti reazionari. Insieme con questo processo è venuta l'importazione di divinità straniere. Accanto al feticismo e allo sciamanismo già ricordati, la prima importazione è stata quella del buddismo, diffuso da Schopenhauer. (p. 148; 1997)
  • Sono dell'avviso che l'unione della verità razionale e di quella irrazionale si deve trovare non tanto nell'arte quanto nel «simbolo» in sé. (p. 150; 1997)
  • L'amore cristiano per il prossimo può anche estendersi all'animale, all'animale dentro di noi, e può circondare di amore tutto quello che una visione rigidamente antropomorfìca del mondo ha crudelmente represso. Poiché è stato respinto nell'inconscio, dal quale era stato generato, l'animale in noi non fa che diventare più bestiale ed è certamente questa la ragione per la quale nessuna religione è, più del cristianesimo, bruttata di sangue innocente versato, e per la quale il mondo non ha mai visto guerra più sanguinosa della guerra tra le nazioni cristiane. L'animale represso, quando arriva in superficie, irrompe nella sua forma più selvaggia e il suo processo di autodistruzione conduce al suicidio universale. (p. 154; 1997)
  • Il nostro atteggiamento razionalistico ci porta a credere di poter operare meraviglie con organizzazioni internazionali, legislazioni e altri sistemi ben congegnati. Ma in realtà solo un cambiamento dell'atteggiamento individuale potrà portare con sé un rinnovamento dello spirito delle nazioni. Tutto comincia con l'individuo. (p. 159; 1997)
  • La linea di confine tra conscio e inconscio è in gran parte determinata dalla nostra concezione del mondo. (p. 160; 1997)

Istinto e inconscio (1919)[modifica]

Incipit[modifica]

L'argomento di questo simposio riguarda un problema di somma importanza non solo per la biologia, ma anche per la psicologia e la filosofia. Però, se dobbiamo intraprendere la discussione dei rapporti tra istinto e inconscio, è essenziale cominciare con una chiara definizione dei termini.
[Carl Gustav Jung, Istinto e inconscio; in La psicologia dell'inconscio, traduzioni di Marco Cucchiarelli e Celso Balducci, Newton Compton editori, 1997]

Citazioni[modifica]

  • L'attributo di istintuale spetta solo a quei processi inconsci ed ereditari, che si manifestano uniformemente e regolarmente. Nel contempo essi devono recare i segni di un'indefettibile necessità, cioè possedere una natura riflessa del tipo indicato da Herbert Spencer. Questi processi differiscono dai semplici riflessi senso-motorii solo per la maggiore complessità. (p. 165; 1997)
  • L'istinto è un fenomeno fondamentalmente collettivo, vale a dire universale, la cui manifestazione è regolare, e che non ha niente a che vedere con l'individualità. Gli archetipi hanno questa qualità in comune con l'istinto e sono anch'essi fenomeni collettivi. (p. 167; 1997)
  • Però in Platone si dà un'enorme importanza agli archetipi, quali idee metafisiche, «paradigmi» o modelli, mentre gli oggetti reali sono trattati alla stregua di semplici copie di questi modelli ideali. La filosofia medievale, dai tempi di S. Agostino – dal quale ho preso l'idea di archetipo – fino a Malebranche e a Bacone, segue ancora le orme di Platone. [...] Da Cartesio a Malebranche in poi, il valore metafisico dell'idea o archetipo va gradatamente deteriorandosi. L'idea diventa un «pensiero», una condizione gnoseologica interna, come dice chiaramente Spinoza [...] Infine Kant riduce gli archetipi a un numero limitato di categorie della conoscenza. (p. 169; 1997)
  • Gli archetipi sono modalità tipiche di appercezione, e tutte le volte che osserviamo modalità di appercezione costanti e ricorrenti con regolarità, vuol dire che ci troviamo di fronte a un archetipo, indipendentemente dal fatto che il suo carattere mitologico sia o non sia riconosciuto. (p. 171; 1997)

