Amélie Nothomb

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Amélie Nothomb

Amélie Nothomb (1967 – vivente), scrittrice belga.

Citazioni di Amélie Nothomb[modifica]

  • – Lei è un pazzo furioso. – – Questa mania di dare del pazzo a quelli che non si comprendono! Che pigrizia mentale! (da Cosmetica del nemico, Voland)
  • Non ho nulla contro la noia, ma annoiarsi ed essere anche costretti a manifestare interesse, che piaga! (da Causa di forza maggiore, Voland)
  • Osservo un mondo cinico, ma non credo di parteciparvi. Nel quotidiano ne sono completamente slegata. Definirei il mio stile "paranoico" perché quando mi volgo al mio lato lirico, quello autentico in cui credo, avverto uno stridore che prelude a suggerimenti crudeli che non mi appartengono, ma sono sempre in agguato. (da un'intervista a l'Unità, 24 febbraio 2007)
  • Questo romanzo è un po' la mia rivisitazione di Arancia Meccanica. (sul libro Diario di Rondine da un'intervista a la Repubblica, 2 dicembre 2006)

Antichrista[modifica]

  • Era questo, l'università: credere che ti saresti aperta sull'universo e non incontrare nessuno.
  • La lettura non è un piacere sostitutivo.
  • Quando una camera ha una finestra, si ha la propria porzione di cielo. Cos'altro desiderare?
  • Chi crede che leggere sia una fuga è all'opposto della verità: leggere è trovarsi di fronte il reale nella sua massima concentrazione, il che, stranamente, è meno spaventoso che avere a che fare con le sue eterne diluizioni.
  • Sbaglia chi crede di leggere a caso.

Le catilinarie[modifica]

  • Qual è l'origine della necessità umana di classificare il reale? Certo non i dualismi, che sono una trasposizione quasi naturale di una dicotomia originaria, quella cioè maschio-femmina. Il termine di categoria si giustifica infatti solo a partire dal momento in cui ci sono più di due elementi opposti.
  • Il signor Bernardin era tanto più vuoto perché era grasso: visto che era grasso, aveva più spazio per contenere il suo vuoto. Così vanno le cose, nell'universo: le fragoline di bosco, le lucertole e gli aforismi sono densi ed evocano la pienezza, mentre le zucche giganti, i soufflé al formaggio e i discorsi d'inaugurazione sono gonfi in proporzione alla loro vacuità.
  • La bontà mal praticata non è bontà.
  • Mi era finalmente concesso di comprendere il mito di Penelope, di cui non ero certo la sola vittima: non annientiamo tutti, di notte, il personaggio che componiamo durante il giorno, e viceversa? La moglie di Ulisse stavo al gioco dei Proci e tesseva la tela per tornare a essere, col favore delle tenebre, l'eroina altera della negazione. La luce favoriva la commedia stanca della cortesia, le tenebre lasciavano all'essere umano solo la sua rabbia distruttrice.
  • Non c'è niente che un essere umano faccia una sola volta. Se un essere umano fa una cosa, un giorno, vuol dire che è nella sua natura. Ognuno di noi passa il tempo a riprodurre le stesse azioni. Il suicidio è solo un caso particolare. Gli assassini tornano ad uccidere, gli innamorati si riinnamorano.
  • [...] non avevo giudicato la vita altrui secondo i miei criteri, non avevo compiuto un gesto che mi sarebbe valso la stima della gente normale. Tutt'altro: ero andato controcorrente rispetto alla mia stessa natura, avevo dato la precedenza non alla mia salvezza ma a quella del prossimo, senza possibilità alcuna di incontrare l'approvazione dei miei pari; avevo calpestato le mie convinzioni, il che non è gran cosa, ma anche la mia passività innata, il che è notevole, per esaudire il desiderio di un pover'uomo, perché fosse esaudita la sua volontà, non la mia. Insomma, mi ero comportato generosamente: la vera generosità è quella che nessuno può comprendere. Appena la bontà si preoccupa dell'ammirazione, non è più bontà.

