Ruediger Dahlke

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Ruediger Dahlke (1951 – vivente), medico, psicoterapeuta e scrittore tedesco.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi: Malattia e destino.

Citazioni di Ruediger Dahlke[modifica]

  • Le regole della medicina sono ancora più esposte all'errore e la loro data di scadenza è del tutto congetturale. Le leggi di oggi sono l'errore di domani. Personalmente, non ho quasi mai nutrito sufficiente fiducia per indirizzare i pazienti verso la medicina accademica. Una buona parte dei medicinali che ho dovuto imparare a memoria per superare il mio esame di farmacologia, oggi, a trent'anni di distanza, è già vietata dalla legge. Gli scandali farmaceutici rivelano con quali metodi brutali e sprezzanti dell'essere umano vengano immessi sul mercato medicinali dannosi per i pazienti ma utili al loro scopo principale: riempire le casse dei grandi gruppi industriali. In ambito medico, il denaro e gli interessi politici a esso connessi impediscono sovente lo sguardo aperto sulla verità, quindi sulla salute, e non da ultimo sulle leggi realmente efficaci. (da Le leggi del destino, p. 26)
  • I militanti pacifisti evidenziano ovunque nel mondo l'intrinseca polarità di questa tematica. Seminano la lotta per la pace e raccolgono non di rado la battaglia – ove non finiscano essi stessi per picchiare. Chi si proponga ad esempio di diffondere la salute su ampia scala eliminando dal mondo tutte le "malattie dell'infanzia" attraverso le vaccinazioni, otterrà per l'appunto bambini malaticci e cagionevoli anziché sani. Da tempo la medicina accademica ce ne fornisce riprova, benché le sfuggano le ammirevoli conseguenze delle sue azioni intese a fin di bene. Ancora una volta si dimostra illuminante la frase attribuita a Bertold Brecht: «L'opposto del bene è ciò che è inteso a fin di bene» – sempre la medesima esperienza della polarità, già espresse nelle parole immortali di Mefistofele. Il male serve il bene e viceversa. Poiché entrambi i poli propendono intrinsecamente verso la riunificazione, non potremo mai eliminarne uno dal mondo; al contrario, la lotta contro uno dei due finisce per rafforzare anche l'altro. (da Le leggi del destino, p. 65)

Malattia come simbolo[modifica]

  • La scoperta del gene del cancro al seno è un progresso scientifico che, come tale, va apprezzato; se però viene inteso come argomento contro la psico-oncologia (dottrina delle componenti psicologiche della patologia cancerosa) allora si tratta di un'interpretazione eccessiva e soprattutto errata. Dei ricercatori americani sono ultimamente riusciti ad isolare anche quelle sostanze che circolano nel nostro sangue quando siamo innamorati. Ora, certo nessuno affermerebbe che, per secoli, abbiamo considerato l'amore, erroneamente, come uno stato mentale e spirituale, fino a comprenderlo oggi, finalmente, come fenomeno puramente fisico. L'innamoramento rimane, nonostante questa scoperta interessante, un fenomeno psichico al quale però corrisponde anche una manifestazione fisica. La psicosomatica intende proprio questo: il sincronismo tra anima e corpo. (p. 15)
  • Anche se consiglio di ricorrere il meno possibile ai rimedi della medicina ortodossa, ossia, in pratica, a medicinali allopatici, quadri clinici acuti e quelli che mettono in pericolo la vita vanno trattati subito in maniera allopatica, nella maggior parte dei casi con medicinali che vincono il pericolo con la repressione. In tali situazioni si possono accettare perfino le affermazioni che quasi sempre coprono dei problemi psichici. Ambedue i metodi possono riuscire a salvare la vita tramite la repressione, ma non possono guarire. Non devono, d'altronde, vantare questa pretesa altrimenti impediscono l'evoluzione. [...] Quando il pericolo acuto è stato dominato, sarebbe opportuno tornare a pensare alla guarigione e quindi alla via omeopatica. Questa via può essere percorsa sia tramite i noti medicinali che attraverso le relative interpretazioni, e l'adempimento dei compiti di vita che ne risultano. (p. 30)
  • Sulla base della mia capacità di valutazione sostengo che assolutamente tutto ciò che assume un aspetto corporeo ha anche un lato spirituale. Laddove c'è una forma ci deve essere anche un contenuto, o come diceva Platone, migliaia di anni fa: "Dietro ad ogni cosa c'è un'idea". Non appena il contenuto lascia la forma, questa si sgretola, come si può facilmente osservare nei cadaveri. Il fatto della nascita di una medicina psicosomatica nell'ambito della medicina ufficiale può sembrare da un lato un’evoluzione favorevole, dall’altro rappresenta invece un sintomo preoccupante. Esso sottintende infatti che alcuni quadri clinici non siano di natura psicosomatica. Anche se negli ultimi anni sta crescendo il numero di malattie che la medicina ortodossa riconosce come psicosomatiche, rimangono sempre alcune che non avrebbero nulla a che fare con la psiche. Eppure ogni dentista sa che ad ogni dente è attaccato un uomo con la propria anima e che non esiste alcun posto nella vita, salvo nelle costruzioni mentali degli scienziati, dove si riesca a scindere il corpo dall'anima. (p. 32)
  • [Sul colera] Conflitto relativo alla digestione provocato il più delle volte da cibo contaminato (vibrio colerae); paura che si dimostra con una forte diarrea ("farsela addosso dalla paura", essere un "cacone"); l'impoverimento dell'elemento spirituale (perdita di liquidi dovuta alla diarrea) minaccia la vita (collasso cardiocircolatorio). (p. 181)
  • [Sulla lebbra] Quadro clinico biblico, che portava all'isolamento e alla discriminazione: i lebbrosi erano persone respinte dalla comunità, espulse. (p. 331)
  • [Sul lupus eritematoso sistemico] Essere segnati in viso: rossi per l'aggressività non vissuta (rossore dell'ira?); i nostri baluardi difensivi e le superfici di contatto vengono attaccati dal didentro; le forze difensive vengono indirizzate in modo mirato contro le proprie strutture di frontiera e di contatto, anziché verso l'esterno contro i nemici esterni: diventare il nemico di se stessi; divorare se stessi per le aggressioni non vissute che si spingono all'esterno. (p. 338)
  • [Sulla tubercolosi] L'arioso tessuto polmonare subisce un processo di necrosi caseosa e si trasforma in qualcosa di materiale, la leggerezza e la libertà diventano formaggio duro: la leggerezza dell'essere viene perduta. (p. 484)

