Salvatore Morelli

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Salvatore Morelli (1824 – 1880), scrittore, giornalista e politico italiano.

  • Il primo monumento da ristaurare è l'uomo. (citato in Virgilio Estival, Cenno critico-biografico, introduzione a Salvatore Morelli, La donna e la scienza o la soluzione del problema sociale, p. XXXV)

Brindisi e Ferdinando II, o Il passato, il presente e l'avvenire di Brindisi[modifica]

Incipit[modifica]

Le lunghe discussioni, che ànno involte le menti di coloro, che con poca critica giudicarono della origine di questo popolo, senza venire ad una chiarezza dì falto con 1'ajuto di stabili documenti, senza svegliare l'eloquio di qucll'età da cui prende cominciamento la nostra, non contengono in gran parte altro pregio fuorché i frastagli di chimeriche induzioni, capaci soltanto a rivelare la smodata boria d'uno stravagante amor cittadino — Noi per altro ci siamo studiati seguir la opinione di quei dotti, i quali chiamando lor maestro Leibnìzio, (che dalle congetture etnografiche trasse la ragion cronologica della emigrazione de' popoli), si sono più accostati al vero, spogliando i loro pensamenti d'ogni puerile credenza.

Citazioni[modifica]

  • [Brindisi] Posto al termine dell'Italia signoreggia le azzurre acque Adrìatiche, le quali in varii seni dividendosi, formano dalla costa Orientale un porto illustre, per cui si rese favorita residenza de' Romani e de' Greci. — E a chi non é dato bearsi nel suo svariato orizzonte, s'immagini per poco due valli, entro cui immettendosi l'Adriatico, racchiudono da scirocco a tramontana un vasto continente nel quale la razza Brindisina educata alla guerra ed al commercio à descritta la parabola della vita individua, la quale nasce, cresce, muore, e si rigenera seguendo sempre la rivoluzione de' tempi. (in Introduzione, p. 10)
  • E degli abitanti [di Brindisi], le donne leggiadre e cortesi serbano ancora la dignità matronale ereditata da' maggiori, senza mancare alla gentilezza che la civillà avvanzata imprime al costume. Gli uomini robusti e vigorosi affacciano lineamenti maschi et armonici, prontezza d'ingegno e calda immaginazione. (in Introduzione, p. 11-12)
  • Saluterai quindi i cento Eroi che solcarono quelle placide onde, e tra questi griderai salve al generoso dei Ré — al solenne Sacerdote dell'umanità— a Ferdinando Secondo, che va ridonando a questa terra alto rodaggio di vita Civile e Commerciale. (in Introduzione, p. 15)
  • Richiedere alla storia le ragioni per le quali i Romani missionati alla conquista d'un regno cosmopolito, s'indussero a soggiogare Brindisi, é lo stesso che cogliere il fine ultimo delle prerogative d'una ragion di stato. (p. 23)
  • Nella gran successione degli avvenimenti, indeboliti ed essiccati i fonti della virtù, base fondamentale del governo civile, il nostro paese addivenne di tutti coloro, che dallo scopo dell'invasione erano al di là dalle lor sedi virulentemente trasportati. (p. 44)
  • I Saraceni però in questo mutarsi di cose invadendo l'Italia fecero massimamente sentire il peso del loro vandalico umore alla sede del reggimento Salentino, ed ogni effetto de loro caprìcci precipitarono sovr essa, non men che gli Ebrei rovesciavano sull' Irco emissario il cumulo delle iniquità d'Israele.
    Povera Brindisi ! vittima del furor de' barbari si vide dopo sanguinosa resistenza disertata degli oggeti più cari, e fuoco, e ferro, e braccio tutto le schiuse scena orrenda di temerario squallore! (p. 48)
  • Maggior rovina produsse e su Brindisi, e su Taranto la novella invasione de' Longobardi. Al dir dell'anonimo di Bari, la nostra città non presentava che un funesto spettacolo, il quale crebbe di vantaggio col ritorno che vi fecero le milizie Saracinesche. Invano gli Appuli tentarono allontanarli co' sanguinosi fatti d'arme sostenuti ne' dintorni di Oria, questi ingagliardivano vieppiù ed alimentavano di strage la temeraria loro indole. (p. 50)

[Salvatore Morelli, Brindisi e Ferdinando II, o Il passato, il presente e l'avvenire di Brindisi, Quadri storici, Tip. Del Vecchio, Lecce 1848]

La donna e la scienza o la soluzione del problema sociale[modifica]

Incipit[modifica]

Dalle meditazioni dolorose sulle pubbliche ed individuali sciagure, nel dodicennio della pena politica duramente espiata pel riscatto di questa dilettissima patria, io desunsi il criterio logico dell'urgenza di un nuovo processo educativo più conforme alla giustizia ed alla civiltà. Laonde essendomi convinto che la società non si rigenera se non rigenerando la famiglia, e che il mezzo più attuoso a questo scopo supremo è la scienza, e l'organo trasmissorio più naturale, più diffusivo e più efficace è la donna, così mi proposi intitolare questo lavoro che ne reassume il concetto, coi due simpatici nomi, nei quali è riposto il segreto di condurre a felice soluzione l'arduo problema della vita, che oramai s'impone alle monarchie, alle oligarchie, ed alle male ordinate repubbliche come una minaccia ed un pericolo permanente.