Diario di Rondine[modifica]

Incipit[modifica]

Ti svegli al buio nella più assoluta incoscienza. Dove sono, che cosa è successo? Per un istante la memoria è cancellata. Non capisci più se sei un bambino o un adulto, un uomo o una donna, colpevole o innocente. Le tenebre sono quelle della notte o di una prigione?
Capisci solo una cosa, e tanto più intensamente dal momento che è il tuo unico bagaglio: sei vivo. Più di così non lo sei mai stato: sei vivo e basta. In che consiste la vita all'interno di questa frazione di secondo in cui hai il raro privilegio di non avere identità?
In questo: hai paura.
Non c'è libertà più grande di questa breve amnesia del risveglio. Sei un neonato che conosce il linguaggio. Puoi assegnare un vocabolo alla scoperta senza nome della nostra nascita: sei scaraventato nel terrore della vita.
Durante questo intervallo di pura angoscia, non ti ricordi nemmeno che al risveglio è possibile che si verifichino simili fenomeni. Ti alzi, cerchi la porta, ti senti smarrito come in albergo.
E poi i ricordi reintegrano il corpo in un baleno restituendogli quanto gli fa da anima. Ti senti rassicurato e deluso: dunque sei questo, dunque sei solo questo.
Subito ritrovi la geografia della tua prigione. La mia stanza sfocia nel lavabo, dove mi inondo d'acqua gelata. Cosa cerchi di sfregarti via dal volto, con tutta quell'energia e quel freddo?
Poi riparte il tran tran. A ciascuno il suo: caffè-sigaretta, tè-toast o cane-guinzaglio, il percorso di tutti è organizzato in modo che si abbia meno paura possibile.
In realtà, passiamo il nostro tempo a lottare contro il terrore della vita. Per sfuggirgli, inventiamo definizioni: mi chiamo tizio, sgobbo per conto di caio, il mio lavoro consiste nel fare questo e quello.
Sotterranea, l'angoscia avanza con il suo lavoro di trincea. La sua voce non si può completamente imbavagliare. Credi di chiamarti tizio, che il tuo lavoro consista nel fare questo e quello ma al risveglio niente di tutto ciò esisteva. E può darsi che davvero non esista.

Citazioni[modifica]