I fondamenti psicologici della credenza negli spiriti (1920)[modifica]

Incipit[modifica]

Se riandiamo con la mente alla storia passata dell'uomo, troviamo, tra molte altre convinzioni religiose, una fede universale nell'esistenza di fantasmi o esseri eterei che sono vicini agli uomini ed esercitano su di essi un'influenza invisibile ma possente. In genere si crede che tali esseri siano spiriti o anime dei trapassati.
[Carl Gustav Jung, I fondamenti psicologici della credenza negli spiriti; in Inconscio, occultismo e magia, traduzione di Celso Balducci, Newton Compton editori, 1985]

Citazioni[modifica]

  • Quindi l'uomo primitivo vive effettivamente in due mondi. La realtà fisica è anche realtà spirituale. Il mondo fisico è innegabile e il mondo degli spiriti ha per lui un'esistenza altrettanto reale, non soltanto perché lo crede, ma per la sua ingenua consapevolezza delle cose spirituali. Qualora il contatto con la civiltà e la sua disastrosa «illuminazione» gli facciano perdere la dipendenza dalla legge spirituale, il primitivo degenera. (p. 232; 1985)
  • I sogni sono una delle origini più importanti della credenza dei primitivi negli spiriti. (p. 233; 1985)
  • Le affezioni psicogene e i disturbi nervosi, soprattutto se a carattere isterico, che non sono rari tra i primitivi, rappresentano un'altra fonte della credenza negli spiriti. (p. 234; 1985)
  • Il fatto che Cristo gli sia apparso oggettivamente, in forma di visione, è spiegato dalla circostanza che il cristianesimo di Saulo era un complesso inconscio che gli apparve proiettato all'esterno, come se non gli appartenesse. Egli non poteva vedersi cristiano e quindi, a causa della sua assoluta resistenza verso Cristo, divenne cieco e poté essere risanato solo da un cristiano. Sappiamo che la cecità psicogena è sempre una volontà inconscia di non vedere, che, nei caso di Saulo, corrisponde alla sua fanatica resistenza contro il cristianesimo. Dalle Epistole apprendiamo che tale resistenza non fu mai superata completamente, ma che di tanto in tanto si manifestava sotto forma di convulsioni erroneamente ritenute epilettiche. Questi attacchi erano un improvviso ritorno dell'antico complesso di Saulo che, dopo la conversione, era rimasto scisso così come, in precedenza, era scisso il complesso di Cristo.
    Per ragioni di onestà intellettuale, non dobbiamo spiegare la conversione di Paolo su base metafisica, perché altrimenti dovremmo dare la medesima spiegazione metafisica a tutti i casi analoghi osservabili tra i nostri malati, il che porterebbe a una conclusione assolutamente assurda e ripugnante sia alla ragione che al sentimento. (p. 238; 1985)
  • Dunque gli spiriti, veduti sotto il profilo psicologico, sono complessi autonomi inconsci che appaiono in forma di proiezioni perché non hanno una diretta associazione con l'ego. (p. 239; 1985)
  • Taluni individui, dotati di un intuito particolarmente vigile, diventano consapevoli dei mutamenti che si stanno verificando e li traducono in idee comunicabili. Queste idee si diffondono rapidamente perché, nel contempo, nell'inconscio degli altri individui sono in atto modificazioni parallele. (p. 246; 1985)
  • Gli spiriti sono complessi dell'inconscio collettivo che si manifestano quando l'individuo perde l'adattamento alla realtà, oppure cercano di sostituire l'atteggiamento inadeguato di tutto un popolo con un nuovo modo di pensare. Quindi sono fantasie patologiche oppure idee nuove ancora sconosciute. (p. 247; 1985)

Tipi psicologici (1921)[modifica]

Incipit[modifica]