Citazioni[modifica]

  • La lettera di Settembrini, che ancora conservo, oltre quel che un galantuomo sa dire ad un compagno di sventura, conteneva anche questa forinola: si deve imparare più a riflettere che a leggere». La mi piacque, ne intesi la saviezza e l'importanza, ma non soddisfece i miei desiderii. (p. 6)
  • Debbo confessare dunque che discutendo con Giovanni de Maio io confirmai in me la concepita necessità di un nuovo sistema educativo mercé le tre riforme emancipatrici della donna, della coscienza e del pensiero! Il suo intelletto largamente nudrito di verace sapienza m'invaghì, e stemmo uniti per circa un mese e mezzo, finché non venni assoluto dall'ultimo processo politico delle 300 bandiere per la discesa gloriosa di Carlo Pisacane e Giovanni Nicotera in Sapri. Così dopo cinque anni di penitenziale dimora su quello scoglio [Ventotene], mi divisi con dolore da quei carissimi compagni. Giunto in Napoli dopo due giorni fui spedito scortato a Lecce. (p. 7)
  • Che cosa è dunque la donna innanzi agli occhi del buon senso risaliente al platonismo tradizionale?
    La è l'ultima parola del genio della natura; l'ultimo atto delle sue creazioni! (p. 10)
  • Quel primato che apparentemente l'uomo esercita sulla donna è un usurpazione della forza sul dritto, è un grossolano controsenso, che ripugna alla logica indagatrice del vero. I due sessi costituiti nella identità d'una medesima natura, si assimilano, si uguagliano in ciò che determina in essi la umana personalità. (p. 14)
  • La lingua di Cicerone nella parola homo, che valse a significare il maschio e la femina della coppia umana, riverberò la riposta idea di questa originaria egualità di natura, sebbene nelle pratiche della vita si ebbero un divario di destinazione, ed alla donna cui competea un equa reciprocanza, solo perché non isviluppata all'attività del corpo e della mente, si fece soffrire la sorte che la preponderante forza brutale impose sempre alla debolezza infelice. Sicché in tutti i tempi e presso tutt'i popoli la donna fu capitis deminuta. (p. 15-16)
  • Gli Ebrei quando erano sazii della moglie, le faceano bere l'acqua della gelosia, consistente in una specie di ranno benedetto dal sacerdote, da cui l'infelice rimanea gonfia e morta in un attimo. Era poi per quei mariti motivo a ripudiarla l'aver cotta un pò soverchio la carne. (17)
  • In Asia, e specialmente nell'Indous, [la donna] considerata al di sotto di un mobile: da che nasce anche oggidì si abusa alle catene, costringendone i teneri piedi in calzari di ferro, onde inabilitarla alla comune assuetudine di fuggir la tirannide maritale.
    A tal uopo la notte la tengono incatenata come belva feroce presso la casa. Quando invecchiasse durante il matrimonio, il marito la strangola; quando il marito muore prima di lei, dev'essere immolata sul suo sepolcro anche dalla mano del proprio genitore, ed in taluni luoghi dev'essere seppellita viva. (p. 17)
  • La Grecia e Roma trasportando nella famiglia la dissolutezza filosofica, credevano onorare la Venere e le altre lascive deità pagane con la prostituzione della donna, la quale comperata come schiava, dopo aver concepito i figliuoli, potea essere cacciata ed uccisa impunemente. Gli Arabi solevano uccidere le donne soverchie che nascevano in famiglia. I Germanesi e gli antichi Galli le dichiaravano schiave dell'uomo; laonde alla morte di costui le uccidevano sul suo sepolcro per andarlo a servire all'altro mondo, come aveano servito vivente con improbe fatiche. (p. 18)
  • Quel terribile sospetto del cuore che si appella gelosia, à origine dalla poca fiducia, e dal poco rispetto che ànno fra loro i due sessi, ed è più gagliardo là dove si è più barbari. (p. 19)
  • [Riferimento alla donna] A nome della civiltà, a nome della gratitudine che dobbiamo avere verso quest'essere da cui riceviamo la vita, a nome di quanto vi à di più augusto, si cessi una fiata da queste turpitudini, che violando la più nobile delle creature, sono il segnale d'una cieca ed inqualificabile barbarie!!! (p. 20)

[Salvatore Morelli, La donna e la scienza o la soluzione del problema sociale, Società Tipografico - Editrice, Napoli 1869]

Citazioni su Salvatore Morelli[modifica]

  • Voi avete dato il primo e più potente grido di rigenerazione! (Giuseppe Mazzini)

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