  • In che consiste la vita all'interno di questa frazione di secondo in cui hai il raro privilegio di non avere identità?
    In questo: hai paura.
    Non c'è libertà più grande di questa breve amnesia del risveglio. (p. 7)
  • E poi i ricordi reintegrano il corpo in un baleno restituendogli quanto gli fa da anima. Ti senti rassicurato e deluso: dunque sei questo, dunque sei solo questo. (p. 8)
  • Cosa cerchi di sfregarti via dal volto, con tutta quell'energia e quel freddo? (p. 8)
  • In realtà, passiamo il nostro tempo a lottare contro il terrore della vita. (p. 8)
  • Sotterranea, l'angoscia avanza con il suo lavoro di trincea. La sua voce non si può completamente imbavagliare. (p. 8)
  • Per impedirmi un simile dolore, mi strappai il cuore. Un'operazione semplice, ma poco efficace. (p. 9)
  • Decisi allora di uccidere le mie sensazioni. Mi bastò individuare l'interruttore interno e spostarlo verso l'universo del né-caldo-né-freddo. (p. 9)
  • Passato il sollievo, cominciai ad annoiarmi di brutto. Pensai di riportare l'interruttore interno sulla posizione di partenza e mi accorsi che era impossibile. La cosa mi preoccupò. (p. 9)
  • La scomparsa dei sentimenti non mi pesò. (p. 9)
  • La vita era diventata morte. (p. 10)
  • Sembra che i decadenti cerchino la sregolatezza di tutti i sensi. (p. 11)
  • Non si è mai così felici come quando si è scoperto il modo di perdersi. (p. 11)
  • A freddo compresi: ormai mi toccava solo quanto non coincidesse con nulla che già conoscevo (p. 11)
  • L'orecchio mi aveva ricondotto tra i vivi. Decisi di aprire una nuova finestra: l'occhio. L'arte contemporanea sembrava concepita per gli esseri della mia specie. (p. 11)
  • Ci andavo a guardare opere che non facevano venire in mente niente: proprio quello che mi ci voleva. (p. 12)
  • L'odorato ha di meraviglioso che non implica alcun possesso. Si può essere straziati di piacere, per la strada, grazie a un profumo indossato da una persona non identificata. È il senso ideale, molto più efficace dell'orecchio sempre tappato, molto più discerto dell'occhio che si comporta da padrone, molto più raffinato del gusto che gode solo quando consuma. (p. 12)
  • Di tutti i miei sensi, quello che rendeva misteriosamente capaci di cristallizzarsi attorno a un altro essere era il più morto. (p. 13)
  • Un prete mi disse che si poteva rimanere casti all'infinito. I membri del clero che rispettano davvero questo voto sono la pubblicità migliore perché si pratichi l'una o l'altra forma di sessualità: è gente spaventosa. Ero pronto a tutto per non diventare come loro. (p. 14)
  • Mi ritrovai senza sesso e senza lavoro: troppe menomazioni per un solo uomo. (p. 15)
  • Pochi uomini sparano come te. E di certo nessuna donna. (p. 17)
  • Non c'è cosa più virile del mirare giusto. (p. 17)
  • Non esiste verginità paragonabile a quella di uccidere. È una sensazione priva di affinità con qualunque altra. (p. 21)
  • Non c'è esercizio più radicale della volontà di potenza. Assumi il potere assoluto su un essere del quale non sai un bel niente. E come un tiranno che si rispetti, non provi alcun senso di colpa. (p. 21)
  • L'atto è accompagnato da una deliziosa paura. Ed è lei a catalizzare il godimento. (p. 21)
  • L'unico sesso è la bellezza. (p. 25)
  • Sesso vuol dire "ciò che separa". La gente bella si distingue dal resto dell'umanità, che forma una massa brulicante e indistinta. (p. 25)
  • Ciascuno uccide in conformità alla musica che ascolta: in Arancia Meccanica l'omicidio raggiunge l'estasi della Nona, quella gioia quasi opprimente; io invece uccidevo con l'efficacia ipnotica dei Radiohead. (p. 26)
  • Prima della mia perdita sensoriale non credo sarei stato capace di commettere simili omicidi. Avrei dovuto superare parecchi ostacoli. È il corpo a renderci gentili e pieni di compassione per il prossimo. (p. 31)
  • Non esiste piacere senza un minimo di organi. Ma un minimo bastava ampiamente. (p. 31)
  • L'orgasmo è carne satura di pensiero. (p. 31)
  • Il mio sesso si eccitava solo all'idea dell'emoglobina. Non c'è niente di più bizzarro dell'erotismo. (p. 32)
  • Non ebbi nostalgia di quella zona: la sua fragilità mi aveva segnato più della sua leggendaria forza. (p. 33)
  • Le mie arringhe mentali erano indirizzato solo a me stesso, sembra sia l'inizio della paranoia. (p. 37)
  • Difficile liberarsi da qualcosa che uno ha scambiato per una liberazione. (p. 40)
  • È qualcosa che ricorda il delirio amoroso. In passato, quando volevo affrancarmi da una ragazza che mi era entrata dentro, avevo escogitato una strategia deprecabile: studiarla a memoria. (p. 40)
  • Le uniche ragazze che ispirano un amore incurabile sono quelle che hanno conservato l'incredibile complessità del reale. (p. 41)
  • C'è gente abbastanza sfortunata da trovare l'amore della sua vita, lo scrittore della sua vita, il filosofo della sua vita, ecc. È ovvio che diventeranno dei rincoglioniti. (p. 43)
  • Mi fa orrore la musica di sottofondo, innanzitutto perché non esiste cosa più volgare, e poi perché le melodie più belle possono entrare in testa con tale insistenza da trasformarsi in canzonette. (p. 43)