Nel corso della mia pratica professionale di medico di malattie nervose mi ha da tempo colpito il fatto che, accanto alle molte diversità individuali della psicologia umana, esistono anche differenze di tipi: più specialmente mi hanno colpito due tipi, che ho denominato introverso ed estroverso. Se prendiamo a considerare la vita umana nel suo svolgimento, vediamo che vi sono uomini il cui destino è determinato in prevalenza dagli oggetti dei loro interessi e altri il cui destino è invece determinato piuttosto dalla loro propria interiorità, o soggettività. Poiché noi tutti ci avviciniamo un po' più a questo o a quel modo d'essere, siamo naturalmente inclini a intendere sempre ogni cosa nel senso che è peculiare al nostro tipo.
[Carl Gustav Jung, Tipi psicologici, traduzione di Cesare L. Musatti e Luigi Aurigemma, Bollati Boringhieri, 2011]

Citazioni[modifica]

  • L'ipotesi che esista una sola psicologia o un solo principio psicologico fondamentale costituisce un'intollerabile tirannia derivante dal pregiudizio pseudoscientifico dell'uomo normale. Si parla sempre dell'uomo e della sua "psicologia", che viene ridotta costantemente a un "null'altro che". [...] L'umanità deve rassegnarsi all'esistenza di questi due tipi, ed evitare assolutamente di concepire l'un tipo come un fraintendimento dell'altro e di voler sul serio ridurre un tipo all'altro come se ogni diversità di natura fosse da valutarsi solo in funzione della natura di uno dei due tipi (p. 47-48, 2011)
  • La psiche crea giorno per giorno la realtà. A questa attività non so dare altro nome che quello di fantasia. La fantasia è a un tempo sentimento e pensiero, intuizione e sensazione. (p. 58, 2011)
  • La psicologia freudiana è caratterizzata dal concetto centrale della rimozione di tendenze e desideri incompatibili. L'uomo vi appare con un fascio di desideri che sono solo in parte adattabili all'oggetto. Le sue difficoltà nevrotiche consistono nel fatto che le influenze ambientali, l'educazione e le condizioni obiettive gli impediscono parzialmente di vivere liberamente le sue pulsioni. [...] Per contro, la psicologia di Adler è caratterizzata dal concetto centrale della superiorità dell'Io. L'uomo appare in primo luogo come un Io centrale che non deve in alcun caso sottostare all'oggetto. [...] Il primo modo di vedere dovrebbe perciò essere essenzialmente estroverso, il secondo invece introverso. [...] Sia il punto di vista di Freud che quello di Adler sono unilaterali e caratteristici di un tipo solo. (p. 68-70, 2011)
  • Il punto di vista moralistico del nostro tempo vuole naturalmente sapere sempre se la tal cosa sia dannosa o utile, se sia giusta o ingiusta. Una vera psicologia non può darsi pensiero di ciò; le basta sapere come sono le cose in sé e per sé. (p. 137, 2011)
  • Solo un idealista e ottimista incorreggibile potrebbe immaginare la "totalità" della natura umana come "bella" senz'altro. Essa è piuttosto, se si vuol essere giusti, semplicemente una realtà di fatto che ha i suoi lati chiari e i suoi lati oscuri. La somma di tutti i colori è un grigio: chiaro su fondo scuro e scuro su fondo chiaro. (p. 139, 2011)
  • Per relatività di Dio io intendo una concezione secondo la quale Dio non esiste come "assoluto" e cioè staccato dal soggetto umano e al di là di tutte le condizioni umane, ma in base alla quale egli in un certo senso dipende dal soggetto umano. [...] Per la nostra psicologia analitica, l'immagine di Dio è l'espressione simbolica di uno stato psichico o di una funzione caratterizzata dal fatto che essa si sovrappone assolutamente alla volontà cosciente del soggetto e può quindi imporre o rendere possibili atti e realizzazioni che la coscienza con i suoi sforzi non sarebbe in grado di attuare. Dio [...] è una funzione dell'inconscio, cioè la manifestazione di una quantità di libido divenuta autonoma, la quale ha attivato l'immagine di Dio. (p. 236, 2011)