Mangiar sano[modifica]

  • Tratto da un'oca resa docile e ingozzata senza pietà, il consumo di un organo malato a causa di questo trattamento è una cosa che fa orrore. Anche solo il processo di produzione del fegato d'oca fa venire la nausea. Comune in Francia, a eseguirlo erano soprattutto le contadine. Si prendeva in grembo un'oca giovane e le si ficcava in gola pane bianco e altro mangime. A un certo punto l'oca ne aveva abbastanza e cominciava a strozzarsi. Allora la contadina le ricacciava in bocca insieme ad altro cibo quello che aveva vomitato, e continuava a farlo finché la povera oca non perdeva il riflesso del vomito e si lasciava imbottire senza opporre resistenza. [...] E per coloro ai quali questa descrizione ancora non bastasse a rinunciare a un simile cibo, basta figurarsi lo stesso processo in versione moderna, dove l'oca viene ingozzata da una macchina. (p. 78)
  • Se contro il paté di fegato d'oca vi sono argomenti sia di natura igienica che etica, nel caso della zuppa di pinne di squalo sono soprattutto questi ultimi che dovrebbero indurre a cambiare atteggiamento. La zuppa in sé non è particolarmente malsana, ma per una persona compassionevole – per dirla con i buddhisti – dovrebbe essere ugualmente tabù. Nessun animale è stato sterminato con la crudeltà che oggi tocca agli squali. Nella quasi totale inconsapevolezza dell'opinione pubblica, essi vengono cacciati solo per le loro pinne e, dopo che queste sono state tagliate loro da vivi, vengono ributtati in mare, dove ci mettono giorni a morire di una morte atroce. (pp. 78-79)
  • Oltre che della propria salute, questi [i vegetariani] si preoccupano anche delle altre creature, e di solito sono molto più consapevoli della media anche sotto altri aspetti. (p. 139)

Vegan per tutti[modifica]

Incipit[modifica]

L'uomo non ha mai avuto una migliore occasione di fare tanto per la propria salute e la propria crescita individuale, ma anche per quella del suo prossimo, degli animali e dell'ambiente. È così semplice: questo libro, che contiene tanti consigli su come iniziare una vita vegana, ci dirà come tutto ciò sia possibile, senza smettere di mangiare con gusto e piacere.

Citazioni[modifica]

  • La lunga lista di malattie che possono alleviarsi grazie all'alimentazione vegana comincia con le due più frequenti cause di morte: le malattie cardiache e i tumori. Ma anche la nostra condizione psichica può trarne grande giovamento e migliorare, poiché noi stessi diventiamo più sensibili e aperti. (p. 6)
  • Nessuna azione ecologicamente paragonabile è efficace a tanti livelli, e niente è più efficace contro la fame nel mondo. In questo senso l'alimentazione vegana che qui presentiamo merita l'appellativo di Peace Food: ci si alimenta per la pace, la propria, quella con il proprio ambiente e addirittura quella mondiale. (p. 6)
  • Per me è stupefacente constatare quanti pazienti abbia visto guarire dopo essere passati alla dieta vegana e in quale misura siano diventati persone felici e libere. (p. 26)
  • Anche i sofferti cinque mesi di vita dei 13 milioni di suini che vengono macellati ogni anno in Italia [...] lasciano traccia. Essi provengono per il 98% da allevamenti intensivi. Questi animali intelligenti ed estremamente sensibili possiedono un sensorio che fa impallidire quello di noi umani. Per esempio sono in grado di scovare i tartufi sotto terra con l'olfatto e hanno bisogno di molto spazio per grufolare e muoversi. Se questi animali di per sé puliti, che in natura mantengono una distanza di sei metri tra l'area di evacuazione e il giaciglio, vengono poi costretti a vegetare nei loro stessi escrementi per cinque mesi, spesso impazziscono. [...] diventano letargici, totalmente passivi, muoiono interiormente già da vivi, da maltrattati dovremmo dire, perché a fatica si può parlare di vita in questo caso. (pp. 28-29)
  • Tutta questa sofferenza patita dagli animali è il risultato aberrante del nostro sistema, improntato all'avidità, e in quanto tale è direttamente imputabile a noi. È quasi impossibile quantificare il dolore e la sofferenza inferti a degli esseri viventi in virtù del soddisfacimento della fame di carne e di denaro – e ciò ha delle conseguenze per i consumatori. Mangiando carne, a livello spirituale facciamo nostra anche la sofferenza patita dall'animale maltrattato. La verità è che vogliamo non vederla, non rendercene conto e non darle peso. Ma dovremmo farlo – per amor nostro. (p. 34)
  • In fin dei conti mangiare carne significa fare un banchetto funebre in senso doppio. Si ingerisce qualcosa di morto e la morte stessa e, muniti di forchetta e coltello, si lavora alacremente in direzione della propria morte. (p. 34)

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]