  • Non esiste l'amore di sottofondo, la letteratura di sottofondo, il pensiero di sottofondo: esiste il rumore di fondo, che è una cosa orribile, un veleno. (p. 43)
  • Il cervello è puro grasso, e il grasso non è mai pulito. (p. 46)
  • Tutto questo conferma la mia metafisica: il corpo non è cattivo, l'anima sì. (p. 46)
  • Il corpo è il sangue: è puro. L'anima è il cervello: niente altro che grasso. È il grasso del cervello ad aver inventato il male. (p. 46)
  • Il mio mestiere consisteva nel compiere del male. Se ci riuscivo con tanta disinvoltura è perché non avevo più un corpo che intralciasse il mio spirito. (p. 46)
  • Un killer è un individuo che nei suoi incontri prova un maggiore coinvolgimento rispetto ai comuni mortali. (p. 46)
  • Il padre – Sono tuo padre. Non vorrai mica uccidere tuo padre?
    Rondine – Si chiama parricidio. Se ha un nome, vuol dire che esiste.
    Il padre – Uccidere tuo padre per un diario!
    Rondine – Non esiste neanche un termine per definire la violazione di un diario. Questo dimostra che è più grave. È innominabile. (p. 55)
  • L'erotismo onanista decisamente non è una scienza esatta. (p. 56)
  • Quanto a me, preferisco non scomodarmi in cucina. Compro roast-beef freddo, pollo arrosto. Se sono io a cucinarlo, mi piace meno, non so perché. (p. 59)
  • Non si dovrebbe mai mangiare troppo quando si ha l'anima sottosopra. Perché causa vertigini romantiche, slanci macabri, disperazioni liriche. (p. 60)
  • Prima di scrivere I dolori del giovane Werther, quante salsicce con crauti avrà ingoiato Goethe? I filosofi presocratici, che si nutrivano di due fichi e tre olive, ci hanno lasciato un pensiero semplice e bello, scevro da ogni sentimentalismo. (p. 60)
  • I clienti avevano una sola ragion d'essere, quella di servire da combustibile alle mie azioni. (p. 61)
  • Non ci capivo niente, senza dubbio perché non ero una ragazza. Ho sempre l'impressione di capire le donne attraverso il disprezzo che mi ispirano. Per le ragazze è diverso. Le ochette, che formano la maggioranza delle vergini, sono sprovviste di mistero come le più grandi. Ma ci sono casi di fanciulle taciturne che sono, invece, quanto la natura umana ha prodotto di più sconosciuto. La mia vittima era una di loro. (p. 64)
  • Io che, negli ultimi tempi, avevo dovuto inventarmi qualunque cosa per provare le sensazioni più elementari, adesso ero bombardato da percezioni che mi turbavano al massimo grado, e questo avveniva senza sforzo alcuno. (p. 72)
  • Alcune bellezze saltano agli occhi e altre sono geroglifici: ci si mette tempo a decifrare il loro splendore ma, quando ormai è evidente, è più bello della bellezza stessa. (p. 73)
  • Ti rivedo, in piedi, altera, la pistola puntata contro tuo padre ministro mentre sguazza nella vasca, che opponi le tue parche parole di assassina al suo sproloquio in malafede, il tuo profilo puro e severo, la tua superbia indignazione, i tuoi spari che trasformano il bagno di schiuma in un bagno di sangue, e poi entro in scena io, tu mi vedi, capisci che morirai, e con il coraggio della curiosità mi fissi dritto negli occhi. (p. 74)
  • Ecco il momento che ho cristallizzato: non ho mai visto nulla di più bello di quello sguardo di sfida, tu stai per uccidermi, io non ho paura, ti osservo, sono il luogo in cui accade tutto, sono l'azione che là ha luogo. (p. 74)
  • La percezione delle mie sensazioni è così acuta che non è di questo mondo. (p. 75)
  • La tua vita che stringo tra le mani, un gesto così bello che soltanto un vitino sottile ispira. (p. 75)
  • È troppo soave, ci vuole coraggio per affrontare una simile voluttà. (p. 75)
  • Una bellezza sconvolgente il giorno dopo sconvolge meno. È vero anche il contrario. (p. 75)
  • Il diario era il mio sciacquanima. (p. 76)
  • L'intimità, al giorno d'oggi, è il Santo Graal. (p. 77)
  • Non c'era nessuno nella vita di quella ragazzina, né maschio, né femmina, nemmeno se stessa, oserei dire. (p. 79)
  • Nessun fiore fiorisce quanto la peonia. Confronto a lei, gli altri fiori sembrano imprecare a denti stretti. (p. 80)
  • La musica si sente molto meno bene a occhi chiusi. Gli occhi sono le narici delle orecchie. (p. 80)
  • La sacralità dell'omicidio esige un po' di intimità. (p. 81)
  • Mi sorpresi a sognare di lavorare nel cinema al solo scopo di frequentare simili creature. (p. 82)
  • Chi dice invenzione dice che c'è necessariamente una fase in cui chi è stato inventato si domanda se obbedirà ai suoi inventori. (p. 86)
  • In quest'epoca in cui la più insignificante delle adolescenti esibisce il suo blog, forse non c'è nulla di più desiderabile di questo: un segreto. (p. 97)
  • Accetto di morire per proteggere un mistero che mi sfugge. Non riceverò alcuna spiegazione: è un atto di fede. (p. 98)
  • Morire di costipazione è una cosa difficile da capire. (p. 98)
  • Così ciascuno avrà ucciso l'altro con l'arma che gli era più congeniale. (p. 99)
  • Amare una morta, è un po' troppo facile, dicono alcuni. Amare colei che tu stesso hai ucciso è ancora peggio: il romanticismo non ha prodotto idea più banale. (p. 99)
  • È una storia d'amore i cui episodi sono stati mescolati da un pazzo. (p. 99)
  • La scrittura è il luogo in cui mi sono innamorato di lei. (p. 99)