Il libro rosso. Liber novus (2009)[modifica]

Incipit[modifica]

Se parlo dello spirito di questo tempo, devo dire: Nessuno e nulla possono giustificare quello che devo annunciarvi. Qualsiasi giustificazione mi è superflua, perché non ho scelta, ma devo farlo. Ho imparato che, oltre allo spirito di questo tempo, è all'opera anche un altro spirito, e cioè quello che governa la profondità di ogni presente. Lo spirito di questo tempo vorrebbe sentire di cose utili e che valgono. Anch'io la pensavo in questo modo e la mia parte umana continua pur sempre a pensarla così. Ma quell'altro spirito mi costringe comunque a parlare, al di là di ogni giustificazione, utilità e senso.
[Carl Gustav Jung, Il libro rosso. Liber novus, a cura di Sonu Shamdasani, traduzioni di Giovanni Sorge, Maria Anna Massimello, Giulio Schiavoni, consulenza linguistica di Liselotte Mangels Giannachi, Bollati Boringhieri, 2010]

Citazioni[modifica]

  • Gli anni più importanti della mia vita furono quelli in cui inseguivo le mie immagini interiori. A essi va fatto risalire tutto il resto. Tutto cominciò allora, e poco hanno aggiunto i dettagli posteriori. La mia vita intera è consistita nell'elaborazione di quanto era scaturito dall'inconscio, sommergendomi come una corrente enigmatica e minacciando di travolgermi. Una sola esistenza non sarebbe bastata per dare forma a quella materia prima. Tutta la mia opera successiva non è stata altro che classificazione estrinseca, formulazione scientifica e integrazione nella vita. Ma l'inizio numinoso che conteneva ogni altra cosa si diede allora. 1957. [in epigrafe al testo; 2010]
  • Quello che vi do, non è né una dottrina né un insegnamento. E da quale pulpito potrei indottrinarvi? Vi informo della via presa da quest'uomo, della sua via, ma non della vostra. La mia via non è la vostra via, dunque non posso insegnarvi nulla. La via è in voi, ma non in dèi, né in dottrine, né in leggi. In noi è la via, la verità e la vita. (p. 231-a; 2010)
  • Devo accostarmi all'anima mia come uno stanco viandante, che nulla ha cercato al di fuori di lei. Devo imparare che dietro a ogni cosa da ultimo c'è l'anima mia, e se viaggio per il mondo ciò accade in fondo per trovare la mia anima. Perfino le persone più care non sono la meta e il fine della ricerca d'amore, ma simbolo della nostra anima. (p. 233-b; 2010)
  • Se poniamo un Dio fuori di noi, ci strapperà al nostro Sé, perché il Dio è più forte di noi. Allora il nostro Sé si troverà in grave difficoltà. Se invece il Dio si insedia nel Sé, ci sottrarrà alla sfera di ciò che è fuori di noi [...]. Nessuno ha il mio Dio, ma il mio Dio ha tutti quanti, me compreso. (p. 245-b; 2010)
  • Vivere se stessi significa essere un compito per se stessi. Non puoi mai dire che vivere per se stessi sia un piacere. Non sarà una gioia, ma una lunga sofferenza, perché devi farti creatore di te stesso. (p. 250-b; 2010)
  • Se non ti capita nessuna avventura all'esterno, non te ne capitano neppure nel tuo mondo interiore. La parte del Diavolo che hai accolto, ossia la gioia, ti procura l'avventura. (p. 262-a; 2010)
  • Nella seconda notte che seguì alla creazione del mio Dio una visione mi annunciò che avevo raggiunto il mondo infero.
    Mi trovo in un ambiente buio col soffitto a volta, il suolo è lastricato di pietre bagnate. Nel mezzo si erge una colonna da cui penzolano corde e ganci [...]. (p. 288-a; 2010)
  • Vidi il serpente nero salire, strisciando, lungo il legno della croce. Penetrò nel corpo del Crocifisso, per uscir poi, trasformato, dalla sua bocca. Era diventato bianco. (p. 310-a; 2010)
  • Dalla bocca esce la parola, il segno e simbolo. Se è segno, la parola non significa nulla. Se invece è simbolo, significa tutto [...]. (p. 310-a; 2010)
  • Devo liberare da Dio il mio Sé, poiché il Dio che ho conosciuto è più che amore, è anche odio; è più che bellezza, è anche ripugnanza; è più che sapienza, è anche assurdità; più che forza, è anche impotenza; più che onnipresenza, è anche la mia creatura. (p. 339-a; 2010)
  • Ma dopo aver pronunciato queste parole, notai che ΦΙΛΗΜΩΝ sta dietro di me e che proprio lui mi aveva ispirato tali parole. Venne accanto a me, invisibile, e io avvertii la presenza del buono e del bello. E mi parlò con voce sommessa e profonda:
    «Togli, o uomo, più che puoi anche il divino dalla tua anima [...]» (p. 342-b; 2010)
  • Ci sforziamo di raggiungere il buono e il bello, ma al tempo stesso afferriamo anche il malvagio e il brutto, poiché nel pleroma essi formano un tutt'uno col buono e col bello. Se invece restiamo fedeli alla nostra essenza, cioè alla differenziazione, allora ci differenziamo dal buono e dal bello, e perciò anche dal malvagio e dal brutto, e non cadiamo nel pleroma, ossia nel nulla e nel dissolvimento. (p. 348-b; 2010)