Explicit[modifica]

Con Rondine, la storia è cominciata male, ma si conclude nel migliore dei modi dal momento che non finisce. Io muoio per averla mangiata, lei mi uccide da dentro il mio ventre, con dolcezza, di un male efficace quanto discreto. Muoio mano nella sua mano, dal momento che sto scrivendo: la scrittura è il luogo in cui mi sono innamorato di lei. Questo testo si interromperà nell'istante stesso della mia morte.

Igiene dell'assassino[modifica]

Incipit[modifica]

Quando fu di dominio pubblico che l'immane scrittore Prétextat Tach sarebbe morto due mesi dopo, i giornalisti di tutto il mondo sollecitarono interviste private con l'ottuagenario. Il vegliardo godeva, certo, di un prestigio considerevole; fu comunque grande lo stupore di veder accorrere al capezzale del romanziere francofono rappresentanti di quotidiani del calibro (ci siamo permessi di tradurre) della Voce di Nanchino e del Bangladesh Observer. Così, due mesi prima della morte, il signor Tach poté farsi un'idea dell'ampiezza della propria fama.

Citazioni[modifica]

  • – Però è affascinante sentire uno scrittore parlare della sua creazione, dire come, perché e contro che cosa scrive.
    – Se uno scrittore riesce ad essere affascinante a questo riguardo, ci sono solo due possibilità: o ripete ad alta voce quello che ha scritto nel suo libro, e allora è un pappagallo; o spiega cose interessanti di cui non ha parlato nel suo libro, nel qual caso il detto libro è un fallimento perché non basta a se stesso.
  • La gente non sa niente delle metafore. È una parola che si vende bene, perché ha un portamento fiero. "Metafora": l'ultimo degli ignoranti percepisce che viene dal greco. Una raffinatezza incredibile, queste etimologie fasulle – fasulle, veramente: quando si conosce una polisemia della preposizione metá e la neutralità buona per tutte le stagioni del verbo phéro, per essere in buona fede si dovrebbe concludere che la parola "metafora" significa qualunque cosa. (Prétextat Tacht)
  • C'è cattivo gusto e cattivo gusto: c'è il cattivo gusto sano e rigenerante che consiste nel creare orrori per fini salutari, purgativi, gioiosi e virili, come una buona vomitata; e poi c'è l'altro cattivo gusto, apostolico, che, offuscato da quel grazioso rigurgito, ha bisogno di una tuta stagna per aprircisi un varco. E quello scafandro è la metafora, che permette al metaforizzatore di esclamare sollevato: «Ho attraversato Tacht da parte a parte e non mi sono sporcato!» (Prétextat Tacht)
  • No, mi creda, i libri scritti per pura bontà sono rarissimi. Sono opere che si creano in abiezione e in solitudine, ben sapendo che dopo averle scagliate in faccia al mondo si sarà ancora più soli e più abietti. È normale, la principale caratteristica della gentilezza disinteressata è di essere irriconoscibile, inconoscibile, invisibile, insospettabile, perché un beneficio che dica il suo nome non è mai disinteressato. (Prétextat Tacht)
  • Come! Invece il parallelismo è sorprendente. Questo ammassare, per esempio: si parla di corsa agli armamenti, si dovrebbe dire anche "corsa alle letterature". È un argomento di forza come un altro: ogni popolo brandisce il suo scrittore o i suoi scrittori come cannoni. (Prétextat Tacht)
  • I coglioni sono la capacità di resistenza di un individuo alla malafede ambientale. Scientifico, eh? (Prétextat Tacht)
  • [...] l'acqua glaciale, la neritudine clorotica del lago, il biancore delle spalle di Léopoldine, le sue labbra blu come il solfato di mercurio, e poi soprattutto le sue gambe le cui impercettibili epifanie evocavano, con la loro lentezza insondabile, qualche carezza iperborea. (Prétextat Tacht)

Metafisica dei tubi[modifica]