Citazioni sul testo[modifica]

  • Il Libro Rosso, o Liber Novus, di Carl Gustav Jung è l'evento editoriale dell'anno [...]. Non è solo un libro splendido, strano, commovente, unico – è scritto in caratteri miniati e corredato di illustrazioni immaginifiche alla William Blake – ma è anche un documento cruciale per la storia delle idee. (Armando Massarenti)
  • Uno stupefacente diaro intimo, testo alchemico di straordinaria bellezza. L'opera, rimasta a lungo segreta, esce ora in Italia. (Antonio Gnoli)

Citazioni su Jung[modifica]

  • La nostra concezione, che è stata sin dall'inizio dualista, lo è più che mai oggi, che abbiamo sostituito all'opposizione tra pulsioni dell'io e pulsioni sessuali quella tra pulsioni di vita e pulsioni di morte. La teoria della libido di Jung è, al contrario, monista; il fatto che egli abbia chiamato libido l'unico moto pulsionale che ammette, è destinato a creare confusione, ma non può toccarci in alcun modo. (Sigmund Freud)

Bibliografia[modifica]

  • Carl Gustav Jung, Il libro rosso. Liber novus, a cura di Sonu Shamdasani (Das Rote Buch: Liber novus, Stiftung der Werke von C.G. Jung, Zürich, 2009), traduzioni di Giovanni Sorge, Maria Anna Massimello, Giulio Schiavoni; consulenza linguistica di Liselotte Mangels Giannachi, Bollati Boringhieri, 2010.
  • Carl Gustav Jung, Inconscio, occultismo e magia, traduzione di Celso Balducci, Newton Compton editori, 1985.
  • Carl Gustav Jung, La libido, simboli e trasformazioni, traduzione di Girolamo Mancuso, Newton, 2006.
  • Carl Gustav Jung, La psicologia dell'inconscio, traduzioni di Marco Cucchiarelli e Celso Balducci, Newton Compton editori, 1997.
  • Carl Gustav Jung, Tipi psicologici, traduzione di Cesare L. Musatti e Luigi Aurigemma, Bollati Boringhieri, 2011.

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