  • — Il vostro neonato è un ortaggio. È davvero preoccupante.
    I genitori tirarono un sospiro di sollievo nell'udire quella che considerarono una buona notizia: un ortaggio era comunque vivo.
  • Lo sguardo è una scelta. Chi guarda decide di soffermarsi su una determinata cosa e di escludere dunque all'attenzione il resto del proprio campo visivo. In questo senso lo sguardo, che è l'essenza della vita, è prima di tutto un rifiuto.
    Vivere vuol dire rifiutare. Chi accetta ogni cosa non è più vivo dell'orifizio di un lavandino. Per vivere bisogna essere capaci di non mettere più sullo stesso piano, al di sopra di se stessi, la mamma e il soffitto. Bisogna rinunciare a uno dei due e decidere di interessarsi o alla mamma o al soffitto. L'unica scelta sbagliata è quella di non fare una scelta.
    Dio non aveva rifiutato niente perché non aveva scelto niente. Per questo non vivere.
    Al momento della nascita i neonati strillano. Questo grido di dolore è già una rivolta, e questa rivolta è già un rifiuto. Per questo motivo la vita ha inizio il giorno della nascita e non prima, nonostante ciò che sostengono alcuni.
    Durante il parto il tubo non aveva emesso il minimo decibel.
    Eppure i medici avevano accertato che non era né sordo, né muto, né cieco. Era semplicemente un lavandino senza tappo. Se avesse potuto parlare, avrebbe ripetuto continuamente un'unica parola: "sì".
  • La gente venera la regolarità, ne fa un culto. Ama credere che l'evoluzione sia il risultato di un processo normale e naturale; la specie umana sarebbe dunque governata da una sorta di fatalità biologica interna che l'ha indotta a smettere di camminare a quattro zampe più o meno all'età, o a muovere i primi passi dopo alcuni millenni.
    Nessuno vuole credere all'imprevisto. Espressione sia di una fatalità esterna, — di per sé già un incomodo — sia del caso, — che è anche peggio — l'imprevisto è bandito dall'immaginario umano. Se qualcuno osasse dire: "È accaduto per caso che all'età di circa un anno io abbia fatto i miei primi passi" oppure: "È stato per puro caso che un bel giorno l'uomo abbia giocato a fare il bipede", sarebbe immediatamente preso per pazzo.
    La teoria della casualità è inaccettabile perché lascia supporre che le cose sarebbero potute andare diversamente.
  • Da troppo tempo esiste un'immensa setta di imbecilli che oppongono sensualità e intelligenza. È un circolo vizioso: si privano della voluttà per esaltare le proprie capacità intellettuali, ottenendo come unico risultato quello di esserne impoveriti. Diventano sempre più stupidi, il che li conferma nella convinzione di essere brillanti — e sì, perché non c'è niente di meglio della stupidità per credersi intelligenti.
    Il diletto rende umili e colmi di ammirazione nei confronti di ciò che l'ha reso possibile; il piacere sveglia lo spirito spingendolo alla virtuosità e alla profondità. È una magia talmente potente che, in mancanza di voluttà vera e propria, la sola idea è già sufficiente. Dal momento che esiste questa nozione, l'essere può ritenersi salvo. E la trionfante frigidità, invece, è condannata alla celebrazione del suo proprio niente.
    Nei salotti si incontrano persone che si vantano, a voce alta e convinta, di essersi private per venticinque anni di questa o quella delizia. Si incontrano anche grandissimi idioti che si gloriano di non ascoltare mai musica, di non aprire mai un libro o di non andare mai al cinema. Ci sono anche quelli che sperano di suscitare ammirazione per la loro assoluta castità. Dopotutto è giusto che se ne vantino: non avranno altre soddisfazioni nella vita.
  • La morte era il soffitto. Quando si conosce il soffitto meglio di se stessi, questo si chiama morte. Il soffitto è ciò che impedisce agli occhi di salire e al pensiero di elevarsi. Chi dice soffitto dice tomba: il soffitto è il coperchio del cervello. Quando arriva la morte, un coperchio gigante si posa sulla vostra pentola cranica.
  • Chiesi a Nishio-san chi fosse Gesù. Mi disse di non saperlo esattamente.
    — So che è un dio, — azzardò — Aveva i capelli lunghi.
    — Tu credi in lui?
    — No.
    — E in me, ci credi?
    — Sì.
    — Anch'io ho i capelli lunghi.
    — Sì. E poi a te, ti conosco.
  • Senza dubbio gli abitanti del paese del crocifisso [Gesù Cristo] avevano gli stessi principi dei Giapponesi: salvare la vita di qualcuno significava ridurlo in schiavitù per un debito di riconoscenza troppo grande. Era meglio lasciarlo morire anzichè privarlo della sua libertà.
  • Avevo appena scoperto l'orribile notizia che ogni essere umano scopre un giorno o l'altro: quello che ami, tu lo perderai. "Quanto ti è stato dato, ti verrà ripreso": è così che formulai il disastro che sarebbe diventato il ritornello della mia infanzia, della mia adolescenza e di tutte le successive peripezie.

Né di Eva né di Adamo[modifica]

  • Ci si innamora di persone che non si sopportano, di persone che rappresentano un pericolo insostenibile... Nell'amore, io vedo un trucco del mio istinto per non assassinare l'altro. (traduzione di Monica Capuani, Voland)
  • Dicono che fuggire non sia un gesto molto nobile. Peccato, è così piacevole.

Sabotaggio d'amore[modifica]

  • Avevo letto solo due libri: la Bibbia e i racconti delle Mille e una notte. Quelle cattive letture mi avevano inoculato un sentimentalismo mediorientale di cui mi vergognavo già all'epoca. Quei due libri bisognerebbe censurarli. (p. 118)
  • Che una cosa incantevole, felpata, dolce, ondeggiante, leggera quanto la neve si possa trasformare così presto nel suo contrario – un ammasso grigio, vischioso, denso, pesante, ruvido – è una porcata da cui non riesco a riprendermi. (p. 98)
  • E io stavo ferma quanto lei, e tenevo gli occhi fissi nei suoi: era come se stessimo giocando a chi avrebbe battuto le palpebre per prima. Ma il vero braccio di ferro di quello sguardo si svolgeva molto più in profondità. (p. 117)
  • Grazie al nemico la vita, questo sinistro accidente, si trasforma in epopea. (p. 16)
  • Gli italiani erano il meglio o il peggio: fra loro c'erano tanti vigliacchi quanti coraggiosi. (p. 19)
  • Gli adulti non possono fare ai bambini regalo più bello che dimenticarli. (p. 37)
  • Ho sempre saputo che l'età adulta non contava: dalla pubertà in poi l'esistenza è solo un epilogo. (p. 26)
  • L'Iliade dà a volte l'illusione di essere la giustapposizione di più rivalità elette: ogni eroe trova nel campo avverso il suo nemico designato, mitico, quello che lo tallonerà finché non l'abbia distrutto, e viceversa. Ma questa non è la guerra: è l'amore, con tutto l'orgoglio e l'individualismo che presuppone. (p. 113)
  • La Cina è come un'abile cortigiana capace di far dimenticare le innumerevoli imperfezioni del suo corpo senza neppure nasconderle e di far innamorare tutti i suoi amanti. (p. 11)
  • Le teorie servono a irritare i benpensanti, a sedurre gli esteti e a far ridere gli altri. L'essenza delle verità perturbanti è di sfuggire all'analisi. (p. 25)
  • Ma la vera bellezza deve lasciare insoddisfatti: deve lasciare all'anima una parte del suo desiderio. (p. 24)
  • Mi domando cosa può essere il comunismo. Ho cinque anni e sono troppo consapevole della mia dignità per chiedere agli adulti che significa. Dopotutto non ho avuto bisogno di loro per imparare a parlare. Se avessi dovuto domandare a loro ogni volta il significato delle parole, sarei ancora ai primi balbettii. Ho capito da sola che cane voleva dire cane, e cattivo cattivo: non vedo perché mi dovrebbero aiutare per capire una parola nuova. (p. 12)
  • Non potevo sapere che io e lei appartenevamo a due specie diverse. Elena era di quelle che amano di più quando sono trattati male. Per me era il contrario: più mi sentivo amata, più amavo. (p. 102)
  • Penso che avesse bisogno di essere amata. Di amare no: non era nella sua natura. A ciascuno la sua specialità. (p. 112)
  • Perché ridi? Con voce sobria, altera e divertita lei rispose: Perché sei stupida. Così fu accolta la mia prima dichiarazione d'amore. (p. 40)
  • Piangeva con arte consumata: appena un po' in modo che non fosse antiestetico, e con gli occhi aperti, in modo da non occultare il suo sguardo magnifico e da mettere in evidenza la lenta genesi di ogni singola lacrima. (p. 117)

Stupore e tremori[modifica]

Incipit[modifica]

  • Il signor Haneda era il capo del signor Omochi, che era il capo del signor Saito, che era il capo della signorina Mori, che era il mio capo. E io non ero il capo di nessuno. Si potrebbe dire diversamente. Io ero agli ordini della signorina Mori, che era agli ordini del signor Saito, e così di seguito, con la precisazione che gli ordini verso il basso potevano saltare i gradini della scala gerarchica. Per cui, alla Yumimoto, io ero agli ordini di tutti.

Citazioni[modifica]

  • Non c'è niente di più vergognoso del sudore. Se mangi a quattro palmenti un bel piatto di fettuccine, se ti abbandoni alla rabbia del sesso, se passi l'inverno a dormicchiare vicino al camino, suderai. E nessuno avrà più dubbi sulla tua volgarità. Tra il suicidio e la traspirazione non esitare. Versare il proprio sangue è ammirevole quanto è immondo versare il proprio sudore. Se ti darai la morte, non suderai mai più e la tua angoscia sarà finita per sempre. (da Stupore e tremori, traduzione di Biancamaria Bruno, Voland)
  • Tanto il Natale mi deprime quanto la Pasqua mi riempie di gioia. Un Dio che si fa bambino è avvilente. Un poveraccio che si fa Dio è tutt'altra cosa.
  • Curiosamente, tutto questo ha una sua logica: i sistemi più autoritari provocano, nei paesi in cui vengono applicati, allucinanti casi di devianza - e, per la stessa ragione, inducono a una relativo tolleranza rispetto alle stranezze umane più strabilianti.
  • Se bisogna ammirare la Giapponese (e bisogna farlo) è perchè non si suicida.
  • [A proposito della donna giapponese] Le ingessano il cervello. Se a venticinque anni non sei ancora sposata, hai di che vergognarti", "se ridi non sei fine", "se il tuo viso esprime un sentimento sei volgare", "se menzioni l'esistenza di un pelo sul tuo corpo sei immonda", "se un ragazzo ti bacia sulla guancia in pubblico sei una puttana", "se mangi con piacere sei una scrofa", "se provi piacere a dormire sei una vacca". Precetti del genere sarebbero ridocoli se non ti si conficcassero dentro.
  • Da piccola volevo diventare Dio. Molto presto compresi che era chiedere troppo e versai un po’ di acqua benedetta nel mio vino da messa: sarei stata Gesù. Presi rapidamente coscienza del mio eccesso di ambizione e accettai di ‘fare’ la martire, una volta diventata grande. Adulta, mi decisi a essere meno megalomane e a lavorare come interprete in un’azienda giapponese. Sfortunatamente, era troppo per me e dovetti scendere di un gradito per diventare ragioniera. Ma non c’erano stati freni alla mia folgorante caduta sociale. Mi venne dunque assegnato il posto di nullafacente. Purtroppo – avrei dovuto sospettarlo – era ancora troppo per me. Ottenni così l’incarico estremo: guardiana dei cessi. Dalla divinità alla latrina: c’era di che estasiarsi del mio percorso inesorabile. Di una cantante che riesca a passare dal registro di soprano a quello di contralto si dice che possiede una vasta estensione: io mi permetto di sottolineare la straordinaria estensione del mio talento, in grado di cantare tutti i registri, tanto in quello di Dio che in quello di signora Pipì. Passato lo stupore, la prima cosa che provai fu uno strano sollievo. Quando si lustrano i bagni sporchi, il vantaggio è che non c’è da temere di cadere più in basso.
  • Sabotaggio: uno dei crimini nipponici più gravi, tanto odioso che si usa la parola francese, perché bisogna essere stranieri per concepire una bassezza simile.
  • Nell'antico protocollo imperiale nipponico, si afferma che ci si rivolgerà all'Imperatore con "stupore e tremore". Mi è sempre piaciuta questa formula che corrisponde così bene al ruolo degli attori nei film di samurai quando si rivolgono al loro capo, la voce traumatizzata da un rispetto sovrumano.
  • Non dire troppo male di te stesso, finiranno per crederci. [Citando Andrè Maurois]

Bibliografia[modifica]

  • Amélie Nothomb, Diario di Rondine (Journal d'Hirondelle), traduzione di Monica Capuani, Voland, 2006. ISBN 978888870076
  • Amélie Nothomb, Igiene dell'assassino, traduzione di Biancamaria Bruno, Voland, 1997.
  • Amélie Nothomb, Metafisica dei tubi, Guanda, 2004. ISBN 9788882463687
  • Amélie Nothomb, Sabotaggio d'amore, traduzione di Alessandro Grilli, Guanda, 2001. ISBN 88-8246-338-9
  • Amélie Nothomb, Stupore e tremori, Guanda, 2006. ISBN 9788882468972

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]